martedì 29 giugno 2010

Anche i leghisti piangono.


Essere leghista non deve essere per niente facile.
Innanzitutto il tuo leader è Bossi e già questo è pesante per chiunque abbia un quoziente intellettivo più alto di quello di una tellina, poi non puoi tifare la tua nazionale durante i mondiali. Non puoi andare in “terronia” e ammettere che ci sono dei posti di rara bellezza, sei costretto a parlare a grugniti ed eleggere gente come Cota. Poi ci si mettono anche quei pezzenti di Napoletani, che non vogliono accettare in silenzio il tuo odio e se te gli canti in campagna elettorale che c’hanno il colera, loro poi rispondono mettendo dei cartelli fuori dai negozi dicendo che il leghista non è il benvenuto.
Ma è qui che si riconosce l’impavido militante leghista. Lui non guarda il cartello in lacrime, non piange le sue disgrazie. Lui scrive a Maroni e chiede nientepopodimenoche una cazzo di interrogazione parlamentare. Dicono: “al di là della dubbia legalità di certe azioni propagandistiche che vorrebbero i leghisti non graditi in certi negozi di Napoli, si sta alimentando un clima di tensione e di soppressione della libertà di espressione che merita l'attenzione del ministro dell'Interno.”
Mica come Borghezio che spruzza il Glassex sulle puttane Nigeriane in treno! Questi napoletani zozzi e brutti che il Vesuvio dovrebbe lavarli col fuoco, si permettono di non volere a casa loro dei fieri esponenti della gloriosa stirpe padana. Quasi fossero dei negri qualunque  o al massimo degli zingari di merda.
Dice benissimo Paolo Grimoldi, coordinatore federale del Movimento giovani padani: «Se certi cartelli fossero apparsi in Padania, prendendo come scusa le continue battute dell'intelligenza napoletana contro il Nord (basti citare Pino Daniele) sarebbe successo il finimondo. Se invece il razzismo parla napoletano non solo va bene, ma trova anche l'appoggio incauto di certi politici che, invitando a "reagire con forza", rischiano di alimentare le derive più pericolose di questa sconcertante campagna discriminatoria».
E ora scusate, ma vado a pulirmi il culo col tricolore.

martedì 22 giugno 2010

"Una questione di democrazia"


Peter Gomez ha "risposto" a Fini.
Un sacco di belle parole, date, esempi... ma mai, nemmeno per sbaglio, Gomez ha fatto notare a Fini che forse 'ste sparate contro le donne potrebbe anche risparmiarsele.

Ma Massimo Fini è un grande scrittore, un grande giornalista e, soprattutto, (non un uomo, ma) un essere umano libero. Nella sua vita si è reso protagonista di molte scelte coraggiose e controcorrente. Che ha sempre pagato di persona. Capisco il senso delle sue provocazioni. E, anche se in questo caso non condivido una parola di quello che dice, voglio che lo possa fare. Soprattutto sulla Rete dove ciascuno può contraddirlo, criticarlo, lodarlo o insultarlo. Se il caso.

Insomma, "
Il Corpo delle Donne" c'è piaciuto tanto, disprezziamo le pubblicità delle macchine con gnocche seminude in primo piano, siamo per le pari opportunità, ma se siamo  abbastanza antiberlusconiani possiamo scherzare sullo stupro e sorvolare sull'orrore della condizione femminile in Afganistan. Sono solo provocazioni e comunque la sola cosa che conta è che "lo possiamo fare". Perché non raccontiamoci cazzate, se le stesse parole fossero state stampate su Libero o Il Giornale, di certo non ci si sarebbe nascosti dietro la libertà di parola.

Ma vaffanculo pure Gomez.

lunedì 21 giugno 2010

Più chiese meno case



Il SindacoDegliAltri è un palazzinaro scatenato.
Dopo aver annunciato l'arrivo dei grattacieli nelle periferie romane per risolvere il problema della penuria di abitazioni, ora ha deciso di fare qualcosa di davvero sensazionale: costruire
cinquantuno chiese.
Come se a Roma non ce ne fossero abbastanza.
"E' un progetto che abbiamo realizzato insieme al Vicariato e alle altre diocesi per portare parrocchie e centri di culto, ma anche importanti centri sociali, culturali nelle periferie. Siamo infatti consapevoli che le parrocchie sono spesso punto di aggregazione ed identità dei quartieri".

Ma il comune non dovrebbe servire proprio a questo? A realizzare "centri sociali e culturali"? Da quando cultura e socialità sono esclusivo appannaggio della chiesa cattolica?
E soprattutto, cosa ci darà il Vaticano in cambio? Un paio di rate di ICI? O farsi belli coi preti serve a nascondere una città sempre più intollerante e insicura?

Non so, io non riesco a non chiedermi quanti asili nido, quante palestre, quanti centri per giovani e vecchi si sarebbero potuti costruire con i soldi che andranno alle 51 parrocchie.

domenica 20 giugno 2010

Massimo is back


Già un paio di mesi fa Massimo Fini ci aveva allietato con il suo illuminante pensiero sulle donne (io ne ho parlato qui, lui l'ha scritto qua). Come dice un amico di FB forse s'era preso troppi pochi vaffanculo e ha sentito l'impellente bisogno di bissare.

Stavolta Fini ci fa sapere che 'sto maledetto femminismo ha rovinato non solo le donne, ma anche gli uomini che stanno perdendo il loro ruolo.

