venerdì 29 ottobre 2010

Bunga bunga



L'unica cosa davvero seria sul Bunga Bunga l'ho letta su femminileplurale.

Possibile che la "sinistra" parlamentare si "svegli" solo quando c'è da parlare della dissolutezza sessuale di Berlusconi?
Ancora non l'hanno capito che alla ggggente di quanto sesso fa Berlusconi a casa sua non interessa?
S'è visto col caso D'Addario.
E' stato tanato, è stato votato.

Forse sarebbe il caso di parlare del lavoro che non c'è e che quando c'è o ti ammazza o non ti consente di arrivare a fine mese.
Magari si potrebbero spendere due parole sullo sfacelo di scuola, università, sanità.

Ma mi sa che ho uno strano concetto di "politica".

mercoledì 27 ottobre 2010

Di Inni e Costituzioni.


Io affronterò La vita mia in sacrificio, patto d'onestà, E tu che puoi, ricorda che nel dolore siamo tutti figli tuoi
Percorrerò la retta via mi impegnerò sempre di più can l'anima mia
Affronterò con energia questo compito che scanditrà la mia vita
Prega per me Santa Maria riempimi d'amore e cosi sia e aiutaci a vivere sempre uniti in fratellanza con lealtà
Prega per noi siam figli tuoi prega per noi, siam tutti figli, tutti figli tuoi
Mater Regina Amen


Questo è il nuovo inno della
polizia penitenziaria.
 



Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

Questo è l'articolo 7 della Costituzione della Repubblica Italiana.




Solo io vedo qualcosa che non va?



lunedì 25 ottobre 2010

Marchionnemetalmeccanico


Io da piccola volevo più di tutto fare il PadroneDelMondo.
E in quanto PadroneDelMondo volevo avere tutti gli animali, anche un’aquila reale appoggiata sulla spalla. E un panda gigante morbidoso da abbraccicare nei momenti di sconforto.

Poi però ho capito che non sarebbe stato possibile e quindi ho cominciato a cercarmi delle alternative.

Per palesi mancanze fisiche e artistiche, non sono potuta diventare la NuotatricePiùBravaDelMondo, né la CantantePiùFamosaDelMondo e per motivi legati a qualche problema con le scienze esatte, ho evitato di affrontare gli studi di veterinaria.

E così ho cominciato a cercare la mia strada.
Ho iniziato facendo la baby sitter, poi ho lavorato in una simpatica libreria di personcine davvero deliziose e tanto tanto care, ho fatto la commessa al “paradiso del fricchettone”, sono stata schiavizzata in un ufficiodemmerda e ora faccio l’impiegata.

Ma  non sono mai stata pienamente soddisfatta. Ho sempre sentito qualcosa dentro di me che diceva di non fermarmi, di andare avanti, che avrei trovato la mia vera strada.
E io quella voce l'ho ascoltata e ora,finalmente, ho capito che cosa voglio fare da grande.

Io da grande voglio fare il
Marchionnemetalmeccanico.
Certo, la divisa non è particolarmente fescion, con quel maglioncino blu-triste e il taglio di capelli quantomeno discutibile, ma sono quasi certa che ci sia la possibilità di scegliere la montatura degli occhiali.







Marchionne, io ti schifo.
E ti schifo così tanto che manco riesco a dirlo quanto mi fai schifo.

venerdì 22 ottobre 2010

Io, il prete e la minigonna.



Sta cosa del prete e della gonna lunga come  fine delle violenze sessuali m'ha fatta un po' incazzare.
Quindi ho partecipato al mailbombing partito su FB.
E sono stata b r a v i s s i m a: nemmeno una bestemmia, per quanto la contestualizzazione sarebbe stata facilissima e inattaccabile.


Caro don Cecere,
ho letto una sua dichiarazione riguardo l'ordinanza per il decoro del sindaco Bobbio.
Secondo quanto riportato su diversi quotidiani on line, lei avrebbe detto "Trovo sia una decisione giusta. In questo modo si contrasta anche il dilagare delle molestie sessuali”.
Sa, don Cecere, spesso noi donne siamo molestate anche quando andiamo in giro in tuta, o con il cappotto. Anche quando siamo senza trucco, spettinate e coi vestiti non stirati. Sa che poi la maggior parte delle violenze sessuali avvengono in famiglia? Crede che avrebbe senso dire alle donne di indossare una biancheria intima più casta per evitare di essere stuprate dal proprio marito? O dire alle adolescenti di non mettere il rossetto per non provocare i loro padri?
Come donna non sono solo molto offesa dalle sue parole, io ne sono terrorizzata.
Questa frase lascerebbe intendere che dietro una molestia sessuale ci sia una provocazione da parte della donna.
Vede, dire con tanta leggerezza che "in questo modo si contrasta il dilagare delle molestie sessuali" è di fatto fornire un alibi agli aggressori e rendersi complici di ogni violenza.
Forse, don Cecere, lei non sa che la prima scusa dello stupratore è "ma lei ci stava, se l'è cercata, andava in giro mezza nuda". Gettare fango sulla moralità della vittima è la prima mossa. Delegittimarla, insinuare il dubbio sul suo essere "una donna per bene".
Don Cecere, la prego, si rimangi ogni singola parola e chieda scusa alle donne che sono state molestate, alle donne violentate, a quelle uccise e non dia una mano a chi quelle donne le ha stuprate, magari nascondendosi dietro una gonna troppo corta e un sorriso troppo smagliante.

