martedì 30 marzo 2010

Mi dichiaro prigioniera politica.



Il governo nazionale è fatto di una banda di criminali, di signorine discinte, di gente collusa con la mafia e simili.
Il comune di Roma è in mano ai fascisti.
La regione è tornata nelle mani di gente come StArace, quindi ai fascisti.

Io mi dichiaro prigioniera politica e voglio la secessione dai burini.

Vorrei anche dire due parole sul voto della provincia de L'Aquila, ma eviterò. Certo è che nessuna delle carriole del cazzo mi commuoverà mai più.

domenica 28 marzo 2010

Donne e motori gioie e dolori.


I luoghi comuni sulle donne attirano i maschi, c'è poco da fare. Prima o poi ci cascano tutti, anche gli insospettabili.
E mentre ieri auguravo brutte cose al premier per la faccenda dello
ius primae noctis, oggi bestemmio contro Massimo Fini. Che poi a me non m'è mai stato simpatico, tutt'altro.

Comunque, Fini scrive su Il Fatto Quotidiano e l'altro giorno esce questo splendido articolo dal titolo fuorviante: "Donne, guaio senza soluzione".
Non essendo in una sede del PdL o sulle pagine di Libero, lì per lì ho pensato a una cosa romantica. Tipo quelle frasi un po' trash "donne, non possiamo vivere con loro, ma moriremmo senza di loro" o qualcosa del genere. O magari a un articolo provocatorio, qualcosa che magari spiegasse perché nonostante la destra italiana sia palesemente misogina è pieno di donne che continuano a votarla.
Comincio a leggere e la quantità di stronzate mi annega.

Dunque, per Massimo Fini noi siamo una razza nemica.

"Mascherate da “sesso debole” sono quello forte. Attrezzate per partorire sono molto più robuste dell’uomo e vivono sette anni di più, anche se vanno in pensione prima. Hanno la lingua biforcuta. L’uomo è diretto, la donna trasversale. L’uomo è lineare, la donna serpentina. Per l’uomo la linea più breve per congiungere due punti è la retta, per la donna l’arabesco. Lei è insondabile, sfuggente, imprevedibile. Al suo confronto il maschio è un bambino elementare che, a parità di condizioni, lei si fa su come vuole. E se, nonostante tutto, si trova in difficoltà, allora ci sono le lacrime, eterno e impareggiabile strumento di seduzione, d’inganno e di ricatto femminile. Al primo singhiozzo bisognerebbe estrarre la pistola, invece ci si arrende senza condizioni."

"Attrezzata per partorire"? ATTREZZATA PER PARTORIRE? Ma che cazzo vuol dire? Io sono donna e non mi sento affatto "attrezzata per partorire". Cristo, ancora con questa storia della femmina incubatrice? Ancora a piagne perché io vivrò sette anni in più e andrò in pensione prima? Cazzo, 'ste cose manco al bar dei vecchi alla fine della mia via si sente più.
"Al primo singhiozzo bisognerebbe estrarre la pistola", dice. EH?! Cos'è istigazione al femminicidio o solo idiozia?

Per quanto riguarda la sessualità, poi, raggiunge l'apice:
"Sul sesso hanno fondato il loro potere mettendoci dalla parte della domanda, anche se la cosa, a ben vedere, interessa e piace molto più a lei che a lui. Il suo godimento – quando le cose funzionano – è totale, il nostro solo settoriale, al limite mentale"
Che vuol dire? Siamo al livello medievale della donna ammaliatrice che la fa vedere e porta l'uomo alla perdizione o cosa?
E quel "quando le cose funzionano" che è, la solita storia per cui se non godo è perché sono frigida e non perché magari il tipo con cui trombo non è capace?

Ed ecco spiegati anni di lotte per i diritti e la liberazione della Donna: "...per lei nessuna regola, nessun principio può valere più di un istinto vitale. E quindi totalmente inaffidabile. Per questo, per secoli o millenni, l’uomo ha cercato di irreggimentarla, di circoscriverla, di limitarla, perché nessuna società regolata può basarsi sul caso femminile. Ma adesso che si sono finalmente “liberate” sono diventate davvero insopportabili."

Millenni di repressione maschile, i roghi, gli stupri "curativi", quelli "purificatori" e via discorrendo sono tentativi di irregimentarci perché siamo inaffidabili, baccanali e orgiastiche?
E' uno scherzo, spero. Sarà una provocazione, senza dubbio. Perché altrimenti siamo davvero a un livello quasi patologico. Questo deve avere serissimi problemi con le donne. Ma da anni, eh.