Insomma, prima la faccenda era facile facile: la donna stava a casa a badare alla prole, a cucinare, a pulire o al massimo nei campi quando era tempo di vendemmia e l'uomo andava a lavorare per mandare avanti la baracca.

E ogni tanto, quando si andava a teatro, (perché allora la gente del popolo andava a teatro, oh yes, a vedere spettacoli carnascialeschi ma anche Eschilo, Euripide, Sofocle, Aristofane che sono un po' meglio di "X Factor") c'era sempre una zia zitella o una domestica perché non c'era famiglia, per quanto modesta, che non avesse dei domestici in essa integrati.
Adesso invece è un macello, le donne lavorano e tocca pagre una baby sitter o mettere i bambini all'asilo. Che poi lo sanno tutti che la femmina un ruolo ce l'ha, gliel'ha dato Madre Natura. Mogli e madri dobbiamo essere e se decidiamo di essere altro, di andare a lavorare, a studiare, di uscire di casa per crearci la nostra vita distruggiamo questo meraviglioso ordine naturale.
La donna, secondo Massimo Fini, è una cosa passiva, che deve accettare il ruolo impostole da questa presunta legge di Madre Natura. L'uomo, invece, un ruolo se lo deve creare: donna passiva, uomo attivo.
Una donna che decide di diventare parte attiva nella SUA vita, distrugge ogni certezza e all'uomo non resta nemmeno una guerra per sentirsi davvero maschio.

L'uomo il suo scopo nel mondo deve cercarselo, ma oggi non ha più occasioni per esercitarlo. Non c'è più la guerra dove provare il proprio coraggio (la guerra d'antan, dico, non quella odierna dei robot, tanto che vi partecipano anche le tipe, robb de matt), non c'è più il duello. La forza fisica, sostituita dalla tecnologia, non conta più nulla eccetera. E, senza ruolo, l'uomo non esiste.

Fortunate noi donne, che non dobbiamo fare altro che le serve, le fattrici, le mamme amorevoli e le mogli sempre pronte. Il lavoro, la cultura sono cose che non ci appartengono perché non sono "naturali".
E proprio per colpa nostra, megere maledette che impediamo al maschio di avere il suo ruolo, l'ordine della Natura è sovvertito.
Così le ragazze, che sognano pur sempre il vir, il "principe azzurro" (lo si vede ai matrimoni dove tutte, non solo la sposa, versano fiumi di lacrime: la cosa le emoziona ancora) si trovano davanti un bambino (“Ricordati che in ogni uomo c'è un bambino che vuole giocare” scrive Nietzsche).
E' colpa dell'orrida emancipazione femminile se esistono uomini "bambini". E visto che è solo colpa nostra non dobbiamo rimanere deluse da quello che ci troviamo davanti: avremmo potuto seguire Madre Natura invece che pensare con le nostre teste e forse ci troveremmo davanti un bel maschione rude e vigoroso e non 'ste mezze checche con cui ci accompagnamo.

Lui dice di conoscere molte trentenni, spesso belle, colte, eleganti (fini no, la ragazza "fine" è scomparsa dall'Occidente) che fan una fatica boia a trovare un partner. Non per una scopata (anche per quella, gli uomini, di fronte all'aggressività femminile, stan diventando tutti finocchi), ma un uomo che dia loro la sicurezza e il senso di protezione di cui hanno bisogno.

Anche finocchi vi facciamo diventare, cari miei. Se una donna ha voglia di farsi una scopata e via (cosa che vi assicuro capita un po' a tutte), il maschio diventa frocio. E' la vecchia storia del maschio cacciatore e della donna preda. Una donna che vive allegramente il sesso non è più "preda" e il cacciatore diventa una mammoletta.
Una soluzione a questo dramma cosmico, comunque, c'è e Massimo ce la dice senza mezzi termini:
Consiglio uno stage in Afghanistan. Troveranno degli uomini che le faranno rigar dritto, come meritano e come, nel fondo del cuore, desiderano.

In fondo noi donne desideriamo essere trattate da schiave, vogliamo non avere diritti, non vogliamo lavorare, studiare, vivere da sole. Solo che non lo sappiamo. O meglio, il femminismo e le lotte per la nostra emancipazione ci hanno distolte dalle cose davvero importanti. Meno male che a distanza di qualche mese Fini è venuto a ricordarcelo.

C'è da chiedersi che razza di donne abbia incontrato Fini nella sua vita e cosa gli abbiano fatto mai di così terribile.
Se non fosse così stronzo mi farebbe quasi pena.

venerdì 18 giugno 2010

Non sono una scienziata.


Non so se sia il caldo o il tentativo massiccio di impecoronarci (lo so che la parola non esiste, ma non me ne frega niente) sempre di più, ma in questo periodo i quotidiani on line sono scandalosi.
E dire che di cose serie di cui parlare ce ne sarebbero a pacchi.

Tra Repubblica e Corriere è tutto un fiorire di articoli su ricerche scientifiche assurde che mi fanno pensare che il genere umano dovrebbe estinguersi per troppa idiozia.

L'altro giorno c'era un interessantissimo studio sui
nomi, che pare segnino il nostro comportamento nel mondo.
Poi è stata la volta della
voce maschile che preferiamo noi donne.
Segue illuminante
articolo che ci fa sapere che un'indagine del «Department of Social Policy» della London School of Economics ha svelato che se lui fa le faccende di casa si abbassa la possibilità di divorzio.
Ma il premio della settimana lo do decisamente a "
Oggi è il giorno più felice dell'anno", sul Corriere.

