mercoledì 5 gennaio 2011

Una firma per Gaia


Gli attacchi alle donne, si sa, sono continui e sempre più duri, tanto che certe volte la voglia di ribattere colpo su colpo sembra affievolirsi. Sembra.

Andare in un ospedale pubblico a chiedere la pillola del giorno dopo o -orrore!- un'interruzione volontaria di gravidanza o entrare in un asilo nido a spacciare eroina nei biberon sembrano essere la stessa cosa, visti gli sguardi e le perole che spesso ti accolgono.
Assassina, egoista, pazza. Sguardi di disprezzo e parole dette  a mezza bocca, che quello che vorresti è mollare un pugno sul muso a chi hai davanti per levarti lo sfizio.
Mancano solo le botte fuori dai reparti di ginecologia e il quadro è completo. Immagino si stiano attrezzando.

Poi ci sono gli attacchi ai
consultori, ogni volta dipinti come fabbriche di aborti e centri di pianificazione dell'olocausto del millennio, mentre invece sono luoghi in cui noi donne ci curiamo, facciamo prevenzione, facciamo visitare i nostri figli, in cui possiamo parlare e venire ascoltate.
Sono luoghi in cui fare i nostri controlli e magari evitare proprio di ricorrere all'aborto, visto che lì la gente ti spiega come non si resta incinta e ti mette nelle condizioni di proteggerti da gravidanze non volute e -ma Olimpia Tarzia lo saprà?- dalle malattie sessualmente trasmissibili.

Gli attacchi sono continui e durissimi e troppo spesso hanno il (manco troppo) tacito benestare della politica (e qua penso a
Formigoni, per esempio, e allo scempio della Regione Lazio e della proposta di legge Tarzia) e parlarne così tanto sembra quasi perdere di significato.
Come se noi donne fossimo delle pazze fomentate che non hanno altre cose a cui pensare, come se difendere ciò che già esiste (la 194, per intenderci) fosse una perdita di tempo davanti agli orrori quotidiani (questa cosa mi è stata detta da uno dei miei amici più cari e ancora non mi va giù).

Oggi ho letto la lettera di una donna apparsa sulla rubrica di Augias su La Repubblica, che racconta cosa ha dovuto subire in un ospedale pugliese.
Copio e incollo tutto da
qua, sperando che non sia un problema.
Voi firmate su Laicità e Diritti e fate girare, quando avete finito di maledire 'sta gentaccia. So che smettere di smadonnare per scrivere vi prenderà del tempo.

Tanto per prepararvi, leggetevi anche questo bel post su
Me-Dea, che vi introrurrà al meraviglioso mondo dei volontari per la vita o come si chiamano quei pazzi.
E per avere un'idea di come sta messo questo paese, andate su
Femminile Plurale, inorridite e forse la prossima volta che una vostra amica furibonda vi dirà che una pubblicità la offende o che i suoi titoli e le sue capacità contano meno di quelle del vostro amico, la ascolterete con più attenzione.


Inutile fare poesia sui diritti se si rimane silenziosi e indifferenti di fronte a questi abusi “,  così  scrive l’On Sandro Gozi sul suo profilo facebook, commentando la lettera che ancora qui sotto riportiamo. La denuncia della signora Gaia, del trattamento subito in un momento cosi delicato della sua vita, non merita il nostro silenzio. Per questo abbiamo deciso di inviare la lettera della signora, con tutte le nostre firme in appoggio, a:


Nichi Vendola, governatore della Puglia,


Ignazio Marino, presidente della commissione di inchiesta sul SSN e


Pierluigi Bersani, segretario del PD.


Perchè  si apra un’inchiesta per accertare quello che è accaduto, se vi siano responsabilità. Perchè altre donne non debbano subire lo stesso iter doloroso ed irrispettoso. Perchè la legge sia rispettata. Una volta per tutte.


La lettera della signora, pubblicata su Repubblica.


LA MANCANZA DI UMANITA’ NEGLI OSPEDALI – DI CORRADO AUGIAS


da: la Repubblica di domenica 12 dicembre 2010


Caro Augias, giorni fa, dopo I’ecografia alla ventesima settimana ci viene comunicato che il bambino, desiderato, è affetto da danni al sistema cerebro-spinale “incompatibili con la vita”. Può immaginare lo shock ed il dolore. Dopo due giornate angosciose – tutti che facevano le condoglianze mentre lui era ancora vivo entro di me – vengo ricoverata per essere sottoposta a stimolazioni volte a favorire il travaglio ed il parto. Inizia il mio incubo e quello della mia famiglia.


