venerdì 30 luglio 2010

Ho una domanda.



Ho ascoltato le dichiarazioni di Fini.
Cito qualche passaggio:

"[...] la concezione non propriamente liberale della democrazia che l'onorevole Berlusconi dimostra di avere [...]"
"[...] logica aziendale [...] che di certo non ha nulla a che vedere con le nostre istituzioni democratiche [...]"
"[...] legalità intesa come etica pubblica, senso dello stato, rispetto delle regole [...]"
"[...] cittadini onesti (parla degli elettori del Pdl) che non capiscono perché all'interno del nostro partito, il garantismo, principio sacrosanto, significhi troppo spesso pretesa di impunità [...]"

La mia domanda è facile facile, la stessa che feci anche a Casini:

MA CON CHI CAZZO CREDEVI DI STARE FINO A IERI SERA?

Sono ANNI che diciamo che democrazia e Berlusconi sono quanto di più lontano possa esistere, che 'la sua "logica aziendale" con la politica non c'entra niente!

E soprattutto: cittadini onesti che non capiscono perché all'interno del nostro partito, il garantismo, principio sacrosanto, significhi troppo spesso pretesa di impunità.
Essù, un po' di decoro.

Troppo comodo


Stavolta sulla copertina del Time c'è il primo piano di una ragazza sfigurata dalla violenza dei Talebani.

Una delle scuse più usate per "farci piacere" la guerra in Afghanistan è stata "andiamo a liberare le donne", una bella paraculata.
I Taliban sono al potere in Afghanistan dalla metà degli anni 90 e non è che le violenze e le limitazioni delle libertà siano inziate nel 2001, ai tempi dell'attentato alle Torri Gemelle.
I Taliban erano stati già parecchio attivi ai tempi dell'invasione sovietica, ma allora si doveva salvare il mondo dai comunisti e non c'era tempo per fermarsi a pensare troppo alle ideologie che erano alla base della loro esistenza.

Io ho finito il liceo nel lontanissimo 1997, quando loro erano al potere da poco tempo.
Mi ricordo che invitammo ad un'assemblea un gruppo di donne (non vorrei sbagliare, ma credo fossero le Donne in Nero) per parlarci della condizione femminile in Afghanistan.
La terribile condizione delle donne, che ora viene usata come spauracchio e giustificazione, si conosceva già.
E' che allora era molto più conveniente voltarsi dall'altra parte.

Adesso ogni volta che succede qualcosa in Afghanistan e si parla di finirla con la guerra, c'è sempre qualcuno che dice che senza le nostre bombe, quelle che ammazzano decine di donne e bambini nei mercati per "errore", la condizione femminile andrebbe peggiorando. E chi è così cattivo da lasciare le donne in mano agli aguzzini?

E' comodo, troppo comodo così.

Metti in prima pagina una foto terribile, un volto giovane e irrimediabilmente sfigurato e chiedi "cosa succederebbe se lasciassimo l'Afganistan?"

Usare un'immagine simile per giustificare una guerra sporca è -credo- l'ennesimo sfruttamento delle donne da parte di una società che di noi non si interessa mai.

Si sapeva benissimo e da anni quello che i Taliban -e purtroppo non solo loro- pensano debba essere il ruolo delle femmine nella società.
E il ricco occidente se ne frega, se di mezzo non ci sono oleodotti, petrolio, droga, diamanti, soldi.
Salvo poi usarci come scusa per ogni barbarie.

Vi ricordate la campagna elettorale dei fascisti qui a Roma? Il SindacoDegliAltri ha vinto le elezioni sulla pelle delle donne, cavalcando ogni stupro come un'arma da usare contro l'amministrazione di Veltroni, rea di essere troppo poco rigida in materia di sicurezza.

Come se le donne avessero cominciato ad essere stuprate in strada nel 2008.
Come se il burqa fosse stato imposto ieri.
Come se le donne afghane avessero dovuto smettere di lavorare, di vivere, di esistere proprio adesso.

Ora vi accorgete della barbarie, ma noi lo sapevamo da un pezzo.



giovedì 29 luglio 2010

Mejo pedofilo che frocio



Il bello di un sito come questo è che anche quando mi sento giù, quando potrei in qualche modo tentennare, rimette subito le cose in chiaro, dimostrando che il mio fiero ateismo e il mio disprezzo nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche e dell'istituzione-chiesa sono giusti e che devo coltivarli sempre.

Sia chiaro, so benissimo che anche nella Chiesa c'è gente per bene e so anche che non tutti i credenti sono degli imbecilli pecoroni razzisti, omofobi e incapaci di intendere e di volere.
Solo che pare che siano una netta minoranza, o quantomeno che non abbiano avuto dal loro dio il dono della parola.
Insomma, se io sapessi che nell'associazione in cui milito c'è pieno di merda, non credo riuscirei a restare in silenzio e a cercare giustificazioni per la puzza. Quantomeno scapperei a gambe levate e farei di tutto per consigliare agli altri di fare altrettanto.
Ma io non sono fedele, quindi non saprei.

Meno male che esiste nella Chiesa di Roma gente come Monsignor
Giacomo Babini, Vescovo emerito di Grosseto. Uno che sulla pedofilia e l'omosessualità ha le idee chiare e non ha paura ad esprimerle apertamente: meglio stuprare un bambino che fare sesso tra adulti dello stesso sesso.