I fatti di Pomigliano, le macerie de L'Aquila, il nuovo esilarante ministero del federalismo, quelche decina di tragedie qua e là e la morte di uno dei miei scrittori preferiti (
Josè Saramago) non contano un cazzo.

La scienza così dice.
Oggi siamo tutti felici.

Il fatto che mi girino i coglioni non fa che confermare la mia scarsa dimestichezza con le scienze.

Mavvaffanculo.

Immagini amiche.


L’UDI ha lanciato già da un po’ la campagna “Immagini amiche”, nata per “contrastare con una azione politica puntuale, organizzata e condivisa le immagini lesive e gli stereotipi femminili ovunque, non solo nella pubblicità”.

Trovare immagini amiche mi pare un’impresa quanto mai ardua, mentre non ho alcuna difficoltà a vedermi circondata di messaggi che dipingono le donne come delle mezze zoccole, delle mentecatte, delle maniache schizzate.

Le pubblicità delle automobili sono un buon punto di partenza. Bella macchina e bella gnocca sembra un connubio destinato a sopravvivere nel tempo (a questo punto sto canticchiando “Spendi spandi Effendi" di Rino Gaetano: “Spider coupè gittì alfetta. A 200 c’è sempre una donna che t’aspetta. Sdraiata sul cofano all’autosalone… e ti dice, prendimi maschiaccio libidinoso. Coglione!”).

Quelle degli assorbenti, poi, ci fanno sembrare delle strane cose che quando hanno il ciclo non riescono manco a camminare per il terrore di sporcarsi, ma abbastanza idiote da mettere un assorbente profumato sul ventilatore del treno per contrastare la puzza del ciccione nello scompartimento.

Quelle dei detergenti intimi mi fanno schiantare: la tipa carina, classica ragazza acqua e sapone che saltella in bagno e sputazza acqua fresca allo specchio perché si deve lavare la patata. Bah, io lo faccio da anni con molto meno chiasso.

Poi ci sono le famiglie. In linea di massima la mamma sta a casa a cucinare/lavare/preparare e quando invece è una mamma che lavora, finisce sempre che non ha fatto un cazzo per cena  e meno male che c’è la nuova pizza surgelata, che si fa in un attimo e risolve le serate.

Le amiche nei bar sono quasi sempre delle superfiche cui basta  un gesto per saltare una fila chilometrica e prendere l’aperitivo. Rigorosamente sul bancone del bar, con simil-sfilata incorporata.

Solo che noi non siamo così, lo giuro!
Io quando ho il ciclo ho solo mal di pancia e magari mi gira male perché non posso andare in piscina. Il bidet me lo faccio senza troppe storie: niente balletti, mi sto lavando e niente di più. E poi quando c’è la fila al bar me la faccio borbottando e sognando una birra ghiacciata.

Forse sono io che ho qualcosa che non va, ma non mi riconosco in nessuno degli stereotipi che mi circondano.
E non è invidia. Certo, mi piacerebbe un culo più sodo, delle tette più grosse o una pancia più piatta, ma mi vado benissimo così.
 
Comunque, la cosa che mi rende fiduciosa in un domani migliore, è che è pieno di uomini che non riconoscono le proprie compagne-mogli-amiche-vicine di casa in nessuna delle immagini che ci bombardano.
E che non riconoscono se stessi negli accompagnatori delle donne di cui sopra.

Uno di questi uomini io lo conosco, è amico mio, marito di amica mia, padre di due belli come il sole e c’ha pure un blog, che pubblicizzo molto volentieri.

giovedì 17 giugno 2010

Che sia un segno?


Il mio ferreo ateismo forse sta vacillando.
In Ohio un fulmine ha colpito e incenerito una statua di Gesù di 19 metri e di più o meno 170.000 €.
Che sia un segno divino?
Magari mi sono sbagliata: Dio esiste e sta cercando di dirci qualcosa.
Magari voleva dire che il figlio di un falegname che predicava la povertà non avrebbe amato particolarmente una cosa simile. O che 'sta faccenda dei preti pedofili non ha niente a che vedere con "lasciate che i piccoli vengano a me" o com'era quella cosa lì. O anche che forse sarebbe l'ora di rompere meno i coglioni alla gente e pensare a chi muore di fame e malattia nell'indifferenza del ricco occidente.
Non lo so.
Forse dovrei cominciare a pensare seriamente alla possibilità dell'esistenza di Nostro Signore.




 

mercoledì 16 giugno 2010

Museo Storico Della Liberazione


Copio e incollo dal blog della sezione A.N.P.I. don Pietro Pappagallo (Roma, Esquilino-Monti-Celio)


Il Museo storico della Liberazione di Roma di via Tasso è ancora in balìa delle determinazioni governative sui tagli alla spesa pubblica: anche se non gli tagliassero il contributo annuale, poiché esso non è stato aggiornato (Lit. 100.000.000 nel 2000, € 50.000 quest’anno, con valore effettivo e potere d’acquisto pari a Lit. 50.000.000), non riuscirebbe ad arrivare a fine anno.

