domenica 27 settembre 2009

Paura dei morti.

Ponteranica non vuole i terroni.
Quindi non solo niente targa sulla padanissima biblioteca, che non può certo essere intitolata a un siciliano ucciso dalla mafia, ma nemmeno un
ulivo piantato in suo ricordo. Potrebbe contaminare il suolo padano e magari far pensare a qualche sprovveduto che certe lotte si fanno tutti insieme.
E così l'albero piantato in memoria di Peppino Impastato è stato tagliato.
Il tagliatore ha lasciato una sagoma di un pino con su scritto: "Mé ché öle ü paghér", "Io qui voglio un pino".
Non so se pensare alla "paura delle idee di gente libera, che soffre sbaglia e spera", come cantava Guccini ,o se il gesto è dettato unicamente dalla becera ignoranza razzista di qualche imbecille. O se le due cose sono strettamente legate, come sostiene Giovanni Impastato: "Non è solo ignoranza, è un progetto più ampio con la Lega come uno dei fautori".

Il razzismo e l'ignoranza del leghista medio credo siano tutte in gesti come questo.
Conservare la padanità attaccando furiosamente qualunque cosa sia più giù del Po.

Ha ragione il fratello di Peppino:"Queste sono azioni di fascismo o razzismo, non importa se dal nero siamo passati al verde, le camicie sembrano le stesse".

Non credevo, comunque, che la lotta alla mafia fosse questione di "territorio".
Pensavo bastasse essere persone per bene.
Odio sbagliarmi.

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