venerdì 26 giugno 2009

I bambini nascono sotto i cavoli, per dio!

[Parlato]
Volete del gran sesso...è richiesto a piene mani, a veh, se volete ve lo do. La canzone sul sesso non è una vera canzone, per chi non la conosce... è un blues parlato, è un talking blues che... parla di questo problema che, chi più, chi meno, ci attanaglia tutti. Io fui attanagliato dal problema del sesso una volta, mi sembra nel... '52, però ne conservo buona memoria, ancora, per poterne parlare...

Se c'è una cosa di moda adesso, fatto sicuro è proprio il sesso;

[parlato]
quello a vagoni...

anche Alighieri col sesso prendo, e la "Divina Commedia" a dispense vendo:
"la carne in fiamme, peccatori e peccatrici, sensazioni paradisiache!"

[parlato]
E vendono, eh? Ma moltissimo!

Comunque alla scuola media statale hanno iniziato un piano di educazione sessuale:
sembra impossibile, eppure è vero, ed è voluto dal Ministero.

[parlato]
Non ci credete? Andate e vedete, hanno già stanziato due miliardi per comperare i cavoli!

Ma questo fatto dell' educazione non è ben visto dalla nazione:
"morte alla pillola atea e nociva! Per l' aspirina si gridi evviva!"

[parlato]
Che poi fa lo stesso effetto: non bisogna prenderla prima o dopo, bisogna prenderla... "invece"! E passano anche quei noiosi mal di testa...come disse Maria Antonietta...

Italia per bene, sii sveglia, sii desta, intendi l'orecchio, solleva la testa! Ah, ah...
I giovani d' oggi han scoperto, vergogna, chi porta i bambini, non è la cicogna!

[parlato]
Vedo sempre dei visi meravigliati a questo punto. Io non lo so come sia.. Fatto anticattolico e comunista! Il ministero delle cicogne è in crisi!

Ho visto in giro un pìo proclama che al religioso buon sess... eh, buon senso chiama.
Fare l' amore fa male al cuore! Dov' entra il sesso, metaforicamente parlando, entra il dottore!

[parlato]
E non si parli soprattutto di antifecondativi! Visto che i bimbi nascono sotto ai cavoli, al massimo di anticrittogamici! Ma c'è sempre qualcosa che dà un dolore... a qualcuno...

La corruzione, quand'è iniziata, non c'è più niente che può fermarla...

[parlato]
E lì, dice: facile... uno comincia e poi non smette più, capisc mia... è difficilissimo fermarlo. Degli amici, delle sere, trattenuti per le spalle: "Do... ma dove vuoi andare?" "Io ci vado, io ci va..." "Ma no... sta' con noi..." "No... no..." Così, scene terrificanti, veramente. No, capisci... uno comincia con quelle cose leggere che fa verso i sedici-diciassette anni, poi si abitua, prende il vizio e non c'è più niente da fare, eh? Diventa un drogato.
E dà l' assuefazione! Dà: perdita della memoria, perdita dei riflessi, poca voglia di lavorare e vengon dei buchi così... della pelle, da tutte le parti: un mio amico li ha avuti...
E poi che faccia male è verissimo: c'è stato un rapporto americano, tipo quello sul fumo. Avete... sapete quel famoso rapporto sulle sigarette? Dice che scopare fa male da morire. I dottori consigliano di farlo... almeno col filtro. Dice... si sente un po' meno, però... la salute ne guadagna!

La corruzione quand' è iniziata non c'è più niente che può fermarla:
tutti di sesso siamo ammalati ed al divorzio si è già arrivati!

[parlato]
"Ciò che Dio unisce l' uomo non sciolga!" Cioè, è molto meglio un pìo colpo di pistola, che col fatto del delitto d'onore con un mese e mezzo sei fuori e te ne fotti!

E quindi uniamoci gridando al mondo: "a morte il sesso, serpente immondo!
Basta l'amore! Fate la guerra... sano rimedio per questa terra...
Non più sovrappopolazione!
Non più divorzi!
La coscienza è a posto!
E ci penseranno i superstiti!"




E infatti a Milano dopo trent'anni si decide che le lezioni di educazione sessuale tenute da medici delle Aasl nelle scuole sono "troppo esplicite".
Pare che si parlasse di peni, vagine, penetrazioni e spermatozoi. Qualcuno ha anche sentito chiaramente qualche dottore filonazista dire "interruzione di gravidanza".
Pazzi.

giovedì 25 giugno 2009

Festini, puttane e G8

Quello che mi fa davvero incazzare di tutta la faccenda dei festini a Palazzo Grazioli e Villa Certosa è il silenzio di noi donne.
Se la stessa cosa fosse successa negli anni 70, le femministe sarebbero in centinaia sotto le finestre del premier a gridargli tutta la rabbia che deriva dall'umiliazione del nostro essere donne.