Sul futuro del Museo deciderà il Ministro per la semplificazione normativa Calderoni, che starebbe per emanare un decreto delegato sui tagli finanziari. Sappiamo a chi far sentire le nostre voci.
Cosa fare? E’ INDISPENSABILE SCRIVERE IN TANTI, frasi anche non politiche, ma brevi efficaci, tipo:



 


- NO AI TAGLI AL MUSEO STORICO DELLA LIBERAZIONE, I TAGLI FINANZIARI ASFISSIANO E FANNO CHIUDERE IL MUSEO STORICO DELLA LIBERAZIONE,
- LA MEMORIA NON PUO' ESSERE CANCELLATA. NO AI TAGLI DEL CONTRIBUTO AL MUSEO STORICO DELLA LIBERAZIONE.
- LE GIOVANI GENERAZIONI HANNO BISOGNO DI CONOSCERE LE ORIGINI
RESISTENZIALI DELLA REPUBBLICA E DELLA COSTITUZIONE: TAGLIARE IL
CONTRIBUTO A MUSEO STORICO DELLA LIBERAZIONE SIGNIFICA STRANGOLARLO.
- STRANGOLARE IL MUSEO STORICO DELLA LIBERAZIONE (GIA' CARCERE NAZISTA)
SIGNIFICA FAR CHIUDERE UN LUOGO DI MEMORIA DELL’OPPRESSIONE
NAZIFASCISTA UNICO IN EUROPA, COME IL CAMPO DI AUSCHWITZ O LA CASA DI
ANNE FRANK.

Gli indirizzi sono:
segreteria.calderoli@governo.it
semplice@governo.it
legislativosemplificazione@governo.it



Fate scrivere dai vostri amici e mettete dei post su Facebook e sui blog perché il giro si allarghi. Associazioni e gruppi facciano partecipare i loro soci

Poichè il ripristino del contributo non sarà, comunque, sufficiente per andare avanti oltre la sopravvivenza, abbiamo bisogno di aiuto per promuovere raccolte e sottoscrizioni (c/c 51520005), anche mediante eventi, incontri e simili.. Ci rivolgiamo soprattutto a tutti quei soggetti collettivi che già realizzano iniziative nell’estate: RISERVATECI UNO SPAZIO, Grazie !

info@museoliberazione.it
www.museoliberazione.it


 



Su Repubblica on line ho letto il testo dell'accordo di Pomigliano.


[youtube http://www.youtube.com/watch?v=jD45TQIfcoo&hl=it_IT&fs=1&]

martedì 15 giugno 2010

E sti cazzi ndo li metti?


Pure il TG3 mi attacca il pippone su Radio Padania che gioisce per il goal del Paraguay.
STI CAZZI!
Questi so' dei semianalfabeti costretti dal personaggio che si sono creati ad essere antiitaliani per principio. So' talmente imbecilli che direbbero di preferire la cucina Inglese a quella Romana.
Me ne strasbatto se un coglione che parla barbaro (nel senso greco del termine) esulta se la nazionale piglia un goal.

Trilussa vs bavaglio


Come mai, come mai, sempre in culo agli operai?


Non mi metto a parlare di Pomigliano perché io non sono una sindacalista né un'esperta di diritto del lavoro, ma la cosa mi puzza e parecchio.
Che poi sono fresca di studi sul movimento operaio e mi ricordo che mentre leggevo le storie di fabbrica degli anni 60-70 pensavo "ammazza che fichi! E' grazie a loro se c'è la pausa mensa, se posso scioperare, se il mio amico alla catena di montaggio può non passarci dodici ore di fila, che se una resta incinta non viene licenziata (buhauhahuauhauha! pare vero...) ..."
Ed ero tutta contenta.

Mo'
leggo che a Pomigliano la Fiat chiede:

Sanzioni disciplinari fino al licenziamento per il lavoratore che sciopera mettendo in discussione l’accordo con l’azienda.

Sanzioni per sindacati e Rsu che proclamano iniziative di lotta contro l’accordo: sospensione dei contributi e dei permessi sindacali.

(Che poi scioperare non è un diritto costituzionale? che si fa, una specie di deroga-Fiat alla Costituzione?)

In caso di picchi di assenteismo, l’azienda comunque non verserà i contributi per malattia, a prescindere dai controlli.

(E se io c'ho una di quelle malattie bastarde che ti sventrano? Mi levano i  soldi? E io con le medicine e le cure come faccio? Vado a battere?)

Durante le elezioni, l’azienda non permetterà il recupero dei giorni trascorsi ai seggi dai rappresentanti di lista.

Per l’azienda si può lavorare anche otto ore di fila senza la mezz’ora di pausa per il pranzo, considerata come straordinario.


(Eh, certo. Otto ore so' un cazzo quando stai in fabbica. Com'era la canzone? "Se otto ore vi sembran poche, provate voi a lavorar... e scoprirete la differenza tra lavorare e comandare...")

Uhm... qualcosa non mi torna. E mi sa che non serve essere sindacalisti o esperti di diritti del lavoro per capire che sta continuando ad andare "sempre in culo agli operai" e che se sta roba passa sarà un precedente e prima o poi i padroni chiederanno le stesse cose: perché Marchionne si e il sig. Gino con la fabbrichetta di mobili no?

 

lunedì 14 giugno 2010

Abortirai con dolore.



