martedì 25 agosto 2009

Repressione e violenza

Tra le tante (troppe) notizie di aggressioni e violenze ai danni di migranti, donne, omosessuali, oggi c'è quella di un algerino di 38 anni (regolare, lo dico anche se questa "regolarità" non dovrebbe cambiare nulla) che è stato picchiato selvaggiamente dalla polizia locale a Brescia il 21 Agosto scorso mentre andava in Moschea.
C'è stato un processo per questa aggressione razzista che si è concluso con un patteggiamento. Abdallah è stato condannato a 4 mesi perché aveva una condanna vecchia di 10 anni per resistenza a pubblico ufficiale mentre vendeva accessori contraffatti. I numerosi testimoni non hanno potuto deporre per il tipo di processo che è stato fatto, ma hanno comunque raccontato quello che è successo.

Ora, il punto non è Abdallah, non è la condanna di 10 anni fa e in un certo senso non è nemmeno la violenza della polizia locale.

Il punto per me è un "nuovo" modo di fare della polizia e della gente (di un certo tipo di gente, chiaramente) che imbeccata dalla Lega crede di poter trattare una "minoranza" come meglio crede.

Forse sono io che sono esagerata, ma sono sinceramente convinta che questi atteggiamenti siano i figli diretti delle politiche di questo governo.
Rendere l'odio razziale una legge fa pensare a certa feccia di potersi arrogare il diritto di picchiare, giudicare e uccidere.

Leggo di un ragazzino brasiliano di 16 anni che fa il calciatore in Toscana che vuole tornare a casa sua dopo essere stato picchiato da tre coetanei italiani; di un marocchino quattordicenne picchiato a Milano; di un ragazzo gay accoltellato a Roma e non posso non pensare alle parole di Calderoli, ai giochi di Bossi, ai gay felici e contenti della Carfagna.

1 commento:

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