mercoledì 29 settembre 2010

Che fatica avere sempre ragione


Anche tra i più insospettabili, c'è stato qualcuno che mi diceva che Fini è un vero politico, che sarebbe stato il solo capace di fermare Berlusconi, che lui è l'ultimo baluardo della democrazia, l'unico a fare opposizione.
Io dicevo di no, che la merda resta merda anche se la ripulisci.
"Ma come", mi dicevano, "e che vuoi dire che la gente non può cambiare idea? Ma che dici? Non capisci un cazzo, estremista ancora legata agli schemi della vecchia politica".

Infatti Fini ha votato la fiducia al governo.

Dopo aver detto per settimane che Berlusconi è antidemocratico, che i tagli del governo alla scuola e alla sicurezza sono gravi, che le amicizie con gente come Gheddafi e Putin sono quantomeno discutibili, che giustizia non significa impunità, oggi Fini ha votato la fiducia.

Dice che lo fanno per il bene del paese, per non tradire il mandato degli elettori, che hanno votato questa maggioranza e non capirebbero, per continuare sulla gloriosa via delle riforme.

Io penso che l'ha fatto per smetterla di essere attaccato dai giornali del capo e per continuare a tenere il culo ben caldo sulla poltrona che la servitù gli ha fatto guadagnare.

Mi dispiace, ma io continuo a credere che questi siano solo servi dei servi dei servi.

E ancora una volta mi pare di avere ragione.

martedì 28 settembre 2010

L'impiegato del mese


Mo' non venite a dire che so' io  che esagero.

Scena: aperitivo casalingo con A. (salsiccia e birra), io lo perculo cantando Baglioni e lui -per zittirmi- mi fa: "Ma l'hai visto quel capo che ha messo la segretaria come premio di produzione?"
"Eh?!"
"Si, un tizio ha messo come premio produzione per il miglior dipendente la segretaria, solo che il vincitore è andato dalla tipa che s'è incazzata e alla fine ha denunciato il capo".
"Li mortacci sua! Poi mi dicono che c'ho la deriva femminista!"
"E questa è l'Italia berlusconiana".

Rapidissima ricerca su google: "segretaria premio produzione" ed esce l'
articolo.

Il titolare di un'azienda vicentina manda una mail ai dipendenti promettendo la segretaria in premio all'impiegato migliore.
Il vincitore va dalla segretaria e le dice che lei è il suo premio.
La tipa chiaramente si incazza, si informa, scopre la faccenda e va a chiedere spiegazioni al capo, che manco fosse il segretario della lega, si difende dicendo che era uno scherzo.
Solo che la segretaria promessa non ci sta e va dai carabinieri.

Ecco, io c'avrò pure la deriva femminista, ma questo è veramente uno stronzo.

"Io se ero la segretaria je facevo trovà tutta la famiglia sotto casa", ha detto A.

 

Post Mortem



Si, devo essere proprio una brutta persona, una donna arida e insensibile, visto che non sto gioendo per la nascita di una bimba dal corpo morto della madre.

Detta così fa una certa impressione, vero? In fondo è quello che è successo e non è nemmeno la prima volta.
Qualche anno fa ci fu un caso analogo a
Genova: una donna in coma venne tenuta artificialmente in “vita” per portare a termine la gravidanza. In quel caso si scomodò perfino Sirchia: “fate nascere quel bambino!”, tuonava l’allora Ministro della Salute.
Forse quello è stato il precedente, visto che la storia di
Torino è “piovuta” sulle prime pagine dei giornali già a fatto compiuto, con tanto di commenti strappalacrime e foto in homepage.

Ora, io non voglio (e non posso) entrare nel merito del caso specifico. Non conoscevo quella donna e per quanto ne so, questo parto avrebbe potuto essere il suo desiderio più grande.

Quello che mi preme in tutta questa storia è provare a riflettere sul significato sociale e politico di quello che è successo.
Perché se comincia a passare l’idea che il corpo morto di  una donna può comunque fungere da incubatrice, per me c’è qualcosa che non va. Se quando mi fermo a pensare che questo non è normale mi sento rispondere che io non posso capire, che io non ho figli, che l'amore per la creatura che porti in grembo bla bla bla vuol dire che il messaggio per cui le donne sono solo fattrici è di fatto già passato.

Non mi dimentico Berlusconi che su Eluana Englaro disse “sta bene, ha il ciclo, può avere dei figli”.
La donna è buona solo per fare i figli, viva o morta, eccola la traduzione.

Le donne non sono solo madri, a volte non lo sono affatto e a moltissime di loro va bene così.
Limitare il ruolo sociale e politico (ci tengo a sottolineare queste due parole) delle donne a cose-che-combattono-la-decrescita-demografica è terrificante, vuol dire tornare indietro di decenni, quando il tuo ruolo in quanto femmina era quello di essere una brava figlia, una moglie sottomessa e una madre amorevole.

Ma non è nemmeno (solo) questo a farmi paura.
Quello che mi spaventa è vedere la superficialità con cui certi argomenti vengono trattati e soprattutto osservare  come cose del genere diventino un modo per dividere il mondo in buoni e cattivi.
Chi piange e si commuove è buono, chi avanza delle perplessità è cattivo.

Boh, ho mille cose in testa, ma stavolta davvero non ce la faccio.

S.P.Q.R.


[Signora Prenda Questa Ricotta
Si Peppino Quando Ripasso

Alle elementari dicevamo questa. Decisamente più originale]

Bossi ha fatto un'altra delle sue sparate ed è divertente vedere i suoi (ex) alleati e i suoi elettori (perché se voti PdL voti pure Bossi, c'è poco da chiacchierarci sopra) gridare allo scandalo.

La Lega non ha mai avuto molti argomenti, su questo dovremmo essere tutti d'accordo, quindi di cosa ci stupiamo?

No negri!
No rom!
No -inserire il nome di un popolo a caso-!
L'Italia agli Italiani!
Terùn!
Roma ladrona la lega non perdona!
Noi ce l'abbiamo duro!
Berlusconi è un mafioso!
Fini è un fascista!
(queste due fanno finta di non averle mai dette, ma carta canta, stronzetti).
E roba simile.