Era prevedibile: il primo aborto farmacologico nel Lazio, frazione della Città del Vaticano, non sarebbe potuto passare sotto silenzio come tutti gli altri.
Qui c’è in gioco qualcosa di davvero grosso: permettere alla donna che lo richiede di abortire in modo “non traumatico”, almeno da un punto di vista puramente fisico.
L’ho già detto mille volte, secondo me quello che davvero brucia di più ai perbenisti antiabortisti difensori della vita è proprio questo: l’assenza di un intervento chirurgico invasivo.
L’idea che una donna possa prendere una pillola e abortire, senza sangue, senza bisturi, senza anestesie, senza macchine che controllano battiti cardiaci e pressione sanguigna.
Eh, no!
Così proprio non può andare.
Troppo facile, belle mie.
Noi del dolore tutto privato e “nascosto” di una donna che sceglie per i motivi più diversi di abortire ce ne freghiamo. Noi vogliamo il sangue, il dolore. E vogliamo che siano ben visibili. Avete voluto la bicicletta? E mo’ pedalate e se non vi date una mossa vi facciamo andare avanti a calci nel sedere! Mignotte e assassine che non siete altro!
Siamo per la vita, noi. E la vita è sofferenza. La gioia, la calma, l’assenza di ogni dolore l’avrete solo nell’al di là, se sarete state brave e decisamente non è il vostro caso.
Brucerete all’inferno, voi, ed è bene che cominciate ad abituarvi.

A Ostia la prima donna che ha abortito con la RU486 ha rifiutato il ricovero. Cosa che peraltro si può fare praticamente sempre, se non sbaglio. E poi la Regione Lazio, governata da una giunta eletta soprattutto grazie ai fascisti e ai cattolici bigotti spaventati a morte da quell’anticristo della Bonino, non aveva ancora dato le linee guida, non sapendo bene cosa preferisse il Vaticano.
Comunque, messa alle strette, la Polverini (che non è il mio presidente) ha dato in fretta e furia le linee guida che si aspettavano da mesi: ricovero ospedaliero obbligatorio, in primis.
Così il Grassi, l’ospedale di Ostia, appunto, ha fatto sapere che non potrà più somministrare la RU486, visto che di letti non  ne ha. E visto che per ogni donna che abortisce è prevista una stanza e che farlo “leva” posti letto, mi sa che in molti si adegueranno. Probabilmente con gioia.
Perfetto.
E che si torni ad abortire come ai vecchi tempi.

venerdì 11 giugno 2010

Comunicato di un gruppo di detenuti del CIE di Ponte Galeria


A tutte le persone che vivono in questo paese
A tutti coloro che credono ai giornali e alla televisione



Qui dentro ci danno da mangiare il cibo scaduto, le celle dove dormiamo hanno materassi vecchi e quindi scegliamo di dormire per terra, tanti tra di noi hanno la scabbia e la doccia e i bagni non funzionano.
La carta igenica viene distribuita solo 2 giorni a settimana, chi fa le pulizie non fa nulla e lascia sporchi i posti dove ci costrigono a vivere.



Il fiume vicino il parcheggio qui fuori è pieno di rane e zanzare  che danno molto fastidio tutto il giorno, ci promettono di risolvere questo problema ma continua ogni giorno.



Ci sono detenuti che vengono dai CIE e anche dal carcere che sono stati abituati a prendere la loro terapia ma qui ci danno sonniferi e tranquillanti per farci dormire tutto il giorno.



Quando chiediamo di andare in infermeria perchè stiamo male, l’Auxilium ci costringe ad aspettare e se insistiamo una banda di 8-9 poliziotti ci chiude in una stanza con le manette, s’infilano i guanti per non lasciare traccia e ci picchiano forte.



Per fare la barba devi fare una domandina e devi aspettare, 1 giorno a settimana la barba e 1 i capelli.
Non possiamo avere la lametta.



Ci chiamano ospiti ma siamo detenuti.



Quello che ci domandiamo è perchè dopo il carcere dobbiamo andare in questi centri e dopo che abbiamo scontato una pena dobbiamo stare 6 mesi in questi posti senza capire il perchè.
Non ci hanno identificato in carcere? Perchè un’altra condanna di 6 mesi?



Tutti noi non siamo daccordo per questa legge, 6 mesi sono tanti e non siamo mica animali per questo hanno fatto lo sciopero della fame tutti quelli che stanno dentro il centro e allora, la sera del 3 giugno, è cominciata così:



ci hanno detto: "se non mangi non prendi terapie" ma qui ci sono persone con malattie gravi come il diabete e se non mangiano e si curano muoiono.



Uno di noi è andato a parlare con loro e l’hanno portato dentro una stanza davanti l’infermeria dove non ci sono telecamere e l’hanno picchiato.
Così la gente ha iniziato ad urlare di lasciarlo stare.
In quel momento sono entrati quasi 50 poliziotti con il loro materiale e con un oggetto elettrico che quando tocca la gente, la gente cade per terra.
Le guardie si sono tutte spostate sopra il tetto vicino la caserma dei carabinieri qui dentro, dove sta il campo da calcio.
Dalla parte sinistra sono entrati altri 50 poliziotti.



Quando abbiamo visto poliziotti, militari, carabinieri, polizia, finanza e squadra mobile ufficio stranieri (che sono i più infami) sui tetti, uno di noi ha cercato di capire perchè stavano picchiando il ragazzo nella stanza.
«Vattene via sporco » un poliziotto ha risposto così.
In quel momento siamo saliti tutti sopra le sbarre e qualcuno ha bruciato un materasso e quindi i poliziotti si sono spavenati e sono andati fuori le mura per prendere qualcuno che scappava.



Da quella notte non ci hanno fatto mangiare nè prendere medicine per due giorni.



Abbiamo preso un rubinetto vecchio e abbiamo spaccato la porta per uscire e quando la polizia ha visto che la porta era aperta hanno preso caschi e manganelli e hanno picchiato il più giovane del centro, uno egiziano.
L’hanno fatto cadere per terra e ci hanno picchiati tutti anche con il gas, hanno rotto la gamba di un algerino e hanno portato via un vecchio che la sua famiglia e i sui figli sono cresciuti qui a Roma, hanno lanciato lacrimogeni e hanno detto che noi abbiamo fatto quel fumo per non  far
vedere niente alle telecamere. Così hanno scritto sui giornali.



