martedì 6 dicembre 2011

Io e SNOQ: anche mai.

Lunedì alla Casa Internazionale delle Donne di Roma c’è stato un incontro con SNOQ per parlare della manifestazione nazionale che stanno organizzando per il prossimo 11 dicembre a Roma.

Ci sono andata prevenuta, lo ammetto.

Prevenuta innanzi tutto perché SNOQ non mi ha mai convinta e prevenuta perché reduce dall’Assemblea UDI del precedente fine settimana, in cui mi hanno detto che un’associazione nata nel 1945, con una storia importante, che dal 2003 si è risollevata, portando avanti campagne fondamentali come il 50E50… ovunque si decide!, la Staffetta delle donne contro la violenza sulle donne e Immagini Amiche (che può vantarsi di avere l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica), senza di loro sarebbe “invisibile”. 
Prevenuta perché donne UDI mi hanno detto che il 13 febbraio è stata la data più importante della storia del movimento femminile italiano, come se prima non ci fosse stato nulla. E me l'hanno detto nella sala intitolata a Carla Lonzi.
Come ha detto Vania Chiurlotto in Assemblea, 
Se dieci anni fa si nominava l’Udi ci si sentiva dire “L’Udi? Esiste ancora?”.
Le più informate dichiaravano “ Ah, l’organizzazione delle donne comuniste”.
Oggi, fino ad oggi, l’Udi è visibile, organizzata, autorevole, riconosciuta perché libera.
Una situazione insostenibile, scandalosa. 
Una situazione che evidentemente ha richiesto un "riportare all'ordine", magari anche rientrando nei giochi dei partiti o accodandosi a movimenti appena nati, ma con una maggiore visibilità mediatica.
Ho sempre visto in SNOQ una mossa furbetta, la chiamata alle armi delle donne contro un uomo (sì, contro un solo uomo, non contro un governo intero e contro un intero modo di fare politica). 
Donne di potere, di cultura e di spettacolo che hanno chiamato in piazza altre donne dopo aver taciuto volontariamente e colpevolmente della politica degli ultimi anni
Una manifestazione dai contenuti piuttosto fumosi che ha dovuto il suo incredibile successo mediatico all’enorme pubblicità avuta da quegli stessi media che hanno ignorato decenni di politica delle donne (una per tutte, L’Unità di Concita De Gregorio, sulla quale si lasciò scrivere che l’UDI si era sciolta senza che nessuna sentisse il bisogno di una rettifica che andasse oltre qualche parola buttata tra i commenti sul “silenzio delle donne”).
La pretesa delle donne di SNOQ di essere le sole pronte e capaci di fare qualcosa, il loro malcelato disprezzo o forse la loro ignoranza (nel senso etimologico del termine, ovviamente) per tutto quello che c’è stato prima e che c’è ancora, il loro senso di superiorità politica, culturale e morale, mi ha infastidita dal primo momento.

Ciononostante il 13 febbraio ero in piazza, ma con gli Ombrelli Rossi e insieme ad altre donne ho abbandonato presto piazza del Popolo per dirigermi verso il Parlamento, con la mia rabbia e le mie rivendicazioni.

Comunque, nonostante prevenzioni e perplessità ieri sono andata alla Casa per incontrare il comitato promotore, nella persona di Serena Sapegno (che non è una sprovveduta, anzi, e che proprio per questo mi fa parlare di un silenzio colpevole) e Sara Ventrone.

Due cose ho notato. 
Innanzitutto, mi è parso che si volessero mettere le mani avanti in vista di un possibile flop della manifestazione. E quindi un tirata sui comitati locali, che sono lasciati liberi di scegliere se venire a Roma, se fare cose sul proprio territorio, o se non fare nulla; e poi –data l’oggettiva scarsa visibilità di questo appello- una lamentela che sinceramente non smette di farmi ridere a crepapelle: questa manifestazione, SNOQ stessa, sarebbe “ignorata dai media”.

