venerdì 26 novembre 2010

Precious e il Colosseo.


Ieri sono stata alla prima di Precious, film di Lee Daniels, tratto da "Push- La storia di Precious Jones", di Sapphire.



Il film racconta la storia di un'adolescente di Harlem, abusata dai genitori, picchiata quotidianamente dalla madre e con due figli nati dai ripeturi stupri del padre.


 

Vederlo proprio ieri ha avuto un significato particolare.



Alla presentazione, oltre al regista, c'erano Procacci (che con la Fandango distribuisce il film) e un rappresentante dell'UNICEF, di cui purtroppo non riesco a ricordare il nome.
Quest'ultimo ha sottolineato dalle prime parole il significato della giornata internazionale contro la violenza sulle donne ed ha ricordato che il luogo meno sicuro per una donna è la famiglia, che quindi non va "santificata", per usare le sue parole.
Roba che in molte diciamo da tanto tempo, ma che non fa mai male ricordare: magari qualcuno potrebbe cominciare a pensarci seriamente su.


Basta leggere su Bollettino di Guerra: la maggioranza delle violenze sulle donne e dei femminicidi è "casalinga". Ci uccidono (ex) mariti, (ex) fidanzati, genitori, parenti, amici. Certo, politicamente è più redditizio soffermarsi sullo straniero, sul disadattato, sul diverso. La realtà, però, non si cambia per opportunità.
Ha anche detto un'altra cosa. Ha detto ai tanti uomini seduti in poltrona in quel cinema che il 25 novembre interessa anche loro, perché "siamo noi maschietti che quelle violenze le facciamo".


Ho applaudito più fragorosamente che ho potuto.

E mentre io ancora sono emozionata per quel film, mentre ancora mi sento male se penso all'
elenco che ho mandato a Saviano, leggo su Il Giornale che il comune di Roma propone di accendere il Colosseo ogni volta che una donna nel mondo sarà vittima di violenza. Pare anche che verrà istituita la figura del tassinaro gentiluomo, che aspetta finché non entri in casa, almeno se ti deve succedere qualcosa sarà per mano di qualcuno che conosci bene.


Il Comune di Roma preferisce tenere il Colosseo acceso ogni giorno e ogni notte piuttosto che avanzare delle serie proposte per contrastare ogni tipo di violenza sulle donne.

Ad esempio, si potrebbe lasciare marcire in galera gente come l'assassino di
Emiliana, che aveva già provato ad ammazzarla e che quindi se ne stava comodamente ai domiciliari.
Si potrebbe, per esempio, chiedere al Governo di evitare di fare finanziarie che di fatto obbligano a chiudere i centri antiviolenza, tipo la
casa rifugio del centro Lanzino di Cosenza.
Ad esempio si potrebbe finalmente cominciare a parlare di violenza di genere.
Ad esempio si potrebbe sputare in faccia a chi decide di mangiarsi il 5x1000, primo sostentamento per tante associazioni che lavorano sul territorio.
Ad esempio si potrebbe chiedere al governo di aiutare i
centri antiviolenza.

Poi, oh, io non sono una politica e quindi non lo so, ma mi sembrano dei punti su cui si potrebbe cominciare a discutere, no?

 

giovedì 25 novembre 2010

Emilio come Kossiga


Amaro Medicinale GiulianiVi ricordate quando il compianto Kossiga consigliò a Maroni di massacrare gli studenti e i docenti ("maestre ragazzine", disse) che protestavano, grazie all'infiltrazione della polizia nel movimento?

Ecco, Fede deve aver amato molto quel discorso e quindi durante il suo "telegiornale" rilancia l'
appello.


Un popolo civile, come noi siamo, quando si trova di fronte a queste situazioni, dovrebbe intervenire. Intervenire e menarli. Perché questi vanno solo... capiscono solo di essere menati



Queste sono le sue testuali parole.
Questo è quello che Fede, uno dei più grandi servi che la storia del mondo dei servi del potere ricordi, pensa delle manifestazioni, delle proteste, di chi difende il proprio diritto allo studio e a un futuro decoroso.
E a proposito di servi dei servi, ieri nel servizio sui tafferugli davanti al Senato,
Minzolini ha mischiato le immagini del corteo a Roma degli aquilani, quello in cui la polizia di stato picchiava i terremotati.

Salviamo i consultori.

No alla violenza sulle donne!


Oggi è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Si, in effetti ogni giorno dovrebbe essere una giornata contro la violenza sulle donne, ma qua tra omicidi -riusciti o meno-, stupri, botte è una guerra.