Eravamo 25 persone e alcune uscivano dalla moschea lontano dal casino, ma i giornali sabato hanno scritto che era stato organizzato tutto dentro la moschea e ora vogliono chiuderla.
La moschea non si può chiudere perchè altrimenti succederebbe un altro casino.



Veniamo da paesi poveri, paesi dove c'è la guerra e ad alcuni di noi hanno ammazzato le famiglie davanti gli occhi.
Alcuni sono scappati per vedere il mondo e dimenticare tutto e hanno visto solo sbarre e cancelli.



Vogliamo lavorare per aiutare le nostre famiglie solo che la legge è un po' dura e ci portano dentro questi centri.
Quando arriviamo per la prima volta non abbiamo neanche idea di come è l'Europa.
Alcuni di noi dal mare sono stati portati direttamente qui e non hanno mai visto l'Italia.



La peggiore cosa è uscire dal carcere e finire nei centri per altri 6 mesi.



Non siamo venuti per creare problemi, soltanto per lavorare e avere una vita diversa, perchè non possiamo avere una vita come tutti?
Senza soldi non possiamo vivere e non abbiamo studiato perchè la povertà è il primo grande problema.
Ci sono persone che hanno paura delle pene e dei problemi nel proprio paese.
Per questi motivi veniamo in Europa.



La legge che hanno fatto non è giusta perchè sono queste cose che ti fanno odiare veramente l'Italia.
Se uno non ha mai fatto la galera nel paese suo, ha fatto la galera qua in Italia.
Vogliamo mettere apposto la nostra vita e aiutare le famiglie che ci aspettano.



Speriamo che potete capire queste cose che sono veramente una vergogna.



Un gruppo di detenuti del CIE di Ponte Galeria (Roma)
 




Preso da Radio Onda Rossa.

A mente fredda...


Provo a ragionare, alla luce degli ultimi eventi.

Che cosa è successo a questo paese?
Non parlo della gente che vota mafiosi, collusi, ladri, piduisti, quello lo hanno sempre fatto: al governo per 40 anni c’è stata da DC, mica io.

L’altro giorno l’Italia ha detto all’ONU che noi il reato di tortura non lo vogliamo perché in fondo in fondo se uno ti tortura viene comunque punito e quindi che senso avrebbe metterlo per iscritto, è solo altra carta buttata.
Certo, se poi ti tortura la polizia dentro una caserma ligure, magari la punizione sarà un po’ blanda, ma dopotutto eri un pericoloso anarco-insurrezionalista e cosa ti aspettavi, che ti lasciassero sovvertire l'ordine costituito?

Il capo del governo ha detto che governare con i vincoli imposti dalla Costituzione è un inferno, ci sono troppi brutti vincoli e si starebbe molto meglio con qualche aggiustamento a una Carta obsoleta e filosovietica.

I complici del capo di governo dicono che i negri, gli zingari, i rumeni se ne devono andare a casa senza passare dal via, magari aiutati da un bel calcio in culo, anche se tornare a casa per molti di loro è morte certa. Alla fine sti cazzi, mica gliel’abbiamo detto noi di venire qua, no?

Un governo di un paese democratico sta promulgando una legge che per esempio impedirà al padre a alla madre di Ginetto di sapere che mentre il figlio moriva per un terremoto nella casa dello studente, qualcuno rideva nel letto cominciando a contare i soldi.

C’è in atto il più grosso scandalo sessuale della storia della chiesa degli ultimi decenni e chi mi governa (insieme a chi è all’opposizione) fa sapere al santo padre che gli vogliamo tanto bene, che gli siamo vicini e che comunque non parleremo troppo ad alta voce del fatto decine e decine e decine di preti hanno violentato decine e decine e decine e decine di bambini.

E tutto questo non conta niente per la maggioranza del paese. Nessuna reazione.

Come al solito ci siamo “noi”, incazzati, indignati, imbarazzati, furibondi che ci parliamo addosso e ci sono “loro”, che se ne fregano, che la legge sulle intercettazioni difenderà la nostra privacy, che Berlusconi s’è fatto da solo, che noi comunisti non sappiamo perdere, che usiamo le puttane come arma politica e via così.

Io non ho mai trovato qualcuno che fosse in grado di spiegarmi davvero perché si vota Berlusconi.
Qualcuno che mi sapesse dire: “aho, smettila de rompe i coglioni e rifletti seriamente su quanto la tua vita è migliorata grazie a questo governo, ad esempio con l’introduzione di questo&quello e grazie alla legge che dice che bla bla bla.”
Tutti a piangere dalla mattina alla sera che non c’è lavoro, che non si arriva a fine mese, che gli affitti sono troppo alti, che i mezzi pubblici fanno schifo, che le scuole sono fatiscenti.
Ma poi quegli stessi sorridono e applaudono rapiti quando uno si alza in piedi e dice che la crisi non c’è, che va tutto bene, che l’Italia sta bella e solitaria come un fiore in un campo pieno di merda.
Possibile che in tutto il paese solo io a fine mese ci arrivo sempre con l’acqua alla gola? Solo io quest’inverno avevo il terrore di accendere il riscaldamento per paura della bolletta del gas? Solo io noto che la benzina costa sempre di più, che gli affitti sono scandalosi, gli autobus vecchi e inefficienti, che la carne costa troppo, che i “giovani” hanno davanti una vita di lavoro sommerso e precario?
Sono i miei occhi foderati di falci e martelli che mi illudono?
Dove vive il resto del paese?
O forse siamo tutti ormai così assuefatti a questo schifo che alla maggioranza scivola tutto addosso e dopo aver intraletto dell’ultimo operaio morto di lavoro corre a vedere l’ultima acconciatura di Paris Hilton?

mercoledì 9 giugno 2010

Intervista doppia (grazie UAAR)


[youtube http://www.youtube.com/watch?v=8BpxO01j31c&hl=it_IT&fs=1&]

Tu mi fai schifo.


