domenica 16 ottobre 2011

Vaffanculo

Questa è la vergognosa prima pagina de L'Unità di questa mattina.

Sarebbero bastate una maggiore professionalità e un dizionario dei sinonimi e contrari per evitare di usare questa parola per descrivere il casino di ieri.

Io vorrei sapere chi ha pensato il geniale titolo e chi è stato l'incapace che l'ha approvato e ne ha deciso la pubblicazione.

"Violentati". 
No, Unità, per fortuna ieri non siamo stati "violentati". 
E forse dovreste tutti imparare ad usare la lingua italiana, perché usare proprio questa parola per dire altro da ciò che essa significa è una cosa schifosa.

Ah, tocca però dare atto a quello che resta del giornale di Gramsci che non sono certo gli unici ad aver deciso di dare un nuovo significato a questo termine.
Ormai è una moda.

Mi fate schifo.


 Gli ho scritto: direttore@unita.it lettere@unita.it
Gentile Direttore,
dopo il corteo di ieri, che mi ha lasciata, come può immaginare, piena di rabbia e di domande, stamani esco col cane per andare a comprare L'Unità.
Non può immaginare il moto di rabbia, disgusto e dolore che mi ha assalito leggendo il titolo in prima pagina: "VIOLENTATI".

Direttore, per fortuna ieri non siamo stati violentati.
Siamo stati magari picchiati, siamo stati messi da parte dai violenti, ma VIOLENTATI no.

Vede, direttore, quel termine ha un significato ben preciso, un significato terribile e doloroso e indica un avvenimento ben specifico.
Essere violentati vuol dire essere presi con la forza e costretti a un atto sessuale non consenziente.
Violentare una persona significa altro da quello che avete scritto sul giornale che fu di Gramsci.

Dovreste chiedere quantomeno scusa alle persone che vengono violentate ogni giorno e forse dovreste interrogarvi su come usare certi termini quasi fossero sinonimi di altro ne svilisca il significato.
"Violentare" non è una bella parola da usare ad ogni occasione, direttore. E sarebbero bastati buon senso, professionalità e un dizionario dei sinonimi per carpirlo.

Credevo che il fondo si fosse toccato con la minigonna di Toscani, ma evidentemente ero troppo ottimista.

Cordiali saluti,
Arguzia, una lettrice che evidentemente L'Unità vuole perdere.

Aggiornamento delle 18.19
L'Unità mi risponde a firma del Direttore e questo fa guadagnare qualche punto alla nuova direzione (scusate la ridondanza): chi c'era prima non ha praticamente mai giudicato degno di risposta o di spazio chiunque osasse criticare.

Gentile Arguzia, ti ringrazio per il tuo messaggio, benché contenga una critica. Non abbiamo fatto quel titolo ieri a cuor leggero. Sapevamo che avrebbe avuto un impatto forte, ma volevamo esprimere esattamente il carattere eccezionale di una violenza subita da un movimento non consenziente. Una violenza inaudita, come dimostra la circostanza che in ogni piazza del mondo le manifestazioni di sabato sono state pacifiche. Una violenza umiliante, perché incide sulle speranze e le aspettative di tante persone, che si raccoglievano per la prima volta attorno a temi nuovi. Volevamo difendere la buona fede e l'innocenza di chi è stato in piazza con la voglia di cambiare e ha visto violare il proprio diritto da gruppi di delinquenti, che svolgono nei fatti una funzione reazionaria. Mi dispiace che ciò abbia urtato la tua sensibilità. Se potessi scegliere in astratto preferirei essere criticato per un eccesso di prudenza che non per un eccesso di sfrontatezza. Di certo, non vogliamo perderti come lettrice.

Apprezzo moltissimo l'assenza dei vari "siamo stati fraintesi", davvero.

7 commenti:

  1. Cara Arguzia, capisco che ti sei sentita ferita ma in questo caso mi tocca dissentire.
    L'espressione, per quanto forte (volutamente) ha descritto lo stato d'animo di molti manifestanti, magari ingenui per carità, ma che tali si sono sentiti.
    Si può essere violentati non solo fisicamente, ma anche nei propri diritti, non ultimo quello di poter manifestare.
    Ecco, ieri sera una blogger di tua conoscenza ha giustamente parlato di una piazza storica violentata e ho compreso perfettamente il suo stato d'animo.
    Non è perchè io sono uomo e tu donna, fidati.

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  2. Russo, quella blogger non scrive su L'Unità. Quando hai un ruolo pubblico, per quanto mi riguarda, devi essere capace di pesare quello che scrivi/dici. Il resto è fuffa. Ti saresti incazzato come un toro se quella stessa parola fosse stata scritta da Belpietro.

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  3. E comunque ho riletto il post e se parliamo della stessa persona, lei ha usato altre parole.

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  4. Mi spiace, stavolta non sono d'accordo.

    p.s. Belpietro a volte (raramente ma accade) coi titoli c'azzecca, per quanto possa dare fastidio anche al sottoscritto.

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  5. arguzia veramente un'esagerazione senza senso. concordo con il russo. quello è stato lo stato d'animo delle persone che volevano manifestare pacificamente e finalemnte la loro opposizione a questo stato di cose e si sono ritrovate nel mezzo di una guerriglia urbana (la sotria ci dirà organizzata da chi) che non avevano voluto e che ha completamente oscurato le loro ragioni. E poi se sei così attenta al vocabolario cercala ancora la parola che evidentemente accecata dal tuo furore non l'hai fatto bene: noh ha solo una connotazione sessuale. che sciocchezza.non è stupro. riserva la tua indignazione colorita per altre cose, che quello è uno dei pochi giornali degni rimasti.

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  7. "Giornale degno" o meno (ho fortissimi dubbi in proposito, ma tant'è), io continuo a pensare che certe parole i giornalisti dovrebbero pesarle bene, quanto meno per rispetto a chi violentato lo è stato davvero.
    E la mia "indignazione colorita" la indirizzo ovunque io ne senta il bisogno.
    Poco mi importa se l'ha scritto L'Unità o Libero. Certe cose mi disturbano a prescindere.
    Poi io c'ero, ero proprio lì e me ne sono andata mentre la polizia caricava con gli idranti e tra i mille termini che mi vengono in mente per descrivere il mio stato d'animo, "violentata" non figura. Chissà, forse sono davvero "accecata dal furore", ma per me quella parola ha un significato ben preciso.

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