martedì 26 aprile 2011

Le parole sono importanti


Sarà che ho appena finito di (ri)leggere "Se questo è un uomo", ma ieri quando dal palco di Porta San Paolo hanno accennato ad una scritta di ferro stile Auschwitz, saldata da parte a parte del ponte del Pigneto e la mia amica blogger Luz m'ha chiamata per dirmi che era proprio là davanti, mi sono stranita un bel po'.

Tornando a casa ieri sera e guardando la galleria fotografica sull'edizione romana di
Repubblica on line, sono rimasta basita non solo alla vista di quel "Work will make you free", che mi ha fatto rabbrividire, ma soprattutto dallo striscione che compariva sul medesimo ponte: "Basta morire uccisi dal lavoro e dall'indifferenza", firmato Comitato no morti lavoro.
Una provocazione da sinistra così pesante e proprio il giorno della Liberazione?

Oggi leggo su
Il Fatto Quotidiano che quella sarebbe stata davvero una provocazione, opera di un artista lucano trapiantato a Roma, che avrebbe voluto sensibilizzare la gente su -appunto- le morti sul lavoro e le disumane condizioni degli immigrati dentro e fuori i CIE.
Un ragazzo precario che vive al Pigneto, che non è iscritto a nessun partito, che non si dichiara di sinistra, ma solo uno che fa arte e che vuole portare il suo messaggio.
E', dice un'opera d'arte con un messaggio sottinteso "ironico" e si dice dispiaciuto che tale ironia non sia stata colta.


E' anche un caso che sia apparsa proprio il 25 aprile: aveva preso male le misure e quindi l'istallazione è stata posticipata.
Si aspettava una riflessione che potesse andare al di là della scritta e di quello che inevitabilmente quell'arco  in ferro, con quelle parole può riportare alla mente di molti, al di là dei "soliti schieramenti".
Cita Adorno e il diritto dell'arte di prendere a prestito anche l'orrore per far rilfettere.
E fino a qui va bene: compito dell'arte è comunicare, far riflettere, veicolare messaggi, anche politici.
Il punto, per me, è sempre il solito.
Le parole e le immagini hanno un significato potente e sinceramente non me la sento di accantonare questo episodio come la "provocazione" di un artista.
Ci sono cose di cui credo fermamente che si debba parlare con un certo rispetto.
Su certe cose, secondo me, non si scherza e -soprattutto- non si può cavarsela sempre con un "non sono stato capito", "se ho offeso qualcuno, chiedo scusa".
Mi dispiace, ma non basta.

Copio e incollo da http://nomortilavoro.noblogs.org/





Il Comitato no morti sul lavoro (nomortilavoro.noblogs.org) non ha nulla a che fare con l’istallazione della scritta “work will make you free”, nel quartiere  Pigneto a Roma, ieri 25 Aprile. Il comitato, impegnato nell’informazione e nella lotta  contro le morti sul lavoro, ritiene che questa provocazione, quest’atto politicamente ambiguo, proprio nella giornata del 25 aprile, sia lontano e contrario a quanto abbiamo fatto in questi tre anni di esistenza. Ogni volta che abbiamo organizzato delle iniziative, le abbiamo indicate e postate sul blog.
Il comitato è composto da persone, attiviste e attivisti che si riconoscono nella lotta contro il fascismo, vecchio o nuovo che sia. Mai avremmo potuto giocare con le parole terribili che riproducono l’ingresso di un lager  nazista.
Vorremmo chiarire  che lo striscione a firma del comitato ha invece  accompagnato i cittadini del quartiere nel togliere la scritta.



Il lavoro non rende liberi, ma sfrutta e uccide!!
Roma, 26 aprile 2011- comitato nomortilavoro






Quindi "l'artista" ha fatto tutto da solo e chi, come me, s'è informato tramite i giornali nazionali, è stato portato a credere che c'entrassero qualcosa con quell'orrore.
Mai aggiornamento fu più gradito.

8 commenti:

  1. Il continuare a mettere in relazione lo striscione con la "provocazione artistica" genera ancora più confusione.
    Lo striscione è stato messo, dopo che è stata dissaldata l'ignobile scritta, da cittadini, a quel che so, del Pigneto chiaramente impegnati. Ad una prima analisi non c'è collegamento tra le due cose. E nemmeno è "sovversiva" come si vuol far capire da resoconti abborracciati di giornalisti che hanno scritto da dietro la scrivania. E' stato affisso davanti a vigili urbani, polizia e digos senza che nessuno avesse nulla da dire.

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  2. utente anonimo26 aprile 2011 15:28

    Il commento precedente è di Gap. Fan... te e splinder!!!

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  3. Ecco, se magari l'avessero scritto da qualche parte...
    Fan anche a te, Gappuzzo.

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  4. concordo con te
    è andato oltre e poi mi domando se in queste "provocazioni" non ci sia di più un voler arrivare come personaggio più che l'importanza del messaggio
    un saluto
    ernest

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  5. Il nostro "artista", quindi, ha dimostrato col suo gesto ben tre cose:
    1) non ha idea di cosa significhi "provocare";
    2) non ha idea di cosa significhi "arte";
    3) non ha idea di chi sia - né cosa abbia detto e quando e in quale occasione - Adorno.
    In più aggiunge:
    "Ho pensato che l’ironia sprezzante e oscena delle SS si prestava bene per raccontare anche un frammento dei tempi che stiamo vivendo."
    Immagino che il suddetto artista sia uno delle migliaia di artisti che pensano si possa fare arte senza non dico studiare (orrore! ma no, per carità!) ma per lo meno informarsi. No, figuriamoci, questo è uno dei tanti geni artistici che si sente ispirato dai suoi attrezzi e da "l'esperienza della vita".
    Complimenti.

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  6. utente anonimo26 aprile 2011 16:10

    Scusate, l'anonimo qui sopra sono io: Lorenzo Gasparrini.

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  7. Io l'ho scritto, sul blog e su fb. Se la gente, compreso i giornalisti di nome ma non di fatto, non si fermassero alle prime righe di ciò che leggono ma arrivassero fino in fondo si sarebbebbero resi conto che era tutto scritto.
    'Na botta de superbia, tanto me mantenemme in allenamento!
    Baci 
    Gap

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  8. Pessimo gesto, aggravato da una informazione approssimativa.

    Ross

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