sabato 30 maggio 2009

Il Corpo delle Donne

Ho appena finito di (ri)vedere "Il Corpo delle Donne", documentario di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi.
Il punto di partenza è facile: la sovraesposizione del corpo femminile -di un certo tipo di corpo femminile-  in televisione.
E' facile vedere come la donna sia stata ridotta -e si autoriduca, come dice il documentario- a "cornice muta", a puro e silenzioso oggetto sessuale.
Lo si vede ovunque, dalla trasmissione di cucina, alla pubblicità del formaggio: quelle che  passano sono immagini di una donna procace, sessuale, allusiva,  a volte volgare, spesso dichiaratamente presentata -ed autopresentata- come un'imbecille.
Battute volgari, spesso umilianti. Riprese studiate attentamente per far osservare meglio tette, culi, fiche, cosce... il più volgare e triste immaginario maschile sembra essere tranquillamente accettato e ricercato da chi ne è oggetto.
Hanno ragione gli autori quando affermano che noi donne abbiamo introiettato a tal punto in noi il desiderio maschile che è con quello stesso sguardo maschile che ci guardiamo e guardiamo le altre.
Esiste un canone imposto e questa imposizione le donne stesse la accettano: e quindi facce tutte uguali, con le labbra rifatte e le tette gonfie. Poche sembrano essere le donne "televisive" che non lo accettano, che non nascondono ad ogni costo non solo il passare del tempo, ma anche la propria intelligenza e il proprio talento, evitando così di diventare maschere ridicole e oche senza parola.
La risposta a chi critica questa volgarità è di essere "moraliste, bacchettone e demonizzatrici della bellezza".
"Perché non ci ribelliamo?" è la domanda che ci pone il documentario.
Forse ha ragione Chiara Saraceno, che su Repubblica del 29 Maggio 2009 parla di "stanchezza, timore di essere fraintese come moraliste, di sfiduacia nella efficacia delle proteste...".
O forse, ed è ben più grave secondo me, anche noi siamo assuefatte a questa immagine che ci bombarda.

1 commento:

  1. Sai cara,
    a tutte le donne piace sentirci belle, sexy e attraenti, il problema è trovare il nostro personalissimo modo di esserlo e il contesto per esserlo.
    Se io mi vesto da coniglietta per passare una notte di fuoco con il mio compagno (e farmi anche delle grasse risate, perché il sexy cospley è divertente nel senso chedavvero ti rotoli per terra dal ridere) è tutto ok.
    Se io mi vesto da coniglietta perché è il modo più veloce per diventare famosa allora può essere discutibile.
    Il problema vero è che siamo intrappolate nel mezzo di due stili di femminilità contrapposta e non siamo capaci di trovare la via mediana: o siamo donne di casa che fanno salti mortali tra lavoro, bambini e una torta nel forno, o siamo donnacce.

    Confido che io e te, tra 25 anni, saremo meravigliose cinquantenni soddisfatte, felici, capaci di sorridere delle nostre rughe e come Isabel Allende con ancora tanta voglia di fare l'amore!

    Kisses
    Azzurra

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