martedì 28 settembre 2010

Post Mortem



Si, devo essere proprio una brutta persona, una donna arida e insensibile, visto che non sto gioendo per la nascita di una bimba dal corpo morto della madre.

Detta così fa una certa impressione, vero? In fondo è quello che è successo e non è nemmeno la prima volta.
Qualche anno fa ci fu un caso analogo a
Genova: una donna in coma venne tenuta artificialmente in “vita” per portare a termine la gravidanza. In quel caso si scomodò perfino Sirchia: “fate nascere quel bambino!”, tuonava l’allora Ministro della Salute.
Forse quello è stato il precedente, visto che la storia di
Torino è “piovuta” sulle prime pagine dei giornali già a fatto compiuto, con tanto di commenti strappalacrime e foto in homepage.

Ora, io non voglio (e non posso) entrare nel merito del caso specifico. Non conoscevo quella donna e per quanto ne so, questo parto avrebbe potuto essere il suo desiderio più grande.

Quello che mi preme in tutta questa storia è provare a riflettere sul significato sociale e politico di quello che è successo.
Perché se comincia a passare l’idea che il corpo morto di  una donna può comunque fungere da incubatrice, per me c’è qualcosa che non va. Se quando mi fermo a pensare che questo non è normale mi sento rispondere che io non posso capire, che io non ho figli, che l'amore per la creatura che porti in grembo bla bla bla vuol dire che il messaggio per cui le donne sono solo fattrici è di fatto già passato.

Non mi dimentico Berlusconi che su Eluana Englaro disse “sta bene, ha il ciclo, può avere dei figli”.
La donna è buona solo per fare i figli, viva o morta, eccola la traduzione.

Le donne non sono solo madri, a volte non lo sono affatto e a moltissime di loro va bene così.
Limitare il ruolo sociale e politico (ci tengo a sottolineare queste due parole) delle donne a cose-che-combattono-la-decrescita-demografica è terrificante, vuol dire tornare indietro di decenni, quando il tuo ruolo in quanto femmina era quello di essere una brava figlia, una moglie sottomessa e una madre amorevole.

Ma non è nemmeno (solo) questo a farmi paura.
Quello che mi spaventa è vedere la superficialità con cui certi argomenti vengono trattati e soprattutto osservare  come cose del genere diventino un modo per dividere il mondo in buoni e cattivi.
Chi piange e si commuove è buono, chi avanza delle perplessità è cattivo.

Boh, ho mille cose in testa, ma stavolta davvero non ce la faccio.

2 commenti:

  1. NON AVER PAURA : PRIMA DEL TENERLA IN VITA ARTIFICIALMENTE AVEVANO PROVATO A SALVARLA. SEGUI IL PERCORSO GIUSTO

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