giovedì 28 maggio 2009

Il Compagno Giacomo

Proprio mentre in Italia si sta per celebrare l'ennesimo funerale di lavoratori; mentre il bollettino dei morti e degli invalidi per incidenti sul lavoro è sempre più spaventoso; mentre qualche esponente del governo italiano dice che i numeri dei morti sono gonfiati... io scopro che nel 1821 Leopardi scriveva parole che oggi suonano eccessivamente attuali.

Parlando della società, si sofferma sulla produzione della moneta e del denaro come significante dell'alienazione del lavoro.

"Osservate poi, nella stessa moderna perfezione delle arti, le immense fatiche e miserie che son necessarie per proccurar la moneta alla società. Cominciate dal lavoro delle miniere, ed estrazion di metalli, e discendete fino all'ultima opera del conio. Osservate quanti uomini sono necessitati ad una regolare e stabile infelicità, a malattie, a morti, a schiavitù (o gratuita e violenta , o mercenaria) a disastri, a miserie, a pene, a travagli d'ogni sorta, per procurare agli altri uomini questo mezzo di cività, e preteso mezzo di felicità.
Ditemi quindi: 1. se è credibile che la natura abbia posta da principio la perfezione e la felicità degli uomini a questo prezzo, cioè al prezzo dell'infelicità regolare di una metà degli uomini. (E dico una metà, considerando non solo questo, ma anche gli altri rami della pretesa perfezione sociale, che costano il medesimo prezzo).
Ditemi 2. se queste miserie de' nostri simili sono consentanee a quella medesima civiltà, alla quale servono."

Zibaldone, 1172, 16 Giugno 1821

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