giovedì 6 ottobre 2011

Di bellezza, morte e gnocca.

Ovviamente non ho alcuna intenzione di entrare nel merito del processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, né tantomeno ho qualcosa da dire sullo svolgersi delle indagini successive all’omicidio di Meredith Kercher: non sono avvocata, non sono poliziotta e non ero lì durante il delitto.

Mi scuso se qualcuno sarà urtato dal mio cinismo, ma ne ho bisogno per dire quello che mi gira in testa da un paio di giorni.

Il problema è che in queste ore mi pare di essere circondata di gente che sa benissimo chi sono i colpevoli, chi è innocente e come sono andate le cose. 

Lo sanno molti miei contatti su facebook, lo sa la vicina di casa, lo sa il pescivendolo, la cassiera del PIM e il barista. L’interesse mediatico su questo processo non ha precedenti nella mia mente. Forse il processo di Cogne, ma lì c’erano mamma e figlio, quindi era già “invitante” per i protagonisti della vicenda e poi è stato il debutto dei plastici di Vespa.

Se Amanda Knox fosse stata una grassoccia ragazza di borgata e Raffaele Sollecito un bulletto mezzo pelato e con i denti marci avrebbero davvero avuto la stessa esposizione mediatica? Se invece di essere due ricchi ragazzi bianchi fossero stati anche loro ivoriani come Rudy Guede, accusato di concorso in omicidio per quello stesso orrendo delitto e attualmente in carcere, sarebbero stati fatti oggetto della stessa morbosa attenzione? Uhm, forse il paragone con Guede non vale, la storiaccia dell'Uomo Nero brutto e cattivo qui va sempre di moda.

L’Italia si è divisa immediatamente dopo la notizia dell’omicidio della Kercher in fan esaltati quasi fosse una gara e fuori dal tribunale ho sentito grida da stadio manco fosse stato il derby.

Amanda e Meredith, entrambe carine, entrambe giovani, una americana, l'altra inglese. 
Foto sorridenti che hanno invaso tutti i media, i social networks, i blog, i telegiornali, i quotidiani: guarda le foto di Amanda a scuola; galleria: Amanda bambina; clicca qui: Meredith in vacanza coi genitori.
Quella che è stata accusata di omicidio in un primo tempo, è ora accolta come una star, si parla di film, libri, contratti. 
Ma sarebbe stato lo stesso se non fosse stata una bellissima ragazza che leggeva la Bibbia? 
È come se la si volesse colpevole o innocente esclusivamente in virtù del suo aspetto, del suo essere bella, sorridente, disperata.

Troppo bella per essere colpevole.
Troppo bella per essere innocente.

La morte di una ragazza passa in secondo piano: prima devono essere sfruttate fino all'osso le immagini dei due accusati. Facce pulite, carine, giovani.

Per la presunta assassina di Sarah Scazzi non c’è stato il medesimo innamoramento, se mi passate il termine. Lei è stata giudicata colpevole subito, senza esitazioni, perché invidiosa della bellezza della vittima. Invidiosa di un ragazzo, dei capelli più belli, degli occhi più chiari.

Di Amanda Knox, come già successo tempo fa con Erika De Nardo, finita in carcere per aver ammazzato la madre e il fratellino insieme al fidanzato di allora, Omar Favaro, si è parlato di bellezza, di sorrisi, di voglia di ricominciare.
Non per Sabrina Misseri. Di lei sul Corriere della Sera Goffredo Buccini scrisse parole offensive e vergognose, per le quali nessuno ha mai pensato di doversi scusare: Lei è la ragazza del dopo mezzanotte, grassottella, collo taurino, braccia da camallo, quella con cui non ti faresti mai vedere in pizzeria ma che dopo la terza birra a ora tarda non ti dispiace più come prima.
 
Come se colpevolezza e innocenza in Italia fossero stabilite dall’aspetto fisico.

Ma in fondo non dovrei stupirmi: il paese è diventato esattamente questo.

Siamo arrivati ad un punto in cui è vincente il più bello, il più ricco, il più accattivante, il più fotogenico, quello che viene meglio in video. 
Simpatia, attrattiva, fascino, potere e denaro.
Sembra che queste siano le sole qualità degne di essere possedute e se uno non le ha, allora è automaticamente cattivo, colpevole, perdente. O deve “stare a casa”, come da intervista di Terry De Nicolò.

Magari esagero, ma il fatto è che questi ultimi giorni, con le sentenze in diretta nazionale, i tribunali che sono diventati arene sportive, vittime e colpevoli che non hanno più alcuna dignità che non passi dall’immagine, mi fanno paura.

Ma sì, di che voglio stupirmi, se vivo in un paese il cui Presidente del Consiglio dice che il prossimo partito lo chiamerà “forza gnocca” proprio il giorno in cui piangiamo rabbiosamente cinque nostre sorelle morte ammazzate per nemmeno quattro euro l’ora?

3 commenti:

  1. sottolineo tutto quello che hai scritto...

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  2. Ho il terrore che non ci si capisca niente, Ernest...

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  3. Lorenzo Gasparrini6 ottobre 2011 23:04

    Arguzia, non tutto può essere letto: qualcosa va anche sentito. Altrimenti comprendere sarebbe davvero una cosa da poco. Se qualcuno non ci riesce, non è sempre colpa di quello che hai scritto.

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