Sperando che queste poche righe possano farle comprendere la gravità e la violenza delle sue parole, le porgo i miei saluti.

Decorose e ben coperte



Sono anni ormai che in questo paese escono fuori decine di ordinanze assurde.
In molti pensano sia una scappatoia trovata dalle amministrazioni comunali per fare cassa in barba ai tagli delle finanziarie, altri vedono finalmente l'ordine regnare sovrano.
Sta di fatto che ce ne sono di atrocemente idiote.
Si vieta il kebab nei centri storici, gli artisti di strada non possono restare più di quindici minuti nello stesso punto, non si possono indossare zoccoli di legno.
Dopo le 23 non ci si può sedere sulle panchine, tantomeno se si è in più di tre e non ci si siede sui gradini delle chiese e via così (non ho voglia di fare una ricerca, sono stanca di stronzate). E non fatevi beccare a pomiciare, zozzi!

L'ordinanza di oggi viene da Castellammare di Stabia, dove lunedì si deciderà se vietare o meno minigonne, pantaloni a vita bassa, scollature, bestemmie e il gioco della palla.

Sui quotidiani nazionali si parla in realtà solo di minigonne e vestiti troppo scollati, quindi sono andata ad informarmi un po' meglio
qui e vorrei sottoporre alla vostra cortese attenzione qualche reazione.

Annamaria, 53 anni: "Il problema sono le donne ucraine che in Villa Comunale si spogliano davanti a tutti per prendere il sole. Noi non l'abbiamo mai fatto, ma loro sono qui per rubarci i mariti e allora è giusto che le multino. Però, se una signora dà scandalo andando in giro in reggiseno non è una persona sana di mente e allora non va bene multarla, bisogna prendere altri provvedimenti, di tipo sanitario."

Annamaria è contenta: se si vietano minigonne e scollature, nessuna ucraina potrà portarle via il marito. Grazie sindaco!

Ed è parecchio contenta anche Rita, 33 anni, soprattutto per la parte riguardante il giuoco del pallone nudista:
"Però andate a vedere oggi pomeriggio in Villa Comunale chi gioca a pallone a torso nudo: sono solo gli immigrati. Devono andare via, perché ci rubano il lavoro e non hanno educazione".

Non solo le donne ci rubano i mariti vestendosi come delle passeggiatrici! Gli uomini ci rubano il lavoro e giocano a pallone senza maglietta! Dove andremo a finire di questo passo?

Per fortuna la gioventù di Castellammare di Stabia ha le idee chiare e una specchiata moralità:

Giovanni, 17 anni, studente dell'Istituto Alberghiero, insieme con Aldo, anche lui 17enne, studente dell'Itis, non hanno dubbi: "Giocare a pallone a torso nudo è rivoltante. E le ragazze che vanno in giro troppo svestite non le approvo", dice Giovanni. Aldo ci pensa un po', poi aggiunge: "A me piace guardarle, ma è una moda che va bocciata"

Ma la palma d'oro per il miglior commento a tutta la faccenda va a Don Paolo Cecere: “Trovo sia una decisione giusta. In questo modo si contrasta anche il dilagare delle molestie sessuali”.

Ecco. Ricordatevelo, ragazze. Per non essere molestate basta coprirsi! Possibile che ancora non ci avevamo pensato? Finalmente abbiamo trovato il modo per sconfiggere la violenza sessuale! C O P R I A M O C I  e  "contrastiamo il dilagare delle molestie sessuali".
Meno male che c'è don Paolo, perché io proprio non riuscivo a spiegarmi cosa potesse spingere un uomo a stuprare una donna. Era facile, invece: son i vestiti succinti!

E non venitemi a dire che il don è solo uno stronzo che minimizza la violenza sessuale e che con queste parole lancia un messaggio pericoloso e complice che si potrebbe tradurre con "e pure loro se la cercano, sempre vestite da mignotte, poi cosa vuoi che facciano quei poveri ragazzi davanti a tutta quella roba in mostra", perché non voglio sentire certe bestemmie.



lunedì 18 ottobre 2010

Tanto un bravo ragazzo.


Si è sentito minacciato.
Ha avuto paura.
Quella se l’è cercata.
Che poi magari c’aveva il coltello nella borsa.
Sembrava troppo sicura di sè.
E lui è un bravo ragazzo.
Non  può andare in galera.
Questo è il pensiero degli amici di Alessio Burtone, 20 anni,
omicida.
Mamma e papà venderanno anche la casa, se servirà a risarcire la famiglia di Maricica (no, signori, una casa venduta di solito non riporta in vita una donna, una madre, una figlia, una moglie, una sorella, un'amica.)

Chiede umilmente scusa, lui.
Sta tanto male, piange, quasi non ci può pensare.
E ha tanta tanta paura della galera.
Ha anche scritto una lettera alla famiglia della donna che ha ucciso per chiedere scusa.

In fondo cosa ha fatto mai? Ha solo dato un destro in faccia a una donna di 32 anni, che indubbiamente  lo ha insultato, magari  l’ha anche colpito.

Certo, c’è da chiedersi che razza di uomo sia uno che prende a cazzotti una donna. C’è da chiedersi che razza di uomo sia uno che vedendola cadere in terra si china a raccogliere le sue cose e se ne va.