Noi no, noi si parla, si discute e ci si incazza, ma sempre e solo "tra di noi", come se questo potesse servire a qualcosa. Io sono la prima, che sta qui a scrivere invece di montare sul motorino e andare ad urlare.

Comunque, su Micromega c'è un appello di donne alle first ladies perché boicottino il G8.
Ovviamente questo non avverà mai, ma mettere una firma "pubblica" è comunque sempre meglio di niente.


http://temi.repubblica.it/micromega-appello/?action=vediappello&idappello=391093

sabato 20 giugno 2009

Come volevasi dimostrare

Dopo aver scritto che a Roma e provincia saranno installati distributori di profilattici nelle scuole e si faranno (finalmente) dei corsi di educazione sessuale, ho iniziato ad aspettare le reazioni di preti e bigotti.
Ovviamente sono arrivate.

Comincia il vicario o non so che del Papa, Vallini, che si dice vivamente preoccupatoda questo tentativo di "banalizzare nuovamente i temi dell'affettività, della sessualità e dell'educazione giovanile, proprio in un tempo in cui è al centro dell'attenzione di tutti la questione dell'emergenza educativa".
Insomma, dire ai ragazzi che fanno sesso di usare il preservativo e spiegare a tutti quanti come funzionano certe cose è una banalizzazione.
Molto meglio il silenzio e le storielle sulla castità e se una ragazzina resta incinta o qualcuno si prende una malattia, ci penserà il prete di fiducia nel confessionale.
Dice che su queste cose "La strada maestra resta l'educazione alla responsabilità delle persone, specialmente dei più giovani, nell'uso della sessualità, che è un dono dell'amore di Dio puntando sulla valorizzazione del proprio corpo e di quello dell'altro nell'ottica del dono disinteressato di sé.
I conclusione restiamo convinti e ci adoperiamo affinché la scuola, insieme alla altre agenzie educative, si impegni ad illuminare i giovani a diffidare dalle scorciatoie che non di rado conducono alla insignificanza della vita".

Ma dire ai ragazzi di usare il preservativo non fa parte di un'educazione alla responsabilità?
Spiegare cosa sono e come si diffondono le malattie sessualmente trasmissibili non è una "illuminazione dei giovani"?
E che vuol dire poi "scorciatoie che conducono alla insignificanza della vita"?

I giovani fanno sesso, questo è un fatto. Impedirlo non si può, ma si deve parlare chiaro, senza giri di parole, per evitare gravidanze e malattie.

Ogni volta che sento discorsi simili vorrei correre dai miei ed abbracciarli per dire grazie dell'educazione che mi hanno dato, improntata al rispetto di me e degli altri e della conoscenza di "come vanno certe cose".

E ora aspetto che tutta la destra italiana, paladina della santità sessuale e della morigeratezza, si scagli contro la Provincia di Roma. Non appena avrà un momento libero dai suoi festini.

venerdì 19 giugno 2009

Piccoli segni di civiltà.

Nelle scuole superiori di Roma e provincia ci saranno i distributori di proifilattici. Mi ricordo quando andavo al liceo e lo chiedevamo a gran voce (che poi non è che la mia vita sessuale fosse un granché a quei tempi, ma i principi so' principi!). Ci sono voluti più di dieci anni, ma pare che ce l'abbiamo fatta.

Tale Gianluca Peciola, coordinatore del gruppo federato della sinistra ha presentato una mozione (poi approvata) che chiede al presidente di sostenere "l'installazione nei locali o nei pressi delle scuole di istruzione secondaria superiore, in accordo con gli organi di direzione delle stesse, di distributori automatici anti concezionali".
Ecco, la faccenda dell'accordo "con gli organi di direzione" mi fa un po' paura, ma mi pare già un bel passo rispetto alla negazione della sessualità dei giovani.
Insieme ai distributori dovrà partire anche una campagna di informazione, prevenzione e sostegno alla ricerca nella lotta contro il diffondersi del virus hiv e della altre malattie a trasmissione sessuale" e "una campagna per l'insegnamento dell'educazione sessuale negli istituti superiori".
Come direbbe Guccini, "il ministero delle cicogne è in crisi" (Talkin' sul sesso, Opera Buffa, 1973)

Ovviamente una proposta simile non poteva non suscitare le più svariate reazioni.

E quindi ecco tuonare il vicepresidente della commissione Cultura e Politiche giovanili Federico Iadicicco (Pdl) "A scuola si va per studiare non per accoppiarsi, non vi è nessun motivo per installare distributori di preservativi negli istituti".
Bellissimo, soprattutto pensando alle signorine che per 2000 € vengono a Roma...

