lunedì 23 maggio 2011

Ridicoli


Emblematica dell'amministrazione del SindacoDegliAltri è la storia della statua di Giovanni Paolo II.


Il bozzetto era stato bocciato!
No, era tutto in regola!
Non l'ho visto!
L'ho approvato!
L'ho fatta io!
C'era un concorso!
Ce l'hanno regalata!

Il risultato è una scultura quantomeno discutibile a piazza dei Cinquecento (con sfratto delle rose, che pare siano diminuite per fare spazio al papa beato) che sta mettendo in imbarazzo una giunta comunale imbarazzante già di suo.

Alla gente la statua ricorda nel migliore dei casi un vespasiano e qualcuno ha notato una certa somiglianza del polacco con Mussolini. Battute abbastanza pesanti sul fatto che la statua sia aperta, una specie di campana, a simboleggiare l'apertura di GPII al mondo: con la faccenda di Don Seppia lascio immaginare quello che è uscito fuori.

I papa-boys pare siano incazzatissimi.
C'è chi parla di blasfemia e offesa ai cristiani. Casini dice che l'opera non è degna di Roma e che il SindacoDegliAltri farebbe bene a toglierla di lì. Qualcuno ha detto di metterla in periferia, come se non avessimo già i nostri problemi.
C'è chi rinfaccia al SindacoDegliAltri di aver osato parlare della teca di Meier all'Ara Pacis e poi di essere stato capace di approvare un simile scempio.

E quindi il SindacoDegliAltri ha detto che la toglie.
No, che la sposta.
No, che la lascia lì.
No, che facciamo il referendum on line (subito il sottosegretario ai Beni Culturali ha detto "mi pare che i cittadini si siano espressi abbastanza", per evitare un'ulteriore figura di merda).
No, che mo' aspettate un attimo che qualcosa ci inventiamo.

A Roma ormai è così: proclami, dietrofront, smentite, dietrofront, smentite del proclama smentito facendo dietrofront.

Se questi non sono in grado gestire una cosa simile, non è difficile capire perché la monnezza non viene raccolta, le strade sono piene di buche, i monumenti cadono a pezzi, le scuole sono allo sfascio, i mezzi pubblici indecorosi.

Fantastica, comunque, è la spiegazione della scultura da parte di Rainaldi (l'artista), che mi ricorda tanto le cose che dicevo agli esami quando non sapevo più come arrampicarmi sugli specchi.


Nella scultura il corpo è assente: un corpo metafisico prende il posto di un corpo fisico, a sottolineare la capacità che ha avuto quest’uomo di offrire se stesso annullandosi, favorendo così l’azione dello Spirito: «Non sono più io che vivo ma Tu che vivi in me».

A noi blasfemi illetterati e digiuni di arte contemporanea è venuto in mente qualcosa di molto più prosaico.

3 commenti:

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