venerdì 4 dicembre 2009

BASTA

Era prevedibile: l'Aifa da parere favorevole alla commercializzazione della RU486 e i paladini della vita corrono ai ripari.
Dite che la pillola abortiva si può usare? Bene, noi diciamo che uno spermatozoo e un ovulo che si incontrano hanno gli stessi diritti di un bambino nato e voi piatevela nder culo.
Sostanzialmente è questo il pensiero di Casini (quello del movimento per la vita), Gasparri, Quagliarello e Bianconi, unica donna del quartetto promotore di un ddl che vuole equiparare i diritti di bambini ed embrioni.

Quel gran genio di Gasparri dice: "La nostra proposta si pone come un argine volto ad evitare sconfinamenti alla 194". 
Certo, perché se decidi che l'embrione ha lo stesso diritto di un bambino, non c'è modo di sconfinare dalle regole (ferree, perdio, ma che credono questi, che vai in ospedale all'ottavo mese e ti fanno abortire perché ti sei accorta che un figlio non lo vuoi?!) della 194: così la 194 crolla e basta.

Una legge del genere porterebbe conseguenze assurde, come dice anche Marino: innanzitutto che se Arguzia decidesse di abortire per tutta una serie di motivi che riguardano solo lei, potrebbe essere accusata di omicidio e poi potrebbe un bel giorno trovarsi davanti un farmacista che decide di non venderle la pillola anticoncezionale perché ammazza ovette e girini o i profilattici che li fanno soffocare nella plastica puzzolente.

Il risultato di questa bella pensata sarà che Arguzia andrà da una mammana a morire su un tavolaccio. Oppure finirà come la rom che per abortire s'è imbottita di Citotec per abortire.

Come al solito, trovo molto interessante l'interessamento maschile per i modi con cui le donne potrebbero abortire.
Come al solito, sto avendo un attacco di colite.

2 commenti:

  1. Una legge del genere favorirebbe solo le cliniche svizzere e sanmarinesi.

    kisses
    Azzurra

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  2. Viste le coliche che ti provoca pare che anche leggere le dichiarazioni di Gasparri, Casini e Sacconi sulla RU486 sia un modo per abortire. Spero che ne vietino la somministrazione dunque. O che si possano leggere i loro sproloqui solo sotto ricovero ospedaliero.

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