mercoledì 24 agosto 2011

Piccoli assassini crescono


Giorni fa un ragazzino di dodici anni ha sfregiato la fidanzatina di undici colpevole di averlo lasciato (qui la notizia).



Non possiamo non chiederci in quale ambiente stia crescendo quel ragazzino.


Non voglio insinuare che abbia imparato da suo padre a picchiare le donne, ma è evidente che da qualcuno ha imparato che una donna non può scegliere di lasciarti.

Una donna non può decidere della sua vita.
Una donna che decide di scegliere può essere picchiata, sfregiata, stuprata, uccisa.

Le
cronache sono piene di notizie come queste, anche se di solito riguardano degli adulti.
Di solito perché ormai non è raro leggere di ragazzini che stuprano loro coetanee, magari in branco, magari fino ad ammazzarle.

E i media lo chiamano delitto passionale, dramma della gelosia, raptus, esasperazione.



Si cerca una giustificazione: lei lo aveva lasciato, lei lo tradiva, lei lo soffocava, lei voleva andare via, lei pretendeva troppo.
Lei, lei, lei.
Lei viene picchiata, sfregiata, stuprata e uccisa perché lei voleva qualcosa.



E si minimizza, si nasconde, si cercano alibi, si urla al mostro.


Ma i mostri siete voi, che non vedete niente di male se un catalogo di biancheria intima ti dice che "il mio corpo è la tua casa", se una crema per il viso per uomini insegna che "l'importante è buttarla dentro", se un giornale di moda sfrutta fino alla pornografia il corpo delle bambine.

Se un dodicenne pensa che la risposta alla ragazzina che lo lascia possa essere un viso sfregiato, allora forse è il caso di levarsi i paraocchi e di capire che c'è bisogno di un altro tipo di educazione, di un nuovo tipo di comunicazione.

1 commento:

  1. utente anonimo24 agosto 2011 10:37

    Non avrei saputo dirlo meglio neanche fra cent'anni.
    Arianna

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