Lunedì a Vieni Via Con Me tre
Donne hanno letto tre elenchi, che sono quello che molte di noi pensano ogni giorno.
Ognuna di noi avrebbe potuto scrivere quegli elenchi.
Femminismo A Sud ne ha scritto uno e chiede a Saviano e Fazio di leggerlo.
E'
l'elenco delle donne uccise negli ultimi QUATTRO mesi.
Più di sessanta donne ammazzate in quattro mesi.
E mancano tutte quelle che sono state stuprate, mutilate, picchiate.
Mancano quelle che sono sopravvissute e se andate a fare un giro su
Bollettino di Guerra potrete avere un'idea dei numeri.

Sono donne normali, non eroine e proprio per la loro normalità vengono dimenticate, perché in troppi ancora pensano che "certe cose" non siano un problema di tutti.

Per aderire all'iniziativa di Femminismo a Sud, si può può inviare l'elenco, o direttamente il link al
loro post, a info@robertosaviano.it , tramite il form sul sito della trasmissione o lasciare un messaggio sulla bacheca della loro pagina facebook.



Per ogni donna uccisa, stuprata e offesa siamo TUTTE parte lesa.

mercoledì 24 novembre 2010

Io tifo Studenti






E non venitemi a rompere le palle con la non violenza e bla bla bla, che questi ci affamano, ci ammazzano di lavoro, ci lasciano per strada, quasi la loro violenza fosse giustificabile.

lunedì 22 novembre 2010

La merda non è buona. Mara Carfagna.


Per la serie “convincere la gente che la merda è bona”, oggi presentiamo Maria Rosaria Carfagna.

Non c’è nulla in lei che io, come cittadina, lavoratrice, studentessa e donna possa apprezzare.
A parte i capelli, lisci e sempre ordinati che decisamente non mi apparterranno mai.

Senza nessun merito, è diventata parlamentare e Ministro della Repubblica Italiana, come se potesse bastare essere bona e amata dal Capo per arrivare a ricoprire ruoli importanti e delicati.

L’ascesa politica della Carfagna è l’esempio più cristallino del nepotismo della politica italiana e della condizione femminile del paese: ciò che conta non sono capacità ed esperienza, ma avere un bel corpo e scegliere bene a chi mostrarlo.
Quindi ecco a voi la sciògherl e il figlio di Bossi. Una è bona, l’altro è figlio di, ma il risultato è lo stesso.

Con questo, sia chiaro, non sto dicendo affatto che lei abbia effettivamente avuto una relazione sessuale con Berlusconi, questo posso immaginarlo, ma purtroppo le intercettazioni non ce le fanno leggere e quindi resto col dubbio.
Qui voglio solo dire che in effetti una con le sue (non) capacità sarebbe difficilmente diventata Ministro con un diverso Presidente del Consiglio.
E credo che  Mara in cuor suo lo sappia bene.

La Carfagna è, come scrive
Massimo Giannini su Repubblica, “l’archetipo femminile del berlusconismo”, ma non so quanto effettivamente se ne sia “affrancata negli ultimi due anni”.
Pensando al suo Ministero la sola cosa che mi viene in mente è una specie di mantra: “legge sullo stalking legge sullo stalking…”.
Poi mi guardo intorno e noto che la condizione delle donne nel Paese non è poi così cambiata nonostante i roboanti annunci ministeriali, che comunque nessuna coppia gay potrà mai unirsi ufficialmente e via discorrendo.

A livello estetico sì, si è decisamente affrancata e diversamente dalla Brambilla ha optato per un look da educanda, ma comunque fine ed elegante, senza sembrare sciatta, polverosa e vecchia come la Gelmini, altro insondabile mistero della politica italiana.

Comunque, dopo le parole del Ministro su un partito allo sbando, sull'uso di metodi dittatoriali (detto da una i cui
valori sono "dio patria e famiglia" fa sorridere), misure colme e bande di criminali, ho cominciato a leggere di gente che esalta la scelta di Mara, che applaude, che loda il coraggio, manco si fosse dimessa.

Comodo, molto comodo dire: mi dimetto dopo la fiducia, ma se Berlusconi mi ascolta allora forse possiamo riparlarne.
A casa mia Mara non è coraggiosa, non è forte e non è da emulare: è solo una paracula, consapevole che senza Berlusconi starebbe posando per l’ennesimo calendario. Se Berlusconi scomparisse, con lui andrebbe a casa una bella fetta di classe dirigente italiana e tocca cominciare a mettere le mani avanti, cercare una scappatoia. La storia dei topi che abbandonano la nave, insomma.
E se ha deciso adesso di dire che forse nel partito c’è qualcosa che non va, io ci vedo solo il tentativo di un politico mediocre di tirarsi fuori dalla merda prima che diventi troppo puzzolente.

venerdì 19 novembre 2010

martedì 16 novembre 2010

Evidentemente non sono democratica.


