mercoledì 22 giugno 2011

Deliri di onnipotenza


Un amico mi manda un messaggio e mi "regala" la Striscia Rossa de L'Unità di oggi (lui mi adora, ma non lo  vuole ammettere):

‎"Ho un’ultima lezione da dare: essi mi devono uccidere perché sappiano quello che hanno fatto. La città dovrà affrontare la propria colpevolezza. Socrate"

Leggo con attenzione, studio filosofia, in particolare quella antica e Socrate è uno dei motivi per cui sto ancora a distruggermi la vista sul
Rocci (la citazione dovrebbe essere di Steiner, in Totem o Tabù)

Insomma, la storia la sapete: Socrate viene processato e riconosciuto colpevole di corrompere i giovani e di non credere negli Dei della città, di tentare di introdurne di nuovi e quindi condannato a morte.
Gli amici preparano un piano per farlo fuggire, ma lui, proprio perché innocente, non scappa, perché è meglio subire ingiustizia piuttosto che farla.

Ecco, uno può avere una grossa stima per la propria persona, ma credo che paragonarsi addirittura a Socrate sia un po' troppo.
Insomma, anche un ego davvero smisurato davanti a tanta saggezza e ad un simile esempio dovrebbe chinare la testa e imparare.
Imparare ad esempio, l'umiltà.
Socrate non ha mai preteso di insegnare nulla, non ha mai preteso di avere la verità in mano, per elargirla generosamente agli ignoranti che incontrava.
Socrate cercava la verità di continuo e la cercava insieme ai suoi interlocutori.
Come sua madre, levatrice, aiutava le donne a partorire, così lui aiutava gli uomini a fare uscire pensieri buoni ,giusti e belli, senza imporglieli, ma aiutandoli a "partorire" le proprie verità.

E' un po' diverso da chi dalla sua comodissima poltrona ci esorta ad agire dall'alto della sua sapienza, senza parlarci, senza ascoltarci, senza fermarsi a dialogare con noi.

Mentre leggevo questa frase e la leggevo proprio su quel giornale e proprio dopo le tante (troppe) cose lette sull'addio della direttora, mi è venuta un mente una frase: Felice quel popolo che non ha bisogno di eroi. L'avevo vista trent'anni fa su un muro a Orgosolo e negli anni mi è tornata davanti e tutte le volte mi sono fermata a pensarci.

Questo popolo, evidentemente, non è felice.
Ma non è di un eroe che sembra avere bisogno: piuttosto di un capo.
Di una guida da seguire acriticamente. Qualcuno che dica cosa pensare e come pensarlo.

E la cosa davvero triste, è che sembra che a tutti vada benissimo così: in fondo è più facile seguire qualcuno senza starci troppo a pensare.

Oggi è un direttore di giornale, ieri è stato un imprenditore. Ho il terrore di pensare a domani.

2 commenti:

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