Scuola

Io sono tra quelle persone strane che pensa che lo Stato debba garantire a TUTTI il diritto allo studio.
Penso addirittura che anche l'Università dovrebbe essere gratuita.
Se poi a trent'anni stai ancora a fare un cazzo, allora inizi a pagare per non occupare il posto di chi studierebbe davvero.
Sono tra quelle persone che credono che una buona educazione sia la base per formare un buon cittadino.
Difendo la scuola pubblica e laica, difendo lo studio di quelle cose "inutili" come il greco, il latino, la storia...
Sono strana, lo so...

Comunque, la ministra dell'Istruzione, dice che lei "pensa" a una riforma che dia la possibilità di accedere a un bonus a chi vuole frequentare" le scuole paritarie.
Ora, io credo che se uno vuole mandare la propria prole a studiare in una scuola privata sia liberissimo di farlo, ma senza nessun tipo di aiuto economico dallo Stato.
La scuola pubblica e l'Università sono allo sfascio: i genitori fanno le collette per comprare la carta da culo per i figli, le Università costano sempre di più e sembrano dare sempre meno e questa pensa al bonus per mandare i pupi alla scuola privata o paritaria.

Ma di che mi stupisco ancora?

mercoledì 17 giugno 2009

Stampa estera

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Lost in Berlusconi

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=H0a-PtsZEYk&hl=it&fs=1&]

Tutori dell'ordine

Meno male che ci sono i tutori della legge, che ci fanno stare tutti più sicuri.
Certo, l'importante è non essere una prostituta rumena al lavoro a Milano, perché può succedere di essere fermata dalla finanza e poi violentata.

Copio e incollo da Osservatorio sulla Repressione, perché ho paura che se vado a ruota libera rischio l'arresto.


Hanno accostato con la pattuglia di servizio. Un normale controllo antiprostituzione, all’apparenza, uno dei tanti previsti dalle ordinanze del Comune. Il cliente, impaurito, ha fatto scendere la ragazza, ha messo in moto ed è sgommato via. Lei, romena, una ventina d’anni, davanti ai due uomini in divisa grigia e basco verde era pronta a recitare la solita formula: «Non ho documenti, non ho un fidanzato, qui si lavora poco, la multa non so come pagarla». Invece di vedersi recapitato il verbale da 450 euro, la lucciola è stata invitata a seguire il capopattuglia in auto. Qui è stata costretta a un rapporto orale, poi ancora a un rapporto completo mentre l’autista, fuori, voltava lo sguardo da un’altra parte.Adesso i due militari di 25 e 30 anni, del gruppo pronto impiego della guardia di finanza, sono indagati per violenza sessuale. Ore 2 di lunedì notte, viale De Gasperi, oltre la circonvallazione esterna. Tra le viuzze laterali dello stradone che porta all’i mbocco dell’Autolaghi e dell’A4 c’è la solita attività notturna di prostitute e clienti. La Fiat Bravo blu notte con bande laterali verde e gialla punta i fari su un’auto in sosta isolata. Dal finto controllo all’aggressione della lucciola, è un attimo. Lo stupro si consuma in meno di mezz’ora. La ragazza è scossa, si produce in un pianto ininterrotto, disperato. L’autista della pattuglia, racconterà più tardi la ragazza alla polizia, le si avvicina senza dire nulla e senza saper bene se per consolarla o filar via in fretta. Quando la pattuglia delle Fiamme gialle rimette in moto, ci sono un paio di compagne di marciapiede attorno alla ragazza. Raccolgono i suoi singhiozzi. Una di loro prende la targa della pattuglia e fa il 113.Agli agenti delle volanti la ragazza fa un racconto dettagliato, lucido, prima di essere portata al soccorso violenze sessuali della Mangiagalli per le visite di rito, il tampone e il referto. I due finanzieri vengono portati in questura di prima mattina, la loro auto parcheggiata nel piazzale e a disposizione della scientifica per i rilievi. Dopo qualche titubanza, il graduato e il sottufficiale ammettono: «Abbiamo fatto una cazzata». La loro posizione, tralasciati gli ovvi imbarazzi di Questura e comando provinciale della Gdf, è delicatissima. I due militari rischiano, oltre al fermo per stupro, la contestazione di un’altra mezza dozzina di reati. Tra questi il peculato, l’omissione di atti d’ufficio, l’abuso di potere e l’abbandono di posto, che da solo comporta una pena fino a tre anni di carcere. Oltre a uno scontato provvedimento disciplinare — e la «piena collaborazione» con la magistratura, fanno sapere i vertici milanesi delle Fiamme gialle — e a un possibile approfondimento d’indagini per verificare se i due militari avessero già commesso violenze in passato.