Lui è un uomo di merda, un assassino.
Punto.
Nella nostra lingua le parole ci sono ed è bene usarle.

E un uomo di merda è il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro, che ha detto che Alessio Burtone non deve andare in carcere, perché "non c'è pericolo né di fuga né tantomeno di inquinamento delle prove, visto che tutto è stato registrato dalle videocamere" e poi il ragazzo ha così tanta paura del carcere.

La domanda l’hanno fatta in tanti e oggi la faccio pure io.
Cosa sarebbe successo se un ventenne rUmeno avesse preso a cazzotti in faccia, mandato in coma e poi ucciso una trentaduenne rOmana?
No, perché io un’idea ce l’avrei, ma forse mi sbaglio.

venerdì 15 ottobre 2010

Sempre la vasca


Lo so, sono una rompipalle, ma a me la faccenda della vascabella m'ha fatto salire il veleno.
Stavo rileggendo il comunicato dell'
UDI, visto che un paio di parole erano attaccate tra loro e così i link finali e mentre li ricontrollavo ho trovato una sorpresa.

Se fino a poco fa all'indirizzo
http://www.vascabella.eu/images/figanellavasca.gif si trovava, appunto, la figanellavasca, ora c'è La Linea di Cavandoli.

Ora, io ho salvato l'immagine reale sul pc, superando lo schifo, ma mi pare chiaro che il signor Rullo abbia capito di aver fatto una grossa stronzata e ora stia correndo ai ripari.

Fortunatamente esiste
google images e fortunatamente la mia adorata Cuggia qualche tempo fa mi ha insegnato l'uso del tasto Stamp.

Mi sa che continua, vi chiedo scusa in anticipo.





Per le puntate precedenti
QUI
QUI

QUI
QUI


Per quanto riguarda l'eliminazione dell'account facebook di Doriana Goracci per aver (ommiocielo, che persona brutta, dobbiamo censurarla si si si) andate qui e seguite i link che preferite.

Bravi studenti.



Un bravo studente deve essere sempre attento.
Deve prendere appunti, deve ascoltare.








E quando è il momento deve dimostrare quanto ha imparato.


http://www.repubblica.it/politica/2010/10/14/news/maroni_fiom-8053853/?ref=HREA-1

mercoledì 13 ottobre 2010

Di derive, vasche, pubblicità e censura.



L'affaire vascabella va avanti.
E io copio paro paro il comunicato stampa dell'UDI, che spiega le cose molto meglio di me.
Diamoci una mossa, facciamo girare!!!


 



COMUNICATO STAMPA UDI NAZIONALE a
- FACEBOOK ITALIA
- I.A.P.
- Organi di Stampa
- Rullo Pasquale, Como
OGGETTO: Se denunciare è osceno…

La Sede Nazionale UDI apprende oggi che l'account Facebook “DORIANA GORACCI” è stato sospeso senza preavviso. Solo dopo reiterate richieste di spiegazioni in merito, il gestore Facebook Italia avrebbe motivato la sospensione, sarebbe legata ad una immagine (alla quale si accede peraltro solo attraverso un link) denunciata da DORIANA GORACCI in un articolo sul sito web "reset.italia" riguardante, tra l’altro, anche la pubblicità "Vascabella".

L’oscenità di quell’immagine “sarebbe” all’origine della sospensione di un account e dei suoi oltre 3000 contatti.
Ma c’è di più: detta pubblicità è stata da noi, UDI Nazionale, denunciata anche prima, e l'immagine della pubblicità usata dalla ditta“Vascabella” è stata pubblicata nel sito
www.udinazionale.org - nella Sezione Immagini Nemiche della Campagna "Immagini Amiche".

Nei giorni scorsi sono piovute mail di protesta e denunce allo I.A.P.l'istituto per l'autodisciplina pubblicitaria, per denunciare la DittaVascabella, a causa dell'uso di quella immagine gravemente offensivadella dignità femminile.

IERI, nello stesso giorno in cui Facebook adottava questa decisione, Il titolare della Ditta "Vascabella"ha sostituito quella immagine. Ma, a quanto si può ragionevolmentesupporre, le ritorsioni non sono mancate. Le stesse “risposte”inviate dal sig. Pasquale Rullo a quanti (donne e uomini) hannoprotestato con veemenza, ci sono state inoltrate per conoscenza alnostro indirizzo mail udinazionale@gmail.com , sono un atto di arroganza.

Dobbiamo aspettarci che Facebook Italia sospenda anche l'account "Udi Centrale"? Siamo incredule di fronte alla motivazione "adottata" da facebook perchiudere l’accaount di Doriana Goracci che "avrebbe" utilizzato una immagine oscena. Allora dovremmo essere cancellate noi e tutte/i coloro che denunciano!

La Sede Nazionale UDI:
- esprime tutta la sua solidarietà a Goriana Goracci;
- denuncia questo ennesimo grave atto di ritorsione;
- chiede a Facebook Italia di tornare immediatamente sui propri passi e ripristinare l'account “Doriana Goracci” nelle stesse condizioni in cui si trovava ieri.
- invia opportuno dossier (immagini, documenti e copie mail) sia lo I.AP. che gli organi di Stampa.

Per Udi Nazionale, Pina Nuzzo.

