domenica 18 dicembre 2011

Manifesto di Rivolta Femminile.

"Le donne saranno sempre divise le une dalle altre? Non formeranno mai un corpo unico?"
(Olympe de Gouges, 1791).

La donna non va definita in rapporto all'uomo. Su questa coscienza si fondano tanto la nostra lotta quanto la nostra libertà.

L'uomo non è il modello a cui adeguare il processo della scoperta di sé da parte della donna.

La donna è l'altro rispetto all'uomo. L'uomo è l'altro rispetto alla donna. L'uguaglianza è un tentativo ideologico per asservire la donna a più alti livelli.

Identificare la donna all'uomo significa annullare l'ultima via di liberazione.

Liberarsi per la donna non vuol dire accettare la stessa vita dell'uomo perché è invivibile, ma esprimere il suo senso dell'esistenza.

La donna come soggetto non rifiuta l'uomo come soggetto, ma lo rifiuta come ruolo assoluto. Nella vita sociale lo rifiuta come ruolo autoritario.

Finora il mito della complementarietà è stato usato dall'uomo per giustificare il proprio potere.

Le donne sono persuase fin dall'infanzia a non prendere decisioni e a dipendere da persona "capace" e "responsabile": il padre, il marito, il fratello...

L'immagine femminile con cui l'uomo ha interpretato la donna è stata una sua invenzione.

Verginità, castità, fedeltà, non sono virtù; ma vincoli per costruire e mantenere la famiglia. L'onore ne è la conseguente codificazione repressiva.

Nel matrimonio la donna, privata del suo nome, perde la sua identità significando il passaggio di proprietà che è avvenuto tra il padre di lei e il marito.

Chi genera non ha la facoltà di attribuire ai figli il proprio nome: il diritto della donna è stato ambito da altri di cui è diventato il privilegio.

Ci costringono a rivendicare l'evidenza di un fatto naturale.

Riconosciamo nel matrimonio l'istituzione che ha subordinato la donna al destino maschile. Siamo contro il matrimonio.

Il divorzio è un innesto di matrimoni da cui l'istituzione esce rafforzata.

La trasmissione della vita, il rispetto della vita, il senso della vita sono esperienza intensa della donna e valori che lei rivendica.

Il primo elemento di rancore della donna verso la società sta nell'essere costretta ad affrontare la maternità come un aut-aut.

Denunciamo lo snaturamento di una maternità pagata al prezzo dell'esclusione.

La negazione della libertà d'aborto rientra nel veto globale che viene fatto all'autonomia della donna.

Non vogliamo pensare alla maternità tutta la vita e continuare a essere inconsci strumenti del potere patriarcale.

La donna è stufa di allevare un figlio che le diventerà un cattivo amante.

In una libertà che si sente di affrontare, la donna libera anche il figlio e il figlio è l'umanità.

In tutte le forme di convivenza, alimentare, pulire, accudire e ogni momento del vivere quotidiano devono essere gesti reciproci.

Per educazione e per mimesi l'uomo e la donna sono già nei ruoli nella primissima infanzia.

Riconosciamo il carattere mistificatorio di tutte le ideologie, perché attraverso le forme ragionate di potere (teologico, morale, filosofico, politico), hanno costretto l'umanità a una condizione inautentica, oppressa e consenziente.

Dietro ogni ideologia noi intravediamo la gerarchia dei sessi. Non vogliamo d'ora in poi tra noi e il mondo nessuno schermo.

Il femminismo è stato il primo momento politico di critica storica alla famiglia e alla società.

Unifichiamo le situazioni e gli episodi dell'esperienza storica femminista: in essa la donna si è manifestata interrompendo per la prima volta il monologo della civiltà patriarcale.

Noi identifichiamo nel lavoro domestico non retribuito la prestazione che permette al capitalismo, privato e di stato, di sussistere.

Permetteremo quello che di continuo si ripete al termine di ogni rivoluzione popolare quando la donna, che ha combattuto insieme con gli altri, si trova messa da parte con tutti i suoi problemi?

Detestiamo i meccanismi della competitività e il ricatto che viene esercitato nel mondo dalla egemonia dell'efficienza. Noi vogliamo mettere la nostra capacità lavorativa a disposizione di una società che ne sia immunizzata.

La guerra è stata da sempre l'attività specifica del maschio e il suo modello di comportamento virile.

La parità di retribuzione è un nostro diritto, ma la nostra oppressione è un'altra cosa. Ci basta la parità salariale quando abbiamo già sulle spalle ore di lavoro domestico?

Riesaminiamo gli apporti creativi della donna alla comunità e sfatiamo il mito della sua laboriosità sussidiaria.

Dare alto valore ai momenti "improduttivi" è un'estensione di vita proposta dalla donna.

Chi ha il potere afferma: "Fa parte dell'erotismo amare un essere inferiore".
Mantenere lo status quo è dunque un suo atto di amore.

Accogliamo la libera sessualità in tutte le sue forme, perché abbiamo smesso di considerare la frigidità un'alternativa onorevole.br>
Continuare a regolamentare la vita fra i sessi è una necessità del potere; l'unica scelta soddisfacente è un rapporto libero.

Sono un diritto dei bambini e degli adolescenti la curiosità e i giochi sessuali.