mercoledì 10 giugno 2009

Nuove amicizie

Gheddafi è a Roma e parlerà al Senato della Repubblica Italiana.
Per un po' di petrolio e per non avere altri negri sul nostro territorio, il governo italiano lascia carta bianca alle autorità libiche su come trattare i migranti che cercano di sfuggire a una vita di miseria e violenza.
In Libia i diritti umani sono calpestati, gli uomini trattati come bestie. Donne violentate, uomini picchiati fino allo sfinimento, senza acqua, senza cibo, senza cure mediche.
Il governo italiano è complice.

Alle 18 a Piazza Farnese, dove verrà proiettato "Come un uomo sulla terra".

http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/io-non-respingo-campagna-nazionale-dal.html

http://comeunuomosullaterra.blogspot.com/



Copio e incollo la trascrizione in inglese del racconto di un migrante passato nel paese "amico", dal sito di Human Rights Watch.



In July 2006, I went from Khartoum to Libya. We first went to the Sukh and from there to Kufra.  We spent 21 days crossing the Sahara desert. There were 46 people in our group when we finished the journey.



The smugglers were drug addicts. They didn't bring spare parts for the vehicle. We were left stranded in the desert with no food or water. The original agreement was to pay them [US]$250 to go from Khartoum to Kufra. But in the middle of the desert, the Sudanese turned us over to the Libyans and they told us we had to pay another [US]$300 or they would abandon us in the Sahara before we reached Libya. About 74 percent of us were able to pay. We paid for the other 25 percent, so no one was left.



From Kufra, we had to pay another [US]$300 to go to Benghazi. They used force and threatened us with knives. They beat us, but caused no serious damage. The agreement was to take us directly, but they held us for two days in a house outside Kufra, where they demanded the money and forced us to pay.



I think the smugglers were 100 percent connected to the police and the military. I saw the officers in uniform with stars on their shoulders talking to the transporters. And the drivers said, "There is no problem," when we saw the police or military. The smugglers also told us if we didn't pay them that we would go to prison.



We were able to protect everyone in the group. We would not allow them to separate the girls, and no one went to prison.



From Kufra we went to Bengazi to a place outside the city. We stayed there only one night, and left the next day for Tripoli. I spent the next year and a half in Tripoli.



I had no chance of a job in Tripoli. There is no civilization in Libya. I lived with friends. We were always afraid to walk on the street. People were always trying to take our money, and we had to run away from them. They smoke hashish and rob you. I had no problems with the police in Tripoli. I always ran away when I saw them.



I wear a crucifix here [in Rome]. I didn't wear it there. There was an Italian Roman Catholic church. I hid there sometimes. The church was in the middle of the city. There were always foreigners there, so they wouldn't do bad things to you in front of the foreigners. The church was safe.



I was not just sitting there all that time. I tried to leave Libya four times.



I first tried to leave in October 2006. We were a group of 108. The smugglers told us they had a good boat, but it was a small fishing boat and after we saw it, we said we would not sail on this. Once I saw that boat, I knew I would die if I went on it. They forced two people on the boat and the rest of us began fighting them. Many military men came and caught us at the boat.



They had an agreement with navy forces to take our money. They put us directly into the navy port office. The people who demanded money from us were wearing navy uniforms. Their bodies were fit. They were clearly navy. I was close to navy [meaning: I can tell the difference.] They were not coast guard; they were navy. A high-level naval officer spoke to us.



What surprises me is that the person who told us he would take us to Italy is the same person who arrested us. The ones who arrested us were in civilian clothes. Those who said they were going to take us were in uniforms. But they all arrested us together.



We tried to scatter. Two of our group escaped and ran away. But the others were caught and put in detention. I am one of those who went in detention.



The [Libyan] navy forces caught us and took us to a police station called Zanzur. From that police station, they took the six of us Christians to court, just the six of us, not the other 108. We couldn't understand what was said in court. They took us from there to a place called Jawazat. It was an immigration prison. It was near a place called Cremia Market [as heard]. This is a deportation camp where Egyptians are taken. I was held there for two months. It was the 10th month of the year, Ramadan, and I was one of six Christians. They said they would treat us differently, but actually they wouldn't give us any food during the day either, only in the evening, so we were fasting against our will.



We were in the same room with 160 others - all in one room. It was like a parking garage with only small holes for windows at the top. We had to urinate in plastic bottles to throw away in the evening. We were only allowed to use the toilet once a day. Many people had skin problems. There was no soap. They gave us water in a jar to drink. Many of us had stomach problems. We had to beg the guards to take sick people to the toilet.