Link alla pagina cartella immagini del sito “VASCABELLA” dove è ancora
presente l’immagine tolta ieri dalla home
page.
http://www.vascabella.eu/images/figanellavasca.gif



Link ad articolo su reset italia a firma Doriana Goracci.

http://www.reset-italia.net/2010/10/12/2-pugni-da-nord-al-centro-con-comune-violenza/



Linka pagina del sito nazionale Udi dove viene pubblicata l’immagine
inquestione (la prima in alto a destra) già utilizzata dalla
ditta“Vascabella” di Rullo Pasquale, via Gioacchino Rossini n.130 22100
Como (CO) tel: 031 543289 339 1646211 rullo@vascabella.eu –




www.vascabella.eu
http://unionedonne.alte
rvista.org/index.php/galleria-immagini-nemiche.html

martedì 12 ottobre 2010

Di derive, vasche e pubblicità.



Ieri avevo scritto della meravigliosa campagna pubblicitaria dell'azienda "Vascabella".
Fino a ieri in homepage c'era "figanellavasca.gif", che ritraeva una donna in posizione ginecologica (nel senso che è proprio quella che hai quando sei dal medico) immersa in una vasca piena di schiuma.

A dire il vero sembrava una scena di un film porno, ma tant'è.

Ieri su facebook noi donne con la
deriva insieme a qualche uomo amico, abbiamo condiviso note, parole e rabbia, abbiamo segnalato allo IAP e molte di noi hanno scritto al signor Pasquale, titolare della ditta.

Ieri sera gli avevo scritto:
Buonasera,
scrivo in merito alla Vostra pubblicità "vascabella" e alla sua immagine "figanellavasca.gif".
Ora, se avete pensato a una cosa del genere, non credo abbia senso sprecare tempo a spiegarvi quello che una donna possa provare davanti a una simile rappresentazione di sé, quindi mi limito a comunicarvi che boicotterò e inviterò chiunque a boicottare i vostri prodotti e a segnalare allo IAP la Vostra "campagna pubblicitaria."


Ero troppo arrabbiata per scrivere anche una parola in più, tremavo letteralmente dalla rabbia. E poi volevo mantenere una parvenza di "stile", visto che quello che avevo in mente era tutt'altro che delicato.

Che poi la cosa è nata dalla segnalazione di una donna all'UDI, che raccontava come alla sua mail, che chiedeva la rimozione dell'immagine, era stato risposto (da Pasquale): "Cara xxx hai tempo da perdere? vieni qui che ci facciamo una bella scopata insieme, se sei abile e passabile, altrimenti non rompere i coglioni."

Stamani sono andata a rivedere il sito e "figanellavasca.gif" è stata sostituita da una bella doccia, vuota e solitaria.

Visto che sono di indole polemica, ho scritto a Pasquale dicendo che avevo notato la modifica dell'homepage. E lui mi ha risposto proprio ora: "quella si stava lavando , e tu?"

Avrei voluto vedere la faccia di Pasquale quando s'è visto la casella di posta intasata di messaggio più o meno gentili.
Certo, come dice il mio amico
Lorenzo, : non ho nessuna intenzione di  chiederle di cambiare le sue convinzioni personali, né di chiedere pubblicamente scusa. Personalmente, non credo che lei sia in grado di fare nulla del genere onestamente e senza ipocrisia. Mi sforzerò,  comunque, che accadano due cose: che l'autorità preposta faccia togliere quella schifezza d'immagine che usa per pubblicizzare i suoi prodotti, e che più persone possibile sappiano che schifo di persona è lei nelle  sue scelte pubblicitarie aziendali.




Senza pudore



Dopo la pagliacciata al sapore di coda alla vaccinara, pajata e polenta, con la Polverini che imbocca uno sbavante Bossi e il SindacoDegliAltri che si ingozza, a Roma sono comparsi degli strani manifesti.




La faccia come il culo


Ora, forse io ho visto un film diverso, ma tutte 'ste scuse non mi pare di averle sentite.
Piuttosto ho visto uno spettacolo disgustoso, volgare e pure pacchiano.

lunedì 11 ottobre 2010

Deriva femminista



Qualche tempo fa mi hanno detto "si, lo leggo il tuo blog, ma che palle, mo' c'hai la deriva femminista".
Forse è vero, ma mi sento più che giustificata da quello che vedo ogni giorno.

La deriva di oggi è stata fomentata dalla ditta "
Vascabella", di tale Pasquale Rullo, in quel di Como.

Il fatto che per pubblicizzare una vasca da bagno si sia pensato di immergere una donna in un mare di schiuma non è originale. Il fatto di aver chiamato l'immagine in homepage "figanellavasca.gif" è indice di come una certa rappresentazione del corpo della donna sia entrata ormai nella "normalità" della comunicazione iin questo paese.

Ora, io non voglio essere "catastrofista" , ma se c'è gente che crede sia normale o legittimo o consentito usare una simile immagine per pubblicizzare un prodotto, qualunque esso sia, poi non possiamo più cadere dalle nuvole quando leggiamo i fattacci di cronaca.

C'è questo bel
videomessaggio fatto dall'UDI mentre la televisione ci faceva vedere i funerali di una ragazzina ammazzata e stuprata dallo zio, che ci dice qualcosa che in troppi non vogliono accettare: "certe cose non accadono per caso o come un fulmine a ciel sereno, ma perché alcuni uomini sono convinti che quelle cose possono farle".