La palma d'oro per la miglior risposta a Bossi va comunque senza ombra di dubbio al mio
Capitano, che essendo Romano de Roma e pure un po' coatto ha detto: lo ammiro per la sua personalità e spero che ne dia prova facendo questi bei discorsi su Roma e i romani anche sotto al Colosseo o davanti alla Curva Sud.
Viemme sotto, abbello!

A Bossi e ai suoi è concesso di dire e fare ogni cosa, nel totale disprezzo delle leggi e del vivere civile : tricolori come carta igienica, disinfettante sulle prostitute nigeriane, minacce ai bambini rom, insulti a tutto ciò che non è cattolico apostolico romano (con l'esclusione di Odino, chiaramente), insulti ai gay e via discorrendo.

Va tutto bene perché la Lega porta voti, non prendetevela troppo, era una battuta.
Uh, Sono Permalosi Questi Romani.

Come cantavano gli Assalti Frontali nel lontano 1992 (la canzone è F.O.T.T.I.T.I.): 
Essere lombardi, vorrei che lo capiste, non servirà a un cazzo il giorno dell'apocalisse.

lunedì 27 settembre 2010

Se questa è una donna


Grazie a Femminismo a Sud ho visto questo video.
E finalmente ho una bella risposta pronta per tutti quelli che mi dicono che sto esagerando con questa faccenda delle immagini lesive della dignità delle donne. E manco mi devo sprecare a parlare.
Buona visione, ma con un avvertimento: tutte insieme le immagini fanno spavento.

 



Sul corpo delle donne (ancora)


La Polverini ha apertamente deciso da che parte stare.
E la parte scelta non è decisamente la parte delle donne.
L'attacco portato da questa giunta regionale alle donne è roba già vista, ricorda quello che succedeva nel 1978, quando finalmente l'Italia decideva di diventare un paese un po' più civile e veniva promulgata la Legge 194.
Le donne sembrano essere considerate da questa presidente, dal suo partito e dal governo tutto come merce di scambio con gli ambienti cattolici più bigotti in cambio di voti.

Da subito la Polverini ha boicottato fieramente la diffusione della Ru486. Ha tentato in ogni modo di bloccarne l'iter e ora sputa sulle linee guida approvate. Il risultato è che le donne del Lazio non possono usarla, a meno che non abbiano la possibilità di andare in Toscana o a Bologna.
Come se questo non fosse già abbastanza, la governatrice benedice sorridente la proposta di legge 21, presentata da
Olimpia Tarzia, che tra le altre cose è Vicepresidente della Confederazione Italiana Consultori Familiari di Ispirazione Cristiana, tra i fondatori del Movimento per la Vita,  presidente del Comitato Donne e Vita (che si bulla apertamente di aver fatto fallire il referendum sulla legge 40) e roba del genere.

La sua proposta, in soldoni, per averne un'idea più chiara andate
qua, mira a distruggere i Consultori Familiari, chiedendo ad esempio di equiparare le strutture private impicciate con le diocesi a quelle pubbliche, anche per ciò che riguarda il finanziamento, che sarà a carico della Regione e quindi mio.
Inoltre, i Consultori, che per ora sono luoghi che forniscono servizi sanitari, dovrebbero diventare per Tarzia, "istituzioni vocate a sostenere e promuovere la famiglia ed i valori etici di cui essa è portatrice". La legge, sempre secondo Tarzia e gli altri firmatari, "fissa importanti principi, in particolare in ordine alla tutela della vita e del figlio concepito, già considerato membro della famiglia, ai quali l'azione dei Consultori è chiamata a conformarsi".
Ed eccolo qua, nero su bianco l'attacco frontale e spudorato alla 194.
Il figlio concepito e i valori etici della famiglia vengono prima della salute delle donne.

Fin dal primo articolo, si sottolinea non solo il ruolo fondamentale della famiglia, ma anche di quale genere  di famiglia si sta parlando: “fondata sul matrimonio”. Luoghi in cui le donne, sole o con i loro compagni, vanno da anni per curarsi, per fare controlli, per ricorrere ai metodi contraccettivi o per controllare lo stato di salute della prole, diventano luoghi dedicati alla famiglia fondata sul matrimonio e riconosciuta come “realtà preesistente al diritto positivo”.
Amen.
Entrano poi nella sfera pubblica dei Consultori regionali, “l’associazionismo familiare e quelle realtà della società civile, come il volontariato, capaci di generare e trasmettere, all’interno dei servizi pubblici, una competenza professionale unitamente ad una cultura familiare”. Entrano le associazioni cattoliche, insomma.

Ed ecco cosa dovranno fare i Consultori: “attuare, nei servizi alla famiglia, alla vita e al figlio concepito (già considerato membro della famiglia), il riconoscimento costituzionale del valore primario della famiglia nella sua unità e fecondità”.

Unità, fecondità, figlio concepito…
Non è difficile vedere quale sia la reale intenzione di questa legge: smantellare pezzo per pezzo l’attuale legislazione sull’interruzione di gravidanza, cercando di dare riconoscimento giuridico all’embrione e sottolineando come la sola famiglia degna di tale nome sia quella fondata sul matrimonio (ovviamente eterosessuale, non c’è manco bisogno di dirlo) che sia feconda (e a proposito di fecondità voglio ripetere che è anche grazie al Comitato Donne e Vita della Tarzia se il referendum contro l’orrida Legge 40 è fallito).
Eccole le basi politiche e ideologiche di questa legge, il resto sono chiacchiere.

Ma non è finita qui. Se una donna andrà in un Consultorio decisa ad abortire, le verrà prima proposta l’alternativa economica, con un assegno di non so quanto fino al quinto anno del bambino (da dove verranno questi soldi non è dato sapere), poi, se proprio vorrà andare avanti, dovrà firmare un foglio in sui si leggerà nero su bianco che nonostante le altre proposte, la donna non ha rinunciato all’omicidio. Ok, non scrivono “omicidio”, ma credo che renda benissimo l’idea.

Non so se avete notato che in questo riassunto della premessa alla proposta manca una cosa che io credevo fosse fondamentale.
Esatto! La salute della donna, che non compare praticamente mai.
Si parla di famiglia, di figlio concepito, ma della “donna” non c’è traccia.