"Han perso, per qualche carrieruccia da segretaria, ogni femminilità, ogni dolcezza, ogni istinto materno nei confronti del marito o compagno che sia, e spesso anche dei figli quando si degnano ancora di farli. Stan lì a “chiagne” ogni momento sulla loro condizione di inferiorità e sono piene zeppe di privilegi, a cominciare dal diritto di famiglia dove, nel 95% dei casi di separazione, si tengono figli e casa, mentre il marito è l’unico soggetto che può essere sbattuto da un giorno all’altro sulla strada. "

Ecco, appunto.
Mo' non è che voglio stare a puntualizzare, ma non è che una donna deve fare i figli. Una donna si degna di farne se li vuole, quando li vuole, come e con chi vuole.
E sui privilegi, mi chiedo in che paese vive Fini, visto che è sotto gli occhi di tutti che qui le donne che arrivano a posizioni di potere sono poche e spesso per farlo sono costrette a rinunciare o a ridimensionare il resto, venendo per questo rimproverate e giudicate duramente.
Non capita spesso di sentir dire di un uomo "eh, quello lì... ha messo da parte la famiglia per il lavoro, un pessimo padre e marito."
No, anzi.
L'uomo che "rinuncia" alla famiglia per la carriera è visto quasi come un eroe, uno che "l'ha fatto per la famiglia, per dargli qualcosa di più".
La donna, invece, è una che ha trascurato marito e figli, una da compatire e criticare.
Ammetto che poco tempo fa l'ho fatto anche io, quando la mia capa, appena finita la telefonata con la figlia tredicenne, mi ha detto "è difficile fare la mamma al telefono". E io (IO) ho pensato "eh, l'hai voluto tu..." e mi sono incazzata come una bestia, perché se IO ho pensato una cosa del genere di lei e non del capo maschio, vuol dire che un bel po' della merda che circonda gente come Massimo Fini ha sporcato anche me.

Ma è l'ultimo paragrafo che mi ha fatto completamente scapocciare:
"Non fan che provocare, sculando in bikini, in tanga, in mini (“si vede tutto e di più” cantano gli 883), ma se in ufficio le fai un’innocente carezza sui capelli è già molestia sessuale, se dopo che ti ha dato il suo cellulare la chiami due volte è già stalking, se in strada, vedendola passare con aria imperiale, le fai un fischio, cosa di cui dovrebbero essere solo contente e che rimpiangeranno quando non accadrà più siamo già ai limiti dello stupro. Basta. Meglio soddisfarsi da soli dietro una siepe."

Ecco, io su questo mi taccio. Molto meglio.

Fatto


Su faccialibro c'è un nuovo evento in corso "Questa volta votiamo tutti! Appello a chi non intende votare".
Io ho votato anche stavolta, come ogni volta.
Mi hanno insegnato che il diritto di voto è un diritto fondamentale in una democrazia e soprattutto è un dovere di tutti. E non solo perché c'è chi è morta perché tutti e tutte potessimo farlo (
Mara, ti ricordo ancora una volta che il diritto di voto per le donne è del 1946 e non del 1960).
Non votare vuol dire lasciare che altri decidano per noi.

Ecco, io sono andata a votare anche stavolta.
E per la prima volta da quando ne ho diritto, non ho votato "il meno peggio" e non mi sono "turata il naso".
Ho votato, convinta e fiduciosa, Sinistra Ecologia e Libertà.

E ora aspetto.

E' vero quello che dice Berlusconi: queste elezioni sono un test.
Sono un test per il governo, senza dubbio. Ma è anche un test per me, per capire meglio il paese e chi lo abita, per capire quanta merda gli italiani sono disposti ad ingoiare.

Sono curiosa di vedere, soprattutto, i risultati in Abruzzo, alla luce di quello che sta succedendo nel post terremoto.

sabato 27 marzo 2010

Mi dispiace...



Mi dispiace, ma io alle minacce a Berlusconi, a un gruppo di femministe anarchiche che manda bombe alla Lega non ci credo.
Non ci credo nemmeno un po'.
Sono malfidata, senza dubbio, ma è una coincidenza talmente perfetta che non può non puzzare.

Questa campagna elettorale per la destra è partita malissimo: il capo sta navigando nella merda, il suo primo alleato expostfascista ha preso talmente tanto sul serio il suo ruolo di presidente della Camera (e soprattutto di successore designato) che sta esagerando con gli appelli al buon senso. Gli avvocati non sanno più come negare che Mills e Berlusconi siano legati a doppio filo e quelle merde di giornalisti comunisti non si arrendono al silenzio imposto.
Se poi uno ci mette un coglione che va a mangiare un panino invece di consegnare le liste il quadro è ben drammatico.

E non basta parlare di "
gladiatori della libertà" che nel Lazio hanno il compito di evitare di far annullare schede nulle.
Ci vuole qualcosa di più.
E allora BUM!
Torniamo agli anni di piombo, aiuto aiuto! Votate il partito dell'amore!

Mi dispiace, ma io a sta roba non ci credo.
E come le Donne di Femminismo a Sud preferisco le
bombe alla crema (fritte, ovviamente).

venerdì 26 marzo 2010

In quei giorni lì...



Essendo io femmina,  è da quando ho tredici anni che combatto con il ciclo.
Dolori, fastidi, niente piscina, tonnellate di antidolorifici e bla bla bla.
Soprattutto combatto con gli assorbenti. O meglio, con le pubblicità degli assorbenti.
Una tragedia.
Secondo le pubblicità degli assorbenti “in quei giorni lì” noi diventiamo delle pazze spericolate o delle dementi che camminano guardandosi il culo nella speranza che non sia sporco (si, lo so, fa schifo anche a me).
Si inventano di tutto: assorbenti col verso giusto, quelli profumati, quelli a forma di tanga, quelli extra, quelli per la notte, quelli per il brunch e quelli che puoi scambiare per un rossetto tanto è carina la bustina.
Qualcuno addirittura ti ci scrive degli interessantissimi consigli: Lo sapevi che durante il ciclo ti puoi lavare i capelli e non è vero che se tocchi un fiore poi appassisce?