Ora, con tutto il rispetto, ignorate de che?

Il successo di SNOQ a febbraio è stato dato proprio dall’appoggio incondizionato e acritico di tutti i media antiberlusconiani del paese, quindi lamentarsi di essere invisibili mi pare un’assurdità. 

Certo, non c’è più una direttora di un quotidiano nazionale che può fare pubblicità a tutto spiano, ma non mi pare che invisibilità mediatica e SNOQ possano andare a braccetto. 
Indubbiamente l’attenzione è minore, ma c’era da aspettarselo da una manifestazione che voleva difendere la “dignità delle donne” contro il berlusconismo.
Insomma, Berlusconi non è più Presidente del Consiglio, le sue esuberanze sessuali sembrano non interessare più, quindi la presa sulla gente è effettivamente minore.

SNOQ vuole farci sapere che “non si poteva continuare a non esseere presenti mentre stava cambiando tutto” e che loro ci sono “anche al di là di Berlusconi”. 
Io ed Ingrid, non abbiamo potuto non farci la stessa domanda, quasi all’unisono: “Sì, ma prima di Berlusconi, ndo stavate?” 
Sentire parlare di “agenda politica delle donne” da chi fino a undici mesi fa mi ignorava, ignorava (o almeno pretendeva di ignorare) lo sfascio dei consultori, le azioni contro la proposta Tarzia, le manifestazioni contro la violenza, i drammi delle migranti, mi fa rabbia più dei festini, perché davvero mi tocca profondamente.

L’idea che mi ha dato l’incontro è stata di un’enorme confusione, né con, né contro, come è stato detto più volte.
Non si può essere acriticamente con questo governo, che però viene a prendere i soldi sempre dai soliti, ma non si può nemmeno essere contro, perché tutto è meglio di Berlusconi. E poi vuoi mettere la bellezza di una Ministra che si commuove dicendo “dovete fare sacrifici”?

E poi, a quali donne vuole parlare stavolta SNOQ? 
Prima erano le donne per bene, quelle che studiano, lavorano, che non vendono il proprio corpo, le madri e le figlie che "non sono come Ruby", accompagnate dagli uomini che "mia figlia non te la darò mai". 
E ora? Ora che, come ci ricorda L’Unità, non c’è più il “tacco 12”, ma un più sobrio e maturo "english style", con chi vogliono parlare?

Dice bene Barbara Pettine, delle Metalmeccaniche FIOM: “Di quali donne parliamo? A quali donne ci rivolgiamo?” perché, dice, se vai in fabbrica, non troverai facili adesioni. 
Perché le prime a essere massacrate da questa manovra, saranno proprio quelle donne e non si può chiedere a chi magari sta perdendo il lavoro e dovrà affrontare sacrifici reali di “non essere né contro né a favore”.

Per quanto mi riguarda, questo è invece il momento di mettere paletti, di fare richieste reali e di pretendere un cambiamento. Questo per me è il momento della protesta, che, come ha detto una ragazza di vent'anni, Silvia, non può essere un concerto e qualche recital.

Tra le tante realtà presenti ieri alla Casa, molte aderiranno alla mobilitazione, altre ne faranno a meno. 

Avrei voluto sentire il parere dell’UDI, perché nonostante il (a mio giudizio terrificante) nuovo corso è pur sempre la mia associazione, ma la Responsabile della Sede Nazionale presente, Vittoria Tola (l’altra Responsabile è Grazia Dell’Oste, che però non era presente), purtroppo non ha preso la parola.

Comunque, mi è parso che quello che davvero e di nuovo manca a SNOQ siano una reale conoscenza del mondo che le circonda (o almeno il riconoscimento di chi in quel mondo ci vive ogni giorno) e una piattaforma politica ben definita per la manifestazione dell'11 dicembre.