E allora sarò io che c'ho la deriva, sarò io che esagero, ma credo che questo tipo di comunicazione contribuisca attivamente a quel pensiero.

Vi invito quindi a segnalare lo "spot" allo
IAP. Bastano un paio di minuti.


AGGIORNAMENTO del 12 ottobre:
le merde hanno tolto la "figanellavasca" per sostituirla con una comune doccia.

domenica 10 ottobre 2010

Diffondo


Appello per il ritiro dello
spot del Ministero del Lavoro: "Sicurezza sul lavoro. La pretende
chi si vuole bene"

La Campagna per la sicurezza sul lavoro, promossa dal Ministro
del Lavoro e delle Politiche Sociali recita “Sicurezza sul lavoro. La
pretende chi si vuole bene”. Un messaggio e due spot:
http://www.lavoro.gov.it/
rivolti solo al lavoratore e non a tutti gli “attori”
coinvolti.
Dopo aver frantumato il Dlgs 81 del 2008 del Governo Prodi, hanno ben
pensato di correggerlo con il decreto correttivo Dlgs 106/09 (sanzioni
dimezzate ai datori di lavoro, dirigenti, preposti, arresto in alcuni
casi sostituito con l'ammenda, salvamanager, ecc).

 Ora il governo cerca di rifarsi la “verginità” con spot inutili che
costano alle nostre tasche ben 9 milioni di euro. Spot non solo inutili,
ma anche dannosi per l’immagine di chi ogni giorno rischia la vita, e non
perché gli piaccia esercitarsi in sport estremi. Spot che colpevolizzano
sottilmente il lavoratore stesso, nascondendo una realtà drammatica:
l’attuale organizzazione del lavoro offre ben poche possibilità al
lavoratore di ribellarsi a condizioni di lavoro sempre più precarie in
tema di sicurezza.

 E’ una campagna vergognosa perché oggi il lavoratore ha ben poche
possibilità di rispettare lo slogan “Sicurezza sul lavoro. La pretende
chi si vuole bene”, quasi che la mancanza di sicurezza fosse imputabile
al fatto che il lavoratore non vuole bene a se stesso ed ai suoi
familiari. Non dice nulla di chi deve garantire la sicurezza per legge,
ovvero i datori di lavoro. Sottovaluta i rapporti di forza nei luoghi di
lavoro. Non accenna minimamente al fatto che i lavoratori, specialmente
di questi tempi, sono sempre più ricattabili e non hanno possibilità di
scegliere di fronte ad un lavoro in nero, un lavoro precario e un lavoro
a tempo determinato, mentre devono viceversa sottostare a ritmi da Medio
Evo.

La campagna dovrebbe invece avviare un processo di comunicazione diffusa,
in modo da rendere nota a tutti la necessita’ di un impegno costante da
parte di tutti gli “attori” coinvolti, soprattutto di chi deve garantire
la sicurezza. Questi spot devono essere sostituiti da una campagna di
comunicazione che dovrà puntare sulle responsabilità civili, penali e non
ultime anche etico-morali che l’imprenditore deve assumersi per tutelare
l’integrita’ delle persone che lavorano per lui.

 Via questi spot vergognosi. Pretendiamo viceversa più ispettori ASL
e più risorse, affinchè la mattanza quotidiana dei lavoratori abbia fine.
Non si raggiunga il profitto a tutti i costi e soprattutto non lo si
faccia attraverso il sacrificio di vite umane innocenti.

FIRMATARI:
 Marco Bazzoni-Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei
Lavoratori per la Sicurezza-Firenze.
 Andrea Bagaglio-Medico del Lavoro-Varese.
 Leopoldo Pileggi-Rappresentante dei lavoratori per La
Sicurezza-Correggio.
 Daniela Cortese- RSU/RLS Telecom Italia Sparkle-Roma

N.B Chi vuole aderire all'appello, invii il proprio nominativo, azienda,
qualificà e Città al seguente indirizzo email: bazzoni_m@tin.it

venerdì 8 ottobre 2010

Di giornalismo, ipocrisia e cazzate varie.


Quando una ragazzina di quindici anni scompare, la prima cosa che si fa di questi tempi è correre su facebook a vedere quale foto ha messo come profilo, quanti amici ha, a quali gruppi è iscritta, nella speranza di trovare chissà cosa.
Poi si continua andando a riprendere da ogni angolazione possibile i vestiti che indossava, i libri che leggeva, la musica che ascoltava, i poster, il diario.
E visto che spesso a quell’età si è un po’ cretini, allora si comincia a dipingere la ragazzina come una sciocchina, una che voleva fare la velina, che giocava con i ragazzi, probabilmente era anche una facile, odiava la sua famiglia, voleva scappare dal paese e via così. Ah, questi giovani d'oggi, scontenti di tutto, senza ideali.

Poi la ragazzina si trova.
Se è viva e sta bene, la faccenda finisce lì, una bravata da adolescente, fatta senza pensare alle conseguenze.
Non c’è notizia, non c'è sangue, non c'è dolore. Al massimo ne può uscire una puntata da Sposini o dalla D’Urso per filmare il ritorno a casa e la riappacificazione, tra lacrime, sorrisi e frasi di circostanza sull’importanza del dialogo tra genitori e figli.
Alla “ribelle” si spiega con tono paterno che la ribellione è sbagliata, che non si deve fare l’oca in giro, che internet è pieno di pericoli.
E lei annuisce sorridendo, senza trucco, vestita da educanda e abbraccia la mamma.