Mejo pedofilo che frocio
, insomma.
"La omosessualità in un prete, se tradotta in pratica depravata, é addirittura più grave della pedofilia, si tratta di uomini viziosi e perversi, che si sono abbandonati a oscene pratiche contro natura".
"Io come Vescovo sarei maggiormente comprensivo con un prete pedofilo che si penta e soffre della sua condizione che di questi viziosi. Le  dico di più, se mi fosse capitato un pedofilo non lo avrei  denunciato, ma cercato di redimere. Un padre come é il Vescovo per un sacerdote, non denuncia i figli che sbagliano e si pentono. Ma con i viziosi bisogna essere intransigenti"

Quindi, cari genitori che lasciate i vostri pargoli negli oratori, sappiate che se succede qualcosa il pedofilo potrebbe non essere denunciato, basta il pentimento.
Ma sappiate anche che se uno dei vostri figli vi dirà di essere gay, brucerà all'inferno e per lui non ci sarà perdono alcuno.
Amen.

giovedì 22 luglio 2010

Ho perso il conto

Ho perso il conto dei cicli di chemio di Zia A., che non si dice, ma è la mia preferita.
Ho perso il conto delle bestemmie cancerose.
Ho perso il conto delle lacrime che mi sono tenuta dentro. Cazzo, io non so più piangere di dolore. Sono entrata nel personaggio. Quella forte, quella brava, quella che consola, quella che sdrammatizza.
Cazzo.
Cazzo.
Cazzo.
E' che non puoi piangere se vedi tua madre che sta per crollare. Se vedi tuo cugino che sta per crollare. Se porca troia tocca inventarsi le cazzate per Nonnetta e le bambine.
No, non puoi.
E allora quasi non lo sai più come si fa.
Piangi per altro.
Per il mal di pancia, per il ragazzo che ti lascia, ma per Zia A, no, cazzo, non piangi.
Stai una merda, ma non una cazzo di lacrima.
Tantomeno in pubblico.
E allora su faccialibro sei divertente e incazzata col governo, ai messaggi rispondi con una battuta, domani al lavoro sarai sorridente e attiva. Ma tutto quello che vorresti è dormire.

mercoledì 21 luglio 2010

Alternative un par di cazzi.


Ok, lo so, sono decisamente poco educata, ma la rabbia si mischia con l'incredulità quando leggi certe cose e il risultato sono malcelate bestemmie.
Mo' la consulta decide che si può pensare a pene alternative in caso di violenza sessuale, atti sessuali con minorenni e prostituzione minorile.
MISURE ALTERNATIVE, CAZZO!

Che cosa deve fare uno per andare in galera in questo paese? Non basta stuprare donne e bambini?



Il Piave mormorò: Non passa lo straniero!



Riccardo Missiato è un ex democristiano sindaco di un paesello di manco 12.000 abitanti nella provincia di Treviso, Spresiano.

Da bravo ex democristiano, non tollera il disordine morale, insomma, i veri democristiani so' amici dei preti, mica dei fricchettoni impazziti, e lui proprio non ci sta a vedere il suo amato territorio insozzato dai froci.
E quindi parte l'iniziativa "Estate sicura", che prevede il rastrellamento di gay e trans, che si ritrovano per fare le loro zozzerie proprio sul suo territorio. Quegli zozzoni saranno stanati ovunque!

Che poi non è manco solo un fatto di decoro urbano, è anche un fatto di salute.
I gay, se non lo sapete, sono "malati e deviati, hanno bisogno di aiuto psicologico". Quindi andarli a prendere con la pubblica sicurezza potrebbe essere un primo aiuto da portargli, no?

Ma soprattutto, cari i miei amici dei culattoni, "questa non è la prostituzione femminile, questa è maschile e non può passare inosservata".
Se si prostituisce una donna, magari minorenne, magari costretta, magari stuprata, magari minacciata, magari con dei figli, magari malata, si può anche chiudere un occhio: è o non è il mestiere più antico del mondo? Ma i maschi no! Non si può tollerare un marchettaro. Che schifo e se poi lo vedono i bambini? I nostri amati pargoli sono abituati a vedere le donne rappresentate come mignotte, ma sanno bene che i veri uomini certe cose non le fanno.

Comunque, niente resterà impunito: "dobbiamo scoprire dove sono e identificarli, e se sono clandestini devono venire espulsi".
Nessuno deve infangare il buon nome della mascolinità trevigiana!



martedì 20 luglio 2010

20 luglio 2001 - 20 luglio 2010

IO NON DIMENTICO.

Carlo Giuliani, ucciso dallo stato.




Carlo

Aggiornamento



La società della modella da montare ha chiesto scusa.

Riporto la lettera così come la leggo su
donne in quota.

Le sottolineature, i grassetti e simili, li ho messi io.


