giovedì 12 febbraio 2009

E c'hanno ragione.

"Ma dimme te se me devo sta a spellà le mani pe' Scalfaro", ha detto mia madre alla fine dell'intervento di Scalfaro sulla Costituzione.
"Ma te pare che devo scenne 'n piazza pe' diffenne 'a Costituzione? Boh", ha detto un tizio poco distante.

E c'hanno ragione.
Però il discorso di Scalfaro è stato bello.

Ci ha ricordato le prime parole dell'Articolo 1 della Costituzione:
"L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro".
E ha detto quello che sa chi è precario, disoccupato, licenziato: chi non lavora, chi è umiliato sul lavoro, chi lo perde sta male. E quindi chi governa deve garantire questo principio base.
Ci ha parlato dell'Articolo 2, dei "diritti inviolabili dell'uomo" e della divisione tra Stato e Chiesa, che sono "ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani".

E' stata una bella "lezione" e ha tirato un paio di frecciate anche all'opposizione. Se la gente non ci vuole più votare, la colpa è nostra, ha detto. E speriamo che chi doveva ascoltare abbia capito.

"Io non do valutazioni, io non ho il compito di giudicare. Ma sono testimone, come ciascuno di voi, della prima dichiarazione e della seconda e quindi ho titolo per chiedere, con rispetto, al presidente del Consiglio: non ci faccia vivere nel timore per la nostra patria e per la nostra democrazia. Non lo faccia. Dobbiamo essere uniti se vogliamo superare tempi duri come quelli che abbiamo di fronte".

Alla fine le mani se le semo spellate tutti.

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