Se invece la ragazza viene stuprata parte la caccia al mostro, si chiedono e si danno i più macabri dettagli e lì le puntate sono decisamente più d’una, con ospiti, opinionisti e di nuovo lacrime e abbracci, col solito contorno di luoghi comuni sulla rete, sui tempi che sono cambiati, signora mia, non si può più girare da sole. E questi extracomunitari che vengono senza controllo, poi. E però queste minigonne troppo corte e il trucco pesante, dove andremo a finire.

A volte però la ragazza muore e dal punto di vista mediatico è una svolta: trasmissioni, collegamenti, comparsate, opinionisti di grido, psichiatri da salotto, plastici. E non solo al pomeriggio, ci sono finalmente le prime serate.
C’è da stazionare ore e ore davanti ai portoni delle case, suonare campanelli, parlare ai citofoni, intervistare i vicini, il verduraio di fiducia, la compagna di scuola.
Ma mai, nemmeno per un attimo si pensa a chiedere scusa per lo schifo che su quella ragazza s'è buttato fino a qualche ora prima.

Ieri ho guardato Linea Notte per qualche minuto.
La giornalista era in piedi davanti all’appartamento della famiglia Scazzi, visibilmente impacciata e con lei c'erano decine e decine di altri giornalisti, telecamere, microfoni pronti a rubare il più piccolo rumore, il minimo dettaglio.
Tutti a correre da una parte all’altra, senza il minimo rispetto per chi là dentro stava piangendo una figlia morta in un modo atroce.
Una famiglia sventrata assediata da "giornalisti" che dovevano procurare al pubblico pagante la dose di dolore quotidiana.

“Dobbiamo dividerci gli spazi”, ha detto sorridendo.

Ecco, io in quel preciso istante ho provato un senso di schifo che ho sentito poche volte nella vita.
La spettacolarizzazione del dolore altrui sta diventando ogni giorno più forte, macabra, violenta, irrispettosa verso tutto e tutti.

Come se non fosse successo niente dalla fine di Agosto, oggi tutti parlano di una povera ragazza, tanto dolce e piena di sogni che è morta ammazzata, sperando che nessuno si ricordi che di quella stessa ragazza fino all’ultimo momento s’è detto di tutto.

Solo che qualcuno se lo ricorda, io me lo ricordo e per quanto possa sembrare strano, l’atteggiamento di questi “giornalisti”  mi fa male.
Mi fa male come adolescente “ribelle”, perché portavo i pantaloni troppo larghi e i capelli troppo corti e la mia professoressa di lettere al liceo non sapeva se darmi della lesbica (che poi, cara G., non è un insulto, tanto per la cronaca) o della tossica.
Mi fa male come donna che ogni giorno si trova davanti mille stereotipi e fa una fatica bestiale a non sbroccare davanti all’ignoranza e alla pochezza di certa gente.

E non è solo per questa storia. Questo modo di fare giornalismo, di cercare la notizia, di sezionarla, sventrarla e darla in pasto a tutti è ormai prassi comune.

Ha ragione Lorenzo, che la chiama pornografia.

giovedì 7 ottobre 2010

Femminicidi, voyeurismo e sciacallaggio.



Sarah Scazzi è l’ennesima vittima della violenza maschile sulle donne, di quella più subdola e nascosta, quella negata che, probabilmente, fa più male perché avviene nella propria casa , luogo in cui in teoria ci si dovrebbe sentire protetti.

Eppure l’avevano detto di “cercare in famiglia”, l'aveva detto la madre, ma è molto più facile (e televisivamente  redditizio) mettere in mezzo uomini conosciuti in rete, il demoniaco facebook, le chat clandestine in biblioteca, i romeni, il bello del paese.
Certamente è molto più facile che dire padre, zio, fratello, nonno.

La violenza in famiglia è la prima causa di morte per le donne, ma resta un tabù: non si possono mica minare le basi della nostra società.

Prima di pensare che l'assassino, il violento, lo stupratore siano in casa, proviamo a guardare fuori.
Eppure le notizie di ogni giorno parlano chiaro: donne picchiate, stuprate, ammazzate da mariti, compagni, padri, fratelli.

La vicenda di Sarah Scazzi, come capita troppo spesso, è stata da subito resa più che pubblica: in questi mesi ci sono state decine di trasmissioni televisive, giornali e giornalacci hanno fatto le solite opere di becero sciacallaggio, così come piace alla gente.
Interviste ai vicini, al ragazzo del bar, alla cugina preferita, agli amici, alla madre...
Sempre in televisione, per la gioia del guardone pomeridiano, tra lacrime vere e parole di circostanza.
Perché dobbiamo essere onesti: ci piace sentir parlare di morte e di violenza. Vogliamo i dettagli, i più macabri possibile. Ci piacciono il mostro e la vittima, dobbiamo sapere tutto.
Fateci vedere la stanza diella morta, i suoi diari, i libri che leggeva, il pupazzo di quando era bambina.
Fateci vedere la casa dell’assassino, i figli, la moglie.
Possibile che non ci sia nessun filmato su youtube? Un mms sconcio?
Vogliamo vedere il sangue, raccontateci gli ultimi attimi di vita, spiegateci passo passo come si muore, quanto fa male. L'ha stuprata? E come? Quante volte? Lei piangeva?