Per dovere di cronaca, ecco i nomi dei firmatari della proposta di legge 21 del 26 maggio 2010
-          Olimpia Tarzia
-          Isabella Rauti
-          Chiara Colosimo
-          Gina Cetrone
-          Annalisa D’Aguanno
-          Franco Fiorito
-          Enzo Di Stefano
-          Gianfranco Gatti
-          Mario Brozzi
-          Alessandro Vicari
-          Luigi Abate
-          Giuseppe Melpignano
-          Pino Palmieri
-          Pietro Sbardella
-          Rodolfo Gigli
-          Raffaele D’Ambrosio
-          Mario Mei
-          Francesco Scalia
-          Roberto Carlino
-          Carlo De Romanis
-          Giancarlo Gabbianelli
-          Gilberto Casciani
-          Nicola Illuzzi
-          Bruno Astorre
-          Francesco Storace
-          Mario Abruzzese
-          Maurizio Perazzolo
-          Gianfranco Sciscione
-          Francesco Saponaro
-          Rocco Pascucci
-          Aldo Forte
-          Angelo Miele
-          Veronica Cappellato
-          Giancarlo Miele
-          Francesco Pasquali
-          Stefano Galetto
-          Andrea Bernaudo
-          Claudio Moscardelli
-          Francesco Carducci
(39 firme, 33 uomini, 6 donne)

venerdì 24 settembre 2010

Coooon teeeeeee partiròòòòòòòò!


Ok, la premessa doverosa e necessaria è che io sono una brutta, bruttissima persona.
Sono insensibile, acida e malfidata.
Questo è giusto dirlo. Ho tanti difetti, ma sono onesta.

Il fatto è che ho letto di sfuggita questo titolo sul Corriere: Bocelli: "Do voce al grido dei figli di separati".
Bocelli.
Ora, in linea di massima Bocelli non lo caga praticamente mai nessuno.
Ogni tanto riesce fuori perché ospite in qualche trasmissione o perché va a cantare non so dove (che poi è il suo lavoro, quindi mi pare pure il minimo), ma non m'è mai capitato di sentire al bancone del bar la mattina qualcuno dire "ehi, hai sentito l'ultima di Bocelli? Fichissima, mi sono scaricato il cd!".
Oddio, forse non frequento i posti giusti, ma tant'è.

E quindi io che sono una persona cattiva penso che Bocelli sia uno dei più grossi paraculi mai esistiti su questa terra.

Giugno 2010- nessuno parla un granchè di Bocelli, al massimo c'è la canzone rifatta per la pubblicità dei telefoni, ma sostanzialmente di Bocelli non gliene frega un cazzo a nessuno. Lui fa il suo lavoro e noi viviamo bene lo stesso.
Solo che in quel periodo c'è stato un gran parlare di aborto.
BAM! Esce fuori il video di Bocelli che racconta come la sua mamma non abortì nonostante il consiglio dei medici.

Settembre 2010- nessuno parla un granchè di Bocelli, al massimo c'è la canzone rifatta per la pubblicità dei telefoni, ma sostanzialmente di Bocelli non gliene frega un cazzo a nessuno. Lui fa il suo lavoro e noi viviamo bene lo stesso.
Solo che in questo periodo c'è un gran parlare di separazioni, divorzi, famiglie sfasciate.
BAM! Esce un'intervista di Bocelli sull'affido condiviso.

Di certo sono io che sono malfidata, ma sono curiosa di vedere che esce fuori tra tre mesi.

Due pesi due misure



L’indignazione e la mobilitazione per chiedere di bloccare la lapidazione di Sakineh sono state sacrosante e su questo non ci sono dubbi.
Io ho una mia idea su queste cose e ne ho parlato
qua, dicendo che quello che mi manda in bestia di queste mobilitazioni mediatiche di massa è l’ipocrisia di chi sembra (?) svegliarsi solo quando l’orrore diventa “visibile” entrando nelle nostre case dalla televisione (il giornale non conta: in Italia non siamo famosi per essere assidui lettori di quotidiani).

Quindi non mi stupisce l’esecuzione di Teresa Lewis negli Stati Uniti.
Non mi pare di aver sentito lo stesso clamore e lo stesso grido scandalizzato.
Eppure è una donna condannata a morte ed uccisa. Si, ci sono state proteste e appelli alla clemenza firmati anche da gente di un certo spessore, ma nel mio piccolo non ho sentito praticamente niente.
Guardate Facebook. Basta fare una ricerca veloce e contare gli amici che hanno pubblicato appelli per salvare la vita a Teresa o quanti quotidiani on line abbiano condiviso petizioni o lettere di protesta.

Certo, lei era colpevole, lo aveva ammesso lei stessa, ma pare avesse problemi psichici e che il suo IQ (in USA ‘sta faccenda del IQ piace un sacco) superasse di soli due punti la soglia minima per essere ammazzati.
Si, perché uno stato civile si riconosce anche da questo: ti ammazza solo se sei intelligente abbastanza.
Che poi a dirla tutta, Teresa non aveva ammazzato nessuno: è stata accusata di essere la mandante dell’omicidio del marito e del figlio di lui. Gli esecutori materiali sono stati condannati all’ergastolo, anche se uno dei due confessò di essere lui stesso mandante ed esecutore, prima di ammazzarsi in carcere.

Certo per farsi fare la morale da quel santo di Ahmadinejad si deve essere davvero bravi. E gli USA sono andati oltre le più rosee aspettative.

mercoledì 22 settembre 2010

No al bullismo -parte II



Tempo fa avevo scritto della brillante idea del SindacoDegliAltri per combattere efficacemente la piaga del bullismo nelle nostre scuole.
Un concerto è la soluzione a tutti i mali.
Tutti insieme appassionatamente a fare i cori per sconfiggere il male.
Capitanati da Gigi D'Alessio, quello che cantava alle feste dei
camorristi, per intenderci.

E quel concerto, nonostante le polemiche, è stato
fatto l'altra sera all'Olimpico, con il SindacoDegliAltri e l'assessore alle politiche della scuola Marsilio (quella che dice che se tu nasci a Roma, ma i tuoi sono stranieri non puoi essere considerato italiano).

