mercoledì 13 luglio 2011

La tua volontà non conta.


Finalmente lo hanno ammesso, senza ipocrisie, senza nascondersi dietro stronzate di fuffascienza, senza tirare in ballo Cristo risorto e roba simile.

Lo hanno ammesso apertamente: noi non contiamo niente.
La nostra volontà non conta niente.
Il libero arbitrio non vale quando si deve decidere sulla propria pelle.

La legge sul testamento biologico è passata alla Camera e non credo che farà tanta fatica al Senato.

In Italia nel 2011 noi non possiamo scegliere di morire come meglio crediamo.

Chi ci starà vicino in quel momento, se anche conoscesse la nostra volontà di "staccare la spina", non potrà -di fatto- fare niente.
Potrà decidere di combattere, come Piergiorgio e Mina Welby e la famiglia Englaro.
Potrà pagare per lasciarci morire in pace (non raccontiamoci storie: i soldi contanti aprono tante porte, anche quella dell'al di là).
Potrà abbandonarci su un letto di ospedale fino alla fine.
Ma noi, i nostri desideri, le nostre convinzioni, non avremo voce, non potremo decidere come finire la nostra vita.

(Le frasi tra virgolette sono prese da Repubblica.it).

Il primo articolo di quest'orrore "riconosce e tutela la vita umana, quale diritto inviolabile e indisponibile, garantito anche nella fase terminale dell'esistenza e nell'ipotesi in cui la persona non sia più in grado di intendere e di volere, fino alla morte accertata nei modi di legge", e vieta esplicitamente "ogni forma di eutanasia e ogni forma di assistenza o di aiuto al suicidio, considerando l'attività medica e quella di assistenza alle persone esclusivamente finalizzate alla tutela della vita e della salute nonchè all'alleviamento della sofferenza".

Come un baleno, mi viene in mente che questo può in qualche modo essere letto come un primo pericolosissimo passo per devastare anche la 194: se l'aborto sarà considerato per legge un omicidio, allora vedrete che anche lì si straparlerà di "tutela della vita e della salute" e non serve sottolineare che non saranno la vita e la salute della donna ad essere tutelate.

Il terzo articolo parla di "dichiarazioni anticipate di trattamento", che però dovranno essere "in conformità a quanto prescritto dalla presente legge".
Fa quasi ridere: mi chiedi cosa voglio, ma poi mi dici che non posso volerlo perché è illegale.

Almeno abbiate l'onestà di dirmi che di quello che  io  voglio per me non ha nessun valore.
Ci guadagnereste, paradossalmente.
Vi schiferei comunque, ma in un momento di estrema bontà riuscirei a riconoscervi una certa coerenza. 

In pratica io posso "dichiarare esplicitamente quali trattamenti ricevere, ma non escludere quelli a cui non desidero essere sottoposta".
Quindi, di fatto, non posso fare niente.

Perché mi è impedito per legge di dichiarare esplicitamente che io non voglio essere tenuta in vita da una macchina, non voglio essere nutrita e idratata artificialmente per il resto dei miei giorni.

E questo è detto chiaramente: alimentazione e idratazione "devono essere mantenute fino al termine della vita, ad eccezione del caso in cui le medesime risultino non più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo. Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento".

Sono obbligata per legge a "vivere" attaccata a un sondino.
Un gruppo di gente che sta seduta comoda e allegra in Parlamento, tra una dormita e una partita con l'I-Pad, decide quello che sarà il mio fine vita.

Il sesto articolo decide anche della mia vita familiare: "l'unico soggetto legalmente autorizzato ad interagire con il medico" è un fiduciario nominato dal paziente  e se questo non l'ha fatto, allora "i suoi compiti saranno adempiuti dai familiari nell'ordine previsto dal codice civile".

Quindi mogli, mariti, genitori. Non c'è altro in Italia nel 2011.
Non ci sono altre relazioni, non esistono altri affetti.
Puoi vivere una vita intera con una persona, puoi amarla,rispettarla, puoi condividerci un'esistenza, ma per la legge, siete niente.
Le coppie omosessuali, poi, sono ancora meno di niente: c'è ben poco che sia meno previsto dal codice civile in questo paese.
Vogliono controllare le nostre vite, sotto ogni punto di vista.

E comunque le DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento) non hanno nessun valore vincolante.

Senza girarci tanto intorno: "Gli orientamenti espressi dal soggetto nella sua dichiarazione anticipata di trattamento sono presi in considerazione dal medico curante che, sentito il fiduciario, annota nella cartella clinica le motivazioni per le quali ritiene di seguirle o meno".

Dipenderà da quanto culo avremo nel trovarci davanti un medico che intenda rispettarci ciò che sarà di noi. Un medico umano? O un pazzo facinoroso ultracattolico? Da una persona che non ci ha mai conosciuti dipenderà la fine della nostra vita.


Faccio mie le parole di Beppino Englaro:
"Si tratta di una legge incostituzionale, che va nella direzione opposta rispetto ai principi costituzionali. L'autodeterminazione terapeutica non può incontrare un limite anche se ne consegue la morte, che non ha niente a che vedere con l'eutanasia. Nessuno, nè lo Stato nè un medico può disporre della salute di un cittadino".

1 commento:

  1. Mi viene in mente, come triste metafora, un aforisma: "dove è proibito ridere, non si ha il diritto di piangere". Da parte di un governo che ci ha già tolto tutte le libertà della vita, vietarci l'autodeterminazione anche sulla nostra morte è l'ultima e più crudele schiavitù.

    Ross

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