The guards were cruel. They were drug addicts. We watched them every day smoking hashish. They would joke, "Where are the Christians who are not fasting?" You could see how they would separate and speak to us that they did not like Christians.



One day, we were singing songs. The guards came and said, "Who is making this noise?" The others said, "The Christians." They took out the six of us and beat us. They beat the bottom of our feet with a wooden stick. They hit the soles of both of our feet for five to 10 minutes. Two guards put a wood under our legs. They then tied our legs to the wood. We fell down on our backs, and then they beat our feet. They did this to all six of us. They just beat our feet. They know if you are beaten that you are unable to walk afterwards, but they made us run around the courtyard after beating our feet. This took place at midnight. The manager of the camp was not there when this happened, but all of the guards knew what was happening.



I'm okay now. There was no permanent damage, but the prison was very severe for me. It goes to your identity of who you are. They see you as inferior and you feel inferior to them, physically and spiritually.



After two months, they put us with another group of Eritreans - 150 people in all. They put us in a big truck. It was packed with people. There wasn't room for anyone to sit down. We all remained standing. The only air was from some open holes in the roof of the truck; otherwise it was completely closed. The truck drove us from Tripoli to Kufra. We started at 6 a.m. and traveled all day and all the next night. The truck was closed the entire trip. There were cracks in the floor, and people urinated on the floor. My eyes were in pain from the smell.



There were also some girls on the truck. It was not only bad for the girls; it was also very hard for the men. We begged for air. The truck would stop for the drivers to take a break and eat, but they would not open the door for us. They were afraid we would run away. The worst was when we arrived in Kufra. At least the air circulated when we were moving. In Kufra, we stopped for two hours in 45-degree [centigrade] weather and we could hardly breathe. The truck was made of metal. They kept us in there for two hours as punishment because we were shouting during the journey. God is great; we all survived.



When they let us out of the truck, we were in Kufra prison. We spent one week there. They fed us food only once a day. Only rice. Ramadan was over. I had already experienced two months of hunger in prison. We were now 800 prisoners crowded in different rooms. We slept on pieces of cardboard. There were no mattresses. It was dirty. The guards had no communication with us. They just opened and closed the doors.



Kufra is the border place for deportation. They just let you go from there because there is no other place to go. There are always three nationalities there - Sudanese, Eritreans, and Ethiopians. They cast you back to your country at Kufra. They don't actually take you to the border, they just let you go.



But the smugglers have an agreement with the prison commander. When they let us go, we are ready for market. The drivers wait for us outside the Kufra prison and make deals to take us to Tripoli. The drivers say that they have paid money to get us out of prison. They then take us out of the city to a place in the open bush.



The drivers told us we had to pay them money since they had paid to get us released from prison. We had either to pay the 40 dinar bribe to get us out of prison or [US]$400 to get to Tripoli. The only way to do that is to call your family to have them send money. My family sent money and I went back to Tripoli.



My second attempt to leave Libya also failed. The police saw a lot of people gathering to go to sea. I was arrested again and was sent to Al-Fellah Prison in November 2006. They sent 200 people to the prison that day. I was among all these people and pretended to fall unconscious. I did this on purpose. They took me alone in a car to be interrogated. I was interrogated all night, but at the end, they thought I was sick.



Sometimes they asked questions. Sometimes they punched me. That was the price I had to pay to show I was faint. They took me back to the house where I was arrested. All the other people arrested that day were taken to the Misrata. That was when Misrata started as a detention center. I made my third attempt to leave Libya in June 2007. We were gathered in Sabratha. Again, we were arrested before we even got on the boat. There were 60 of us. I had an anger I could not control. I didn't care whether they killed me or not; I just tried to escape.



At the doors of the prison, we all started running. About 32 people ran in all directions; 18 were caught. I was one of those who was caught. When they caught me, the commanders knew that I was the one leading the escape. I earned the punishment for all those who got away.



I was beaten by wood and metal sticks by three guards. They beat me for more than 10 minutes. They called me "nigger" as they beat me. When I fell to the ground, they kicked me. They beat me with a metal stick on my head. I have scars and pain inside my head. I still have pains in my shoulder. The metal sticks were thin, but they did not bend.



They beat me as soon as they caught me. Those of us who ran away, they tied up in a special way. For two days, they kept us separated from the others. They splashed us with water. I could not walk from the pain in my groin. I was really afraid of internal bleeding in my head. We couldn't even think about seeing a doctor or a nurse.