Dice Rosy Bindi: «Gli elettori democratici capirebbero. Un'alleanza con Fini e Casini sarebbe in nome della Costituzione per battere la degenerazione politica a cui ci ha condotti Silvio Berlusconi».

Ecco.
Evidentemente io non sono democratica, perché no, io non capisco.
Non capisco perché mai ci si dovrebbe alleare con chi quella "degenerazione politica" l'ha permessa e anzi l'ha coscientemente voluta e cavalcata finché è stato utile e in qualche modo redditizio.
Io non mi dimentico che Fini e Casini hanno votato le leggi peggiori dell'Italia Repubblicana.
Io non posso capire perché ci si dovrebbe alleare con gente che sputa non solo sulle mie idee, ma sul mio stesso essere.
Come posso io capire la necessità di un'alleanza con un fascista e un servo della chiesa?
Come posso io capire un'alleanza con gente che sputa sulla 194, che ha partorito quello schifo di legge 40, che mi vuole attaccata a una macchina fino alla fine magari contro la mia volontà, che ha votato di tutto per salvare il capo dalla Legge? Gente che ha partorito una cosa chiamata "Bossi-Fini", che condanna alla clandestinità. Gente che del lavoro se ne frega, che voleva stracciare l'Art.18 e l'intero statuto dei lavoratori. Gente che ha premiato l'illegalità e la frode mentre il paese va allo sfascio.

Evidentemente io non sono un'elettrice democratica.

Ed evidentemente il PD è fatto da incapaci, che non riescono a capire che c'è bisogno di sinistra, non di impicci.
Alle primarie di Milano non mi pare abbia vinto il terzo polo.
Ha vinto la sinistra.
E forse sarebbe il caso di smetterla di leccare il culo ai moderati che corrono qua e là in base alle convenienze.

Non ce la farete mai.


 


  • Nessuno può chiederci abiure della nostra matrice fascista. (da Il Giornale, 5 gennaio 1990)

  • [Benito Mussolini] Il più grande statista del secolo. Se vivesse oggi garantirebbe la libertà degli italiani. (1992; citato in Filippo Ceccarelli, Retroscena. L'abc del segretario, La Stampa, 26 novembre 1993, p. 3)

  • Direi ancora che [Mussolini] è stato il più grande statista del secolo. (da un'intervista ad Alberto Statera ne La Stampa, 1º aprile 1994, p. 5)

  • Credo che l'istituzione mussoliniana di una terza via in alternativa al comunismo sia ancora attualissima. (citato in Corrado De Cesare, Il fascista del Duemila. Le radici del camerata Gianfranco Fini, Kaos Edizioni, 1995, ISBN 8879530461)

  • Il duce è stato un esempio di amore per la propria terra e la propria gente, un giorno l'Italia lo dovrà riabilitare e insieme a Cavour, Mazzini e Garibaldi, anche a lui saranno intitolate piazze e monumenti. (ibidem)

  • Se lei mi chiede: "Un maestro dichiaratamente omosessuale può fare il maestro?" Io le dico di no. Capito? Perché ritengo che non sia educativo nei confronti dei bambini.. [...] Io non ho alcuna difficoltà ad assumermi tutte le responsabilità ed eventuali impopolarità di quel che ho detto, ma una cosa è non discriminare l'omosessuale e un conto è riconoscere all'omosessuale lo stesso esercizio di diritti connessi soprattutto all'educazione... [...] Non farò mai nulla perché siate discriminati ma non farò nulla per mettere il vostro tipo di rapporto sullo stesso piano della famiglia naturale. (citato in Fini: un gay non può fare il maestro, Il Corriere della Sera, 9 aprile 1998)

  • Il comportamento di alcuni magistrati grida vendetta, vedi il caso di Genova dove vengono rinviati a giudizio più poliziotti e carabinieri che black bloc e terroristi in erba. (citato in Fini all'attacco dei magistrati "Atti che gridano vendetta", la Repubblica, 22 maggio 2004)


(da Wikiquote)
 


Leggi ad personam votate da Fini:
2001: DEPENALIZZAZIONE FALSO IN BILANCIO
2002: LEGGE CIRAMI - LEGGE FRATTINI SUL CONFLITTO D'INTERESSI
2003: LODO SCHIFANI
2003: DECRETO-SALVA RETE 4; INCENTIVO PER L'ACQUISTO DEL DECODER
2004: LEGGE GASPARRI
2005: LEGGE EX CIRIELLI
2006: LEGGE PECORELLA; LEGGE ELETTORALE (PORCELLUM)
2008: LODO ALFANO
2009: SCUDO FISCALE




Si, poi ha cambiato idea, ha detto che Mussolini non era poi quella brava persona che credeva, che le leggi razziali sono state una vergogna e bla bla bla, ma non riuscirete MAI a farmi piacere Fini.