Diteci tutto e fatelo in diretta, mentre siamo sul nostro bel divano con la famiglia.
Io non so se ci si rende davvero conto di quello che è successo ieri.
È successo che a una madre la televisione ha detto "hanno ammazzato tua figlia e hanno trovato il suo cadavere".

Questa non è voglia di sapere, di informarsi. E non è fare informazione.
Questo è voyeurismo e sciacallaggio.

martedì 5 ottobre 2010

Faith e le altre


Copio e incollo senza pudore alcuno da Sud De-Genere, ma ho avuto il permesso, quindi posso.



 





La storia di Faith la conosciamo tutte e tutti ormai, molte e molti di noi a luglio  hanno sottoscritto appelli,indignandosi per l’ espulsione della giovane nigeriana e sentendo la  grande responsabilità del trattamento riservatole dallo Stato italiano . Poi di Faith non se n’è sentito parlare per un poco di tempo, finchè un’altra donna ed un’altra condanna a morte non sono stati strumentalizzati da istituzioni e governi internazionali, e allora qualche persona ha iniziato a chiedersi: ma Faith?



Ma Faith….



Appello dell’amica Bruna Giovanna Pineda :



“”Gentilissimo Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano,
mi chiamo Bruna Giovanna Pineda, sono assessora alla Pace e ai Diritti Umani del Comune di Rovigo, e mi rivolgo a Lei per questo mio appello in quanto massimo rappresentante dello Stato Italiano e garante della Nostra amata Costituzione .
Innanzitutto le dovrò raccontare la storia di Faith, una ragazza nigeriana di venti anni che aveva un sogno…quello di poter vivere in un Paese civile, e pensava di averlo trovato in Italia.
Faith riesce a fuggire dal suo paese, la Nigeria, nel 2007. Durante un tentativo di stupro da parte del suo datore di lavoro – appartenente a una delle più ricche e influenti famiglie dello stato -, Faith (che all’epoca non aveva ancora vent’anni), lo uccide. Quando, su cauzione, viene rilasciata dal carcere, decide di fuggire in Italia senza attendere il processo: l’ordinamento del suo paese non prevede l’attenuante della legittima difesa e rischia dunque (anche per le pressioni della famiglia del suo datore di lavoro/stupratore) di essere sicuramente condannata a morte. In Italia Faith spera di rifarsi una vita e invece, dopo tre anni, non riesce ad ottenere neanche il permesso di soggiorno. Così questa estate, quando le sue urla durante un nuovo tentativo di stupro fanno giungere una volante nella casa di Bologna dove abita, quello che attende Faith è dapprima il Cie di via Mattei e poi, il 20 luglio, nonostante la richiesta d’asilo presentata dal suo avvocato, il rimpatrio forzato in Nigeria dove attualmente è detenuta in attesa della condanna a morte per impiccagione. Solerti funzionari/burocrati fanno notare che il rimpatrio di Faith era inevitabile poiché su di lei gravavano già due decreti di espulsione. Ma il punto è che Faith non doveva/poteva essere espulsa. L’art. 19, comma 2°, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000) dice infatti: “Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti.”. E invece è stata rimpatriata il giorno stesso in cui veniva presentata la sua domanda per l’asilo politico, senza nemmeno darle il tempo di raccontare la sua storia e da quel giorno di lei non si è saputo più niente.
Benché l’Italia sia uno dei paesi promotori della moratoria contro la pena di morte, non si è esitato a mandare al patibolo una donna che ha saputo reagire alla violenza maschile, una donna da cui tutte abbiamo tanto da imparare. Allora perché continuiamo a tacere ? Con il nostro silenzio la stiamo condannando a morte una seconda volta.
Carissimo Presidente, mi rivolgo a Lei con la speranza che questa volta l’appello per salvare Faith non cada nel vento: questa ragazza è stata condannata a morte solo perché ha avuto il coraggio di ribellarsi agli abusi e alle violenza, e noi non possiamo esserne complici.
Visto che l’Italia giustamente è sempre stata in prima linea (vedi la campagna per salvare Sakineh) per denunciare quei paesi che violano i diritti umani, come mai nel caso di Faith, dove è stato violato l’art. 19 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, oltre l’art. 2 e 10 della nostra Costituzione, nonostante i numerosi appelli di associazioni è calato un imbarazzante silenzio? Come se non bastasse la vicenda di Faith apre “un pericoloso precedente”, potendo divenire un deterrente a ribellarsi a violenze subite per tutte quelle donne migranti in condizione di “clandestinità” . Tutto ciò non è accettabile per uno stato che si definisca “democratico” e “civile” come il nostro.
Con la speranza e la fiducia che questa volta l’appello per salvare Faith venga ascoltato,
cordiali saluti



Bruna Giovanna Pineda
Assessora alla Pace e ai Diritti Umani
Comune di Rovigo



Di seguito l’indirizzo internet dove si può trovare l’appello da sottoscrivere
http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/post/2010/09/25/un-appello-internazionale-per-faith/





 





Parte Civile



Dopo il terribile omicidio di una donna che difendeva il diritto della figlia di non sposarsi contro la propria volontà, il civilissimo italico mondo si alza indignato e il Ministro per le Pari (?) Opportunità dichiara di volersi costituire parte civile nel processo.

Giusto, giustissimo.
Un po' meno giuste mi sembrano essere le parole usate e le motivazioni addotte.

