mercoledì 16 marzo 2011

Di ipocrisia, volgarità e pupazzi rossi.


A casa mia la televisione s'è sempre vista.
Siamo una di quelle famiglie che cena col televisore acceso.

Quando ero piccola vedevamo tutti insieme i cartoni delle 20 (tranne Milly un giorno dopo l'altro, che papà trovava -a ragione- eccessivamente palloso), poi io venivo mandata a letto e uno dei miei ricordi  più cari è la musica di
Lunedì Film, che ascoltavo dalla mia stanza e che per me era la musica che accompagnava chissà quali meraviglie.

Ora si cena guardando  Blob  e Un Posto Al Sole (siamo orfani  di Friends).

Ai tempi delle elementari il pomeriggio, se non andavo in piscina o ai giardinetti con qualche amico, potevo vedere Bim Bum Bam e mi sbudellavo dalle risate vedendo Paolo Bonolis (Piolo) che doveva fare lo spot per la Caciotta Fetecchia (che piace tanto alla vecchia).

Da quando vivo da sola mi accorgo di tenere quell'aggeggio acceso spesso molto più del dovuto.
Mi capita di accenderlo mentre lavo i piatti o mentre cucino, spesso quando mi sveglio la mattina, per il meteo e la rassegna stampa su La7.
Spesso mi rendo conto di accenderlo più per la pigrizia di collegare il pc allo stereo e scegliere la musica che per altro.

Sono comunque una che la tv la guarda anche  perché le piace farlo.
Sarò una sfigata, ma dopo una giornata passata al lavoro mi piace tornare a casa, levarmi le scarpe, mettere la tuta e svaccarmi sul divano con una birra e la tv.

Ovviamente guardo i tg (si, ok, lo ammetto solo il Tg3 e quello su Cielo) , Annozero e Ballarò. Guardo volentieri Presa Diretta e Report. E poi adoro i telefilm, sono una specie di tossica e se mi capita non mi perdo i cartoni animati.
Mi piacciono i programmi di cucina (Hell's Kitchen e Cuochi e Fiamme), quelli imbecilli sui giovani americani di MTV e se trovo SOS Tata non riesco a staccarmi dallo schermo.

Questo per dire che di tv ne vedo parecchia e non necessariamente "impegnata", visto che qua pare che se lo fai sei una specie di cerebroleso.
Il Dio Del Telecomando mi viene in aiuto quando c’è solo merda, internet è un’ottima scappatoia e poi c’ho i dvd e una libreria strapiena.

Purtroppo so che una larghissima fetta di popolazione subisce i palinsesti, anche perché internet e dvd sono un lusso e non tutti credono che leggere sia una valida alternativa.

Da anni mi incazzo quando vedo come le donne vengono rappresentate in tv.
E non è solo il fatto che siano praticamente sempre nude. È la continua umiliazione, sono le battute acide e feroci su chi è fuori dai “canoni”, è la presunzione del presentatore maschio di mezza età  alla Teo Mammuccari di essere migliore di tutte le donne che lo circondano (è entrato nella mia lista dell'odio dalla porta principale) e che quindi si sente autorizzato ad insultare, sghignazzare, umiliare.

Ho iniziato a leggere Il Corpo Delle Donne di Lorella Zanardo e lei si pone (in modo decisamente migliore) le  mie stesse domande: cosa veicolano queste immagini? Cosa pensa una bambina/ragazzina vedendo che le sole donne che sembrano avere successo sono imbecilli, oche e possibilmente pettorute e col tanga? E cosa pensa un bambino/ragazzino vedendo che un uomo può umiliare, offendere, toccare una donna senza che né lei né nessun’altro faccia alcuna obiezione?
Ieri Blob ha fatto vedere una signora dell’età di Nonnetta che si dimenava seminuda e truccatissima su una musica techno, mentre il pubblico rideva di lei. Cosa insegnano quelle immagini? Qual è il messaggio che vogliono mandare?

Quando ho visto il documentario
Il Corpo Delle Donne, ho pensato che quello era esattamente quello che pensavo io.
Il palese disagio degli autori davanti alle immagini di donne offerte dalla televisione (Rai o Mediaset, molto democraticamente e senza differenze) era anche il mio, il loro chiedersi se e cosa insegni la televisione agli spettatori era la mia stessa domanda.

Ho continuato a sentirmi indignata e offesa, ma allo stesso tempo ho fatto come Lorella Zanardo che
apre i finestrini dell’autobus: ho cominciato a reagire.

Non essendo io una famiglia Auditel, non mi basta cambiare canale o spegnere l’apparecchio, quindi ho cominciato a mandare mail e mi sono accorta che intorno a me ci sono centinaia di persone, donne e uomini, che vivono lo stesso disagio e che reagiscono nel solo modo che abbiamo: comunicando.

E quindi ho conosciuto decine di nuovi blog e grazie a facebook decine e decine di persone che non si nascondono dietro al “be’, se è così è perché la gente lo vuole”.
Sono convinta che la gente vorrebbe di meglio, solo che c'è qualcosa che le impedisce di aprire il finestrino.