I was held in Sabratha for two weeks. Sabratha held about 100 people. There were Eritreans, West Africans, Ethiopians.  It was a very dirty place. We had to urinate in plastic bottles. Some of the people who beat me at the beginning were my guards for the next two weeks. They continued to treat me harshly. They continued to beat me up.



When the prison administrator was there, the treatment was better. They don't beat you up in front of the administrator. Of course, the guards take drugs. When they are high they feel much superior and treat us like dogs. That's when they physically kick us like dogs.



After two weeks in Sabratha, I decided to run away. I ran away with a group of people. I got away.



On my fourth attempt to leave Libya, I won the journey. We left out of Garabuli, Tripoli. There were 64 people on a Zodiac boat that is pumped full of air. When the Libyans pushed us to sea, they said that a Liberian guy was supposed to drive the boat, but Nigerians drove it to Italy. We traveled for 16 hours. The motor was stuck and the battery of the phone died, but before that happened we called the Italian coast guard. The next day, a helicopter came. When we started the journey, there were four Zodiac boats. Two were filled with Nigerians. When we got to Lampedusa, we learned that they were all lost at sea.



The Italian navy rescued us. They treated us very kindly. They brought us to Italy on October 4, 2007. They brought us to Lampedusa. We spent one week there. We had no problems. From there, I went to Caltanesetta. I was there for one month and 27 days. The only problem was that we had to pay money for documents. We had to make an official payment of €50. I applied for asylum. I was given humanitarian status. I didn't appeal. When they released me from Caltanesetta, they just left me in the middle of the street. I went to Rome.



Then I traveled to Sweden. I asked for asylum in Sweden. But the Swedes said that I had been in Italy. They had my fingerprints. They brought me back to Italy on a plane. The Italian police didn't do anything; they just took my fingerprints again. And now I'm living at via Romanina in Anagnina [a big squatters building where many Africans live illegally]. I have lived there the whole time.



I have no chance to work or study in Italy. Even to renew my [humanitarian status] documents takes many months. I have pain in my arms and bones. For me, in this life I have paid more than what I should pay.



I believe someone with a similar name as mine did some crime. Normally, when the police check my documents they immediately take me to the police station. Anytime the police see my name they arrest me like I am a big-time criminal. I spend a day in jail and then they check my fingerprints and release me.




Centoundicimilasettecentodieci

111710 persone hanno scritto il nome "Mastella" sulla scheda elettorale.
CENTOUNDICIMILASETTECENTODIECI.

Decisamente la devo smettere di incazzarmi ogni volta: questa è la gente che vive nel mio paese.

martedì 9 giugno 2009

Assassini

Chi ha ideato e approvato il pacchetto sicurezza è un potenziale assassino. E assassini sono tutti quelli che votano questa gente.

Una donna Ucraina di quarant'anni è stata trovata morta in una pozza di sangue.

Ha cominciato a perdere sangue, probabilmente per un aborto spontaneo, si è sentita male ma non ha voluto chiedere aiuto. Ha avuto paura. Paura di perdere il lavoro appena trovato, paura, forse, di essere giudicata. Così è morta Vira Orlova, che si faceva chiamare Ylenia, una donna che avrebbe compiuto 40 anni l'11 giugno prossimo, di nazionalità ucraina, arrivata - forse due anni fa - in Italia, come tante donne dei Paesi dell'Est, per fare la badante. Il suo corpo è stato trovato in una pozza di sangue in un appartamento di via Grotta Regina, nella località costiera barese di Torre a Mare. Di lei si sa poco. Gli investigatori stanno cercando di rintracciare le sue amiche per poter ricostruire i suoi ultimi giorni di vita, anche per risalire alla data di arrivo in Italia. Per il momento i carabinieri hanno trovato il suo passaporto nella stanza che occupava: sanno il suo nome, la sua età, sanno anche che era una clandestina perchè sul passaporto non ci sono visti di ingresso in Italia, e sanno che in quell'abitazione di Torre a Mare Ylenia accudiva da pochi giorni un'anziana non autosufficiente. È stato proprio il figlio dell'anziana a dare l'allarme ai carabinieri e a raccontare agli investigatori che Ylenia - questo il nome riferito dall'uomo - «era in prova». Secondo il racconto dell'uomo, Ylenia era in quella casa solo da pochi giorni. Secondo quanto finora è stato accertato dai carabinieri, la badante durante la notte, mentre probabilmente era sola in casa con l'anziana, avrebbe avuto una forte emorragia, forse causata da un aborto spontaneo. La donna ha raccolto il sangue che perdeva in una bacinella, che è stata trovata dagli investigatori nella sua camera da letto. Chiusa nella sua stanza, Ylenia aspettava e sperava di star meglio. Poi è uscita dalla camera da letto per andare in bagno, ma è stata colta da malore ed è caduta per terra, in seguito alla forte perdita di sangue. È morta senza chiedere aiuto. Il passaporto della donna è stato trovato in un appartamento di Mola di Bari, a pochi chilometri dal capoluogo pugliese, nel quale lei si recava, ospite di amiche, nei giorni di riposo. Donne che i carabinieri ritengono siano clandestine e delle quali si ha traccia nel racconto fatto ai carabinieri dal proprietario dell'appartamento dove lavorava. Non è stato per ora possibile rintracciarle. Ylenia pare fosse separata e madre di un figlio ormai grande. Tra i suoi effetti personali i carabinieri non hanno trovato alcun riferimento che possa condurre ai familiari: solo alcuni medicinali con caratteri cirillici, giornali in lingua russa e un portafoglio contenente 30 euro. Il suo attuale datore di lavoro ha riferito ai carabinieri che prima di giungere a Torre a Mare la donna aveva vissuto per un periodo a Mola di Bari. Il corpo della donna è stato trasferito all'ospedale di Acquaviva delle Fonti (Bari) per l'autopsia disposta dal sostituto procuratore di turno Ada Congedo.

