domenica 30 gennaio 2011

a.C. e d.C.


Nell'era a.C. le donne se ne stavano tristi e sconsolate in casa, mentre gli uomini andavano a lavorare. Guardavano fuori dalla finestra un mondo che non le rispettava, ma preferivano continuare in silenzio a fare la calzetta.
Gli uomini andavano chi a guadagnarsi onestamente il pane, chi a rubare, chi a governare. Loro no, le donne rimanevano zitte e mute, ignare e incuranti del mondo esterno e il dono della parola non era ancora stato dato.

C'erano però delle strane eccezioni.

C'erano le
Donne Da Sud, che una mattina, invece di preparare il caffè ai loro compagni e portare i figli a scuola, si sono alzate e sono andate in giro per Roma a fare campagna contro la proposta di legge Tarzia, quella che vuole distruggere i consultori familiari.
Alcune, che si fanno chiamare
Consulta Consultori Roma, sono in lotta contro questo scempio da sempre.

Poi c'erano delle femministe impazzite che avevano messo su un blog
Femminismo a Sud, dove scrivevano di violenza, di politica, di PAS e che operavano sul territorio con e per le donne.

Ho sentito parlare di altre folli che si fanno chiamare
Donne Calabresi in Rete, che si sono messe addirittura a fare campagna per un centro antiviolenza a rischio chiusura, il Centro Roberta Lanzino.

E so anche di un gruppo che si chiama
Femminile Plurale e di un altro che si chiama Comunicazione di Genere, e poi ancora  Donne Pensanti.

Non male, nonostante il silenzio delle donne.

Qualcuna, poi, sebbene si fosse in pieno a.C., il
22 maggio 2010 era andata a piazza Trilussa a Roma per fare gli auguri alla 194 e dire benvenuta alla RU486. Io c'ero, le ho viste coi miei occhi e non mi sono parse tanto silenziose.

Uno dei gruppi più strani dell'era a.C. era composto da topi di emeroteca, che contavano una per una le donne ammazzate per mano di un uomo e scrivevano le loro storie nero su bianco. Erano talmente folli che avevano chiamato il loro lavoro
Bollettino di Guerra e lo mettevano pure on line!

So per certo di donne che in quel tempo buio e silenzioso hanno organizzato manifestazioni,
staffette contro la violenza, campagne contro la mercificazione del corpo femminile nei media, che parlavano di  50 e 50 ovunque si decide.

E poi c'erano quelle che facevano i presidi davanti ai CIE, quelle che andavano davanti alle ambasciate o a disturbare addirittura le mostre fotografiche quando una donna, attivista contro il femminicidio in un paese lontano veniva uccisa al grido di
Ni Una Mas!

Il tutto nel silenzio.
Il silenzio sulle donne.

Poi un giorno, dopo l'ennesimo scandalo sessuale di un premier, si alza una
voce. Una voce che fino a quel momento di queste "eccezioni" dell'era a.C. non aveva mai parlato.

Ed ecco la luce, il faro, la soluzione a tutti i mali.

Finalmente entriamo nell'era d. C.

Come se l'era a.C. fosse stato solo un buio e silenzioso medioevo della storia delle donne, ora si comincia a parlare, stando bene attenti a citare il meno possibile quanto avvenuto in precedenza: ruberebbe consensi, farebbe dubitare, pensare.

Ed ecco che ora si parla di nuovo del silenzio delle donne, alla faccia della fatica fatta fino a quel momento.

E tutti sono felici di riempirsi la bocca di parole come "dignità", "pari opportunità", "offesa".
Tutto quello che in era a.C. era stato scientemente ignorato o bollato come un rigurgito veterofemminista, diventa all'improvviso la parola d'ordine.

E tutti gli uomini che di quelle donne avevano taciuto, ora parlano con occhi sognanti della "rivoluzione delle donne", seguendo la voce di donna che finalmente ha parlato, seduta comodamente sulla sua poltrona.

"Che le donne facciano la rivoluzione! E noi saremo dietro di loro".
Ci sarà da ridere.

In era a.C. eravamo solo delle strane anacronistiche femmine rumorose, ora ci vogliono come motore della rivoluzione, senza mostrare il minimo rispetto per chi tutto questo l'ha iniziato tempo fa, nel silenzio sulle donne e nell'indifferenza generale.

Io non ce l'ho con la voce, io ce l'ho con quello che quella voce non dice, col suo pretendere di essere la sola voce degna di essere ascoltata e con la massa di pecoroni che delle donne che ho citato sopra non hanno mai sentito parlare e che però lamentano il loro silenzio.

Sono le stesse intellettuali e giornaliste, che ora ci chiamano a raccolta chiedendoci di smettere di tacere, che non hanno mai voluto vederci e raccontarci.

Io come sempre sarò in piazza, ma io c'ero anche quando L'Unità si occupava d'altro e non tutte possono dire altrettanto.

10 commenti:

  1. mi arrivano richieste di partecipazioni a manifestazioni rivolte a sole donne. vorrei capire  perchè per difendere gli immigrati, o il diritto al lavoro "dobbiamo" scendere in piazza tutti-e e per la "dignità calpestata" delle donne, invece dovremmo scendere in piazza solo noi donne.