Costo della genialata: 752.000 € (settecentocinquantaduemila euro).

Paolo Masini, vice presidente della commissione scuola del comune (PD), dice che con tutti quei soldi il SindacoDegliAltri avrebbe potuto arredare 881 classi, con «11.453 banchi, 22.906 sedie, 881 cattedre, 881 lavagne, 881 armadietti. Con 757 mila euro il gabinetto del Sindaco (ma il progetto è costato di più) poteva decidere se comprare l’arredamento per 881 classi delle scuole romane, fare un serio progetto pedagogico o finanziare questo imbarazzante e faraonico progetto sul bullismo».

Ecco, le scuole in tutto il paese stanno (letteralmente) cascando a pezzi, non ci sono i soldi per bonificarle dall'
amianto, mancano le attrezzature, la carta igienica, si lasciano a casa i precari senza troppe storie e qua si buttano al cesso 752.000 € per far cantare Gigi D'Alessio.
Ah, non dimentichiamo la partecipazione all'evento di
Valeria Marini






Amoooore! TROIA!



13.08, Roma, via Foligno.

Una trentunenne passeggia decisa a godersi la sua meritatissima pausa pranzo. Nulla di che: un pezzo di pizza, sigaretta, caffè, sigaretta.
In cuffia, una delle sue
canzoni preferite.

Clacson.
Un tizio palesemente strafatto in motorino le urla qualcosa, brandendo una lattina di Fanta.

Via le cuffie, giusto per capire che dice.

E via le solite cose: amore, quanto sei bella, dove vai tutta sola, ti amo.
Lei lo guarda con aria truce e gli dice "lascia perdere".
Ma lui non demorde.
Si ferma qualche metro più avanti.
"Amore bla bla bla vieni qua bla bla bla parlevùfransè? bla bla ti amo bla bla".
Lei è parecchio infastidita, ma siamo in pieno giorno e c'è altra gente che cammina.

Di nuovo gli dice di farla finita.
Di nuovo lui urla, ma stavolta passa alla fase b del repertorio: "troia, puttana, che vuoi (io?) bla bla bla" e accosta.
Di nuovo lo sguardo truce di lei, che ancora una volta gli dice di levarsi di torno.
Tra insulti, bestemmie e qualche frase sconnessa sulla sua terza media, il tizio si allontana, ma di certo all'angolo avrà trovato un'altra ragazzetta cui dichiarare amore per poi darle della troia.

Ovviamente nessuno dei passanti che guardavano sconvolti la scena ha nemmeno per un secondo pensato di avvicinarsi alla ragazza o di dire due parole al tizio.



Guardatevi 'sti video che meritano.



[vimeo http://www.vimeo.com/12971188 w=400&h=225]


One Step Too Far - Advert from SmokingGunPR on Vimeo.






 






[vimeo 12971123 w=400 h=320]

One Step Too Fa

martedì 21 settembre 2010

Salviamo i consultori


Salviamo i Consultori
Io non so quale strana concezione del Consultorio abbia la signora Tarzia.
Certo leggendo la sua
biografia qualche idea posso farmela: è tra i fondatori del Movimento per la Vita e già questo è un bel biglietto da visita.

Ad Olimpia vorrei dire che il Consultorio non è una fabbrica di aborti né un distributore di pillole e profilattici.
Al Consultorio ci si va per tanti motivi.

Innanzi tutto lì dentro non ci sono chirurghi pazzi che vogliono interrompere un paio di gravidanze al giorno per passare il tempo. Ci sono i medici, gli assistenti sanitari, gli psicologi, gli infermieri, i pediatri, i ginecologi gli assistenti sociali.
Nel mio c'è anche un gatto che gira nel cortile del palazzo e quando sono in attesa ci facciamo compagnia. Sono fortunatissima.

Io ci vado ormai da un sacco di anni.
Mi ci faccio visitare, visto che è gratis e che c'è personale qualificato.
Ci vado per i controlli periodici e per quelli straordinari, dato che uno dei compiti principali (se non quello fondamentale) dei Consultori è quello di promuovere la salute della donna.
E dentro ci ho visto mamme con prole, donne incinte, signore anziane, ragazzette, giovani donne, coppie.
Gente che stava andando dal medico, non a pianificare un olocausto, per dire.

Al Consultorio ti parlano di sessualità consapevole, di maternità (e di paternità) responsabile, ti seguono quando sei incinta e dopo che hai partorito e se per qualsiasi motivo vuoi ricorrere all'IVG ti danno tutte le informazioni e il supporto necessario, che non finisce con l'aborto, ma va oltre, perché con buona pace di gente come la Tarzia, l'aborto è una cosa seria e non credo ci siano donne che lo fanno a cuor leggero.

Comunque tutte queste cose le dicono molto meglio loro:
http://consultaconsultoriroma.blogspot.com/

E visto che io domani devo andarci, mi sono stampata la petizione e faccio volantinaggio selvaggio.
E se non avete firmato, fatelo
QUI

giovedì 16 settembre 2010

Mi fai schifo.



Marchionne è l'esempio dell'arroganza dei padroni,
Marchionne disprezza quegli stessi lavoratori che gli permettono di vivere come vive. Perché caro il mio Marchionne, la tua stronza azieda è nata e cresciuta sulle schiene di chi ha vissuto alla catena di montaggio.
Tu mi fai schifo, Marchionne.
Mi fa schifo un flaccido ricco che chiede agli OPERAI se sarebbero disposti a fare la sua vita, perché
lui poverino manco va in ferie.
"... io vorrei sapere quante di queste persone sono disposte a fare questa vita qui. Domandi quando è l'ultima volta che sono andato in ferie e poi ne parliamo"
Brutta merda, prova te ad arrivare a fine mese con mille stronzi euro, un mutuo, le bollette e i figli da sfamare, vestire e mandare a scuola.

Tu mi fai schifo.
Mi fanno schifo quelli come te.
E mi fa schifo chiunque sentendo le tue parole non pensi di te tutto il male possibile.