MAI.

venerdì 12 novembre 2010

Arguzia va all'UDI


Ieri pomeriggio, dopo una faticosissima giornata, sono andata all'UDI, superando la mia proverbiale pigrizia e un mal di testa che m'ha accompagnato tutto il giorno.

"La Storia ci dice che l’UDI nasce nel 1944-45 dai gruppi di difesa delle donne e subito si impegna per realizzare il tessuto politico e sociale necessario alla riuscita della campagna per il diritto al voto delle donne."

Ecco, questo più o meno è quello che ci disse parecchi anni fa la Maestra L., quando alle elementari studiavamo fascismo e post fascismo (ho avuto delle maestre molto fiche, lo so).

Quindi per me l'UDI è sempre stata una “cosa grossa". Roba importante, un'istituzione che immaginavo inaccessibile a persone come me, una di quelle istituzioni monolitiche e chiuse al mondo esterno, dove mai avrebbe potuto trovare spazio una “normale” come sono io, una che non è particolarmente colta, brillante, intelligente, ma che si interessa, è sempre curiosa e desiderosa di sapere e conoscere.

Le nuove forme di comunicazione mi sono venute in aiuto e quando UDI Centrale ha accettato la mia richiesta di amicizia su facebook mi sono emozionata: cacchio, UDI accettava proprio me!
Si, è vero, alla fine lì si accettano le amicizie di cani&porci, ma mi piaceva leggere di iniziative, comunicati, proteste, proposte. E scrivere qualche commento quando la mia voglia di comunicazione lo richiedeva. E soprattutto leggere risposte: mi faceva sentire parte di qualcosa.

Continuando la "frequentazione" telematica di UDI ho capito che mi sbagliavo: non mi trovavo davanti quell'istituzione monolitica e chiusa che credevo, anzi!
Quando nei messaggi alle "Amiche di facebook" Udi chiede di essere attive, di partecipare, di parlare, non lo fa perché "si fa così" o per fingere una democraticità modaiola e falsa: lo fa davvero, perché se vuoi occuparti di donne, tu le donne le devi conoscere.

Per capire dove sono le ragazze, dobbiamo restituire alla nostra politica anche la dimensione della socialità perché ci rimette in gioco, non solo tra noi che abbiamo una certa età e tanta storia alle spalle, ma perché consente alle più giovani attraverso rapporti vissuti di entrare a far parte di una storia che sembra tanto lontana.

Questo lo dice Pina Nuzzo, responsabile della sede nazionale a Roma.
E credo che anche il tanto vituperato facebook possa aiutare a capire e socializzare. L'ho già detto altrove: facebook non è solo un modo per vedere le foto del compagno di banco del liceo, con facebook si può fare politica.

E ieri mi hanno accolta due Donne meravigliose, con cui ho parlato come faccio con le mie amiche.
Abbiamo parlato della storia dell'UDI, ci siamo scaldate parlando di politica, abbiamo riso raccontandoci storie di vita (abbiamo anche canticchiato “come si caaaaascaaaaaaa, negli stereoooootipi”, parlando della mia professoressa del liceo).
E non mi sono sentita mai in imbarazzo, non ho mai pensato di essere inadeguata o troppo poco intelligente per poter stare lì con loro.

Ecco, questo è quello che io intendo per politica. Persone diverse per provenienza e storia, che si incontrano e parlano di progetti, di idee, di vita.
Non ‘ste stronzate di Fini, Bocchino, Berlusconi, D’Alema.

La politica è, per me, soprattutto questa comunicazione, capace di uscire nel mondo e creare qualcosa di positivo per tutti.