Spett. Associazione donne in quota



La presente per rispondere alla Vs comunicazione in merito alla campagna pubblicitaria “scandalo” da voi sotto riportata e rassicurarVi del fatto che i cartelli saranno sostituiti in giornata.


mi scuso personalmente per il movimento creato dal messaggio, definito da alcuni dei Vs collaboratori  indecoroso e sessista, di certo non era una campagna creata per fare scalpore,  se pur vero che contenesse  un messaggio forte,  non si discosta tanto dalle migliaia di campagne pubblicitarie propinateci giornalmente da aziende di lingerie o dai media che trasmettono su canali frequentati da bambini messaggi e immagini hot in orari pomeridiani, ma soprattutto essendo un imprenditore che ha avuto la fortuna di operare su territori diversi, Milano, Firenze, Roma, dove la comunicazione è piena di messaggi sarcastici e  coadiuvanti dove una campagna come quella proposta dalla nostra azienda sembrerebbe un messaggio innocente e simpatico e di sicuro stimolo, non mi sarei mai aspettato un riscontro di immagine negativa in questo senso, ,in una città che si ritiene tanto aperta dove  basta fare una passeggiata sul percorso pedonale  per vedere donne uomini che di sicuro trasmettono molto meglio la parola ” osceno ” nei movimenti abbigliamento ecc… e mi chiedo:  anche in quel caso dovremmo tenere i ns bimbi in casa? non vuole essere una polemica ne un mezzo di giustificazione, quindi la risposta alla vostra domanda cioè se il prodotto trattato dalla mia azienda poteva essere meglio narrato ovviamente rispondo credo di si..   viste le critiche mosse in questo senso, ovviamente ci tengo a sottolineare che abbiamo ricevuto tantissime telefonate e mail di richieste sul nostro prodotto nonché complimenti per la campagna pubblicitaria e questo anche da donne che sicuramente non si sono sentite offese o  disturbate, è importante capire che ne io ne la mia società abbiamo intenzione di far crescere messaggi e o atteggiamenti svilenti per la donna o per l’umanità in genere, all’incontrario appoggiamo in questo senso la crescita di una società consapevole e razionale che non proponga atteggiamenti negativi come esempio per i nostri figli. Di conseguenza chiedo scusa a nome mio e della Cauldron se il messaggio lanciato dalla società di comunicazione al quale ci siamo rivolti lede in qualche modo lo spirito sopra descritto, aggiusteremo  senzaltro il tiro riguardando più e più volte le campagne proposte dalle agenzie di comunicazione,  allo stesso modo mi ritengo però danneggiato da componenti di alcune associazione a cui voi fate riferimento che a differenza della Vs comunicazione che ci è pervenuta e avete lanciato nei vari organi competenti ma con grande onestà e spirito di riflessione anno optato per insulti e ingiurie senza neanche riflettere sul percorso della mia azienda che rappresenta senzaltro un grande esempio di valorizzazione di imprenditoria giovanile in italia e che crea decine di posti di lavoro in loco,   e soprattutto senza riflettere sul fatto che da 6 anni a questa parte che operiamo sul territorio mai una delle nostre campagne, gesti o azioni era stata sottoposta a critiche di qualsiasi natura, questo dimostra la nostra buona fede, è sarebbe senzaltro più giusto il dialogo piuttosto che l’aggressione. Detto questo Vi ringrazio per il vostro appunto e spero che comprendiate la buona fede con il quale si è svolta la campagna.


Calderone Federico


Non mi soffermerò sull'italiano stentato, troppo facile.
Ma un paio di cose credo valgano la pena di essere dette rispetto a queste scuse.

Vi ricordate quando eravate piccoli e facevate casino? Mamma si incazzava e la risposta era "ma anche Tizio lo ha fatto!"
Ecco, dire che quella campagna "non si discosta tanto dalle migliaia di campagne pubblicitarie propinateci giornalmente da aziende di lingerie o dai media"  mi pare infantile e paraculo. Insomma, tette&culi sono ovunque, che volete che sia un culo in più?
Metterci poi in mezzo una specie di discorso "sociologico", per cui "non mi sarei mai aspettato un riscontro di immagine negativa in questo senso, ,in una città che si ritiene tanto aperta dove  basta fare una passeggiata sul percorso pedonale  per vedere donne uomini che di sicuro trasmettono molto meglio la parola ” osceno”, mi pare allucinante.
Siamo in una città talmente libera che qualcuno gira in minigonna e canotta e ci sconvolgiamo per una ragazza a pecorino su un pannello fotovoltaico? Ah, sciocchi moralisti, non vi guardate intorno?

Ma la vera perla per me è il riferimento ad un'azienda "che rappresenta senzaltro un grande esempio di valorizzazione di imprenditoria giovanile in italia e che crea decine di posti di lavoro in loco"
Insomma, diamo da mangiare a tanta gente, che sarà mai una battuta un po' zozza?

E mi dispiace se il signor Calderone s'è risentito per gli insulti, io a fatica sono riuscita ad evitare accuratamente di esternare quello che ho pensato, ma sinceramente del suo presunto danneggiamento me ne sbatto.




 



Che squallore.



Insomma, possibile che i pubblicitari, che dovrebbero essere dei creativi, non sappiano usare altro che il corpo delle donne per lanciare "messaggi"?

Tette su macchine, culi per creme, tette per gelati, tette&culi per qualsiasi cosa.
Io lo trovo non solo svilente per donne e uomini (si, perché ci sarà pure qualcuno che s'è rotto le palle di essere percepito dal pubblicitario di turno come una specie di bestia perennemente arrapata), lo trovo anche noioso e squallido. Non sono i doppi sensi a "sconvolgermi", ma è l'incapacità di presentare un prodotto senza usarli.

Il meraviglioso mondo delle pubblicità volgari, ammiccanti e spesso quasi pornografiche, ora si arricchisce di questo nuovo manifesto.