Assorbenti e tette


Che le pubblicità degli assorbenti non siano un granché è sotto gli occhi di tutti.
Prima c'era quella che si buttava dall'aereo, poi le ragazzine che giocano a pallavolo, quindi l'oca che restaura i busti del Pincio o l'aspirante dj che fa la ruota anche se ha "le sue cose".
Ora vanno di moda quelle tecnologiche, che ti fanno vedere materiali innovativi che manco la Nasa per proteggerti "in quei giorni lì".

Ma a qualcuno è venuta l'idea più geniale di tutte: un concorso.
Tipo quando eri bambino e raccoglievi i punti del Mulino per avere la mitica
radio del piccolo mugnaio bianco.

Solo che gli assorbenti li usano le donne, che della radiosveglia non se ne fanno niente e poi ormai c'è la tivvù per le notizie e certe volte la radio gracchia e ti viene l'urto di nervi.

Cosa mettere in palio allora, si devono essere chiesti quelli della "
Sweet Wipes Srl"?

Una pirofila? Un servizio di posate? Tazze da caffè decorate a mano? Una batteria di pentole?
Nah, roba già vista, troppo inflazionata.
E nemmeno zaini e borse, quelli si prendono addirittura coi punti del latte, che squallore.

Tocca inventarsi qualcosa di nuovo, di bello, qualcosa che tutti vogliono.
Ed ecco l'idea vincente:
tette&culo!


concorso


In fondo quale donna mai non sarebbe disposta a collezionare tre misere prove d'acquisto per tentare il colpaccio?


Con solo TRE codici a barre la tua vita cambierà, amica!
Parteciperai all'estrazione di un buono spesa del valore di
*€ 6.000,00 (seimila euro) per far eseguire uno o più interventi di chirurgia estetica per migliorare il tuo look. Scegli tutto tu: equipe medica; struttura e parti del corpo da rimodellare.


Se decidi di non eseguire l'intervento o di spendere meno di
*€ 6.000,00 (seimila euro), puoi convertire l'importo intero o il rimanente in gettoni oro.


E se questa volta non hai vinto, non temere: il concorso si ripeterà ogni anno, che lo sappiamo tutti che due belle tette e un culo bello sodo non passano mai di moda.

martedì 14 settembre 2010

La società va a rotoli per colpa di mamma.



[Premessa: io di genitori separati non so nulla: i miei stanno ancora insieme dopo trentacinque anni e io  non sono né madre, né moglie. Quindi non mi metto a parlare della condizione dei padri separati.
Non so nulla nemmeno di padri violenti, visto che il mio non ha mai alzato le mani su mia madre e me.
]

La storia del portiere del Brescia che dopo la partita saluta i bambini che l'ex moglie non gli permetterebbe di vedere, sta riempiendo le pagine dei giornali e ne parlano un po' tutti.
Io non so perché abbiano divorziato né tantomeno so perché lei gli impedirebbe di stare coi figli, quindi sospendo il giudizio e passo oltre.

Ne parla profusamente anche tale Stefano Zecchi su "Il Giornale" (tra l'altro gli articoli sono due, praticamente identici.
uno e due), rendendo la vicenda di Sereni l'emblema della nostra società matriarcale.

L'idea di fondo di Zecchi (professore di Estetica all'Università di Milano ed ex assessore alla cultura, come mi fa sapere wikipedia) è che in Italia il potere sia tutto delle madri e che i poveri padri non sono altro che vittime di una giustizia mammocentrica e misandrica.
Dice che nel 95% dei casi di separazione i figli vengono affidati alla madre, figura ipertutelata e che questo va "a tutto danno del padre".
Parla di gente (amici suoi) ridotta sul lastrico per mantenere moglie e figli. Moglie che peraltro si "vendica" trovando mille cavilli per impedire al padre di vedere i propri figli.
Immagino che in qualche caso questo possa accadere: la stronzaggine non ha sesso, quindi credo che esistano donne stronze, così come esistono uomini stronzi.
Ma Zecchi sembra presentare il tutto come la sola realtà post-divorzio e trovo la cosa francamente nauseante.

L’articolo, poi, è zeppo dei soliti luoghi comuni tanto cari agli “intellettuali di destra”, roba alla Massimo Fini e Nicholas Farrel, per intenderci.

Nelle cause di separazione, dice, la madre è vista come la vera educatrice, mentre al padre è lasciato un ruolo subalterno: "[...] il padre non è rile­vante come la madre nell’educazione dei figli. La con­seguenza è sotto gli occhi di tutti: abbiamo una società mammocentrica, e i figli cre­scono totalmente mammiz­zati. Ma il dramma non si re­stringe alla condizione dei se­parati: nelle famiglie norma­li, il padre non esiste come fi­gura di responsabilità, di or­dine, di autorevolezza. I pa­dri sono stati rottamati. An­che per colpa loro, ma innan­­zitutto delle madri. La donna oggi non è più la casalinga di un tempo: lavora, spesso ha ruoli di responsabilità pub­blica e finisce per portare la sua autorità in famiglia, sot­traendola ( anche in buona fe­de) al padre che, talvolta, tro­va vilmente nella condizione di potere della donna l’alibi per infischiarsene dell’edu­cazione dei figli, oppure si rassegna a vivere la frustra­zione della sua emarginazio­ne."

Ecco a voi il colpevole. Ed è sempre lei, la donna. Questo strano essere che sanguina e non muore, questa cosa che fa nascere e nutre facendo uscire un misterioso liquido dal suo stesso corpo, da quelle protuberanze che ha sul davanti.

Ah, tu, Donna, adoratrice del demonio, strega! Che vai a lavorare e magari fai anche un lavoro che ti piace e che ti da delle "responsabilità", è tua la colpa!
Hai lasciato la cucina e il ricamo e ora pretendi di portare la tua zozza autorità in famiglia, sottraendola al maschio dominante!
Non lo sai che il tuo ruolo è stato definito dagli uomini tanti e tanti anni fa? O credi  forse che il vecchio adagio "donna schiava zitta e chiava" sia solo una battuta divertente?
Torna alle tue cose e lascia che sia il Maschio ad occuparsi di potere e lavoro.
È lui che porta i pantaloni in casa! E soprattutto è solo lui che deve portarli.

Per colpa tua, cara la mia donna emancipata, "questi ragazzi cresco­no insicuri, fragili, imbozzo­lati nell’interiorità protettiva della madre, privi di quel senso di realtà, del coraggio, del dovere di cui il padre è il vero artefice educativo".