Ma cazzo, ci prendono per dementi?
Poi dicono che quando abbiamo il ciclo siamo nervose e incazzose, ma vorrei vedere voi ad essere bombardati di tali e tante cazzate.

Fanculo.

mercoledì 24 marzo 2010

martedì 23 marzo 2010

lunedì 22 marzo 2010

Indicazioni di voto.



Quando ho studiato Storia dei Movimenti e dei Partiti Politici, la parte monografica era un paragone tra i due grandi partiti di massa del dopoguerra: PCI e DC e i loro differenti metodi di comunicazione con l'elettorato.

Il PCI mandava i giovani nelle periferie e fuori dalle fabbriche a distribuire il giornale e a parlare con la gente, la DC si affidava a manifesti deliranti e ai preti. Qualche anno dopo, poi, avrebbero messo in mano a delle ignare creature dei biglietti con su scritto che mamma e papà avrebbero divorziato e loro sarebbero rimasti soli e abbandonati.

I tempi sono cambiati: fuori dalle fabbriche non ci sono più le ragazze con L'Unità in mano. Nelle periferie non ci sono ragazzi a parlare coi vecchi del quartiere.
Ma i preti sono rimasti sempre gli stessi.

E quindi
Bagnasco dice di votare "contro l'aborto e per la vita" e un prete di Roma scrive ai suoi parrocchiani che chi crede "nell'amore, nella famiglia e nella vita", non può votare lo schieramento della Bonino, che questi Principi li schifa.

Insomma, la Chiesa dice -di nuovo- chi si deve votare alle prossime elezioni. Di nuovo uno stato estero malauguratamente confinante con l'Italia, mette bocca su questioni politiche che riguardano uno stato sovrano.

E' quasi rassicurante vedere che nonostante i tempi stiano cambiando certa merda continui a rimanere sempre la stessa.

domenica 21 marzo 2010

19 marzo.


Ufficio.
Finalmente la Capa mi lascia uscire dalla sua stanza, io agguanto portafogli e sigarette e corro giù per dare un fax a FF e mangiare il panino con A che mi aspetta fuori.
Prendo una storta di quelle infernali. Mi si appanna la vista e mi fischiano le orecchie e mi viene da vomitare, ma stoicamente raggiungo il traguardo. Faccio cenno ad A di avvicinarsi, ma quasi non sto in piedi.
Svengo sulle scale d’ingresso.
A quasi collassa pure lui e il mio collega FF sembra parecchio preoccupato.
La portiera/usciera/non so cosa mi ficca in gola un’intera bustina di zucchero, facendomene cadere una buona quantità su capelli e vestiti, mentre un’infermiera (mo’ lavoro in una roba di ospedali) cerca di fermarla chiedendomi se sono diabetica.
Non mi strozzo né muoio nonostante i loro tentativi di farmi fuori.

Mi riprendo e piano piano torno alla mia stanza. La caviglia fa un male boia e chiaramente è quella che mi sono rotta qualche anno fa.

Finisco di fare quello che devo perché non si lasciano i colleghi nella merda, ma l caviglia fa male e al posto del malleolo ho una specie di pagnotta dolorante.

E quindi di corsa (più o meno) al pronto soccorso del San Camillo, che almeno è vicino casa dei miei e se serve qualcosa mamma può venirmi a raccattare.

Appena le porte si aprono mi accoglie un omone calvo sui 50, tutto di pelle vestito e pieno di borchie e catene. Anche i guanti sono borchiati. È lì da ore con la mamma, che gli dice “no, nun te lo pià n'antro caffè, che sei nervoso, bello de mamma”.

Entro, triage e parcheggio in corridoio aspettando l’ortopedico.

C’è una signora che forse s’è rotta una gamba e deve essere vista anche dal neurologo e l’infermiera fatica parecchio a convincere il marito a lasciarla sola, che lì non può restare e che anzi, se se ne va può avvertire i figli.
C’è un tizio che da quanto ho capito lavora in banca ed ha subito una rapina di quelle da film, con mani e piedi legati e minacce di morte. L’ha chiamato anche un pezzo grosso e lui gli ha raccontato per filo e per segno tutto l’accaduto con la voce rotta dall’emozione.
C’è un signore arabo di mezza età che continua a lamentarsi del dolore e a invocare Allah, causando l’ilarità, prima, e la rabbia, poi, di una coppia di coatti che paiono usciti da un film.
Lui quasi mena l’ortopedico (quello che io sto aspettando) perché si è rivolto alla sua ragazza (quella che fino a qualche minuto prima era “una stronza, bastarda e infame”) in modo poco cortese, prima di cominciare a piangere come un bambino perché “Amò, me fa male tutto, porco…”. Se non tirasse su col naso mi farebbe quasi tenerezza.

Sono le 18.40 ed è da due ore che aspetto.
Nulla di eclatante, per carità, ma la sedia a rotelle è terribilmente scomoda, devo fare pipì e mi sto fumando sotto.