da Osservatorio sulla Repressione

E quante donne e uomini muoiono soli per paura di essere ricacciati a calci in mezzo alla miseria e alla violenza?
Provo un forte senso di disgusto per quello che è il paese in cui vivo.

Chi tace è complice come e quanto chi approva.

Pride!

Quindi il Roma Pride 2009 si farà, nonostante i TRE divieti ai percorsi degli ultimi due mesi.
Sabato 13 tutti a Piazza della Repubblica per un corteo antifascista, antirazzista e per chiedere parità di diritti per tutti e tutte.
Alla faccia del SindacoDegliAltri e della MinistraVelina.

Pare che ci sarà anche un carro-Noemi.

Nell'attesa, giocate anche voi QUI

lunedì 8 giugno 2009

Come una sorsata di acqua fresca in un pomeriggio di Agosto...

Una cosa l’ho imparata.


Non si può cambiare.
Si può, e si deve, lavorare per migliorarsi ogni giorno, ma cambiare fino a snaturarsi mai.
Imparare ad accettarsi per come si è, cercando di diventare persone sempre migliori, ma senza perdere nulla di ciò che ci rende ciò che siamo, nel bene e nel male.
Imparare a dire no a chi ci chiede di essere diversi, a chi ci chiede di dimenticare quello che siamo e come lo siamo diventati. No a chi ci chiede di vestirci diversamente, di leggere altri libri, di guardare altri film, di ascoltare altra musica.


Io ho mille difetti, molti li conosco, altri li scopro piano piano. Ma non vorrei essere diversa. Ci sono voluti anni per accettarmi così come sono. Da brava adolescente ho odiato il mio corpo, ho pensato di non essere abbastanza simpatica, intelligente, interessante. Poi ho capito che a me questa persona che sono in fondo piace.


E ho capito che alla fine c'è sempre qualcuno cui andremo bene con tutte le nostre contraddizioni, coi nostri scazzi, con le nostre imperfezioni.
E sarà anche grazie a una persona così che capireno che non siamo poi così male.


E allora io bevo.

Europee 2009

Di solito dopo ogni elezione io mi incazzo, sbrocco, piango, smadonno.
Stavolta no.
Sono rassegnata. Vivo in un paese assurdo.
A quasi trent'anni devo prenderne atto.
Agli italiani va bene così.
Va bene stare con le pezze al culo, va bene essere disoccupati e senza prospettive. Va bene essere razzisti, essere governati da incompetenti, da fascisti ripuliti, da gente di dubbia moralità.

Ne prendo atto. Ma al prossimo che si lamenta degli stipendi ridicoli, dello sfascio della scuola e dell'Università, della disoccupazione e via discorrendo arriva un destro in piena faccia.

domenica 7 giugno 2009

Maturità

Mentre il padanissimo Bossi jr continua nella sua vita da semianalfabeta, a Napoli una ragazzetta Ucraina non potrà prendere il diploma di maturità, nonostante parli 6 ligue e abbia già un titolo di studio preso nel proprio paese.
Lei è clandestina e non ha il codice fiscale, indispensabile per poter dare l'esame.

Spero che queste elezioni europee possano dimostrare a lei e a chi ci governa, che noi siamo meglio di così.

venerdì 5 giugno 2009

Divieti.