Tu li infrocisci, donna!
Tu, cara mia, al massimo puoi insegnare a lavarsi le mani prima dei pasti, anche se a dire il vero questa è una cosa da femminucce. Forse puoi insegnare ad abbottonarsi la camicia, ma niente di più.
Le cose serie le insegnano i maschi.
Cosa ne sai tu del senso di realtà, del coraggio e del dovere?
Cosa pretendi di insegnare ai figli? Come osi pensare di poter educare delle creature?
Forse puoi educare una figlia femmina, puoi insegnarle la sottomissione, il silenzio, la paura. Puoi insegnarle come essere una buona moglie remissiva, come essere una madre amorevole. Certo non puoi insegnare il coraggio, il rispetto, il valore. Sono cose da maschi, queste.

Dobbiamo renderci conto, signori miei, che la situazione è talmente tragica che “perfino dal punto di vi­sta linguistico il mammocen­trismo è dominante. Si è riu­sciti a battezzare l’asilo con il nome di scuola materna! Ho dovuto, a suo tempo, suppli­care il ministro dell’Istruzio­ne Letizia Moratti perché cambiasse il nome in scuola dell’infanzia [non avere niente da fare nella vita deve essere bellissimo]. E tuttavia, co­me credete che venga chia­mato ancora oggi l’asilo? Ov­vio: scuola materna.”

Quindi, care le mie signore, tornate al vostro posto e abbassate le penne.
Tornate a fare come le vostre nonne e le loro madri prima: succubi, silenziose, umili.
Solo così il mondo si salverà.
E da domani i bambini andranno solo all' asilO, che è sostantivo maschile.
Amen.


 

sabato 11 settembre 2010

venerdì 10 settembre 2010

Trecentomila Euro



Leggo che il Ministero della Pubblica Istruzione, quello che  dice che purtroppo per i precari non si può fare niente, ha deciso di dare trecentomila euro (300.000 €) per imparare il milanese.

Trecentomila euro rubati alla scuola pubblica.
Trecentomila euro che avrebbero potuto essere spesi per comprare banchi e sedie laddove mancano.
Trecentomila euro che sarebbero potuti servire per mettere in sicurezza le scuole.
Trecentomila euro che si sarebbero potuti usare per le mense, per le ore di sostegno, per gli scuola bus.
 
Trecentomila euro di tutti noi che serviranno per comprare qualche parlamentare in più.

Di fischi, fumogeni e servi dei servi.


Ok.
C'ho pensato.
Appena ho letto della contestazione a Bonanni la sola cosa che m'è venuta in mente è stata "GODO!".
Poi però mi sono sentita troppo superficiale e ho pensato ancora.

Ecco il frutto dei miei faticosissimi pensieri.

Bonanni è un sindacalista.
Io sapevo che il sindacalista è uno che sta in un sindacato e che il sindacato è quella cosa che tutela i lavoratori. Me l'ha detto Papà e mi ha pure spiegato come dovrebbe funzionare tutta la faccenda.

Per esempio:
Padron M. decide che io devo stare alla catena di montaggio per dodici ore, non posso scioperare, non mi posso ammalare, non posso avere gli straordinari pagati e se a Padron M. gli gira il culo me ne posso anche andare a casa e cercarmi un altro lavoro, che tanto lui se vuole sposta tutta la baracca in Romania e tanti cari saluti.

Ecco, se succede questo io vado da Sindacalista e gli chiedo come sia mai possibile che i miei diritti vengano buttati nel cesso dopo anni di lotte, gli dico che io c'ho famiglia e poi anche se non ce l'avessi non cambierebbe niente, perché la dignità del lavoratore bla bla bla.
A quel punto Sindacalista mi interrompe, con una luce strana negli occhi e mi sorride con un sorriso che mammamia, mo' si che sono cazzi acidi per tutti, e va da Padron M. e gli dice che noi non siamo schiavi e quindi è molto meglio che la smette con le sue stronze provocazioni, perché noi gli blocchiamo la fabbrica, noi protestiamo, noi non ci lasciamo intimidire!

Ma Sindacalista non si ferma qui, non è che fa le cose solo nel suo orticello. No!
Sindacalista si batte perché vengano rispettati i diritti e la dignità di tutti i lavoratori, anche quelli che magari lui non ha mai visto e stanno in un'altra città o perfino in un'altra regione, perché non importa chi sei e dove stai: il lavoro è un diritto di tutti e nessun Padron M. del cavolo può calpestarci, nessuno può renderci schiavi.

Quindi se capita che il capo di un governo -che qui chiameremo RicconeCollusoCorrottoCorruttore- decide che per non toccare gli interessi (e soprattutto i soldi) dei ricchi, conviene metterlo sempre in quel posto lì a chi lavora, allora Sindacalista non ci sta, lo affronta a muso duro e gli dice: no, mio caro, così non va. Mo' ci sediamo e ne parliamo, ma su questo, questo e quest'altro io non transigo. Quindi abbassa la cresta, caro il mio padrone, perché sennò non blocchiamo solo la fabbrica, noi blocchiamo il paese!

Che poi Sindacalista non è mica solo in questa lotta con RicconeCollusoCorrottoCorruttore o con Padron M.. Di solito sono almeno tre e allora uno potrebbe pensare che Tre è più di Uno e allora cari i miei sfruttatori tutti non avete speranza, non potete fare di noi quello che volete: dovrete rispettare le Regole.

Solo che certe volte capita che gli altri Sindacalista -che per comodità chiamerò Servo1 e Servo2- vendono i loro Lavoratori a Padron M. e a quelli come lui in cambio di non so bene cosa.
E allora noi che lavoriamo cominciamo a non capire più quello che succede.
Ma come, ci chiediamo un po’ tutti, io ti pago, Servo1 e il mio compagno di stanza paga te, Servo2, per difendere i nostri diritti e tu ci vendi allo sfruttatore?
Ma non è questo il tuo lavoro!
Tu devi aiutare noi, non i padroni!
Tu devi tutelare la nostra sicurezza, la nostra dignità, i nostri diritti e invece tu ci vendi al Padrone?