Intanto ho la conferma che coatti e stranieri hanno spesso delle suonerie fastidiosissime e polifonicissime.

Ah, il medico passando di corsa ha gettato un occhio nella mia direzione e ha detto “quella caviglia è brutta”. Andiamo bene. In effetti è enorme.

Comincio a bestemmiare tra me e me: domani si sposano C&S e io sono nientepopodimenoche la fotografa ufficiale! Non posso mancare per nessuna ragione al mondo.
E poi il mio letto è sul soppalco, come ci arriverò?

Faccio le lastre. Il dottorino mi dice che secondo lui non c’è nulla di rotto, ma lui non potrebbe nemmeno parlare perché mi deve vedere il dottore, che nel frattempo è andato a fumare alla faccia mia che non ne posso più.

Però ho fatto amicizia con un ragazzetto indiano che s’è fatto male mentre lavorava: gli è caduto un ferro sulla mano. Continuano a non chiamare il suo nome e quando mi dice “da noi non è così, è molto meglio" mi viene da piangere. Vorrei sapere se sa  che c’è tutta una legge per gli infortuni sul lavoro, ma fortunatamente mi ha chiamata mamma per sapere come procede.

Devo fare pipì.
Devo fumare.
Devo bere.
E mangiare. Mangerei tonnellate di roba fritta ora, possibilmente pesce. 

Sono esausta e circondata di luoghi comuni.
Ci sono infermieri coatti degni di un film del vecchio Verdone, col pelo in bella vista e la catena d’oro.
Le donne sembrano tutte isteriche e i maschi sono dei machi stronzi che però girano la testa quando vedono il sangue. E poi ci sono quelli che non ne possono più e scappano, facendo scattare la porta allarmata.

Non passa mai… la gente comincia ad innervosirsi, c’è chi è in attesa da stamattina e cominciano i primi malumori e le prime liti tra vicini di barella e tra pazienti-parenti-infermieri.

Finalmente mi chiamano. Ho solo una brutta distorsione: quattro giorni di riposo totale, piede in alto, ghiaccio e se proprio devo andare al matrimonio, dovrò usare le stampelle.

Mi accompagna fuori una volontaria della Croce Rossa, che mi fa sbattere alla porta d’ingresso che quando si apre mi mostra di nuovo un’umanità che secondo me sta giusto negli ospedali.

giovedì 18 marzo 2010

Perle de “Il Giornale"


Niente, oggi ho avuto un momento di tranquillità al lavoro e quindi mi sono messa a fare uno dei miei sport preferiti: leggiucchiare i giornali del padrone.

È divertente vedere come trattano la faccenda delle intercettazioni.
Ammettono che ci sono state delle telefonate perché non possono fare altrimenti, ma ne ridimensionano i contenuti al limite dell’umana decenza. Quindi non conta se il presidente del consiglio ordina di bloccare delle trasmissioni televisive poco gradite, quello che importa davvero è che Silvio avrebbe raccontato di un presunto attentato con un’autobomba a Roma.

Comunque, la cosa che più amo di questi giornali è la rubrica “il bue che dice cornuto all’asino”.
Visto che tra loro il più pulito c’ha la rogna, come diceva pora nonna, devono scavare nel torbido per dimostrare che anche dall’altra parte è pieno di feccia. Cosa peraltro non particolarmente difficile, visti i personaggi che affollano i banchi dell’opposizione.

Oggi è il turno di
Vasco Errani, presidente della Regione Emilia Romagna, classe 1955, ex PCI. Vasco Errani per ora non è stato beccato coi trans, non sembra abbia chiesto di bloccare trasmissioni televisive o che abbia avuto uno stalliere mafioso, ma ha “un fratello segreto”.

In pratica suo padre ha avuto una storia con una donna già sposata e con due figli, ci ha vissuto un paio d’anni ed è nato un bambino, che però non è stato mai riconosciuto: Errani padre era un “trentenne senza legami che approfittò della promiscuità e dello smarrimento in cui si tirava a campare nelle campagne della Bassa ravennate dove erano sfollati”. Chiaramente  io condanno il comportamento di un uomo che mette incinta una e poi se ne lava le mani, ma diciamo che non ci farei un articolo di giornale (bellissimo comunque l'accento sulla "promiscuità e lo smarrimento").

Diranno: be’, sulle faccende personali di Berlusconi ci ricamate sopra da anni!



Vero, verissimo, ma è altrettanto vero che “le faccende personali di Berlusconi” vanno ad incidere sulla mia vita, dato che tra veline, ballerine, amici e amidi degli amici il parlamento italiano è ogni giorno più scandaloso.



Ma non è questo il punto. Quello che davvero mi piace è il tono lamentoso, triste e quasi poetico dell’articolo. Adoro la capacità di certa gente di fare di una notizia di cronaca manco troppo esaltante un “caso”.
L’articolo a firma di Stefano Filippi contiene davvero delle perle di rara pateticità (nel senso poetico del termine):
Il politico Vasco Errani è aperto a tutto il «nuovo» in tema di diritti civili: la legge finanziaria dell’Emilia Romagna equipara sposi e coppie di fatto nelle graduatorie per l’assistenza agli anziani, nell’accesso ai servizi sociali, alla sanità, al prestito d’onore. L’uomo Vasco Errani è un totem insensibile ai traumi subiti dal fratello Luciano.”
Totem insensibile”, me la devo ricordare.