Cauldron




"Montami a costo zero".
La scritta in basso riporta lo zozzone che si sta già eccitando sulla retta via: "Ehi... parliamo di fotovoltaico".
Nel caso qualcuno potesse pensare si trattasse di un giro di squillo.

In effetti per invogliare qualcuno a montare pannelli solari non c'è niente di meglio di una ragazza nuda a pecora che ti invita a "montarla a costo zero".


Su facebook parte il mailbombing.

venerdì 16 luglio 2010

Devi soffrì.


E finalmente le meravigliose linee guida del nostro amatissimo governo sulla Ru486, l’orrida pillola del diavolo.

Ricovero ordinario, esclusione delle minori prive del consenso dei genitori, assunzione di responsabilità, "esame" di italiano per le straniere e qualche escamotage per evitare che le donne se ne vadano a casa subito dopo aver ingerito la prima delle due pillole abortive. [lo sto prendendo da
L’Espresso on line]

Uno potrebbe ingenuamente pensare che a parte la cazzata dell’esame di italiano e della necessità del consenso dei genitori, che sembrano fatti apposta per scongiurare l’uso della pillola e andare avanti con la chirurgia, magari la faccenda del ricovero ordinario sia stata pensata per le donne e non contro le donne.

Fortunatamente il dubbio lo scioglie Eugenia Roccella: "La donna rinuncia al perseguimento del trattamento abortivo scaricando da ogni responsabilità la struttura ospedaliera dove è avvenuto il ricovero".

Il che, tradotto, vuol dire che se decidi di non dormire in ospedale, ma di tornartene a casa tua, la procedura salta. Ti prendi la prima dose e poi te la pii nder culo, come si dice dalle mie parti.

Elisabetta Catalano, presidente dell’associazione
Vita di Donna (vi ricordo che hanno un numero di cellulare sempre attivo per ogni emergenza: 3339856046) spiega benissimo quale sia il senso delle linee guida: tentare di evitare che le donne usino la RU486.
L’aborto è una cosa seria e deve fare più male possibile. Niente scorciatoie, ragazze, avete voluto la bicicletta e mo' pedalate.
Chiedere poi una “prova di conoscenza” della lingua alle straniere vuol dire lasciare che la loro vita resti sommersa, clandestina, pericolosa.
Le donne straniere ricorrono agli aborti clandestini perché hanno paura di essere denunciate, arrestate, fermate e in effetti il modo migliore per occuparsi della loro salute è proprio evitare che entrino in una struttura ospedaliera.

Vogliono a tutti i costi boicottare una pillola che il resto del mondo civilizzato usa da anni, vogliono mantenerci schiave anche in un momento difficile e doloroso come un’interruzione di gravidanza.
Non dobbiamo permetterglielo.

giovedì 15 luglio 2010

L'uomo uccide e la colpa è tua.


Sembra molto infastidito il tono di Veneziani nell’incipit del suo articolo “L’uomo uccide: non è colpa del maschilismo” (adoro quei due punti, uno può leggere la frase in mille modi diversi e cercare la soluzione che preferisce).
Deve essere davvero dura, per un grande intellettuale di destra, dover leggere di tutte queste donne che "gira e rigira, tornano sempre al femminismo".
Eccheppalle! Non si rendono forse conto che è una cosa noiosa, obsoleta e non funziona per niente?

Ebbene, per illuminare il curioso lettore, forse un po' perplesso dalle decine di femminicidi degli ultimissimi giorni, lui tira fuori ben tre "cosette", che ci dimostreranno come questa tesi facile e ideologicamente comoda per le donne, non convince.

1- Obiezione Elementare:

Negli anni '70 la società era molto più maschilista e il femminismo molto più virulento e pare ben strano che delitti di questo genere con questa impressionante sequenza, si vedono invece quarant'anni dopo, quando molte di quelle rivendicazioni che all'epoca sconcertavano, sono diventate ormai orizzonte comune.
Non so, io non sono convinta.
Non è che magari prima i delitti di questo genere erano semplicemente nascosti? Non è che magari se ne parlava di meno? Che poi la faccenda del delitto d'onore in qualche modo li rendeva un altro tipo di delitto agli occhi della pubblica opinione.
Insomma, un padre che ammazzava la figlia beccata a fare sesso fino al 1981 aveva una specie di attenuante, data dall'offesa che la detta figlia gli avrebbe causato.
Idem per un marito troppo geloso.
Io avevo due anni e le donne potevano di fatto essere ammazzate da padri, mariti, fidanzati. E non sono mica così vecchia.

Ora che il delitto d'onore non c'è più magari fa più "scena" leggere di un fidanzato respinto che ammazza a sprangare la stronza che gli ha spezzato il cuore.
E nella mia ignoranza di non intellettuale (tantomeno di destra) penso che magari è anche per questo che delitti di questo genere con questa impressionante sequenza, si vedono invece quarant'anni dopo.

Per quanto riguarda le rivendicazioni che sarebbero diventate ormai orizzonte comune, mi pare che ci sia qualcosa da dire.
Orizzonte comune de che?
In Italia è decisamente raro vedere una donna ricoprire un ruolo importante, sia a livello pubblico che privato, e quando lo fa viene considerata una specie di aliena, una donna incompleta e una pessima madre e moglie., possibilmente lesbica e/o frigida.
Il fatto poi che di solito a parità di titoli e meriti una donna guadagni spesso meno di un uomo o che sappia dal giorno dell'assunzione che per lei sarà molto più difficile, mi sa che è un riflusso di veterofemminismo materno che mi fa pensare male.

