lunedì 17 ottobre 2011

Violenza

Allora.
Io non so se sono capace di spiegare quello che ho in testa, ma ci provo ugualmente.

Io non sono una non violenta, per niente. 
E non sono nemmeno solita distruggere vetrine o dare fuoco alle macchine.

Ma, parafrasando Luz, il problema è che la violenza di sabato era assolutamente insensata:  per quanto mi riguarda non si buttano le bombe carta tra i manifestanti. 

In qualche modo la violenza durante una manifestazione la immagino fornita di un significato politico.
E penso allo scorso 14 dicembre, quando gli studenti hanno provato ad assaltare i palazzi del potere, andando fin sotto il Parlamento. 
Quella violenza è stata comprensibile e sì, forse perfino giustificabile.

Sono stata più di una volta in manifestazioni dalle quali sono dovuta scappare, con la bocca e gli occhi pieni di lacrimogeni (qua andrebbe aperta una parentesi sui lacrimogeni in dotazione alle forze di polizia di questo paese: il CS non si può usare. E' illegale.) e mi è capitato di aver urlato con una rabbia che non credevo di poter ospitare contro il cordone di polizia, di aver pensato "basta, mo' reagisco pure io", ma ormai non mi va più: come dice la mia AmicaDiCorteo, ho già dato.

Questo per dire che un pochino so quello che scrivo. Magari lo scrivo male, ma con cognizione.

Erano settimane che tutti sapevamo che quella del 15 sarebbe stata una manifestazione a rischio.

Sono almeno dieci anni che ogni manifestazione è potenzialmente a rischio. 

La faccenda degli infiltrati, poi, non sarebbe nemmeno una novità, quindi anche di questa andrebbe tenuto conto quando si decide di organizzare una dimostrazione di quelle proporzioni.

Anche su questo, non ci si è presi la briga di pensare ad una strategia, se mi passate il termine.

Non rendersi conto di tutti questi fattori è, secondo me, quantomeno un'immensa, incredibile, colpevole ingenuità.

Non aver predisposto un servizio d'ordine in nome di una resistenza passiva non violenta è stata una mancanza che sento di annoverare tra le con-cause del delirio di sabato.

L'ho già detto: non si va in piazza sensa sapere cosa si sta facendo. 
È pericoloso, semplicemente.

Mi ricorda le occupazioni al liceo, con i quartini che erano sempre i primi a prenderle se entravano i fascisti o se il preside decideva di farci sgomberare, mentre i più scafati sapevano benissimo come comportarsi e si dileguavano al momento opportuno.

Non si può improvvisare una piazza del genere, siamo seri, per favore. 
Non si deve permettere che si improvvisi una piazza del genere.

Piangere perché i blecchebloccheinfiltratibrigatistiviolentinotavziopaperinoecip&ciop c'hanno rovinato la festa è stupido e insensato.

Lo sapevamo. 

Io me ne sono andata al momento opportuno perché "ho già dato", altri hanno preso le pietre, ma gli "organizzatori" dovrebbero oggi parlare delle loro mancanze e non (solo) della cattiveria dei "teppisti" e mandare foto segnaletiche a Repubblica, che non sa distinguere tra un "testimone impassibile" e un giornalista (de Il Tempo, che fa pure un po' senso, ma pur sempre giornalista).

Se non altro per evitare i prossimi scontri. 
Per essere eventualmente preparati.

E sia chiaro che mi rode tantissimo per come è andata a finire, perché io volevo fare foto, incontrare gente, continuare a scazzare con chi inneggia all'apartitismo e magari ribeccare quanti mi ero persa a via Cavour.

3 commenti:

  1. "Non si può improvvisare una piazza del genere, siamo seri, per favore.
    Non si deve permettere che si improvvisi una piazza del genere."

    Fossi lì ti stamperei un bacio in fronte, è settimane che cerco di dirlo...

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  2. Ancora di più ammiro persone come te, Gap&Luz e compagnia cantante, che conoscevano i rischi e li hanno affrontati.

    Ma al di là degli organizzatori imbecilli, cosa si può fare per aiutare e invogliare i manifestanti a partecipare? Quelli che non marciavano e che ora che hanno il sedere per terra protestano pure loro? Qui si recluta tra lo scontento l'elettore consapevole del futuro. E' un dovere cercare di farlo, perché altrimenti se ci chiudiamo nelle nostre manifestazioni di noi consapevoli e assennati, è meglio se andiamo a prendere l'aperitivo con Bertinotti, invece che fare politica...

    Con questo non critico te eh, pongo un problema che mi pare molto molto importante.

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  3. Volpe, io penso che, come mi ha detto una donna un po' di tempo fa, si debba tornare a "fare politica come negli anni '70". E quindi tornare davanti alle scuole, le fabbriche, i mercati rionali.
    Non so quanto mi piacerebbe un corteo pieno di gente "reclutata" senza una solida base

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