mercoledì 26 gennaio 2011

Di chiacchiere, distintivi e adorazioni modaiole.


Ultimamente adorare Concita De Gregorio va molto di moda.
E' tutto un "Concita di qua, Concita di là"; tutti a condividere e commentare con solerzia i suoi editoriali, ad applaudire fino a spellarsi le mani quando appare in televisione.

A me invece non piace. E giuro che non è per partito preso. C'ho pensato su parecchio.

L'Unità a casa mia si è sempre letta.
Quando ero piccola soprattutto al lunedì, perché sono vecchia e ai miei tempi La Repubblica il lunedì mattina non usciva.
Poi c'è stata la chiusura e mi ricordo una specie di lutto in famiglia: non si trattava di un giornale qualsiasi, stava chiudendo il giornale di Gramsci! Ma come si fa a far fallire quel giornale?
Quando poi è tornata in edicola, abbiamo cominciato a comprarla ogni giorno, anche perché Colombo prima e Padellaro poi -secondo  noi- stavano facendo un buon lavoro.
Poi è stata la volta della De Gregorio.
Mi era capitato di leggere le sue cose su La Repubblica, ma non mi sembrava propriamente un futuro premio Pulitzer.
Ma già  il fatto che una donna diventasse direttore di un giornale importante e con una storia come è L'Unità era una cosa epocale, importante e quindi io ero strapiena di belle speranze.

E proprio mentre io speravo, viene la minigonna. Merda!
L’Unità usa lo stesso linguaggio del peggior pubblicitario: culo per vendere. Un culo in primo piano per vendere il giornale di Gramsci, il giornale che è stato clandestino, un giornale serio, non un tv magazine, insomma.
E poi che roba è ‘sto formato da free press?
Ok, calma… il mondo si evolve, va avanti, non si può restare fermi al passato (ma la faccenda della minigonna non gliel’ho perdonata).

E comincio a leggere gli editoriali della direttora (o direttrice? Mica lo so come si deve dire).

Non so. Non capisco. Devo certamente avere qualcosa che non va.
Perché non mi fomento anche io leggendoli? Cos’è che mi sfugge? A me sembrano tutti il riassunto del giornale in edicola, scritti come un tema del ginnasio.
Mi sembrano infarciti da una montagna di luoghi comuni ben studiati per indignare e fomentare al momento giusto.
E anche quando va in televisione, raramente mi trovo ad applaudirla. Cielo, sarò mica misogina?

Vabbè, in fondo non è che ci possono piacere sempre le stesse cose: essere di sinistra non vuol dire dover adorare chi si presenta (o viene presentato) come intellettuale di riferimento.

Poi i fatti di Arcore, di festini, prostituzione e bla bla.
E l’
appello accorato: dove siete, donne?
E tutti in coro: "Ooohhhh, macchebbrava! Si si si ma dove sono le donne? Aspe, corro a firmare l’appello."

Solo che le donne ci sono eccome. Sono quelle che sono andate in giro per i consultori di Roma contro la proposta di legge Tarzia. Sono quelle che sono andate al Palazzo delle Esposizioni o all’Ambasciata Messicana dopo l'omicidio di Susana Chavez. Sono quelle che scendono in piazza coi lavoratori, gli studenti, i migranti. Sono quelle che fanno rete, che si informano, che si incontrano alle assemblee, nei collettivi. Sono quelle che vanno fuori dai CIE, i lager di casa nostra.

E non sono poche né tantomeno silenziose.
Strano che proprio L’Unità non se ne sia accorta.

Comunque, io ieri pomeriggio sono stata a Montecitorio e Concita De Gregorio non era lì. O magari sono stata tanto sfortunata e lei se n’è andata subito prima del mio arrivo.

È comodo lanciare appelli per la rivolta delle donne quando si è ben sedute al caldo e c’è sempre qualche stronza che andrà fuori a schiattare di freddo nell’indifferenza generale.
Ci vorrebbe un minimo sindacale di coerenza, altrimenti si è solo “chiacchiere e distintivo”.



7 commenti:

  1. Sono d'accordo.
    Questi appelli infastidiscono, oltre che per l'incoerenza e la miopia che hai evidenziato, anche per la pretesa che la reazione si adegui ai tempi e ai modi dell'audience e dello spettacolo televisivo.
    Ho l'impressione che l'Unità della De Gregorio tenda a rincorrere un po' troppo uno stile (?) da talk-show, e questo non mi piace affatto.

    Ross

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  2. La tua ultima frase, Ross, la condivido più del condivisibile.

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  3. BRAVA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Non aggiungo altro.
    Tua Luz

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  4. utente anonimo28 gennaio 2011 03:42

    Io pensavo di avere commentato e poi non l'ho fatto.

    Comunque a me pare un po' banale, più che altro. E non all'altezza di una dialettica incisiva. Cioè, ok, bene le donne, però prendete Rosy Bindi: ha uno spessore totalmente diverso, riempie lo spazio, ha presenza e rigore, non si lascia infilare e non reagisce con i luoghi comuni e l'indignazione ma le argomentazioni. Oggi da Santoro ha fatto una bella figura. Ma cristo io la vorrei premier, ha ragione Crozza perdio. Se dobbiamo morire democristiani, voglio morire Rosy Bindi.

    la Volpe

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  5. È che in questo periodo siamo tutti Concitati, zi'.
    Pessima.

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  6. utente anonimo28 gennaio 2011 21:56

    Mi piace molto il tuo messaggio: "che si parli delle donne che fanno, che discutono, che ci sono!".
    E' questo che manca, parlare di quel che c'è invece di parlare sempre di quello che si auspica. Come chi non sa cosa vuole e passa il tempo a lamentarsi e a far polemica.
    Ma com'è che nessun giornale, nessun partito, NESSUNO vuole mai parlare di quello che fanno le donne, o gli studenti, per citare un altro esempio? Perché quando si critica la massa inerme non si citano i casi in cui le persone si muovono e agiscono? Non posso credere che nessuno sappia o veda, è evidente che ci mettono dell'impegno nell'ignorare tutte noi.

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  7. Tra l'altro forse non tutti sanno che lo stesso appello di ritrovamento venne lanciato sempre da L'Unità (con Concita direttora) nel 2009.
    Anche allora molte donne scrissero per spiegare che il silenzio era semmai dei media che stavano bellamente ignorando tutto quanto viene quotidianamente fatto dalle donne nei collettivi, nelle associazioni e via così. Addirittura si arrivò a scrivere che l'UDI s'era sciolta.

    Comunque, mi pare chiaro che se alla De Gregorio non è sembrato il caso di prendere atto delle decine di risposte arrivatele in quell'occasione (e non è che scrivevo io, hanno scritto anche donne che l'ambiente lo conoscono bene) per dire "ups, le donne ci sono... non è che siamo noi intellettuali e giornalisti che non sappiamo/vogliamo vederle?", non credo che si comporterà diversamente ora.
    Vuoi mettere il marketing?

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