E già che c’ero mi sono anche presa il
Calendario 2011 e visto che UDI non prende soldi dai partiti, ma si sovvenziona sola soletta, col suo lavoro, vi invito a fare altrettanto, ché è pure parecchio bello.

giovedì 11 novembre 2010

Di tasse sul celibato e premi di natalità


Il SindacoDegliAltri, dentro, resta un fascista.
Si, ora fa finta di essere una persona nuova, un vero democratico, uno che tra una sprangata e l'altra combatteva le stesse battaglie dei radicali, ma non si può tradire il proprio essere.
Solo che non è che può continuare a sgomberare rom e cacciare lavavetri, così finirebbe per essere accomunato ad un qualsiasi leghista razzista. Ormai è arrivato il momento di trovare qualcosa di nuovo, di forte, di impattante.

Come gli stilisti più fescion, anche lui guarda al passato.

Ed eccola l'idea geniale, quella che finalmente porterà la prosperità alle famiglie italiane: la tassa sul celibato!
Certo, non è che la puoi proprio chiamare così, magari qualcuno si potrebbe impressionare o ricordare un altro illustre personaggio che in nome della crescita demografica e del benessere tassava i single, dava regali cash agli sposini e assegnava il premio di natalità alla massaia più fertile e mandava al confino i pericolosissimi omosessuali.

Ma il SindacoDegliAltri è un ardito, non ha paura di queste sciocchezze.
E poi sa benissimo che l'italiano medio non si ricorda un cazzo e se si ricorda se ne frega: la sua elezione ne è la prova lampante.

Bisogna sfuggire alla tentazione di voler dare tutto a tutti, e quindi ai gay e ai single, altrimenti non faremo mai politiche familiari. Bisogna concentrarci sulla famiglia della Costituzione formata da un uomo e una donna che fanno figli. Questo non vuol dire però discriminare le altre persone, vuol dire che la difesa dei diritti individuali non sono politiche familiari.

Allora, SindacoDegliAltri, c'è una cosa che sfugge a te e ai tuoi simpatici alleati e sostenitori: gay e single pagano le tasse, lavorano, producono e consumano e ci sono non poche coppie che non hanno figli perché non possono e di certo la legge 40 (voluta dal tuo governo) non le aiuta. Quindi quello che tu chiami "dare", qualcuno lo potrebbe chiamare "avere diritto".
Io sono single (A., dico single in senso statale!), vivo sola del mio stipendio e su quello stipendio ci pago le tasse, proprio come una donna sposata e non capisco bene cosa possa fare di me una cittadina di serie B, cui qualcosa può venire negata. Anche i gay pagano le tasse e anche loro non possono essere discriminati per nessun motivo che non sia l'omofobia.
Almeno abbiate il coraggio di dire le cose così come le pensate: i froci ci fanno schifo e i single non fanno figli per la patria. Ne guadagnereste in credibilità, se non altro.

Ovviamente arriva la smentita, come è nello stile del SindacoDegliAltri: non è che ha proprio detto che si devono aumentare le tasse a chi non procrea:

Non si tratta di aumentare le tasse ai single ma di concentrare gli sgravi sulle famiglie con più figli. La pressione fiscale deve complessivamente diminuire, dobbiamo però scegliere dove mirare queste riduzioni.
Dopo tanti anni di riforme concentrate sulla riduzione delle aliquote, bisogna fare un'autentica politica dei redditi applicando il principio del quoziente familiare e quindi concentrando gli sgravi sui nuclei familiari più numerosi. La povertà o la ricchezza di una singola persona si definiscono soprattutto all'interno del nucleo familiare in cui si vive: con lo stesso stipendio si può esser ricchi o poveri a seconda del numero delle persone che bisogna mantenere. Per questo un'autentica politica dei redditi e ridistributiva deve essere applicata sul nucleo familiare, senza per questo creare nessuna forma di discriminazione nei confronti dei single o delle coppie di omosessuali
.

Smentita paraculissima, ma in fondo la cosa è sensata.
Lo so benissimo che io con 1300 € da sola vivo molto meglio di chi con la stessa cifra ci campa una famiglia, non è che sono scema.
Diciamo che secondo me un buon modo di aiutare le famiglie potrebbe essere fornire dei servizi adeguati e gratuiti. Che so', gli asili nido* o i libri di testo gratis per tutte le scuole dell'obbligo. Magari si potrebbe pensare a mezzi pubblici efficienti che possano davvero sostituire il trasporto privato. Si potrebbero monitorare sul serio gli affitti, che -nel caso al SindacoDegliAltri fosse sfuggito- spesso mangiano più della metà di uno stipendio medio. E chissà, un domani si potrebbe addirittura arrivare a parlare di corsi di formazione, di corsi di lingua, di sport...

Ma in effetti queste sono riforme e aiuti che andrebbero a beneficio di tutti, anche di gay, single e coppie senza figli.