2- Obiezione Razzista:

Solitamente tipica di lega e fascisti della peggior specie, l'obiezione razzista affascina molto gli intellettuali (anche di sinistra) che amano riempirsi la bocca di tradizioni e usanze che non conoscono, ma che quando ne parli in televisione fai un figurone di certo.

L'Obiezione Razzista è facile, proprio perché ci deve arrivare il leghista medio e non è che a uno che vota Borghezio si possono fare discorsi troppo elevati.

In pratica dice Veneziani che queste femministe che scrivono di femminicidio non considerano per ovvie ragioni ideologiche tipiche del politically correct, che un'influenza di questa brutalizzazione dei rapporti semmai è venuta dalla presenza nella nostra società di immigrati provenienti da mondi che non sono affatto portati a riconoscere diritti alle donne; la forza dell'emulazione non è da trascurare e non sono pochi i casi di violenze alle donne da parte di immigrati, anche se non sta bene dirlo.

Ecco, i nostri italici maschi adorano l'Obiezione Razzista, perché li distingue dalla feccia-ammazza-donne (possibilmente musulmana) e nella nuova versione di Veneziani li giustifica.
Insomma, gli uomini ci ammazzano o perché sono immigrati o perché li imitano.

Non credo sia di qualche utilità spiegare al noto intellettuale di destra che la maggior parte delle violenze sulle donne avvengono in casa. Chi ti stupra e/o ti uccide è nella stragrande maggioranza dei casi tuo padre, tuo nonno, uno zio, un compagno, un marito.
Non serve uscire di casa: la morte puoi trovarla tranquillamente nel tuo tinello.

In effetti però sarebbe bello se l'Obiezione Razzista fosse vera: basterebbe chiudere le frontiere e questo sarebbe un paese bellissimo, felice e noi donne saremmo finalmente libere di vivere.

3- Obiezione Impotente:

L'uomo, dice Veneziani, non uccide la donna per rimarcare la propria potenza, per dimostrare il suo diritto di vita e (appunto) di morte sulla propria vittima. L'uomo uccide perché è impotente.

L'uccisione della donna, nella gran parte dei casi, non è l'affermazione di un predominio ma di una disperazione, non è il segno della podestà maschile ma della sua impotenza, non indica possesso ma abbandono, non è maschilismo ma terrore della solitudine.

Quando una ragazzina di 16 anni viene ammazzata da un trentenne abbandonato, la colpa in fondo è sua, che non ha saputo comprendere il terrore della solitudine di quel poveretto.

E' la sindrome del bambino perduto che si vendica perchè crolla il suo mondo e la sua nutrice.
E la colpa, manco a dirlo, è delle lotte delle donne e di un femminismo aggressivo ed espansivo dei nostri anni, che ha intimidito i maschi li ha portati alla fuga, sulla difensiva, col timore di competere o in cerca di surrogati, come l'omosessualità o la transessualità. Ma li ha portati soprattutto a restar bambini, perchè avvertono il peso della fragilità e della dipendenza.
Chiedendo diritti e parità, abbiamo in realtà creato un mondo di froci, transessuali, piagnoni che diventano assassini perché li abbiamo abbandonati.

Colpa nostra, ancora una volta.

Non è in discussione il ruolo della donna, ma al contrario, è una conseguenza del ruolo accresciuto della donna che produce questa dipendenza tossica fino al crimine, del bambino perduto. Abituati da una società fondata sulla centralità del desiderio e sulla permanenza del gioco infantile, a non dover rinunciare a niente, non possiamo accettare l'idea che chi ci tiene al mondo possa andar via e abbandonarci. Non è tanto il dramma della gelosia, e tantomeno il delitto d'onore a risalire dai meandri della nostra antica matrice, quanto questo trovarsi soli in mare aperto, dopo aver affidato alla donna il ruolo di barca, di skipper e di bussola.

Domanda scema: ma quando C. m'ha spezzato il cuore, io avrei dovuto ammazzarlo o la cosa vale solo per i maschi? Anche io mi sono sentita abbandonata e sola, ma al massimo gli auguravo di tornare da me quando mi sarei innamorata di un altro e sarei stata bellissima e lontana. Io non ho mai immaginato di prenderlo a coltellate.
Risposta alla domanda scema: si è trattato forse di una rivolta degli schiavi, i maschi, a cui è stato tolto il pane della loro vita. Loro possono, io no. Loro sono gli schiavi e se noi li lasciamo stanno senza pane. Chiaro.

Dice Veneziani che dobbiamo badare bene, che questi femminicidi (lui non li chiama così, ma io credo che a volte le parole siano davvero importanti) spesso finiscono con un suicidio (non so, non ho statistiche, quindi la prendo per buona), quindi qui è in gioco l'estrema fragilità di chi dice: se te ne vai tu è finita la mia vita, ti uccido e mi uccido.
Non dobbiamo in alcun modo sottovalutare, quindi, il fatto che solitamente il progetto di uccidere l'ex partner si accompagna al desiderio di uccidersi. Perchè non si sopporta l'idea del carcere e del vituperio generale, sì, è vero. Ma soprattutto perchè la mia vita senza di te non ha più senso, muoia Sansone con la filistea.
Colpa nostra, anche qui.
Accettare una vita senza amore, una vita che non ci piace, magari accettare botte, stupri (lo sapevate che se tuo marito ti obbliga a fare sesso si chiama "stupro" e non "dovere coniugale"?), minacce e violenze di qualsiasi genere per rimanere "vive".
Uh, che gran prospettiva.