Ah, una cosa che non c’entra niente: qui vicino c’è la sede di Militia Christi. È sempre chiusa e fuori i manifesti sono rimasti strappati e distrutti da mesi di avversità climatiche. Ieri però ho avuto la sorpresa: “ EMMA BONINO, TI TEME OGNI BAMBINO”. Bellissimo.

mercoledì 17 marzo 2010

Ego te absolvo


Ho sempre pensato che sono due le cose che non perdonerei mai: toccare le donne e toccare i bambini.
Dove per "toccare" intendo picchiare, stuprare, uccidere e tutti i sinonimi.
Pensavo poi che questa cosa fosse più o meno comune a tutti, tranne ovviamente a quelli che toccano le donne e i bambini.

Mi sbagliavo.
C'è qualcosa di ben peggiore che stuprare un bimbo: abortire.

L'ha detto
Monsignor Girotti, che ci fa sapere quanto sia più facile assolvere un prete pedofilo che, per esempio, evitare la scomunica ad una bambina rimasta incinta dopo uno stupro e che ha abortito.

Se uno si pente davvero lo si assolve.
Certo, se uno è recidivo allora si deve lavorare un po' di più e magari consigliargli di abbandonare la carriera ecclesiastica: "E’ chiaro che dinnanzi a casi di persone consacrate soggette a disordini morali costanti e gravi (sottolineo, costanti e gravi) il confessore dopo aver, senza successo messo in atto tutti i tentativi per ottenere l’assoluzione consiglierà di abbandonare la vita ecclesiastica".
Sottolinea "costanti e gravi". Mi chiedo quanto costanti e quanto gravi, ma credo sia una mia puntigliosità inutile. Ah, ovviamente se un prete pedofilo si confessa, il confessore non solo non può alzarsi, menarlo a sangue e portarlo a calci fino al più vicino posto di polizia e simili, non può nemmeno "imporgli l'autodenuncia", perchè così facendo romperebbe il "
sigillo sacramentale. Una cosa gravissima. Se lo facesse il confessore incorrerebbe nella scomunica ipso facto, immediata. E poi verrebbe meno pure la fiducia sacramentale".
E cazzo, si che questo è grave, mica come la  violenza su un minore!

Per quanto riguarda l'aborto, le orride streghe, compiono Il Peccato dei peccati e l'assoluzione non se la meritano: "L’aborto viene considerato un peccato riservato, diciamo speciale. Oltre all’aborto vi è la violazione del sigillo sacramentale, l’assoluzione di un complice e la profanazione dell’eucarestia. Nel caso specifico è chiaro che la Chiesa vuole tutelare al massimo la vita della persona più debole, più fragile, e cosa c’è di più inerme di una vita che è in divenire e non è ancora nata?"

Quindi, la Chiesa cattolica perdona e assolve i pedofili (purchè tanto tanto pentiti) e condanna alla dannazione eterna le donne che abortiscono.

Perdona e assolve i pedofili.

Pensateci, prima di mandare i vostri figli in oratorio.

martedì 16 marzo 2010

Uhm...



Sarà che mi sveglio alle 6 e non rientro mai prima delle 19 e mi reggo in piedi a stento, ma ultimamente faccio dei sogni assurdi.
L'utlimo:
Il mio ex A. e la sua nuova donna ammazzavano una ragazzina calva che aveva una moneta d'oro e poi c'era un tipo strano che per averla (la moneta) ammazzava una vecchia uguale alla strega di Biancaneve che intanto urlava "l'hai uccisa anche tu".
E io stavo in disparte, vestita come la ragazzina del Marchese Del Grillo a guardare la scena.

Lo so che non si capisce un cazzo, ma non importa.

Minare la Chiesa.


Bertone è veramente furibondo: con tutta 'sta faccenda dei preti pedofili si sta minando la fiducia nella Chiesa. Nello strano mondo in cui vive, dire che un prete stupra un bambino e pretendere che venga sbattuto a vedere il sole a scacchi per il resto della sua schifosissima vita vuol dire "minare la fiducia nella Chiesa".
Per fortuna, dice, loro hanno un "aiuto speciale dall'alto". Certo, non posso non chiedermi con che coraggio sta gente stasera reciterà le sue preghiere.
Che poi, voglio dire, qua si chiede semplicemente che il Papa (e con lui i vertici di Santa Romana Chiesa) la smetta di tacere come si è fatto fino ad ora e che magari si finisca di spostare un prete pedofilo da una diocesi all'altra. Cosa sperano, che il cambiamento di panorama possa guarirli o illuminarli? A questi maledetti figlidibuonadonna non fa che piacere trovare sempre carne nuova a disposizione, siamo onesti.
Cazzo, è appena stato sospeso un prete pedofilo recidivo.