Ecco, secondo me più o meno è così. E mi sa pure che quando Servo1 e Servo2 svendono i Lavoratori, allora a quel punto i Lavoratori un po' si incazzano.
E se uno si incazza poi contesta.

Se sei sposata la devi dare.



Un paio di mesi fa la Cassazione ci aveva fatto sapere che se tuo marito ti picchia, ma tu sei una donna forte, allora non è reato. In quell'occasione venne assolto un tizio che picchiava la moglie perché lei ''non era per nulla intimorita'' dal comportamento del coniuge ma solo ''scossa, esasperata, molto carica emotivamente''.

Ieri un'altra grande scoperta per tutte noi: se tuo marito vuole fare sesso quando a te non va e ti abbassa le mutande non è violenza:
Nei confronti del proprio partner c'è una maggiore tolleranza rispetto ad atti, anche audaci, che non sarebbero invece tollerati da parte di estranei (
qui l'articolo)
Tra estranei si presume che ci sia dissenso rispetto ad una avance improvvisa, a meno che l'altra parte esprima il proprio consenso. In una coppia si presume l'esatto contrario: il consenso all'atto repentino è presunto, sempre che non venga espresso il dissenso. L'importante è non approfittarne.

Uhm... quindi se io dico di NO il mio uomo presumendo il consenso potrebbe strapparmi le mutande dicendo che  il mio "no" non gli era sembrato abbastanza convinto? "Dai, lo so che lo vuoi anche tu, lo so che ti piace" è una delle frasi più usate nei film all'inizio di una violenza sessuale. E' molto diverso da questa "presunzione di consenso"?
E poi che cosa sarebbe questo "consenso all'atto repentino"?
Mica siamo delle bambole gonfiabili pronte all'uso in ogni momento della giornata.
E cosa vorrebbe dire "l'importante è  non approfittare"? Che ci si deve fermare allo strappamento delle mutande, tirare giù qualche bestemmia, magari due schiaffi e chiudersi in bagno a farsi una pippa per restare nei limiti della legalità?
E se lui non si ferma?
A quel punto è "finalmente" violenza sessuale o visto che c'è una fede al dito si può fare?



giovedì 9 settembre 2010

E 'fanculo pure Greenpeace!



Che poi una pensa che un certo tipo di comunicazione faccia parte del "bagaglio culturale" altrui.
C'è una parte di te che dice che non è possibile che chi ti è vicino per idee politiche o sociali possa ridursi a far spogliare una donna per lanciare un messaggio.
E' come quando conosci qualcuno che ti piace e proprio non ti passa nemmeno per l'anticamera del cervello che possa aver votato Berlusconi alle ultime elezioni.

E invece la vita bastarda, agra e maiala non cessa mai di stupirti.

Quindi anche Greenpeace non sa fare di meglio che far
spogliare una donna per parlare di foreste, disboscamenti e non so cos'altro.
E non lo so davvero, perché vedere una fica pelosissima in un video sinceramente non mi fa pensare a nulla.
O meglio, mi fa pensare che ormai siamo arrivati al massimo dello schifo.
E non certo perché io abbia dei problemi col nudo, anzi.

La domanda è -di nuovo- la solita: possibile che nessuno si sappia smarcare da questo tipo di comunicazione?
Davvero solo la fica è capace di lanciare messaggi?

Io veramente non ne posso più.

Quindi fanculo pure Greenpeace.


Ah, c'è anche la versione in maschile, ma non è tra i primi risultati digitando "Greenpeace save our forest" su youtube. Ma forse è solo un caso.

martedì 7 settembre 2010

Di tette e libri.



Copio e incollo la risposta di Vespa, presa dal sito di Gad Lerner, perché mi pare dimostrare tutta la sua pochezza molto meglio di qualsiasi commento.

Caro Direttore,
mettiamoci d’accordo. Una donna brava e intelligente, qualunque lavoro faccia (anche la scrittrice) può essere bella senza pagare pegno?
["pagare pegno"? Definisci "pagare pegno". Vuol dire che se una donna è anche bella tu puoi chiedere al mondo di guardarle le tette? E se una è una fica spaziale che pegno paga? Puoi metterle impunemente le mani addosso?]
Se valorizza con l’abbigliamento la propria avvenenza, le si può rivolgere un complimento garbato?
["come sei carina stasera" è un complimento garbato, che comunque personalmente trovo fuori posto durante una premiazione letteraria. "Inquadrate il suo splendido decolletè" è un invito a guardarle le tette e nient'altro]
E’ quanto ho fatto sabato sera alla Fenice di Venezia con Silvia Avallone, vincitrice del Campiello Opera Prima (‘Acciaio’): ho detto che la ragazza (26 anni) aveva uno splendido decolleté.
[che c'entra l'età? Se ne avesse avuti 16 non glielo avresti detto per non fare la figura dello zozzone?]
Il mio apprezzamento era così inopportuno che la stessa Avallone, confermando di essere una donna intelligente, ha detto al ‘Corriere della Sera’ di non averlo nemmeno notato, osservando che comunque la premiazione avveniva in una ‘atmosfera di levità’ e non eravamo certo in un’aula universitaria. La signorina ha dato una lezione di stile sia alla Murgia che a Lerner, due grillini onorari che non a caso si sono trovati in sintonia a sparlare di un tema che non li toccava. Se vorrà scrivere romanzi anche meno legati a streghe e sortilegi, alla Murgia un po’di humour non guasterebbe.
[A Roma diciamo "stai a rosicà"]
Per quanto riguarda Lerner, i lettori di ‘Repubblica’ che non conoscono la sua grazia, la sua generosità, il suo approccio garbato, la totale assenza di sentimenti vicini all’invidia, si informino in giro. Potranno farsi un libero convincimento su chi – tra noi due – rischi di diventare davvero un “vecchio bavoso”. Al suo libro così ingiustamente bocciato dalla giuria popolare del Campiello, auguro comunque e ( sinceramente) di vendere almeno un terzo del mio più modesto “Donne di cuori”. Traguardo dal quale tuttora è lontano.
[Abbè, che lezione di stile, manco alle elementari]
Grazie e cordialità,
Bruno Vespa


Cordialità anche a te, Bruno.



Ipocrisia portami via.