*sono andata in pausa caffè mentre scrivevo e al bar c'era Il Messaggero. Come sempre ho guardato la prima pagina: Non faremo più asili nido comunali se non in situazioni particolari - afferma il primo cittadino - punteremo tutto nel creare convenzioni con il privato sociale.
Appunto.

martedì 9 novembre 2010

IO non ci sto!



Lettera aperta ai mezzi di informazione italiani



Siamo stanche e siamo indignate.




Non solo siamo state offese dai recenti comportamenti dei politici nei nostri confronti, ma anche e soprattutto dall’atteggiamento ipocrita di molti mezzi di informazione che, anziché limitarsi alla denuncia, hanno ossessivamente diffuso immagini e video soft-pornografici, nell’ennesima profusione gratuita di corpi di donne svestite in pasto agli sguardi di tutti.


Ci e vi chiediamo: dove finisce il corretto dovere di cronaca sulle vicende di chi ci dovrebbe rappresentare politicamente e dove comincia il perverso gioco al solletico del voyeurismo del pubblico?


Se non iniziamo a comprendere che è, in primis, attraverso i media che si perpetra la subcultura pruriginosa e sessista che da tempo ci ammorba (siamo al 74° posto per le pari opportunità nel mondo e definirci anche solo civili da questo punto di vista sta diventando un problema), in questo Paese non cambierà mai nulla. Muteranno le facce, ma non la sostanza.


Vi chiediamo di smetterla di sfruttare il corpo delle donne in modo così massiccio e gratuito e vi chiediamo coerenza. Non è mercificando o approfittando dello squallore che lo si potrà combattere, poiché questo è il modo migliore per riprodurlo all’infinito.


Siamo stanche e siamo indignate. Di chi con una mano denuncia e difende i nostri diritti e con l’altra usa il nostro corpo svestito come specchietto per le allodole per attirare il suo pubblico.


Lettera promossa dalla campagna IO NON CI STO agli stereotipi*




Se anche tu, donna o uomo, condividi queste parole puoi :


  • firmare la lettera aperta con nome, cognome e città (oppure blog/sito) nei commenti qui sotto

  • non comprare testate o guardare programmi che sfruttano il voyeurismo del corpo delle donne

  • scrivere alle redazioni ogni qual volta noti un servizio dove il corpo delle donne viene usato in modo gratuito, manifestando il tuo dissenso.


Ti chiediamo inoltre di diffondere questo testo, passando parola. La lettera verrà inviata al maggior numero possibile di testate.


*IO NON CI STO agli stereotipi è una campagna promossa da Giorgia Vezzoli – Vita da streghe, Francesca Sanzo – Associazione Donne Pensanti, Maria Grazia Verderame – Un altro genere di comunicazione e Lorenza Garbolino – Una nuova era.


Lanciata con un’iniziativa di protesta nei confronti del programma tv La pupa e il secchione, la campagna si propone di abbattere le gabbie degli stereotipi di genere presenti sui media per favorire la diffusione di una cultura e di una mentalità paritaria. Manifesto della campagna è un testo poetico che reclama la dignità della donna sui media e che chiunque può diffondere all’interno dei propri blog, siti o nelle inizia tive a favore delle donne.


Leggi e diffondi il manifesto-poesia:




Contattaci:



Di puttane, cocaina e assegni di stato.


La "Legge Bacchelli" è un sussidio che lo Stato, dal 1985, destina ai personaggi famosi caduti in disgrazia.
In pratica è un assegno straordinario vitalizio a tutte le persone che, nel corso della loro carriera, si sono distinte nel mondo della cultura, dell'arte, dello spettacolo e dello sport, ma che versano in situazioni di indigenza.

Ora, io non mi voglio impelagare in questioni più o meno "morali" sulla guistezza di questa legge, ma l'idea che uno che "si sia distinto bla bla bla" e poi ha pensato bene di sputtanarsi tutto come ha meglio creduto debba essere pagato da me un po' mi fa girare le palle.
E che io so' più stronza? Per carità, io non mi distinguo in niente, ma come la stragrande maggioranza degli italiani vivo del mio stipendio e me lo faccio bastare.

Mo' il
Califfo chiede l'assegno, perché tutti i soldi che s'è guadagnato negli anni se li è pippati. E ovviamente la politica (oddio, nell'articolo del Corriere si nomina Gramazio...) si muove.
Muta quando la gente sale sui tetti delle aziende, distratta quando le
operaie di Faenza chiedono aiuti perché le stanno mandando a casa per andare a produrre altrove, impegnata in cose più importanti quando un gruppo di immigrati sale su una gru per chiedere diritti, la politica si sveglia gagliarda per queste stronzate.