Recidivo vuol dire:
 
1 dir. Che commette un reato per il quale è già stato condannato
 2 estens. Che ricade nello stesso errore


Copio e incollo da La Stampa, che non è propriamente un giornale comunista e mangiapreti:

"Il religioso (Peter H., il cognome non lo mettono, purtroppo) è stato sospeso per avere violato il divieto di occuparsi di bambini e adolescenti e il suo diretto superiore, Josef Obermaier, ha rassegnato le dimissioni. Il prete, 62 anni, era stato trasferito nel 1980 dalla diocesi di Essen (Nord Reno-Westfalia), dove aveva commesso violenze su minori, a quella di Monaco di Baviera, quando il Papa era arcivescovo del capoluogo bavarese e di Freising. Il sacerdote era stato accolto, «al solo scopo di farlo curare», aveva precisato nei giorni scorsi una nota della diocesi, ma l’allora vicario generale della capitale bavarese, mons. Gerhard Gruber, aveva deciso autonomamente di affidare al religioso un ruolo pastorale in una parrocchia, senza avvertire il suo superiore. Così, le violenze si erano ripetute e, per questo, nel 1986 era stato condannato a 18 mesi di prigione."

No, non mi soffermo sui DICIOTTOMESI di prigione. DICIOTTO MESI per VIOLENZA SU MINORI. D I C I O T T O .

Non c’è bisogno di minare la fiducia nella Chiesa: sono bravissimi anche da soli.



giovedì 11 marzo 2010

Beata ignoranza.


Il Ministro delle Pari Opportunità, quella che parlava dei gay come di gente "costituzionalmente sterile", quella che ballava con Mengacci (o era un altro?), quella che ha fatto un calendario veramente artistico, vuole decisamente smarcarsi dal passato si sciògherl mediamente smutandata.

E quindi in un'intervista avrebbe detto: “La Tv è volgare, priva di profondità. Mi chiedo spesso: se avessi un figlio? E mi rispondo: dovrei bandire la tv da casa. Per fortuna c’è un’offerta varia e anche di qualità. C’è Sky: History e Discovery Channel sono canali fantastici”.
Giusto, giustissimo, brava bravissima. Certo, fa un po' sorridere detto da lei, ma chi dice che le persone non possano cambiare?
Il fatto è che mi sa che lei History Channel non lo piglia bene, visto che proprio l'altro giorno ha dimostrato di non sapere bene cosa è successo in Italia negli ultimi decenni.
Per l'8 marzo è andata a "Punto di vista" a parlare di donne,
Bla bla bla stalking bla bla bla (cazzo, la legge ci voleva, e su questo non ci piove, ma cambiare discorso ogni tanto no, eh? Possibile che non abbia altro da dire?)
Trascrivo poi quello che è successo verso la fine, così come lo leggo sul blog de Il Fatto Quotidiano

 "Sacche di maschilismo ancora ci sono, ma le donne sono ovunque: al governo, in Parlamento, ai vertici di Confindustria, persino tra i senatori a vita". E sebbene io avrei qualcosa da obiettare su questo "ovunque", mi taccio...
Poi però spavaldamente prosegue: "In Italia paghiamo un grande ritardo: le donne hanno guadagnato il diritto di voto soltanto nel 1960, fino al 1919 erano sottoposte ad autorizzazione maritale, il delitto d’onore è stato abolito nel 1980, la riforma del diritto di famiglia è del 1970".

MAPORCALAPUTTANAEVA!
Io non sono mai stata forte con le date, ma quando avevo un'interrogazione, MI PREPARAVO! E certo non avevo stuoli di segretari e di lacchè che avrebbero potuto fare il lavoro al mio posto!!!

-DIRITTO DI VOTO, 1946
-RIFORMA DEL DIRITTO DI FAMIGLIA, 1975
-ABOLIZIONE DEL DELITTO D'ONORE, 1981

Poi dicono che siamo noi ad essere cattivi perché continuiamo a dire che forse le qualità che hanno permesso a questa donna di diventare un MINISTRO DELLA REPUBBLICA ITALIANA non sono propriamente cultura e preparazione politica...

IL DIRITTO DI VOTO, perdio!
Questa era davvero facile e non serve essere storici comunisti per saperla.

martedì 9 marzo 2010

Scusa al cazzo.


Nonostante io sia fermamente, convintamente e fieramente atea e senza dio, a volte spero dal più profondo del mio cuore vendicativo che abbiano ragione loro, che esista una mente superiore che ci ha creati dal nulla a sua immagine e somiglianza. Sogno che ci sia qualcosa dopo questa vita, che ci troveremo tutti al cospetto di Dio o chi per lui e che saremo giudicati per quello che abbiamo fatto quaggiù.

Perché a quel punto io andrò a sputare in faccia ai preti pedofili, ai maneschi direttori di cori, alle direttrici degli istituti per "ragazze difficili" e ai loro pari, proprio mentre il loro Dio deciderà come e per quanto farli bruciare tra le fiamme dell'inferno.

E potranno chiedere scusa quanto vorranno, ma la sola risposta sarà: "SCUSA AL CAZZO!"

lunedì 8 marzo 2010

8 Marzo


Grazie al cielo nessuno mi ha fatto ancora gli auguri stamattina: avrei fatto la solita figura della cacacazzi acida, visto che sicuramente non sarei riuscita a stare zitta e abbozzare un sorriso di circostanza, ma avrei fatto notare che l'8 Marzo non è la "festa della donna", ma qualcosa di più serio.