Io comunque non sono tra quelli che danno tutta la colpa al "velinismo" o alle maggiorate di Drive In. In un certo senso sarebbe meglio: eliminato quello, finito il problema, ma noto che la faccenda è ben più complicata.
Certo è un fatto che la televisione commerciale, con le sue bellissime donne sempre in mostra, sempre giovani, sempre seminude, ha contribuito ad abbassare di parecchio il livello di quella che -almeno a vedere dagli archivi e dai vecchi filmati su youtube- era una televisione niente male.
Ma il problema è perché.
Chi ha deciso e in base a cosa, che una televisione volgare e inutile potesse essere migliore di una televisione in grado di insegnare? Insomma, milioni di italiani hanno imparato a parlare in italiano e non più solo in dialetto grazie alla tv; il maestro Manzi ha insegnato alla gente a
scrivere in una trasmissione televisiva!

Quindi quando Antonio Ricci ha cominciato ad attaccare il lavoro della Zanardo, mi sono spaventata.
Si, spaventata. Perché credo che denigrare qualcosa sia un passo fondamentale per lasciare che venga accantonata e dimenticata.


Denigrando e irridendo Il Corpo delle Donne, Ricci sta tentando di salvarsi la faccia e di salvare chi gli riempie il piatto: io metto le donnine seminude perché il gruppo L’Espresso fa la stessa cosa e con le mie veline intendo farne parodia.

Insomma, secondo Ricci due poco più che adolescenti inginocchiate davanti a due sessantenni, con una telecamera che insiste su seni e glutei è fare parodia. Due giovanissime che si fanno la doccia ammiccando e i due sessantenni che fanno smorfie e battutine degne del peggior Alvaro Vitali sono parodia e condanna.


Davanti al documentario, Ricci fa quello che fa solitamente il suo padrone: è colpa della sinistra.
Le veline esistono perché L’Espresso mette le donne nude in copertina e La Repubblica c’ha l’inserto D il sabato.
La mercificazione del corpo femminile in televisione va bene perché c’è anche in pubblicità e sui giornali progressisti.

Addirittura Striscia la Notizia (programma che aborro da sempre) ormai dedica  uno spazio giornaliero alle donne sulla stampa di sinistra.
Tutto viene trattato con le solite risatine in studio, con battute da commedia sexy e col muto sorriso delle veline.

Un discorso serio, che riguarda sì le donne, ma anche il paese intero, diventa in questo modo  farsa, perdendo di significato.
Purtroppo milioni di persone continuano a credere che Striscia la Notizia faccia informazione e che il Gabibbo sia una specie di eroe del popolo contro quello che non va.
E Ricci questo lo sa benissimo, quindi sa anche come far cessare l’indignazione, come renderla vuota, come farla sembrare bigotta e incoerente.

Una delle obiezioni che mi sono state fatte dopo la risposta di Ricci, Il Corpo delle Donne 2, è stato: aho, ma pure te ce l'hai conm La Repubblica e le sue gallerie con le donne nude!

SI E' VERO.

Ma ogni volta che rompo le palle al prossimo con i miei attacchi ai giornali è perché voglio reagire a qualcosa che mi offende, perché credo che il problema vada posto ogni volta che si presenta e non certo per assolvere alri.
Quando io attacco La Repubblica (e per quanto mi riguarda continuerò a farlo se ce ne sarà bisogno) è perché pretendo coerenza.
Ricci, invece, attacca il gruppo L'Espresso per assolvere sé stesso e il suo modo di fare televisione, come dice giustamente
Giovanna Cosenza.

Subdolamente e paraculamente, attacca la stampa progressista per denigrarne il lavoro, per minarne la credibilità (è un caso che tutto sia nato dopo Ruby? Chiedo giusto perché il video della Zanardo è del 2009...).
E allo stesso modo attacca il lavoro della Zanardo, per giustificare un modo volgare di fare televisione, che vuole renderci tutti un po' più succubi e ignoranti.

E a proposito di reazioni, su facebook parte la mail bombing.

4 commenti:

  1. sai che a sky ci sono tantissime giornaliste? hanno tutte lo stesso look, evidentemente un imprinting redazionale, : il sobriosexy


    tailler giovanile LEGGERMENTE scollato, gonna sopra al ginocchio fasciante ma non troppo, no tette di fuori no autoreggenti. In alternativa al tailler vestitino sobrio. Le giornaliste sportive vestite con jeans e felpa sexy

    ho scoperto che lo stile sobriosexy mi piace
    non sono abbstanza vistose da distogliere l'attenzione dalle notizie ma se per caso ti metti a fissarle sul serio ti accorgi che sono ANCHE belle figliole
    vorrei essere sobraiasexy ma sono un maschiaccio, invece

    questo per dire che una donna può far carriera non dovendo per forza rinunciare alla femminilità, l'antitesi forma/sostanza, essere/apparire è roba vecchia e superata; noi siamo e appariamo. 
    Oltre le tette
    per chi oltre ha qualcosa, of course

    Punzy

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  2. Mercificazione e dileggio vanno di pari passo in questo tipo di trasmissioni (non dimenticherei per esempio: lucignolo ed ora le iene), ma che è anche l’assunto di tanta altra tv e di un modo di pensare che impera in questa vile società, che chiede meritocrazia, giustizia e tricolore (in una parola fascismo).

    Saluti Cristiana

    ps. (@anonimo) la divisa sobriosexy, non si può sentire...

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  3. arrivo qui da fb
    ma ti ho incrociata su altri blog...
    io prima lo guardavo striscia... non era un appuntamento fisso ma capitava spesso...
    ora questa rubrichetta delle veline mi fa venire il voltastomaco...
    per non parlare della michelle che non sopportavo prima e ora ancora meno...
    fa la predica lei che ha 'prestato' il suo sedere per una marca di intimo?

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  4. Ciao, anch'io arrivo qui da FB.
    Complimenti per il post, lo condivido in pieno.

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