E dopo Gramazio parla anche la
Polverini, presidente di una regione con le pezze al culo.

Qualcuno gli ha chiesto poi dei diritti d'autore della SIAE e pare che questi siano circa 10000 euro a semestre.
Io in matematica andavo male, quindi ho fatto il conto con la calcolatrice: 10000/6=1666.666666666667 euro al mese.

Ora, 1667 (arrotondo per eccesso) euro al mese non mi sembrano proprio uno stipendio da indigenti.

Diciamo che in Italia c'è gente che campa la famiglia con 1000 euro e che una come me, sola, in affitto e con uno stipendio medio, arriva a fatica alla fine del mese e non riesce a mettersi da parte manco un euro.

«In effetti non ero uno che badava a spese. Quando usciva un nuovo modello di auto il primo veicolo disponibile era il mio. Per non parlare delle moto (passione che mi è passata quando è arrivato l'obbligo del casco). Quando avevo storie con attrici importanti abitavo all'Excelsior o al Grand Hotel. Avevo sempre come minimo tre macchine, una Mercedes, una Jaguar decappottabile e una Maserati o una Ferrari (con la quale ho avuto un pauroso incidente). Ma poi ho sempre aiutato tutti: amici veri e falsi».

Ecco.

Diciamo che l'idea che IO dovrei pagare un assegno vitalizio a uno che si è magnato tutto in macchine, cocaina e donne mentre c'è gente che si ammazza perché perde il lavoro mi fa incazzare non poco.

Se poi ci mettete su il fatto che i soldi con cui lui non riesce ad andare avanti sono praticamente due stipendi medi, la rabbia monta parecchio.

lunedì 8 novembre 2010

L'angolo dello sport 2





Si, lo so e chiedo scusa, ma se non siete Romani non potete capì.



GODO!!!!!!!!!

Io boicotto

Copio e incollo da femminileplurale.


«Le lavoratrici OMSA invitano tutte le donne ad essere solidali con loro. Boicottiamo i seguenti marchi:



 



Omsa
Serenella
Golden Lady
Philippe Matignon
Sisi
Hue Donna
Hue Uomo
Saltallegro
Saltallegro Bebé
Mandarina Duck



È con grande tristezza che inoltro questa mail… La stessa cosa è successa alle lavoratrici della Perla, che ora ha trasferito la produzione in Cina, a quelle della Mandarina Duck, ecc.



Anche se il nostro caro Presidente del Consiglio parla di segni positivi ho la netta impressione che quest’anno e i prossimi a venire saranno davvero disastrosi per l’Italia.



Amiche e amici,



vi porto via un po’ di tempo per raccontarvi quello che sta succedendo in questi giorni a Faenza, più o meno nell’indifferenza generale.



Lo stabilimento OMSA di Faenza (RA) sta per essere chiuso, non per mancanza di lavoro, ma per mettere in pratica una politica di delocalizzazione all’estero della produzione per maggiori guadagni. Il proprietario dell’OMSA, il signor Nerino Grassi, ha infatti deciso di spostare questo ramo di produzione in Serbia, dove ovviamente la manodopera, l’energia e il carico fiscale sono notevolmente più bassi.



Questa decisione porterà oltre 300 dipendenti, in maggior parte donne e non più giovanissime, a rimanere senza lavoro.
Le prospettive di impiego nel faentino sono scarse e le autorità hanno fatto poco e niente per incentivare Grassi a rimanere in Italia o per trovare soluzioni occupazionali alternative per i dipendenti, salvo poi spendere fiumi di parole di solidarietà adesso che non c’è più niente da fare.



Da giorni le lavoratrici stanno presidiando i cancelli dell’azienda, al freddo, notte e giorno, in un tentativo disperato di impedire il trasferimento dei macchinari, (tentativo documentato anche da “Striscia la notizia” sabato scorso, ma ad onor del vero il servizio è stato brevissimo e piuttosto superficiale).



Trovo sempre più allucinante che in Italia non esistano leggi che possano proteggere i lavoratori dall’essere trattati come mere fonti di reddito da lasciare in mezzo a una strada non appena si profili all’orizzonte l’eventualità di un guadagno più facile. Le lavoratrici vi sarebbero grate se voleste dare il vostro contributo alla campagna,anche solo girando questa mail a quante più persone potete se non altro per non alimentare l’indifferenza.



