lunedì 19 gennaio 2009

Palestina 2009

Davide e GoliaComincio col dire che io sono di parte.
Io sto dalla parte dei Palestinesi.
Io sto dalla parte di un popolo che se ne stava tranquillo e beato e che è stato usato dalle potenze occidentali come lava-coscienza per aver taciuto davanti alla barbarie nazista.
Soprattutto dico che questo per me è prima di tutto un problema politico: se sei ebreo, arabo, cristiano, se veneri il dio spazzolino-da-denti o la dea borsetta-di-pajettes a me non cambia niente.
Io sono fieramente atea e senza dio, molto di sinistra e fermamente convinta dell’uguaglianza di tutti, fatte salve le differenze che ci arricchiscono.
L’unico mio pregiudizio è contro quanti restano cocciutamente attaccati alle proprie idee, senza alcuna voglia di saperne di più, di crescere e imparare. Che poi non è che i risultati dell'indagine debbano essere gli stessi per tutti: come diceva il buon Socrate, l’importante è la ricerca.

Questo voglio metterlo in chiaro per evitare che qualcuno venga a dirmi che sono “amica dei terroristi, negazionista e pure un po’ nazista”, anche se , francamente, mi sono rotta le palle di dover fare questa premessa ogni volta che parlo della questione palestinese.

Sabato c’è stata la manifestazione nazionale a Roma contro la guerra in Palestina, contro l’attacco indiscriminato di Israele su Gaza, per la Pace e per il popolo Palestinese.
 

Un corteo pieno di gente, molto diverso dalle manifestazioni per la Palestina cui ero abituata a partecipare. Quando ero ragazzina ai cortei pro Palestina eravamo pochi, quasi tutti dei centri sociali o delle associazioni, gli arabi che ricordo accanto a noi erano pochi e in un certo senso “intimiditi”.
La più grossa differenza che ho visto sabato è stata proprio l’enorme partecipazione degli Arabi.
Tantissimi uomini e donne, che ormai vivono qui e che sono scesi in piazza per il loro popolo, per la loro patria. C’erano ragazzini che parlano il romano probabilmente meglio della loro lingua madre.
Tante bandiere palestinesi, tante bandiere rosse (avrà ragione D’Alema a dire che la destra italiana è filo-israeliana solo per ripulirsi del suo “passato” fascista?) e bandiere della pace.
Molti uomini tenevano in mano le foto dei risultati dei bombardamenti su Gaza: morti, feriti, macerie.
Davanti al Colosseo la manifestazione si è fermata per la preghiera. È stato bello vedere come tutti si sono fermati e si sono messi da parte per lasciare pregare chi voleva farlo.
Un silenzio quasi irreale e centinaia di persone in ginocchio in direzione della Mecca, l’unica voce era quella dell’Imam. Non avevo mai visto una preghiera musulmana. È stato emozionante.


Mi manca senza dubbio l’acume di Gad Lerner per vedere in quest’atto il “progetto egemonico: la conquista della leadership sulle comunità immigrate”.
Io che sono poca vedevo solo un atto di devozione: in fondo se sei un buon musulmano devi pregare cinque volte al giorno: all’alba, poco prima del sorgere del sole; il pomeriggio quando il sole comincia a calare; al tramonto, quando il sole scompare; la sera e la notte.
E’ il solito discorso: di stronzi è pieno il mondo, ovunque e in ogni tempo, ma vederli dappertutto è patologico.
Allo stesso modo non sono indignata dopo l’ultima puntata di Annozero. Vero che lì si “faceva il tifo” per il popolo Palestinese, ma come non partecipare al loro dolore e alla loro rabbia se UN TERZO dei morti sono bambini? Come non credere che il bombardamento indiscriminato non farà che aumentare il numero di chi è disposto a diventare “martire”?
E poi si, Hamas è un covo di vili assassini, ma Hamas ha vinto delle libere elezioni anche grazie alla politica di Israele, che ha reso “religioso” uno dei pochi stati arabi che di religione si interessava ben poco. Voglio dire, delegittimare e indebolire al-Fatah non poteva che rafforzare le frange più estremiste al suo interno e offrire ad Hamas la possibilità di espandersi e prendere (legittimamente) il potere. Arafat non è mai stato un leader islamico, il suo era un problema politico: il problema era liberare la Palestina dagli occupanti, non certo renderla uno stato islamico.


Comunque, molti slogan erano parecchio duri, figli dell’orrore che sta vivendo il popolo di Gaza, ma non ho visto bandiere bruciate. C’erano bandiere di Israele sporche di sangue e con la svastica accanto alla stella di Davide. Indubbiamente non si può paragonare l’orrore dell’Olocausto a tutto questo, ma le provocazioni (se sane e non violente) servono a far riflettere.


Mi è tornato in mente un vecchio manifesto che girava negli anni 90, Era il disegno di una donna con in braccio un bambino e diceva -più o meno- che finché un bambino sarebbe nato, quel bambino avrebbe liberato la Palestina.

A volte mi chiedo se farne fuori così tanti non sia una specie di “assicurazione sul futuro”. So che è un’orrida provocazione, ma a volte l’impressione è quella.

Slogan duri anche contro di “noi”, contro il mondo occidentale che resta a guardare in silenzio un popolo che muore. Gaza è una prigione e all’occidente sembra andare benissimo così.

Chissà, magari tra vent’anni per pulirci la coscienza ed espiare il silenzio e l’inerzia decideremo di risarcire il popolo palestinese mandandolo in massa a Bora-Bora.

Intanto in Sardegna Berlusconi ha spiegato a modo suo cosa sono i nuraghi, ha parlato dell’ “astrologa” Margherita Hack e soprattutto ha divertito la platea con un’esilarante barzelletta sui lager, tanto per dimostrarci una volta di più, se mai ce ne fosse bisogno, qual è il suo spessore politico e il suo ruolo nel mondo.


 


Striscia di Sangue
                                                                                                                                                                    


 


 


 


 


 


 


 



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