Insomma, gli ultimi femminicidi si sarebbero potuti evitare se solo quelle donne avessero pensato di restare coi propri uomini.
Perchè mi hai abbandonato? È il grido che risuona nelle metropoli, nelle periferie e nei paesi e qui parlano ancora di maschilismo.

martedì 13 luglio 2010

Bollettino di guerra



Non mi ricordo su quale giornale on line oggi ho intraletto un titolo che suonava più o meno: "L'estate delle donne uccise". O una cosa simile.
Ecco, è "bello" che la stampa si accorga dei femminicidi, ma sarebbe forse il caso di fargli sapere che le donne non vengono stuprate picchiate e uccise solo d'estate col caldo.

E' che mi sembra una cosa simile a quello che è successo tempo fa coi cani: improvvisamente i cani diventato tutti cattivi e sui giornali ci sono tonnellate di articoli che descrivono ogni singolo morso.

Ora per un po' la nuova scoperta sono -appunto- i femminicidi e io tremo all'idea che prima o poi qualcos'altro distrarrà giornalisti e direttori e le donne dovranno ricominciare a lottare da sole.

C'è un bel blog, "
Bollettino di Guerra" che merita di essere diffuso. Immagino si chiami così proprio perché quelle cifre sono davvero roba da guerra.
E leggendo viene quasi l'impressione che la guerra la vinceranno i maschi per carenza di interpreti.

Quando saremo "finite", morte, annientate, "domate", la loro guerra sarà finita.

Ecco, non diamogliela vinta.
Non facciamoci addomesticare, non cediamo di un passo, continuiamo a lottare per noi stesse e per tutte quelle che non ce l'hanno fatta.

lunedì 12 luglio 2010

Donazioni.


Avevo già parlato del rischio chiusura per il Museo Storico della Liberazione di Via Tasso.
Sulla pagina Facebook del Museo qualche giorno fa è stato scritta una cosa che più o meno ricordava a tutti noi che coi bla bla bla non si va da nessuna parte.
Insomma, dicevano, siete una marea di "fan" e i soldi non arrivano, possibile?
Mi sono sentita in colpa. Mi sono segnata il numero di c/c e l'ho lasciato marcire nella mia agenda. La pigrizia.
Così oggi tra senso di colpa e la consapevolezza che un simile Museo NON PUO' chiudere, sono andata alle poste e gli ho dato i miei 20€ di contributo.
Non è molto, ma se siamo più di cinquemila fans la cosa diventa un po' più seria, no?

ccp 51520005, Museo storico della Liberazione,
Via Tasso 145 00185 Roma
causale CONTRIBUTO DI SOILIDARIETA'




Fuori corso



Il Magnifico Rettore della Sapienza ha deciso che i fuori corso o vanno dal tutor o pagheranno il 50% di tasse in più.

Ok.
Io per gli altri non posso parlare, ma vorrei far sapere al caro Frati perché io sono fuori corso.

Da quando sono uscita dal liceo ho fatto i soliti mille lavoretti per potermi pagare le mie cose: babysitter, commessa, segretaria. I grandi classici, insomma. E mi sono presa la Laurea triennale, con tanto di lode.

Poi ho fatto l'errore di iniziare a lavorare sul serio. In un ufficio "prestigioso", a fare un lavoro di merda per 9 ore al giorno e poco più di mille euri al mese. Era il lontano 2005 e nel frattempo, a fatica, ho finito gli esami mantenendo una buona media e sto studiando per scrivere la tesi. Come me ci sono altre centinaia di studenti molto più bravi che nonostante il lavoro hanno fatto tutto nei tempi giusti. Io non ne sono stata capace, ma non mi sento in colpa né mi sento un'idiota fallita.

Io da un tutor che mi aiuti a scrivere la tesi e finire 'sta tortura ci andrei anche subito, solo che attacco a lavorare alle 8 e stacco alle 17 e non so quale simpatico tutor sarebbe disposto ad aspettarmi o ad incontrarmi solo nel finesettimana.  Poi ci sono quei giorni che c'è più lavoro del solito e magari stacco alle 18 e la sola idea di aprire un libro mi fa stare male.

Va bene in qualche modo far uscire i fuori corso dall'Università, ma magari sarebbe anche il caso di cercare di capire perché sono lì. Non siamo tutti dei coglioni.

Conosco una marea di gente che a trent'anni sta ancora a fare un cazzo, a giocare a tresette al baretto della facoltà e a seguire gli stessi noiosissimi corsi e ne conosco altrettanta che invece lavora da sempre e quindi è normale che abbia ancora qualche esame da fare.