Come la stragrande maggioranza delle persone che usa internet per informarsi e non solo per farsi le seghe davanti a youporn, per controllare su facebook se Gina e Lino stanno ancora insieme e per coltivare fattorie virtuali, anche io ho visto la foto del bimbo ricoperto di mosche. Che poi sono “bimbi” al plurale, ma non è questo il punto.
Ho ovviamente anche firmato il firmabile contro la barbara lapidazione di Sakineh.

Il massimo dell’ipocrisia.

A noi del Pakistan fino a ieri non ce ne fregava un cazzo. A mala pena sappiamo dov'è e quale sia la sua storia recente. Sappiamo giusto che c'è stato un alluvione e lo abbiamo saputo mentre ci spalmavamo la crema in spiaggia. Come altre centinaia di situazioni tragiche qui e nel terzo mondo.
Non ce ne frega niente del pensionato del piano di sopra che a stento sopravvive con la pensione minima, figuriamoci dei bambini pakistani che muoiono di fame.
Così come non ce ne frega un cazzo dei bambini soldato, delle ragazzine stuprate perché secondo qualche strana credenza fare sesso con una vergine guarisce dall’ AIDS.
Sakineh? Quante donne adesso stanno venendo lapidate? Quante ne hanno lapidate negli ultimi anni? E a noi ce ne frega qualcosa? No. Non finché il loro viso non verrà appeso sulle facciate dei Municipi delle nostre città, finché qualcuno non fonderà un gruppo su facebook e non uscirà un articolo sul giornale.
Fino a quel momento noi nemmeno sappiamo cosa significhi “lapidazione”.

Ecco come siamo fatti noi. Abbiamo bisogno di un’immagine, la più forte e truculenta possibile. Non tanto per “aprire gli occhi” e comprendere meglio il mondo che ci circonda, quanto per poter condividere una foto e qualche frase ad effetto e pulirci la coscienza. Qualche sms per donare un paio di euro e una firmetta sotto la foto di una donna col velo in testa, che se fosse qui, signora mia, sarebbe da rispedire al mittente, che con quel coso mi spaventa le creature.


A noi occidentali di tutto questo in realtà non importa.
Ci puliamo la coscienza con qualche azione di massa, ma sostanzialmente non ce ne frega un cazzo.
Tempo fa avevo voglia di parlare male del governo Berlusconi e sostenevo che un’altra delle cose scandalose è stata la diminuzione fino quasi alla scomparsa dei fondi destinati agli aiuti per il terzo mondo e per la lotta all’AIDS.
Ecco, l’obiezione principale -che mi ha fatto anche chi oggi condivide sconvolto e indignato la foto di Reza-  è stata che già non abbiamo una lira per noi e quindi non possiamo mica dare tutti quei soldi per aiutare gli altri.

E io per prima, che guardo inorridita queste stesse immagini, oggi pomeriggio ho deciso che andrò a fare shopping, con buona pace di Sakineh e del piccolo Reza.

lunedì 6 settembre 2010

Ma che strapalle!



Basta, davvero.

Mi stanno facendo sentire una bacchettona, una che ha paura del sesso, una che si imbarazza nel vedere un corpo nudo.
Pubblicità, programmi televisivi, giornali... tutto è strapieno di tette e culi. Sempre e solo tette e culi.
Per vendere qualsiasi cosa ci sono in mostra tette e culi, con messaggi che di allusivo hanno ben poco.

Non è solo svilente per noi donne, lo è per tutti.
Vuol dire che ormai il solo modo di comunicare riconosciuto dalla società italiana sono le tette e i culi.
Vuol dire che io in quanto femmina sono solo carne da mettere in bella mostra e che tu in quanto maschio sei solo un cerebroleso che sbava davanti a una donna nuda e che ti basta un culo ben fatto per essere indotto a comprare un prodotto e a credere a qualsiasi cosa.

Devi vendere occhiali? Due supertope che ti dicono "noi te la diamo gratis... la montatura!"
Devi vendere un pannello solare? Una gnocca seminuda che ti dice "montami a costo zero".
Hai voglia di un amaro? Ecco lo sguardo ammiccante di una ragazza fichissima che ti invita a "farti il capo".
E via così.

La televisione, poi, è invasa di ragazze seminude che ancheggiano sorridenti e silenziose: loro non possono parlare, la sola cosa che "parla" è il culo perizomatissimo ripreso dalle più disparate angolazioni, ai limiti del porno.

E ormai qua non si salva più niente, nemmeno i
premi letterari, con un Vespa in veste "vecchio bavoso" che deve premiare una giovane scrittrice e invita il pubblico ad osservarne le belle tette.
Non importa se c'è di mezzo un prestigioso premio letterario, se il libro è bello, se lei ha talento.
Lei prima di essere una scrittrice è una portatrice sana di tette, quindi questo è quello che va sottolineato.

“Assegniamo ora il Premio Campiello opera prima a Silvia Avallone, autrice del romanzo ‘Acciaio’, e prego la regia di inquadrare il suo strepitoso decolletè”.

La Avallone dice che era troppo emozionata e manco c'ha fatto caso. Può darsi.
O magari può darsi che ormai l'abitudine a trattare le donne come tette&culo in marcia non stupisca né offenda più nessuno, non lo so.

Prese per il culo.



Il PdL non c’è più
Governare non significa comandare
Lo show con Gheddafi è stato scandaloso.
I tagli alla scuola e alle forze dell’ordine sono gravi.
Il garantismo è un principio sacrosanto, ma mai può essere considerato come una sorta di impunità permanente.
La legge elettorale è una cagata mostruosa, scusate se anche io l’ho voluta, mi dispiace tanto, veramente.


Ecco.
Fini dice tutte queste belle cose e io, che più o meno vado ripetendole da decenni, mi sento dire che non capisco un cazzo e che Fini è l'ultimo baluardo della democrazia in Italia.

Ci sono riusciti: hanno lobotomizzato un paese intero e già lo so che nella prossima pausa sigaretta qualche collega mi dirà che Fini è il solo politico serio bla bla bla.

La
domanda che io vorrei fare a Fini  è comunque sempre la stessa: MA CON CHI CAZZO CREDEVI DI AVERE A CHE FARE?