Le lavoratrici OMSA ringraziano quindi per l’aiuto e il supporto che vorrete dare loro quali ennesime vittime di una legislazione che protegge sempre più gli interessi unicamente lucrativi degli imprenditori che non la vita e la condizione lavorativa dei dipendenti».

L'angolo dello sport












GODO COME UN RICCIO!!

mercoledì 3 novembre 2010

Meglio frocio che te.


Melania Rizzoli, medico, deputata PdL oggi raggiunge l'apice, combattendo ogni ipocrisia, mettendo nero su bianco senza paura né mezzi termini quello che pensano tutti, ma che in pochi pare abbiano il coraggio di dire: meglio un figlio morto che un figlio frocio.

Berlusconi,
dicendo
che "è meglio essere appassionati delle belle ragazze che gay", ha avuto la virile audacia di affermare quello che tutti noi sentiamo nel profondo del cuore e chi grida allo scandalo e si indigna lo fa solo perché è pervaso di falso conformismo. E poi le parole di Berlusconi sono un inno alla vita, visto che se sei gay non puoi riprodurti e se invece guardi le belle ragazz(in)e si.

La frase del premier «meglio essere appas­sionati di belle ragazze che essere gay», che apparentemente può apparire discrimina­toria, è invece per Berlusconi una cosa nor­male e naturale da dire. Anzi per lui è un in­no alla vita. A modo suo certo, ma per uno come lui che ama la vita e la vive così tanto e non ne fa mistero, sarebbe inconcepibile preferire una esistenza sterile, senza lascia­re il segno fisico di sé. Non è nella sua natu­ra. Lo ha dimostrato in tutti i modi, lo dimo­stra ancora oggi e continuerà a farlo. (questa è una minaccia, comunque)

In un interessantissimo
articolo su Il Giornale (che ha una capacità incredibile di arrampicarsi sugli specchi per difendere l'indifendibile), la Rizzoli scomoda addirittura la partenogenesi per spiegare come i gay siano destinati a una vita triste e dal finale tragico: L’omosessualità infatti non genera la vita e sarebbe quindi, senza la scienza moderna, una minoranza destinata all’estinzione.

I gay, che vi piaccia o no, non sono solo tristi, pervertiti, contro natura: sono anche destinati a morire tutti.

Nessuno, dice ancora la Rizzoli, si augura di avere un figlio omosessuale e quindi chi dopo aver ascoltato le parole di Berlusconi si è indignato o si è sentito insultato, non è altro che un ipocrita, uno che non vuole ammettere la realtà dei fatti.

Chi di noi genitori non sarebbe d’accordo nell’augurarsi di avere un figlio maschio appas­sionato di belle ragazze invece che di gay?

Mah, io ancora non sono madre, ma diciamo che per il mio figlio maschio avrei altri desideri, a parte l'essere appassionato di belle ragazze. E lo stesso per la mia figlia femmina.
Magari prima del loro orientamento sessuale penserei alla loro felicità, qualunque scelta sessuale vorranno fare. Li vorrei forti, determinati e intelligenti. Li vorrei empatici, appassionati e altruisti. Diciamo che la loro identità sessuale non è in cima alle mie preoccupazioni.
E comunque credo che qua l'aiuto di mamma e papà conti qualcosa: insomma, se tua madre pensa che avere un figlio gay sia una jattura, per te sarà più difficile evitare di crescere come un pezzo di merda.


Quando la Rizzoli chiede "quale figlio o figlia gay non ha prima pro­vato con dolore, con disagio e con vergogna ad essere eterosessuale come tutti gli altri? E quan­ti dei suic­idi tra gli adolescenti sono da imputa­re alla scoperta traumatica e spesso non accet­tata o rifiutata della propria omosessualità?", mi verrebbe voglia di risponderle che la gente come lei ha sulla coscienza ciascuno di questi suicidi e ha provocato in prima persona quel dolore, quel disagio e quella vergogna.

Vorrei dirle che lei è complice di ogni Svastichella, che è grazie a gente come lei se si crede ancora che una lesbica possa "guarire" grazie alla potente virtù curativa dello stupro. Vorrei dirle che è perché esiste gente come lei se un adolescente che si scopre omosessuale pensa che la morte sia preferibile alla vita. E' per chi discrmina, insulta, deride che la scoperta dell'omosessualità è traumatica.

Molto meglio frocio, cara Rizzoli, che volgare, ignorante, viscido, laido, disonesto, corrotto, colluso, corruttore, fascista.

(E in tutto questo la simpatica battuta è stata pronunciata il 2 novembre, anniversario della morte di
Pasolini.)