Frati forse non sa che l'Università costa. E non sono solo le tasse. Il costo dei libri è spesso proibitivo e ci sono decine di professori che ti schifano se ti presenti all'esame con le fotocopie o un libro col tagliandino della biblioteca.
Un giorno un assistente stronzetto e probabilmente parecchio represso, alla mia domanda: "possiamo concordare un programma d'esame? Sa, io lavoro e non posso seguire le lezioni di mattina", m'ha risposto: "be', signorina, lei deve scegliere: o studia o lavora."
Ho provato a spiegargli nel modo più carino e tranquillo che conoscessi che non tutti possono fare "una scelta", ma non c'è stato verso.

Io, poi, ho scelto di lavorare per il mio personalissimo desiderio di indipendenza, visto che i miei avrebbero potuto mantenermi senza troppi drammi. Il fatto è che mi pareva eccessivo farmi pagare birra e cinema da chi mi stava già pagando tasse e libri. Ma ci sono amici che hanno dovuto lavorare, perché altrimenti non sarebbero mai andati nemmeno ad annusarla, l'aria viziata delle aule della Sapienza.

Questo però pare non conti e quindi mi toccherà pagare di più o trovare un tutor disposto a seguire i miei orari.

Quello che davvero mi brucia è essere accomunata ai mille nullafacenti figli di papà che non fanno un cazzo dalla mattina alla sera.
Mi spiace, magari sarò lenta, ma sentirmi dire da Frati che "non voglio fare niente" mi manda in bestia.

venerdì 9 luglio 2010

Crisi di astinenza.



Datemi un giornale, cazzo!
Una notizia qualunque.
QUALSIASI COSA!
Rischio di impazzire.
E la mia compagna di stanza parla con la zia di patate cotte nel forno termico, anzi no, in padella, ma col coperchio. Prima a fiamma alta, fai asciugare l'acquetta, poi...
A I U T O !

giovedì 8 luglio 2010

Morbosa



A pochi passi dal mio ufficio c'è il giardinetto di quartiere dove ad Aprile è morto mio "cugino" Andrea.
C'è qualcosa di assurdo e morboso che mi ci porta spesso quando esco per la pausa pranzo.
Mi faccio tutto il giro o mi siedo su una panchina a leggere, ma la domanda è sempre la stessa e sempre ridicola: "chissà dove sei morto, Andrè..."
E per un attimo di nuovo a chiedermi perché e a pensare che sono stata una stronza, perché quella cena non l'abbiamo mai fatta, perché non abbiamo bevuto un'altra birra e non gli ho mai fatto vedere CasaMia.



mercoledì 7 luglio 2010

Vacanze all'estero



No, vabbè, io quest'estate me ne volevo andare in campeggio in Sardegna. Mi piace il mare, mi piace dormire in spiaggia e adoro la tenda, ma il governo rema contro.
Mo' in tivvù passerà uno
spot del ministero del turismo (quello inutile della scosciatissima super roscia) per consigliarci di passare le vacanze in Italia ("nella tua magica Italia", per l'esattezza) e la voce è di Berlusconi.
ABBASTA!
Pure le vacanze me vo' fa' rimpone questo?

martedì 6 luglio 2010

Ancora su donne, Fini e Fatti Quotidiani.


Gomez risponde ancora.

Mi sa che tra mail
bombing, facebook e blog questi si sono accorti che le simpatiche parole di Fini (Massimo), “il grande scrittore, un grande giornalista e, soprattutto, (non un uomo, ma) un essere umano libero”, per dirla con le parole di Gomez, hanno urtato più di una persona.

E quindi hanno pubblicato l’articolo di
Giorgia Vezzoli, (che peraltro gira da un bel po’ anche su faccialibro, è bello che se ne siano accorti anche loro), con tanto di risposta in tempo reale di Gomez in persona.

In sostanza il buon Peter ripete quello che aveva già detto dopo il casino per il secondo articolo di M.F., “
Due al prezzo di uno”: Fini è un grande giornalista, uno politicamente scorretto, ma deve essere libero senza se e senza ma. E poi forse grazie ai suoi articoli deliranti e misogini (aggettivi decisamente miei) si comincia a muovere qualcosa nel dibattito sulla questione femminile. Insomma, alle donne serve che qualcuno le prenda a calci per parlare di sé e per rendersi conto di quanto siano disprezzate (e temute) da un non piccolo numero di uomini in carriera, che magari hanno paura di essere scalzati.

Comunque, scrive Gomez, non c’è nulla da preoccuparsi: Il Fatto non sta veicolando affatto messaggi misogini. Non dobbiamo in nessun modo restare alle semplici parole così come le leggiamo negli scritti di Massimo Fini:
La linea del Fatto sulle donne è chiara ed è testimoniata da decine di articoli. Quindi perché fossilizzarsi proprio su questi? Dovremmo anzi capire il gran favore che tali scritti fanno a tutte noi: un’occasione preziosa per discutere di un tema importante: la condizione femminile. Un tema che in Italia viene accuratamente evitato.
Quindi dovremmo piuttosto ringraziare il grande giornalista, grande scrittore e persona onesta con la quale in questo caso non concordiamo per nulla, perché grazie a lui si sta aprendo un importante dibattito.

E soprattutto si sta per aprire -udite udite- un blog. Ebbene si, grazie agli insulti di Fini, Il Fatto aprirà un bellissimo blog dedicato alla battaglia per la dignità femminile e per il rispetto dei generi. Quindi, mie care, ringraziamo Massimo Fini, che tra un insulto, un'istigazione allo stupro e una
pippa
dietro una siepe ci sta aprendo un mondo telematico meraviglioso.

