lunedì 27 settembre 2010

Sul corpo delle donne (ancora)


La Polverini ha apertamente deciso da che parte stare.
E la parte scelta non è decisamente la parte delle donne.
L'attacco portato da questa giunta regionale alle donne è roba già vista, ricorda quello che succedeva nel 1978, quando finalmente l'Italia decideva di diventare un paese un po' più civile e veniva promulgata la Legge 194.
Le donne sembrano essere considerate da questa presidente, dal suo partito e dal governo tutto come merce di scambio con gli ambienti cattolici più bigotti in cambio di voti.

Da subito la Polverini ha boicottato fieramente la diffusione della Ru486. Ha tentato in ogni modo di bloccarne l'iter e ora sputa sulle linee guida approvate. Il risultato è che le donne del Lazio non possono usarla, a meno che non abbiano la possibilità di andare in Toscana o a Bologna.
Come se questo non fosse già abbastanza, la governatrice benedice sorridente la proposta di legge 21, presentata da
Olimpia Tarzia, che tra le altre cose è Vicepresidente della Confederazione Italiana Consultori Familiari di Ispirazione Cristiana, tra i fondatori del Movimento per la Vita,  presidente del Comitato Donne e Vita (che si bulla apertamente di aver fatto fallire il referendum sulla legge 40) e roba del genere.

La sua proposta, in soldoni, per averne un'idea più chiara andate
qua, mira a distruggere i Consultori Familiari, chiedendo ad esempio di equiparare le strutture private impicciate con le diocesi a quelle pubbliche, anche per ciò che riguarda il finanziamento, che sarà a carico della Regione e quindi mio.
Inoltre, i Consultori, che per ora sono luoghi che forniscono servizi sanitari, dovrebbero diventare per Tarzia, "istituzioni vocate a sostenere e promuovere la famiglia ed i valori etici di cui essa è portatrice". La legge, sempre secondo Tarzia e gli altri firmatari, "fissa importanti principi, in particolare in ordine alla tutela della vita e del figlio concepito, già considerato membro della famiglia, ai quali l'azione dei Consultori è chiamata a conformarsi".
Ed eccolo qua, nero su bianco l'attacco frontale e spudorato alla 194.
Il figlio concepito e i valori etici della famiglia vengono prima della salute delle donne.

Fin dal primo articolo, si sottolinea non solo il ruolo fondamentale della famiglia, ma anche di quale genere  di famiglia si sta parlando: “fondata sul matrimonio”. Luoghi in cui le donne, sole o con i loro compagni, vanno da anni per curarsi, per fare controlli, per ricorrere ai metodi contraccettivi o per controllare lo stato di salute della prole, diventano luoghi dedicati alla famiglia fondata sul matrimonio e riconosciuta come “realtà preesistente al diritto positivo”.
Amen.
Entrano poi nella sfera pubblica dei Consultori regionali, “l’associazionismo familiare e quelle realtà della società civile, come il volontariato, capaci di generare e trasmettere, all’interno dei servizi pubblici, una competenza professionale unitamente ad una cultura familiare”. Entrano le associazioni cattoliche, insomma.

Ed ecco cosa dovranno fare i Consultori: “attuare, nei servizi alla famiglia, alla vita e al figlio concepito (già considerato membro della famiglia), il riconoscimento costituzionale del valore primario della famiglia nella sua unità e fecondità”.

Unità, fecondità, figlio concepito…
Non è difficile vedere quale sia la reale intenzione di questa legge: smantellare pezzo per pezzo l’attuale legislazione sull’interruzione di gravidanza, cercando di dare riconoscimento giuridico all’embrione e sottolineando come la sola famiglia degna di tale nome sia quella fondata sul matrimonio (ovviamente eterosessuale, non c’è manco bisogno di dirlo) che sia feconda (e a proposito di fecondità voglio ripetere che è anche grazie al Comitato Donne e Vita della Tarzia se il referendum contro l’orrida Legge 40 è fallito).
Eccole le basi politiche e ideologiche di questa legge, il resto sono chiacchiere.

Ma non è finita qui. Se una donna andrà in un Consultorio decisa ad abortire, le verrà prima proposta l’alternativa economica, con un assegno di non so quanto fino al quinto anno del bambino (da dove verranno questi soldi non è dato sapere), poi, se proprio vorrà andare avanti, dovrà firmare un foglio in sui si leggerà nero su bianco che nonostante le altre proposte, la donna non ha rinunciato all’omicidio. Ok, non scrivono “omicidio”, ma credo che renda benissimo l’idea.

Non so se avete notato che in questo riassunto della premessa alla proposta manca una cosa che io credevo fosse fondamentale.
Esatto! La salute della donna, che non compare praticamente mai.
Si parla di famiglia, di figlio concepito, ma della “donna” non c’è traccia.

Per dovere di cronaca, ecco i nomi dei firmatari della proposta di legge 21 del 26 maggio 2010
-          Olimpia Tarzia
-          Isabella Rauti
-          Chiara Colosimo
-          Gina Cetrone
-          Annalisa D’Aguanno
-          Franco Fiorito
-          Enzo Di Stefano
-          Gianfranco Gatti
-          Mario Brozzi
-          Alessandro Vicari
-          Luigi Abate
-          Giuseppe Melpignano
-          Pino Palmieri
-          Pietro Sbardella
-          Rodolfo Gigli
-          Raffaele D’Ambrosio
-          Mario Mei
-          Francesco Scalia
-          Roberto Carlino
-          Carlo De Romanis
-          Giancarlo Gabbianelli
-          Gilberto Casciani
-          Nicola Illuzzi
-          Bruno Astorre
-          Francesco Storace
-          Mario Abruzzese
-          Maurizio Perazzolo
-          Gianfranco Sciscione
-          Francesco Saponaro
-          Rocco Pascucci
-          Aldo Forte
-          Angelo Miele
-          Veronica Cappellato
-          Giancarlo Miele
-          Francesco Pasquali
-          Stefano Galetto
-          Andrea Bernaudo
-          Claudio Moscardelli
-          Francesco Carducci
(39 firme, 33 uomini, 6 donne)

2 commenti:

  1. Io sono assolutamente d'accordo con te su tutto.Poi non capisco una cosa, a me va benissimo che se una donna che si ritrova incinta e non sa che fare possa avere aiuti economici e psicologici se desidera comunque portare avanti la gravidanza.Io credo che se una scopre di essere incinta, anche se non era programmato, magari ha 28-30 anni, un pensierino a tenere il pupetto ce lo fa, quindi è giusto che le sia garantito il diritto alla maternità se è lei che la sceglie, solo che non capisco perché l'aiuto deve darglielo solo il consultorio cattolico?Invece di finanziare quelli cattolici usiamo i soldi per istituire dei fondi di auito alla maternità, mettiamo lì un'assistente sociale che spieghi alla donna che non vorrebbe abortire ma non vede alternative, che le alternative le ha.Il pubblico, laico e trasparente può tranquillamente farcela senza bisogno dei cattolici...Non è mica difficile!KissesAzzurra

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