martedì 22 novembre 2011

Violenza e giustizia

Come molt* sanno, il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

È un'occasione per parlare, per coinvolgere, per cercare di far capire a chi non vuole aprire gli occhi che lo stupratore non ha nazione, non ha religione, non ha censo, non ha colore. 
Lo stupratore non è l'orco cattivo che ti incontra nel bosco, nei vicoli bui, come ci hanno insegnato da ragazzine.
Lo stupratore spesso vive sotto il tuo stesso tetto, condivide la tua stanza in ufficio, viene in palestra, lo incontri tutti i giorni in ascensore, a scuola.

Una nuova educazione al rispetto di genere potrebbe essere un punto di partenza.
Educare i maschi fin da piccoli che le donne non sono oggetti, non sono cose che si possono possedere. Insegnare che NO vuol dire NO, che non ci sono sfumature in una negazione. 

Proporre nuove immagini del femminile attraverso i media, che dovrebbero cominciare a rendersi conto che bombardare il pubblico con ragazze bellissime, seminude e apparentemente sempre disponibili, porta un messaggio a chi osserva e che quel messaggio è fuorviante, sbagliato, svilente, violento, pericoloso. Complice.
Creativi, pubblicitari, sceneggiatori, devono assumersi la responsabilità dell'immagine della donna che veicolano col loro lavoro.

Insegnare il rispetto. 

È di oggi una notizia che mi ha lasciata di sasso: i familiari di tre giovani italiani accusati e condannati per lo stupro di una sedicenne romena, si sono "ribellati" alla sentenza, per loro troppo dura (otto anni e sei mesi) e hanno devastato l'aula del tribunale aggredendo forze dell'ordine e funzionari (non posso non chiedermi cosa sarebbe accaduto con tre giovani romeni e una sedicenne italiana).

Io non so se tutti ci rendiamo conto dell'incredibile gravità di quanto accaduto.
Venti persone hanno ritenuto che stuprare una sedicenne meritasse una pena più mite.
Venti persone hanno devastato un'aula di tribunale perché tre ragazzi che stuprano una sedicenne non meritano una pena a otto anni e tre mesi di reclusione.

Ecco, questo forse può dare un'idea della necessità di una nuova educazione più di tante parole.

PER OGNI DONNA STUPRATA E OFFESA SIAMO TUTTE PARTE LESA

3 commenti:

  1. Brava, essere incisive e riassumere tutto questo non è facile... Ho scritto un posto sul mio blog! Che vergogna, non so se e quanto durerà... Un abbraccio

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  2. Un abbraccio enorme a te, Riccioli Neri!

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