A me viene in mente solo una parola: paraculi.


E' ben comodo dire che sotto sotto quegli articoli deliranti hanno fatto nascere un dibattito.
Di queste cose le donne dibattono da anni e certo non sentivano il bisogno di sentirsi dare (di nuovo) delle streghe isteriche da un maschio per andare avanti.


lunedì 5 luglio 2010

Il peggior dopo sbornia della vita

Mi devo ricordare di non bere così senza mangiarci su adeguatamente.
Comunque ho un certo stile: ubriaca persa e dondolante, ma non sono caduta dai miei supertacchi.
Sto ancora a pezzi, però. Mi sa che sto invecchiando.
Sia ringraziata la biochetasi.

venerdì 2 luglio 2010

DonneForti vs Cassazione 0-1


Io amo le donne della mia famiglia.
Donne forti, che non hanno mai indietreggiato anche quando i guai erano grossi e la voglia di mandare affanculo tutto era forte.
Zia A. ha combattutto un tumore infame con una forza che ha trasmesso a tutti noi, mia Madre è stata con lei nei momenti più brutti e quando s'è ammalata Zia R. per quanto la cosa l'avesse sventrata, s'è rimboccata le maniche ed è andata avanti.
E poi le mie meravigliose Nonne. Nonna A ormai non c'è più, ma era una donna verace, simpatica, sempre pronta ad aiutare chiunque, anche la sua dirimpettaia stronza. Nonna E., poi, viene da un paesello in burinia e s'è trovata giovane vedova a Roma con tre figlie, ma non è tornata indietro: ha cominciato a lavorare e ha tirato su tre splendide donne, senza lamentarsi mai.

Le donne della mia famiglia sono per me un esempio da seguire.
Vorrei essere come loro, capace di andare comunque avanti, nonostante tutto (e si, lo ammetto, accanto vorrei un uomo com'è mio padre o come mio Zio R., che sono sempre presenti senza voler "sovrastare". O magari come Zio M., che a casa forse c'è stato meno, ma che ogni tanto mi da uno dei suoi dolorosissimi abbracci e mi dice che mi vuole bene e che so che per me si butterebbe nel fuoco).

Io sono cresciuta e ancora cresco con la convinzione che una donna debba essere "forte" per mantenere la propria indipendenza, cosa che non vuol dire assolutamente essere sole, tutt'altro.
Vuol dire, come mi scrisse il giorno che sono nata un'amica fricchettona/femminista/comunista dei miei, essere una donna consapevole, emancipata e "libera da costrizioni e democristianerie diaboliche".

Certo non avrei mai pensato che la mia "lotta" avrebbe dovuto essere combattuta non solo contro uno stato maschilista, un mondo del lavoro maschilista, una società maschilista, ma anche contro la
Cassazione, che ha deciso che se te sei una "donna forte" e non ti intimorisci davanti alle botte di tuo marito lui potrebbe essere assolto.

Copio e incollo come leggo sul sito dell'Ansa la notizia, perché vale la pena.

Le mogli che hanno un carattere ''forte'' e che non si lasciano ''intimorire'' dal clima di intimidazione, comprensivo di percosse, al quale le sottopone il marito corrono il rischio di vedere assolto il coniuge dal reato di maltrattamenti proprio per via della fermezza della loro forza d'animo.


La Cassazione, infatti, ha annullato la condanna a 8 mesi di reclusione nei confronti di un marito accusato di aver maltrattato la moglie per tre anni. Dinanzi alla Suprema Corte il marito aggressivo ha sostenuto con successo che non si trattava di maltrattamenti in quanto la moglie ''non era per nulla intimorita'' dal comportamento del coniuge ma solo ''scossa, esasperata, molto carica emotivamente''.


Anime salve


Nella scuola italiana da tagliare è rimasto davvero poco.
Tagliati i programmi, tagliate le ore, tagliati i bidelli, tagliati gli insegnanti.
Non ci sono soldi per il sostegno , per le attività extra scolastiche, per i gessetti e per la carta da culo.
Ma si pensa comunque alle anime dei nostri figli. In questo tagliamento generale la sola cosa che continua a vantare un bilancio più che attivo sono gli insegnanti di Religione (cattolica, of, course).
Magari non sapremo qualche formula matematica, non scopriremo mai com’è andata a finire la Seconda Guerra Mondiale, ma le nostre anime saranno salve.
Quanta lungimiranza.
Una vita di merda qui, forse, ma il paradiso è assicurato.

giovedì 1 luglio 2010

Che maschio!



Il SindacoDegliAltri fa di tutto per sembrare un flaccido burocrate, ma proprio non ce la fa. L'indole è un'altra e in parecchi se ne ricordano. Mio padre, ad esempio ne avrebbe da raccontare. E anche la mia zia preferita  sarebbe in grado di allietarci con un paio di storielle.
Comunque, l'indole maschia e fascista del SindacoDegliAltri per quanto nascosta, quando ha sentito del pedaggio sul GRA ha urlato "
SPACCO TUTTO!", ridestandosi rabbiosa e vendicativa.
"Se qualcuno mette qualcosa sul raccordo per far pagare il pedaggio, vado io con la macchina e la sfondo", ha detto il SindacoDegliAltri in risposta a chi parla di rincari e pedaggi.

Speriamo che avverta, perché non mi perderei il suo schianto al casello per niente al mondo.