"Ho detto agli uomini della Protezione civile di non andare in Abruzzo o almeno di farlo senza insegne o almeno senza rendersi riconoscibili: rischi che qualcuno che magari ha avuto dei familiari morti sotto le macerie e con una mente fragile, gli spari in testa. La Protezione Civile non si recherà più in Abruzzo finché esisterà l'accusa di omicidio colposo."



 

Se ti aggrediscono, nasconditi.


Le associazioni per la difesa dei diritti delle "minoranze" non hanno capito niente.
Quelli ancora credono che se ti picchiano per strada o ti discriminano per le tue preferenze sessuali, politiche, religiose e per il colore della tua pelle la risposta deve essere "uscire allo scoperto", far vedere che non si ha paura, che si è fieri di ciò che si è. E quindi stanno sempre a organizzare cortei, sit-in, fiaccolate.
Antichi.
E ignoranti, nel senso che non sanno niente.

Quindi ci pensa Frati a spiegare come ci si deve comportare.
Frati è il Rettore della Sapienza, la mia Università.
Il fatto che non mi piaccia non conta, qui si parla di vere lezioni di vita e tutti dobbiamo trarne vantaggio.

Allora, praticamente quei froci fricchettoni pseudoartisti che si fanno chiamare
QueerinAction avevano pensato ad una rassegna cinematografica alla Sapienza.
La volevano fare al pratone, in perfetto stile fricchettonecomunista, insomma.

Ma questi ragazzetti non sanno come stanno davvero le cose e per loro fortuna il Rettore corre in  loro aiuto, dall'alto della sua immensa sconfinata meravigliosa cultura e soprattutto in ossequio al suo ruolo di educatore.

Pare che i fascisti questa cosa proprio non la vogliono vedere nella loro fascistissima Università e quindi avrebbero minacciato le solite cose (che poi dice che in realtà c'è stata una mezza rissa tra ubriachi che sarebbe stata usata come pretesto da Frati, ma queste cose sono solo brutte voci messe in giro da qualche marxista leninista gay).

Meno male che è arrivato superFrati a salvare la situazione: STOP alla rassegna.
Così i disordini si evitano. Niente di più facile. C'è da chiedersi come mai non ci avesse ancora mai pensato nessuno.

Come quando passeggi tenendo per mano uno/a del tuo stesso sesso: se ti massacrano di botte è solo colpa tua. Bastava evitare di far vedere al mondo tanto amore, no?

Aurelio Mancuso proprio non capisce il senso del grande intervento del SuperRettore e se ne esce con storie che non stanni né in cielo né in terra:

"La rassegna, patrocinata dalla Provincia di Roma è stata cancellata adducendo la possibilità di attacchi omofobi da parte di gruppi dell'estrema destra capitolina. In verità non vi è stato alcun segnale di questo tipo. La rassegna doveva iniziare domani, era stata resa nota da tempo senza che vi siano state reazioni negative. Le associazioni organizzatrici hanno lanciato una raccolta di firme ma non si può accettare che per supposti e infondati timori di attacchi omofobi si cancelli una rassegna cinematografica a tematica lgbtqi: così facendo si fa vincere proprio chi ritiene di doverci discriminare nella nostra dignità"

Sciocco Mancuso. Non ha capito che la nuova via da percorrere è il ritorno al passato: chiudersi in casa, fare finta di essere altro da sé, abbassare la testa, non guardare nessuno dritto negli occhi e soprattutto non difendere mai le proprie idee e le proprie convinzioni dagli attacchi beceri della feccia che ci circonda.

lunedì 7 giugno 2010

Insensibile del cazzo


Caro signor Facebook,
non credi sia da veri bastardi consigliarmi di chiedere l'amicizia al mio ex?
Io me ne sto lì a farmi i cazzi miei (sono drogata di giochetti idioti: coltivo terre, sfamo animali, faccio saltare quadrati colorati) e appena sposto lo sguardo mi trovo la foto dell'ultimo uomo che m'ha fatta piangere lacrime amarissime?
Ci sono milioni di utenti attivi e con la faccenda dei sei gradi di separazione potrei "conoscerne" a tonnellate e tu mi metti davanti proprio quella foto?
Bah, fanculo.

Cioè...


... esiste un campionato mondiale dei "popoli senza nazione".
E per la terza volta l'ha vinto la Padania. Giocava anche il Regno delle Due Sicilie.

Padania e Regno delle Due Sicilie.


Cazzo, se io fossi curda mi incazzerei come un toro.

Mi sto deprimendo.

giovedì 3 giugno 2010

Sei punti esclamativi.


L'altro giorno uno dei miei referenti m'ha rifilato l'ennesimo cetriolo: scrivere una brochure sulle attività della società qui dal cliente, ordine del SuperCapoDeiCapi.