Le parole sono belle, non c’è dubbio, ma ieri si voleva invitare ad una manifestazione di cui nessuno pareva saper spiegare davvero i contenuti. 
Si è venute a chiedere adesioni a qualcosa che non è dato criticare in alcun modo, un monolite che mi pare accessibile solo a chi dice "sì". Alle critiche di Nella Condorelli, che diceva che si erano ignorate molte realtà femminili con cui si sarebbe potuto e dovuto dialogare proprio per una maggiore riuscita della mobilitazione, è stato risposto: "Organizzatela voi una manifestazione in cui parlate con tutte. Fatelo se siete capaci, poi io ci vengo. Mi invitate e ci vengo". Nessun diritto di critica.

Certo, sul palco non ci saranno solo Emma, Paola Turci e Marina Rei: ci saranno “giornaliste” ed “economiste” e verrà letta la lettera di una vecchia pensionata che bada alla madre con l’Alzheimer, ma poi? 
Sentirmi dire “proporremo l’agenda politica delle donne” non mi basta e soprattutto per me non ha senso.

Come Pettine, io voglio sapere di quali donne

Rivolgersi alle “cittadine” per me è già qualcosa di fortemente respingente, perché io voglio e devo rivolgermi anche a tutte le altre: alle migranti, alle mie sorelle nate qui da genitori stranieri e che non sono considerate italiane da una legge dannosa e discriminatoria. E le sex workers? E le lesbiche? E le trans? SNOQ non ha da parlare anche a loro? 
Ma soprattutto, ha intenzione di prendere in considerazione e valorizzare il lavoro fatto dalle tante che si muovono faticosamente da molto prima del 13 febbraio? 
Sinceramente a me pare di no e vi consiglio la lettura del post di Francesca Sanzo su Donne Pensanti in merito. 

Di nuovo, nell’attuale chiamata all’adunata, trovo punti di disaccordo per me fondamentali con le donne di SNOQ, a partire dall’esclusione di alcune (appunto, le sex workers) e il disconoscimento, o meglio l’assoluta indifferenza, per il lavoro svolto dalle altre (altro consiglio di lettura: Deconstructing SNOQ, di Lorenzo Gasparrini su Femminismo a Sud).

Leggo e sento parlare e però quello che mi torna è sempre la stessa cosa: noi finalmente abbiamo il coraggio di parlare, mentre voi tutte siete state sempre zitte e ora eccoci, siamo la vostra voce, lasciateci fare.

Solo che io di voce ne ho abbastanza e non mi faccio dettare l'agenda politica da chi non mi ha mai voluto ascoltare. 


10 commenti:

  1. d'altro canto, arguzia, ci è stato chiaramente detto (nella relazione coordinamento, e senza possibilità di prendere parola perchè non era previsto dibattito)che il nostro dissenso espresso pubblicamente nuoce all'associazione. non ti sembra un'idea un pò fascista? a me si.
    doriana

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  2. "La pretesa delle donne di SNOQ di essere le sole pronte e capaci di fare qualcosa"
    ma cosa hanno fatto?! io dopo la manifestazione non ho visto e ne sentito dire o fare nulla. sono io maleinformata?