La Carfagna dice: "Chi compie violenze e abusi contro le donne, chi addirittura pensa di disporre della loro vita,  non può e non deve trovare accoglienza nel nostro Paese, perché l'Italia rifiuta e respinge con decisione qualunque forma di prevaricazione degli uomini sulle donne".
Si.
Solo che io ho il viziaccio di leggere
questo blog, Bollettino di Guerra, e le cose cominciano a non tornarmi più.

La stragrande maggioranza delle violenze e dei femminicidi si consuma tra le mura domestiche.
Italianissimi uomini uccidono le "loro" donne, le stuprano, le umiliano, le massacrano di botte.
Italianissimi padri devastano l'esistenza delle figlie, le picchiano, le ammazzano e -ma forse sono io che mi sbaglio- non mi pare che il Ministero si sia mai voluto costituire parte civile.

Tutta questa faccenda mi ricorda la campagna elettorale per le elezioni comunali di Roma, che il SindacoDegliAltri e i suoi incentrarono tutta sui rumeni brutti e cattivi che vengono nel nostro paese a violentare e uccidere le nostre donne.
Cos'è, se ci stuprano e ammazzano gli italiani fa meno male? Esiste l'aggravante di razza? Forse che essere stuprata da un milanese è meglio che essere stuprata da un senegalese? O magari ammazzare la propria moglie è più grave se sei pachistano?

Se davvero si volesse essere coerenti, il Ministero dovrebbe costituirsi parte civile per tutti i processi per stupro e femminicidio e non solo nei casi sensazionali e utili alle campagne elettorali. Lo trovo piuttosto ipocrita.

 

lunedì 4 ottobre 2010

No Berlusconi Day 2



Anche quest’anno sono stata al No Berlusconi day.
Ok, lo dico e so già che con ogni probabilità mi piglierò non pochi vaffanculo, come quando ho osato criticare
Grillo, ma non me ne frega niente e lo dico ugualmente.
Il fatto è che il popolo viola non mi convince.

Leggendo i resoconti sui “giornali amici” viene fuori che la crema della società italiana era in piazza sabato scorso,
Telese scrive: “…sono gente con la testa sulle spalle, che legge e si informa su Internet e sui giornali, che fa parte di quella minoranza illuminata che ancora divora libri”.
Oddio, se lo dice lui mi fido: lui è il nuovo idolo del giornalismo libero italiano e io non sono niente, ma ho visto sfilare una gran massa di pecoroni accanto a gente con la testa sulle spalle bla bla bla. Mo' far diventare il popolo viola il nuovo punto di riferimento culturale del paese mi pare troppo. (Si, ok, io non sopporto Telese e forse mi disturberebbe anche se scrivesse un elogio della Nutella)

Molti slogan, alcuni carini, altri meno, qualcuno davvero triste e poco riuscito.
Molti non avevano idea del perché erano lì. Si, mandiamo via Berlusconi, ma poi?
Ecco, è il “poi” di questo popolo viola che mi sembra quantomeno sfuggente.
Slogan, solo slogan. Tutti uguali, sempre le stesse parole.
Molta voglia di dichiararsi fuori dalle logiche di partito, ma sommersi di bandiere dell’Italia dei Valori.
E ad ogni critica la risposta è sempre la stessa “i partiti hanno fallito mandiamo a casa Berlusconi sono tutti uguali Bersani dorme Di Pietro è la sola opposizione”.  

Un miscuglio tra i grillini duri e puri e l’uomo qualunque. E a me l’uomo qualunque fa un po’ paura.

Sarò indubbiamente ferma a schemi del passato, ma a me piace l’appartenenza politica.
Mi piace riconoscermi in una bandiera, cosa ben diversa dal volersi “nascondere” dietro di essa, come hanno detto dal palco del No B. day, facendo incazzare la mia amica T., che è una delle persone più tranquille che esistano al mondo, o dall’accettare  acriticamente qualsiasi cosa.

È che io voglio “le basi”.
E per me odiare Berlusconi non è una base sufficiente: ormai lo odia anche Bocchino, nonostante il voto di fiducia.

venerdì 1 ottobre 2010

Aspetto fiduciosa



A Luglio si iniziava a parlare del pedaggio sul GRA e il SindacoDegliAltri, un vero macho, disse: "vado io con la macchina e lo sfondo".
Un vero uomo, altrochè, gli anni di forzata lontananza dalle piazze della giovinezza non sembrano averlo fiaccato.


Ieri la Camera ha dato il via libera al decreto legge per il settore dei trasporti che tra le altre cose contiene le misure sui pedaggi per le autostrade e i raccordi autostradali.
Quindi dal prossimo maggio si pagheranno tutta una serie di strade gestite dall'Anas, tra cui la Roma-Fiumicino e il GRA.

In tutto questo l'amministrazione comunale, ha presentato un
ordine del giorno per impegnare "il governo a intervenire a favore dei pendolari, escludendo dall'applicazione del decreto determinati tratti di autostrade e raccordi in gestione diretta dell'Anas e interessati da traffico prevalentemente urbano".
Cioè, in pratica il governo decide di far pagare e il comune "auspica" un intervento in favore dei pendolari.

Comunque andrà, io una cosa sola voglio dire: L'HAI PROMESSO! Hai detto che ti saresti andato a schiantare contro il casello. Sono pronta a fare colletta per pagare il pieno. Giuro.