Gli ho detto che non l'ho mai fatto e che avrei avuto bisogno di qualche dettaglio in più, tipo conoscere il destinatario, quale tipo di dati evidenziare e cose così.
La sua risposta è stata: "Be', mica posso dirgli che non lo facciamo perché non siamo capaci".
A parte il plurale, m'ha parecchio indispettita il suo evidente rifiuto a darmi indicazioni. Insomma, lui è un genio dell'informatica, con le parole posso ben pensarci io, sciocca ragazzina che sa a mala pena usare un pc.
M'è presa malissimo e come al solito m'è venuta l'ansia da prestazione., con tanto di tachicardia (si, cazzo, io sono una che quando si ansia c'ha la tachicardia, cheppalle).

Ho cominciato a buttare giù qualcosa, con scarsi risultati, poi ho deciso di scavalcare un referente poco interessato e chiamare il SuperCapoDeiCapi per chiedere direttamente a lui qualche indicazione.

E quindi ho scritto un po' e gli ho mandato una prima bozza dicendo che sapevo che il tutto era probabilmente sconclusionato, ma che avevo bisogno di sapere almeno se stavo andando nella giusta direzione, non avendo mai fatto un lavoro simile.
La risposta del SuperCapoDeiCapi è stata: Ottimo!!!!!! e non sto scherzando, domani mattina passo e aggiustiamo alcuni dettagli.

Sei punti esclamativi.
Non mi capitava dalle elementari e ora mi sento parecchio meglio.
 

Feste della Repubblica e Belle che salutano.


Stavolta Maroni c’ha ragione: le polemiche sulla sua assenza alle celebrazioni del 2 giugno a Roma sono un inutile polverone, discussioni sterili buone solo per riempire i giornali .
Insomma, davvero è necessario chiedere perché non c’era?
Siamo seri, questo è uno dei capi di un partito che dalla sua fondazione ha detto che col tricolore al massimo ci si può pulire il culo, un partito che s’è reinventato la storia del paese, decidendo di discendere da un non meglio identificato “popolo padano”.
La sua assenza non solo è giustificata, ma è anche perfettamente logica.
Non si deve essere dei gran geni per capirlo, no?

La cosa su cui casomai sarebbe il caso di interrogarsi sono le parole della preside di una scuola media di Roma, che ai suoi studenti che hanno intonato “
Bella ciao” a fine concerto davanti a non-so-chi del Ministero della Pubblica Istruzione, ha detto che non solo hanno compiuto un atto riprovevole (non una “semplice ragazzata”, come se intonare un inno partigiano fosse l'equivalente musicale del riempire i cessi di bigattini), ma anche che "non vanno mai dimenticati i doveri verso chi ospita, a cui ci si deve rapportare con rispetto”.
Quindi, bastardelli comunisti, cominciate a imparare “faccetta nera”, che la prossima volta ve tocca cantà e pure con convinzione.

Comunque la parata militare del 2 giugno mi fa cagare. Tanto per la cronaca.

martedì 1 giugno 2010

Un bambino costa quattromilacinquecentoeuri pagabili in comode rate.



Quando andavo al Liceo l'AIED venne a farci una specie di corso di educazione sessuale.
Certo a quell'età sapevamo tutti come si facevano i bambini e non tutti avevamo una vita sessuale (tempi bui per molti di noi, quelli), ma eravamo un'altra generazione, spesso figli di vecchi fricchettoni che ci avevano spiegato un po' tutto.
Sapevamo anche come non si fanno i bambini e con gioia avevamo ricevuto a piene mani i profilattici portati in dono. Sapevamo anche che se avessimo avuto vergogna di andare in farmacia, alla sede AIED avremmo potuto averne ancora.

La signorina ci spiegava che il solo modo per combattere l'aborto è la prevenzione.
Tipo la storia del dentifricio: prevenire è meglio che curare.
Un profilattico evita l'aborto.
Certo ci disse anche che i profilattici possono rompersi o sfilarsi e che la pillola non è sicura al 100% e da lì è partito il pippone sulla  contraccezione d'emergenza e soprattutto sulla legge 194.

Ecco, mi sa che in Padania 'sto corso l'hanno fatto in pochi, visto che quei geniacci della Regione hanno pensato di dare un bonus di 250 € al mese per un anno e mezzo (4500€) alle donne che rinunciano ad abortire "pur vivendo in condizioni economiche difficili".
"Nessuna donna dovrà più abortire in Lombardia a causa delle difficoltà economiche" , ha detto Formigoni.
Certo, sarebbe anche bello fare dei corsi di educazione sessuale nelle scuole per spiegare come si possa non arrivare al punto di abortire, ma per un ciellino deve essere davvero troppo.

Ancora una volta una scelta dolorosa viene ridotta a qualcosa di puramente economico.
Che poi, siamo seri, con 4500€ in un anno e mezzo mi sa che non ci fai un granché: è solo becero populismo sul corpo delle donne. Come al solito, del resto.

Dice che in questo modo  vogliono "aiutare la famiglia, la maternità e la natalità, rimuovendo il più possibile gli ostacoli, a cominciare da quelli di natura economica, che rendono più difficoltoso il fare una scelta a favore della vita".
Non un accenno, mi pare, alle donne che perdono il lavoro perché incinte, agli asili comunali che non bastano, agli affitti alle stelle, al costo della vita che non fa che salire.

Con 4500€ il ciellino medio è felice di aver salvato una vita che ancora non c'è per ben 18 mesi, poi ci pensasse la madre e tanti saluti.