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  3. Un articolo molto interessante, e ci sono molte cose che condivido, faccio parte di un gruppo che esisteva prima di Snoq e che ci è stato alla manifestazione del 13, l'11 chi vorrà andrà. Mi ritrovo molto nelle parole in cui si stigmatizzano la mancanza di chiarezza della piattaforma, l'arroganza decisionale, i modi vecchi di far politica del comitato promotore Snoq (farei una distinzione con i gruppi territoriali, spesso polemici nei confronti del loro stesso comitato). Sono delusa, molto delusa perchè ho creduto, in perfetta buona fede che SNOQ fosse un contenitore, anzi meglio un megafono delle esigenze, dei dubbi, delle perplessità, delle proposte di TUTTE le donne e ho dovuto prendere atto (in tal senso abbiamo avuto un incontro con il comitato SNOQ, insieme ad altri gruppi autonomi dove questo ci è stato chiaramente detto), ho dovuto dunque prendere atto che non è così, che c'è per capirsi la serie A e la serie B e soprattutto che il movimento è verticistico, più simile ad un partito o ad un sindacato. E' per questo che insieme ad altri gruppi stiamo organizzando un incontro nazionale, a gennaio, a Roma per capire insieme come poter creare una Rete delle reti, un organismo circolare in cui TUTTE si possano confrontare, in cui condividere decisioni e proposte, pur nel rispetto delle reciproche differenze. Un movimento che parte dal desiderio e dalla volontà di rifondare i modi di fare politica. Lo sappiamo la posta è alta e ambiziosa ma possiamo farcela. Se siete interessate contatteci su FB, nella bacheca D-Day. Grazie!

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  4. Condivido gran parte delle tue riflessioni, condivido soprattutto i problemi legati alla manifestazione dell'11 e alla sua "inutilità" o mancanza di spessore, tanto che il nostro comitato SNOQ (periferico) in tempi non sospetti aveva mandato una lettera al comitato promotore mettendolo in guardia dagli stessi problemi e dubbi che segnali tu. Posso dirti come avevo pensato che potesse diventare SNOQ, io non sono femminista (non posso nemmeno esserlo per anagrafe), non ho mai fatto parte di partiti, associazioni o istituzioni, ho sempre fatto la "politica delle formiche", niente di più. Ogni volta che ho percepito un'ingiustizia l'ho segnalata, ogni volta che ho potuto aiutare nel quartiere o nella scuola l'ho fatto, nulla di più. Con questa poca esperienza sulle spalle ho visto in SNOQ la possibilità di creare quel terreno neutro di confronto che troppo sepsso manca, quel terreno dove associazioni storiche, partiti, sindicati, donne comuni potessero portare un pezzettino e confrontarsi dandosi uno o al massimo due obbiettivi. Credevo, e credo, così tanto in questo progetto, che il nostro comitato è diventato proprio questo. Le donne dei partiti ci segnalano prblemi di genere e ci chiedono di supportarle, le donne delle associazioni storiche vengono per capire cosa vogliono le giovani, le giovani per capire cosa fanno le femministe, etc etc. Penso che questo possa essere un'idea, non per forza la migliore, per far funzionare SNOQ, certo bisogna arrivare ad un confronto ed è necessario che il comitato promotore si metta all'ascolto. Penso però che chi non capisce l'importanza di non far fallire questo movimento, nel senso di provare a trasformarlo in qualcosa che ci piace, non ha capito il rischio del fallimento, non vorrei essere pessimista, ma il rischio è quello di tornare all'oblio. E' inutile che le associazioni che per tanti anni hanno lavorato sul territorio pensino di poterlo fare da sole, torneranno a scontrarsi con i muri "politici e istituzionali" come fossero di gomma. Oggi più che mai c'è bisogno di tutte, non c'è alternativa!

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  5. @anonima, ma perché parli di "oblio"? Il "silenzio delle donne" non esiste, non c'è mai stato! Semmai nessun* ha mai voluto ascoltare chi stava lavorando (e con successo) da anni, da quando parlare di questioni di genere, di democrazia partecipata e di femminismo non andava ancora di moda.