    """Silenzio maschio, di Lidia Ravera
    Non tutte le ragazze si vendono per quattro soldi, ma quelle che lo fanno sono illuminate dai riflettori, riempiono giornali con le loro preoccupazioni materiali, con le loro descrizioni sciatte di sederi palpati e sessi in bellavista. Occupano gli schermi con la loro arroganza spaventata, con i loro occhiali scuri, con l’ansia di servirsi ancora prima che si secchi la fonte. Le ragazze che non si vendono tacciono. Tacciono le donne, stanche di questo baccanale sboccato. Poche parlano, per difendere la dignità di chi tace.

    Ma quello che colpisce è il silenzio maschile. Voi che non pagate le donne, che non placcate le minorenni, che preferite la qualità alla quantità, che volentieri vi assumete il rischio di una relazione alla pari, che non considerate fare sesso una pratica completamente disgiunta dall’amore, dalla tenerezza, dalla seduzione, voi che non siete puttanieri, per favore, dite qualcosa!
    29 gennaio 2011 dal sito de L'Unità"

    Doriana

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  2. p.s. le donne calabresi in rete si sono "allargate" e proseguono anche su altri fronti :-D
    grazie Arguzia!

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  3. EH, lo so, ma mica potevo metterci tutto. Poi come lo giustificano il nostro silenzio se noi gli spiattelliamo in faccia tanto rumore?

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  4. Premesso che (al di là degli appelli discutibili) manifestare è comunque un atto positivo, ho trovato ridicolo il titolo in prima pagina oggi su l'Unità, riferito al presidio di donne ieri a piazza san Babila a Milano: "La nostra Intifada".
    Algeria, Tunisia, Egitto... quelle rivolte semmai meritano di essere chiamate così. Qui ci ordinano di reagire, ma per carità, che sia sempre in modo ordinato e con educazione, ché gli incendi dei palazzi, le vetrine in frantumi e la guerriglia nelle strade non si addice a cittadini e signore per bene.

    Ross

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  5. Ross, ti abbraccerei solo per la tua ultima frase. :)

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  6. utente anonimo30 gennaio 2011 15:44

    io ne ho abbastanza di "donnismo", la vera emancipazione avverrà quando non si parlerà più per categorie ma DI persone;
    ne ho abbastanza della parodia del riconoscimento delle presunte qualità femminili, le donne non sono migliori e non sono peggiori degli uomini, ma forse sono più ipocrite e perennemente alla ricerca di scorciatoie nel raggiungimento di determinati obiettivi
    ne ho abbastanza della vera pornografia, quella rappresentata dai "giornali femminili" (alla larga!!!!) che complici della cultura dell'immagine e della moda propagandano un modello secondo il quale la donna, che lavori o no, che sia affermata o no, è porzionata in culi, tette, bocche come canotti, reggicalze e tacchi a spillo anche sul posto di lavoro, dalle forme grottescamente allungate nei servizi di moda,seducente e seduttiva sempre e comunque: con questi presupposti come ci si può meravigliare di queste ragazzette anaffettive che rinunciano volontariamente ai propri neuroni e dignità e si  mettono al servizio del potere, vere fiancheggiatrici dello sfascio italiano?
    ne ho abbastanza delle giornaliste, delle Palombelli, delle Latella, di tutte quelle che ora invocano "dignità" avendo fino a pochi mesi fa trovato nulla di pregiudizievole nelle puttane/ministro ("ma che fa? se ci sa fare ben venga..."parole di Latella)
    ne ho abbastanza di essere "donna"
    io sono semplicemente una persona

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  7. Ecco, diciamo che poteva andare bene tutto, ma su ipocrisia e scorciatoie siamo su due pianeti diversi.

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  8. Anche io ci sarò, con gli stessi dubbi e le stesse sicurezze.
    Un abbraccio

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  9. ho come la sensazione che solo una donna potrà salvare il nostro paese...
    un saluto
    Ernest

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  10. Ernest, sinceramente anche questo continuo dire che solo le donne ci salveranno e che ci vuole un presidente donna mi sta stancando.
    Che sia uomo o donna, io voglio una persona per bene.
    Ripeto quello che ho detto altrove: il genere mi interessa fino ad un certo punto.
    Non mi piace tutto questo improvviso amore per le donne che riempie giornali e televisioni.
    Fino a ieri nessuno nemmeno ci pensava ad una donna premier, ora tutti che non vedono l'ora. Mi sa di opportunismo, non posso farci niente.
    Ho partecipato a decine di manifestazioni di donne più o meno grandi e quasi tutte passate sotto silenzio e trovo agghiacciante e in qualche modo offensivo che i media (e ahimè i giornali di "sinistra") abbiano iniziato a parlare di donne solo quando sono usciti fuori (altri) scandali sessuali di Berlusconi.

    Ciò non toglie che sarei ben felice di vedere una donna capo del Governo: da piccola sognavo di diventare la prima donna Presidente della Repubblica...

    Luz, se vieni a Roma per qualsiasi manifestazione ci sentiamo, si?

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