L'8 Marzo non è una scusa per andare in discoteca con le amiche a vedere gli spogliarellisti, per quello ci sono altri 364 giorni e non è nemmeno il giorno in cui tuo marito/il tuo fidanzato/il tuo compagno ti compra un mazzo di fiori e non ti sbomballa le palle come nel resto dell'anno.

L'8 Marzo deve essere, credo, innanzi tutto una giornata di riflessione e di lotta.
Riflettere su quello che siamo, su quello che è cambiato e sulle tante (troppe) cose che sono ancora da cambiare e lottare (ancora...) per avere finalmente riconosciuta una parità reale, basata sulle nostre reali capacità e non sul nostro sesso. Una parità che non ha niente a che fare con l'odiosa concessione del potere maschile delle quote rosa.

Delle belle parole e dei bei gesti non me ne faccio niente.
Me ne frego del picchetto d'onore al Quirinale che oggi è di sole donne e dei comunicati dei politici che tra poco intaseranno i giornali on line.

Io continuo a vedere ogni giorno donne umiliate, che si fanno il culo come un secchio spesso senza riuscire ad avere quello che meritano; vedo donne uccise, stuprate, torturate nelle loro stesse case. Donne che devono scegliere tra famiglia e lavoro, donne sfruttate. Vedo una politica distante dai nostri problemi e dalle nostre necessità, molto più occupata a farsi massaggiare o a fare leggi e campagna elettorale sulla nostra pelle. Continuo a vedere il corpo della donna usato per vendere e comprare.

Mi fa schifo l'ipocrisia che oggi più che durante il resto dell'anno regna sovrana.

Oggi si parlerà di "donne che ce l'hanno fatta", di "donne che hanno sofferto, ma che hanno resistito" e domani di nuovo solo culi&tette, di nuovo donne sottomesse, di nuovo donne come merce di scambio, che non fanno paura al Potere, le sole donne che il Potere accetta.

Oggi decine di maschi con una mimosa all'occhiello diranno che noi siamo "l'altra metà del cielo", che loro senza di noi non sarebbero niente, che siamo migliori di loro, perché riusciamo a fare le madri, le mogli, le lavoratrici e che un mondo governato dalle donne sarebbe un posto migliore.

Oggi i vertici di SantaRomanaChiesa ci racconteranno commossi della madre di Gesù e domani torneremo ad essere streghe tentatrici da bruciare sul rogo o da rinchiudere in casa.

Ricordiamocelo quando ci regaleranno una mimosa.
Oggi sorridono, domani saranno di nuovo calci nel culo.
Anticiparli no, eh?

TRUFFA



Ora, non è per vantarmi, ma sono nella galleria de L'Espresso grazie al meraviglioso cartello saccente che mi sono appesa al collo Domenica a Piazza Navona.


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venerdì 5 marzo 2010

Scusa, ma ti mando affanculo*


*volevo mettere "scusa, ma ci hai rotto il cazzo", ma lo hanno già usato più volte questi geni qui e mi pareva brutto.

Qualche giorno fa il Magnifico (??) Rettore Frati ha deciso di usare l'Aula Magna de La Sapienza per avvicinare i giovani studenti alla cultura, al cinema e alla letteratura italiani.

"Chi meglio di Moccia?", si sarà detto il Magnifico mentre pensava già al ritorno pubblicitario del mega evento.

“Ringrazio Moccia per le tematiche che affronta. Ci insegna la reciprocità dell'amicizia: le competenze affettive sono più complicate di quelle sessuali, cognitive e sportive”, ha detto una professoressa ordinaria di psicologia.
Moccia.
Moccia ci insegna...
Moccia.
MOCCIA, PERDIO!

Per fortuna uno studente ha fatto una domanda sensata, che non riguardava Bova né i lucchetti-di-merda a Ponte Milvio: “Ma non si vergogna di rappresentare oggi qui alla Sapienza la letteratura italiana, nel tempo forse la più importante e significativa del mondo. Glielo dico col cuore”.
Pare che il Manzoni de noantri abbia farfugliato qualcosa sulla libertà e sulla diversità dei gusti...

Moccia...
PerdioMoccia.
Meno male che alla Sapienza ormai ci capito di rado.

Moccia...

Riflessioni


Riflettevo (!!!) ieri sull’incapacità di moltissimi “capi” di capire che a noi poveri sottoposti spesso serve ben poco per essere “felici” sul lavoro.

Non riesco a capire cosa impedisca loro di immaginare che una semplice pacca sulla spalla o un “ben fatto” detto al momento giusto possano aiutare molto chi si fa il culo come un secchio ogni giorno per due lire. Certo, un aumento di stipendio o un passaggio di livello sarebbero decisamente meglio, ma da qualche parte bisogna pur partire.

Soprattutto mi lascia sconcertata il fatto che nessuno sembri rendersi conto che siamo noi alla base della piramide che in qualche modo mandiamo avanti gli uffici.
Voglio dire, il Capo è quello che firma la pratica e prende accordi, ma chi ha preparato la pratica e seguito i passaggi che porteranno all’accordo, probabilmente è un impiegato che non ha fatto altro che il suo lavoro.