E' chiaro come il sole che quando si vieta qualcosa, un modo per aggirare il divieto si trova.
Mio padre mi vietava di leggere i suoi fumetti di Manara. Quando ero sola in casa la prima cosa che facevo era leggerli tutti d'un fiato.
I miei mi vietavano di fumare. Io uscivo di casa con una scusa e invece di una sigaretta me ne fumavo tre.
Mi vietavano di andare in due in motorino e di farmi i piercing, io avevo sempre il casco per il passeggero e appena messo piede in Irlanda mi sono bucata il naso.
E via così.

E' un grande classico: i divieti vengono infranti.

Quindi se te vieti a una donna consapevole e convinta delle sue azioni di abortire usando la pillola, ci saranno decine di donne che sfideranno i peggiori effetti collaterali per sfuggire al divieto di cui sopra.

Ed ecco che si va in farmacia, si chiede un farmaco contro l'ulcera e si aspetta fiduciose che arrivi la controindicazione: contrazioni dell'utero e aborto quasi sicuro, con tutto quello che ne segue.
E ovviamente chi ne fa uso maggiore pare siano le donne immigrate.

Io continuo a difendere la 194 e il diritto di ogni donna di diventare madre solo se lo vuole.
E continuo a pensare che se c'è una legge, questa va applicata, perché ne va della nostra vita.

Ma si sa, qui la "vita" di un embrione vale molto di più di quella di una donna.

giovedì 4 giugno 2009

Liberazione

4 Giugno.
Sessantacinque anni fa Roma era di nuovo libera.

VIVA LA RESTISTENZA!
VIVA I PARTIGIANI!

mercoledì 3 giugno 2009

Art.7

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.


Così sta scritto nella nostra Costituzione obsoleta e filosovietica.
Ogni giorno l'Articolo 7 viene calpestato, insieme a parecchi altri.

Giorni fa un professore di un liceo di Cesena è stato sospeso per due mesi per aver chiesto ai suoi studenti se avrebbero scelto di avvalersi dell'ora di religione qualora la scuola avesse programmato anche una materia alternativa. Pare che l'11% abbia detto si, il 24% avrebbe preferito la storia delle religioni e il 65% lo studio dei diritti umani.


Ovviamente in un paese come il nostro una cosa del genere è talmente rivoluzionaria da richiedere l'intervento di un ispettore.



L'ispettore che si è recato a scuola per occuparsi della vicenda ha diffidato il docente dal fare conoscere agli alunni i risultati dell'indagine. Aggiungendo una nuova accusa: avere affisso nelle bacheche della scuola, durante il bombardamento di Gaza, cinque immagini di Handala (il bambino palestinese scalzo e sofferente) dopo aver usato "addirittura" la stampante della scuola. Iniziativa considerata "estranea ai suoi compiti professionali". (da Repubblica on line)


Bella cosa la libertà di pensiero.


 

martedì 2 giugno 2009

Internazionalismo! Rivoluzione!!

Lo si canta ai cortei. "Il proletariato non ha nazione! Internazionalismo! Ri-vo-lu-zione!!".
Illusi, il vero internazionalismo che ci libererà da Berlusconi è guidato da Murdoch, altro che proletari di tutto il mondo uniti. C'è un complotto della stampa mondiale contro il nostro presidente del consiglio e il padrone di Sky ne è parte.
Quei comunisti del Times si sono fatti "insufflare" dall'italica sinistra e continuano ad attaccare il premier.
Giorni fa sono stati manipolati dal piddì al punto di scrivere:
"L'aspetto più sgradevole del comportamento di Silvio Berlusconi non è che è un pagliaccio sciovinista, né che corre dietro a donne di 50 anni più giovani di lui, abusando della sua posizione per offrire loro posti di lavoro come modelle, assistenti o perfino, assurdamente, come candidate al Parlamento europeo. Ciò che è più scioccante è il completo disprezzo con cui egli tratta l'opinione pubblica italiana. Il senile dongiovanni può trovare divertente agire da playboy, vantarsi delle sue conquiste, umiliare la moglie e fare commenti che molte donne troverebbero grottescamente inappropriati. Ma quando vengono poste domande legittime su relazioni scandalose e i giornali lo sfidano a spiegare legami che come minimo suscitano dubbi, la maschera del clown cala. Egli minaccia quei giornali, invoca la legge per difendere la propria 'privacy', pronuncia dichiarazioni evasive e contraddittorie, e poi melodrammaticamente promette di dimettersi se si scoprisse che mente".
E insieme al Times parte all'attacco la stampa tedesca, francese, spagnola... Tutti uniti per dileggiare il nostro presidente, tutti malati di "invidia e odio politico".

Tutta colpa di Repubblica e delle toghe rosse, che non potendo continuare a parlare di P2, mafia, falso in bilancio, corruzione si attaccano a qualche scappatella.
Maledetti.