Nella struttura tutti gli operatori di ginecologia si dichiarano “obiettori di coscienza”, tranne due medici e un’ostetrica. Se mancano loro, gli altri si astengono da qualsiasi azione. Rispetto le convinzioni altrui e sono fondamentalmente religiosa. Quindi capisco alcune delle motivazioni; non però che questa scelta sconfini nel negare ogni assistenza. Dalla data del ricovero, nessuno dei presunti “obiettori” mi ha rivolto la parola, se non per dirmi che non potevo fare la Comunione, che non avrei potuto battezzare il bambino perché frutto di un aborto {anche se vorrei capire che cosa c’entra il bambino nella mia decisione, peraìtro indicata dai medici), che dovevo solo aspettare i medici non obiettori.


Quando il travaglio è partito i medici non obiettori non c’erano. Quando la frequenza e intensità delle contrazioni è aumentata ho chiesto a mia madre di chiamare qualcuno. Si sono rifiutati finché mia madre non ha alzato la voce, minacciando denunce penali per mancata assistenza. Finalmente arriva un’ostetrica nella mia stanza, mi visita in malo modo e mi comunica, infastidita che sono ancora a due centimetri di dilatazione. Dieci minuti dopo il mio piccolo Alessandro nasceva, nel letto della camera, davanti a mio marito, mia madre, i miei suoceri e la compagna di stanza sotto shock.


Sono confusa e scioccata, piango, li sento parlare di formaldeide, di inceneritore, di scarti organici, e mi sento dire che mi stanno facendo un favore a ripulirmi, perche avrebbero dovuto attendere il medico non obiettore. Grido che sono anch’io un essere umano, che ho solo voluto salvare il mio bambino dalla sofferenza e che il loro mestiere dovrebbe essere di cura ed assistenza, non di giudizio e condanna. Dico anche che scriverò le pene che ho dovuto passare. Di colpo diventano più gentili, finalmente mi mandano a casa.


Chiedo: se I’obiezione di coscienza è una questione morale, non è immorale abbandonare una donna ad affrontare tutto da sola sopportando angherie e umiliazioni?


Gaia Garata – Lecce




Risponde Corrado Augias


Ho dovuto tagliare parte della lettera con altri particolari umanamente deplorevoli. Nessun medico fa volentieri aborti anche perché non aiuta la carriera. Da qui a trattare una donna infelice in questo modo c’è di mezzo non la professione ma l’umanità. Nessun precetto, nessun fanatismo religioso giustifica la sua mancanza in un ospedale.



12 commenti:

  1. e mi dispiace molto che siano state tagliate parti della lettera, perchè la dis-umanità deve essere "mostrata" per quella che è, in tutto il suo orrore, deve venire da vomitare a tutte-i leggendo certe cose.
     ho sottoscritto.

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  2. Condivido totalmente. Volere una pillola del giorno dopo equivale quasi a un atto di terrorismo, secondo alcuni vomitevol-conservatori.

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  3. Sono loro, gli obiettori, i veri terroristi. Come considerarli diversamente?

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  4. Ciao Arguzia, sono profondamente schifato da quanto riportato nel post. E' vergognoso che queste cose succedano in un paese che si definisce civile. Se me lo consenti vorrei condividere questo post su facebook, non ho letto nulla di questo ma credo meriti una eco.
    Grazie per una risposta.
    Buon anno
    Giancarlo

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  5. Gattaccio, non c'è nemmeno bisogno di chiederlo.
    Un abbraccio a te e un bel po' di carezze ai gatti.

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  6. Buon anno a te, Nat, sempre massiccio (a parte quando scrivi di Davide, che si vedonoi lucciconi fin qui).

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  7. utente anonimo8 gennaio 2011 15:43

    LA MANCANZA DI UMANITA’ NEGLI OSPEDALI – DI CORRADO AUGIAS

    Fantastico come il compagno Augias, sulla fanzine rossa e amorale Repubblica, ribalti la verità, nel più puro stile stalinista.

    La mancanza di umanità, in realtà, è quella che vuole sopprimere un nascituro quella che vuole impedire ad un bambino, di nascere.

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  8. utente anonimo8 gennaio 2011 17:39

    Come al solito, abbiamo un pro-life che si cela dietro l'anonimato per vomitare la solita invettiva - senza neanche aver letto la lettera - si professano difensori della vita ma non sanno rispettare neanche il dolore di una persona.

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  9. Mi sa che ad Augias "stalinista" ancora non l'aveva detto nessuno.

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  10. @utente anonimo n. 9


    a qualche tua figlia, madre, sorella, compagna (opssss. che termine brutto, contrario alla tua testa di cazzo da fascista oscurantista e pipparolo di sagrestia!), è mai successo di avere "subito" una probabile gravidanza? Chiediglielo....... non te lo diranno di certo, l'ipocrisia è la linfa della vita per quelli come te, anzi come voi!
    E non ti nascondere quando insulti gli altri con le tue argomentazioni  deliranti e che denotano una ignoranza di fondo oltre che problemi irrisolti di ordine diciamo cosi' "da basso ventre"!

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