Insomma, il SindacoDeStoCazzo o chi per lui è quello che inaugura le nuove costruzioni, ma chi ne ha permesso l’esistenza è solo un lavoratore e magari sarebbe bene ricordargli ogni tanto che è stato bravo a fare quello che doveva.

Nel vecchio ufficio sono stata proprio la base della piramide.
Il mio era un lavoro terribilmente semplice e atrocemente frustrante, ma senza quello il lavoro di tutti  sarebbe stato fortemente rallentato se non reso impossibile.
E mai, nemmeno una volta, mi è stato detto “ben fatto”.
È così difficile capire che a furia di fare così uno si stanca, si stressa e anche il suo lavoro e la sua produttività ne risente?

Ah, quante riflessioni nascono da un paio di Peroni.

Sto cazzo.



I preti, si sa, hanno un problema con le donne.
E non solo perché (in teoria) non scopano.
Le donne, per loro, sono esseri fastidiosi che si sopportano solo perché vengono dalla costola di un vero maschio fatto a immagine e somiglianza del loro dio.
L'unica donna che "rispettano" è la MammaDiGesù, che però hanno dovuto far tornare vergine 1854 anni dopo la nascita del salvatore, che certo non poteva essere frutto di amplesso come tutti noi.
Fanno i vaghi, ma ogni tanto c'è qualcuno che proprio non si sa tenere, come il vescovo Emerito di Senigallia, Monsignor Oddo Fusi Pecci, che ci fa sapere quale sia il nostro vero ruolo nella società: madre, moglie, educatrice.
Che poi tradotto sarebbe una cosa tipo "donna schiava zitta e chiava", ma in chiesa le parolacce non le dicono ché è peccato, credo.
Il simpatico emerito monsignore dice che per una donna che si rispetti il lavoro viene dopo marito e figli e ci spiega come "nella crisi di valori attuale e nella emergenza educativa che viviamo, molto abbia a vedere il fatto che la donna esce molto di casa, reclami una sfrenata indipendenza dal marito e vada a lavorare".
Queste madri snaturate, che si svegliano la mattina, preparano pupi e colazioni, portano la prole a scuola, vanno al lavoro, al supermercato, a recuperare i figli e preparano la cena sono la rovina della società moderna.
Ma lo sappiamo tutti di chi è la colpa: di quelle troie esaltate delle femministe che bruciavano i reggibocce in piazza e urlavano "io sono mia!" solo per poter scopare a più non posso e poi abortire per sfregio: "il femminismo esasperato ha creato danni e lo si vede nella scarsa educazione anche cristiana dei figli."
Che poi io non lo sapevo, ma anche la biologia svolge un ruolo principale in tutta la faccenda: biologicamente noi femmine tentatrici spacciatrici di mele e pure un po' troie siamo deputate al ruolo di madri e quindi come possiamo fare le mamme se poi andiamo a lavorare?
Colpa nostra se ci sono le guerre, se esistono i bulli, se i ragazzini si ammazzano tra loro o sterminano le famiglie, colpa di queste madri rese cieche da una smodata ambizione: "Una volta quando la donna badava a quello che é la sua missione, faceva recitare le preghiere, accompagnava i bambini alla scuola e al catechismo tante storture non accadevano, bisogna riconoscerlo".
Si, "una volta" il mondo era un gran bel posto, pieno di pace&amore per tutti, poi quelle bastarde femministe hanno cominciato a mettersi in testa strane idee, come l'uguaglianza dei diritti. Pazze scriteriate, non avevano immaginato il baratro cui ci avrebbero condotto.
O forse si... (ghigno satanico -femminile- e musica paurosa in sottofondo)

giovedì 4 marzo 2010

Aiuto!



Settimana di fuoco al lavoro.
Una media di due ore in più al giorno. Ore che chiaramente non mi saranno pagate e che spero di poter recuperare, magari scappando prima domani. Ovviamente questo mi impedisce di andare avanti con lo studio...

Ma ho scoperto delle cose:
- sono bravissima a mentire: al telefono sembro davvero una donna professionale e gentilissima, mentre in realtà sono una stronza acida e sto ancora cercando di capire che cazzo sto facendo qui;
- la gente è molto più imbecille di quanto pensassi;
- lo stress lavorativo mi fa venire continui mal di testa e un fastidiosissimo dolore alla spalla destra che nemmeno la piscina riesce a lenire;
- la birra appena rientro a casa è irrinunciabile.

Cazzo, sto lavorando talmente tanto che leggo a mala pena i giornali e mi sto perdendo la meraviglia delle liste Polverini e Formigoni.
Non m'è sfuggita, comunque, la strepitosa mossa del governo per metterla (di nuovo) al culo ai lavoratori alla faccia dell'articolo 18.

E mo' scendo che c'ho da fa.

lunedì 1 marzo 2010

In mano a chi stamo...

Io volevo scrivere qualcosa sul casino delle liste del PDL nel Lazio.
Volevo scrivere che questi so' talmente imbecilli da consegnare le liste a uno che già una volta gli ha fatto prendere un mezzo infarto.
Volevo scrivere qualcosa sulla Polverini che denuncia i radicali che denunciano la Polverini.
O magari sulle firme "irregolari" di Formigoni.

Ma non ce la faccio: cazzo, questi governano il paese!