martedì 26 aprile 2011

In fondo è colpa mia


Non ho fatto nemmeno il pranzo di Pasqua: sono letteralmente scappata dal paesello.
Incazzata nera, ferita e con la profonda consapevolezza di non essere stata -ancora una volta- compresa. Ma soprattutto con una rabbia enorme che ancora non mi scrollo di dosso.
Io non sono una piagnona, ma stavolta, davvero non ce l'ho fatta, me ne sono dovuta andare per non scoppiare a piangere dalla rabbia e rovinarmi il fegato. E davvero, per farmela passare senza attaccare inutili pipponi a chi mi sta accanto, devo scriverne, mi devo sfogare in qualche modo.

Come al solito, tutto è nato da una sciocchezza (mio cugino, l'eroe della famiglia, mi manda affanculo quando gli faccio notare che quando si sforza troppo, alla mia cana si blocca una zampa, e mia madre che non so perché si associa al vaffanculo), ma essendo io una persona che rimugina, ogni volta che succedono cose simili, mi rivengono su tutte le volte che ho dovuto abbozzare.

Ma non è questo: quello che mi fa davvero rabbia è che non so nemmeno io perché continuo a prendermela tanto.
Insomma, dopo tanti anni dovrei sapere come va a finire.
La colpa, in sostanza, è mia che continuo ad essere quella che sono, a rispondere sempre a tono e a non voler accettare di essere trattata come una povera mentecatta.

E' buffo, io che non ho mai creduto molto nelle mie capacità e che invece vengo a volte apprezzata molto più di quanto io non creda di meritare da perfetti sconosciuti, spesso in famiglia vengo trattata come una demente.

In linea di massima questo accade quando mio cugino è presente e (ed è questo che fa male) a trattarmi nel peggiore dei modi, è mia madre, che di solito, invece, si mostra fiera di me e interessata a quello che dico e faccio. Lui parla e si pende dalle sua labbra, qualsiasi cosa dica. Io parlo e vengo zittita con delle specie di ringhi da parte di chi, di solito, sembra volermi ascoltare.
Boh, saranno rigurgiti di maschilismo che per quanto uno possa schifarli riescono a restare ben radicati anche nelle migliori famiglie.

La cosa bella e per me ogni volta quasi sconvolgente, è che a "difendermi" negli ultimi anni ci pensa mio padre. E' strano perché lui ha un carattere di merda, come me del resto, e negli anni dell'adolescenza abbiamo avuto non pochi scazzi.
Eppure quando mi si attacca sulla base del nulla, lui sta dalla mia parte, nel solo modo giusto che ci possa essere: mi fa parlare, mi ascolta e magari mi manda anche affanculo, ma non mi critica per partito preso. O, che è peggio, non mi liquida con un "si, vabbe. adesso però finiscila".

Comunque, ripeto, sbaglio io.
Me lo dico ogni volta: sorriso finto e non rispondere.
E soprattutto evitare quel paese come la peste. Fa male, malissimo. E' come se c'avesse qualcosa nell'aria che rende tutti un po' più stronzi.

4 commenti:

  1. non sbagli mai ad essere te stessa!
    Ernest

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  2. Probabilmente sei rea di leso conformismo, ma come diceva il sommo poeta: "Non ti curar di loro, ma guarda e passa."

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  3. utente anonimo8 maggio 2011 00:55

    cara sorella, la mia analista mi ripete spesso di cercare conferme sul mio valore e abbracci affettuosi in famiglia, a 700 km da dove vivo. ci sono voluti quasi 10 anni per capire che andarmene dalla cittadina è stata la mia salvezza, un gesto d'amore per me stessa.

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  4. utente anonimo8 maggio 2011 00:56

    di smettere di cercare... ops

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