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  6. Il femminismo è stato silenziato ma non ha taciuto mai, nel senso che si è fatto finta che fosse morto,obsoleto, superato. Le donne e femministe ci sono sempre state e non sono mai state in silenzio, eravamo solo meno di quelle di un tempo. E' sempre stato un movimento eterogeneo con grandi difficoltà all'interno ma si è saputo unire nelle piazze e nelle questioni vitali...La domanda che mi pongo da sempre su snoq è se sono femministe, a cosa si richiamano e dove vanno. Come si fa a tracciare un cammino se pensi che dietro di te non ci sia niente, se non hai memoria...oltre che superbia questa è profonda ignoranza.
    Si è femministe a prescindere dalla data di nascita, io non ho vissuto il neofemminismo ma tale mi ritengo e a chi mi ha preceduta faccio riferimento, anche criticando ma conoscendo. Mi riesce difficile capire come si possa essere donne e non femministe, siamo di sinistra, antirazzisti, contro l'antisemitismo etc etc ma non sappiamo gridare che siamo contro il maschilismo che permea e ha permeato tutto, vincendo quando ci divide e quando riesce a far credere che il femminismo è stato un fenomeno degli anni settanta, contro i gli uomini (POVERINI). Non è così, bisogna informarsi! Il maschilismo miete milioni di vittime, il femminismo non ha mai fatto morti, il maschilismo fa cultura e tante di noi neppure se ne rendono conto. Grazie per questo post e per la tua capacità di far capire...un abbraccio!

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  7. Dimenticavo... sono scesa in piazza il 13 febbraio proprio per quel senso di solidarietà ( che in genere prevede reciprocità) che il femminismo mi ha insegnato, oggi dico: io e snoq anche mai!

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  8. Toc toc. Scusi, sono un Uomo, posso dire due parole? No!
    Tanto le dico lo stesso. Delle nuove maestre del pensiero femminista sai cosa penso: "il vuoto pieno di nulla". Il tentativo per qualcuna di rifarsi una verginità (mi rendo conto dell'inopportunità dell'espressione), qualcun'altra che all'improvviso scopre che le donne sono oggetti e soggetti da poter utilizzare ed usare ed altro ancora. Ma tutto questo lo sapete. Sono sceso in piazza anche quando gli Uomini erano tenuti ai margini dei cortei, sono sceso in piazza anche nella prima SNOQ di cui contestavo anche lo slogan tanto da cambiarlo in: Se non ora quando? PRIMA
    Complimenti per la relazione.

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  9. Femminista della prima ora, presente ad ogni appello....Ogni commento che mi ha preceduto manifesta una o più verità. La GRANDE VERITA', invece, è che stiamo facendo paura e per questo stanno tentando di nuovo di applicare la vecchia strategia del "dividi ed impera", cerchiamo di non cascarci. Scazziamoci pure all'interno delle associazioni e dei comitati per un confronto che sia utile all'individuazione di una strategia di lotta che permetta di raggiungere " a minor costo" gli obiettivi comuni di TUTTE le donne e non solo. Questa non è una battaglia è una GUERRA e i maschi lo hanno sempre saputo che non si va in guerra senza un organizzazione, senza alleanze, senza una tattica, senza una strategia e soprattutto senza un Obiettivo chiaro.In questo sono da sempre stati maestri. Allora IMPARIAMO! Smettiamola di litigare su "stupidaggini" e concentriamoci su come raggiungere i Nostri obiettivi. Alleiamoci con tutti/tutte, individui e organizzazioni,affinché i movimenti diventino un'unica forza Politica e, le varie voci diventino un unico urlo di lotta. Il decreto "salva Italia" è la grande mannaia che taglierà le nostre,già misere,risorse gravando sempre più sulle spalle indolenzite di TUTTE e dico tutte le donne e delle classi più povere di questa società. Solo unit* potremmo cambiare in positivo il Mondo.

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  10. @Riccioli Neri, l'unica cosa che non mi piace di te è non averti conosciuta molto prima.
    @Gap, ci sono Uomini che è un piacere sentir parlare. A volte ci sei anche tu.

    Alle altre (presumo che "Anonimo" sia da declinare sempre al femminile, capisco tutto, ma io non vedo grande "paura" di noi, anzi. Ci vogliono addomesticare come al solito e come spesso purtroppo capita ci sono decine e decine di donne che li aiutano volentieri a metterci il guinzaglio.

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