mercoledì 22 giugno 2011

Siete lo stesso coinvolti


Fa orrore il racconto della diciassettenne romana stuprata alla Pineta Sacchetti.
Fa orrore come tutti i racconti di stupro.
Fa orrore pensare a quello che quella ragazza ha vissuto in quei momenti, tanto quanto pensare a quello che passerà ancora.
Perché non è come quando hai un incidente, che "poi passa". Non credo che un dolore simile possa "passare". Forse in qualche modo verrà allontanato, nascosto. Siamo pur sempre animali e forse l'istinto di sopravvivenza si adopera per allontanare quel dolore e renderlo meno presente, perché si possa continuare a vivere.

Ieri seguivo distrattamente il telegiornale e durante  il servizio, ho sentito finalmente dire due cose fondamentali: la nazionalità ha poco a che fare con lo stupro e anzi una concausa va ricercata nel continuo svilimento del femminile e nella massiccia mercificazione del corpo delle donne.

Lo abbiamo detto in tante, fino alla nausea. Le risposte che abbiamo avuto sono state spesso derisione, minimizzazione, tentativi di
giustificazione.

Ma io sono convinta che se la sola
immagine femminile proposta dai media è quella di un oggetto da usare, da godere, da deridere e umiliare, allora poi non siamo autorizzati a dichiararci "sconvolti" davanti a tanto orrore.

Chi
minimizza, chi sorride beffardo o si volta annoiato quando noi denunciamo pubblicità, articoli, trasmissioni sessiste, dovrebbe avere il coraggio di fermarsi a pensare a quale idea di donna abbia in mente.

E chi è soddisfatto di quello che vede, chi non vuole cambiare perché "a quelle sta bene
così", perché "quelle sono pagate", perché "la galera è troppo per un pompino, sia pure estorto", ha sulla coscienza tutto l'orrore di quella ragazzina.

2 commenti:

  1. Dopo aver fissato per vari minuti la pagina bianca posso dire che qualsiasi parola sarebbe inutile e retorica. Poi iniziano ad affluire alla mente pensieri sparsi che traggono origine dalla quasi quotidiana lettura di tali fatti. Ti tornano alla mente libri, film e il famoso programma "processo per stupro". Forse se si decidesse di trametterlo nelle scuole qualche raggazzo si potrebbe salvare. Ma senza la partecipazione dei genitori, delle madri in particolare, non si arriverà a nulla. Quante volte abbiamo sentito le mamme degli stupratori difendere i loro figli con le stantie parole "Mio figlio è un bravo ragazzo", "Lei ci stava", "Li avrà rpovocati" e altre stronzate simili.
    Mi fermo, Arguzia, perché la rabbia sale.
    Gap

    RispondiElimina
  2. Gap, c'hai talmente tanto ragione, che -incredibilmente- mi taccio.

    RispondiElimina

Sproloquia pure tu.