mercoledì 14 settembre 2011

Tranquilla.

E' che ti aspetti che il reparto di oncologia sia un posto scuro, triste, ammuffito e sporco.
E vai convinta che troverai solo gente triste, in lacrime, distrutta nel corpo e nello spirito.

E invece capita che vedi donne forti, grandi donne romane che sorridono e si abbracciano, perché una volta ogni tre settimane condividono lo stesso dolore, la stessa paura e la medesima speranza.

E le vedi così, un po' chiassose come sappiamo essere noi romane, che portano con orgoglio il loro cranio calvo. Alcune hanno in testa bellissimi fazzoletti colorati, altre cappelli eleganti o parrucche impeccabili.

Tutte con qualcosa negli occhi.
Il dolore, la rabbia, la forza, la speranza.
Le senti darsi consigli, consolarsi, ridere. 
Anche se sta per arrivare l'infermiere con la scatola della terapia e quell'ago resterà lì per un bel po'.

E allora tu le guardi e vorresti abbracciarle tutte, perché in quei cinque minuti passati ad osservarle da dietro il tuo libro impegnato, ostentando sicurezza e indifferenza hai imparato qualcosa.

E vorresti ringraziarle, perché la persona che hai accompagnato sarà in buona compagnia.

E perché in quel momento una di loro t'ha appena guardata e sembra che ti abbia sussurrato "tranquilla".

O magari l'hai sognato e lei non ha detto niente. 

Ma lo sguardo, quello c'era.

5 commenti:

  1. Ho attraversato anch'io quei corridoi accompagnando più di una persona cara, è un mondo nel mondo.
    E' il mondo del mondo.

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  2. bello, bellissimo come te.
    D. (cosi' vediamo se mi spammi :-D)
    <3 <3 <3

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  3. non c'è altro da aggiungere...

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