Abbiamo guardato per 4.000 anni: adesso abbiamo visto!

Alle nostre spalle sta l'apoteosi della millenaria supremazia maschile. Le religioni istituzionalizzate ne sono state il più fermo piedistallo. E il concetto di "genio" ne ha costituito l'irraggiungibile gradino.

La donna ha avuto l'esperienza di vedere ogni giorno distrutto quello che faceva.

Consideriamo incompleta una storia che si è costituita sulle tracce non deperibili.

Nulla o male è stato tramandato della presenza della donna: sta a noi riscoprirla per sapere la verità.

La civiltà ci ha definite inferiori, la Chiesa ci ha chiamate sesso, la psicanalisi ci ha tradite, il marxismo ci ha vendute alla rivoluzione ipotetica.

Chiediamo referenze di millenni di pensiero filosofico che ha teorizzato l'inferiorità della donna.

Della grande umiliazione che il mondo patriarcale ci ha imposto noi consideriamo responsabili i sistematici del pensiero: essi hanno mantenuto il principio della donna come essere aggiuntivo per la riproduzione della umanità, legame con la divinità o soglia del mondo animale; sfera privata e pietas. Hanno giustificato nella metafisica ciò che era ingiusto e atroce nella vita della donna.

Sputiamo su Hegel.

La dialettica servo-padrone è una regolazione di conti tra collettivi di uomini: essa non prevede la liberazione della donna, il grande oppresso della civiltà patriarcale.

La lotta di classe, come teoria rivoluzionaria sviluppata dalla dialettica servo-padrone, ugualmente esclude la donna. Noi rimettiamo in discussione il socialismo e la dittatura del proletariato.

Non riconoscendosi nella cultura maschile, la donna le toglie l'illusione dell'universalità.

L'uomo ha sempre parlato a nome del genere umano, ma metà della popolazione terrestre lo accusa ora di aver sublimato una mutilazione.

La forza dell'uomo è nel suo identificarsi con la cultura, la nostra nel rifiutarla.

Dopo questo atto di coscienza l'uomo sarà distinto dalla donna e dovrà ascoltare da lei tutto quello che la concerne.

Non salterà il mondo se l'uomo non avrà più l'equilibrio psicologico basato sulla nostra sottomissione.

Nella cocente realtà di un universo che non ha mai svelato i suoi segreti, noi togliamo molto del credito dato agli accanimenti della cultura. Vogliamo essere all'altezza di un universo senza risposte.

Noi cerchiamo l'autenticità del gesto di rivolta e non la sacrificheremo né all'organizzazione né al proselitismo.

Comunichiamo solo con donne.

Roma, Luglio 1970.
Manifesto di Rivolta Femminile


Leggere Carla Lonzi a Trastevere

8 commenti:

  1. Brave! Avrei voluto tanto tanto tanto esserci ma ho lavorato!

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  2. La prossima volta che ci vediamo ce lo leggiamo noi, tra la trippa e la coda alla vaccinara :*

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  3. Ci sono cose con cui concordo e cose con cui discordo.

    Comunque una lettura interessante e, per TROPPE cose, dato che sono passati 41 anni, ancora attuale...

    ciao
    Volpe

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  4. a me sembra parecchio datata su molte cose: innanzitutto, uguaglianza non significa abolire le differenze (tra uomini e donne, e anche tra uomo e uomo e donna e donna), l'uguaglianza giuridica, l'entrata delle donne nel mondo del lavoro è stata un progresso civile così come la legge sul divorzio e la legge sull'aborto (sabotata dall'abuso dell'obiezione di coscienza a cui va posto fine), il diritto di famiglia riformato nel '75..il matrimonio e la maternità non sono più in occidente necessariamente veicoli di schiavitù e oppressione..per me il desiderio di avere una famiglia, un unione basata sull'amore e la fedeltà e fiducia reciproca non riguarda più solo le donne ed è legittimo come le aspirazioni professionali.
    Rifiutare la cultura è assurdo così come considerarla in blocco maschile quindi "maschilista" (maschile non equivale a maschilista in realtà) e quindi falsa e bugiarda.
    E cosa vuol dire "volere la stessa vita di un uomo"? Una donna che vuole arruolarsi nell'esercito desidera forse "la stessa vita di un uomo"..a me pare un'aspirazione professionale legittima quanto fare la maestra (se poi si è contrari all'istituzione militare in quanto tale ok ma finchè esiste le donne hanno diritto di accedervi).
    è un manifesto radicale, estremo e separatista molto aggressivo ma è figlio di quell'epoca, in quei tempi forse era necessaria questa radicalità (ed è stato anche grazie a quei movimenti se ci sono stati i progressi che citavo) ma io credo che tutto ciò che accade agli uomini riguarda anche le donne e tutto ciò che accade alle donne riguarda anche gli uomini, non si può prescindere da questo rapporto, siamo fatti per vivere insieme (e vale anche per chi non è attratto dal sesso opposto, quando dico "vivere insieme" non intendo solo amore ed eros benchè siano componenti importanti dell'esperienza umana)..il "comunichiamo solo con donne" non funziona

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    1. un artista o un narratore uomo può raccontare una donna nè meglio nè peggio di come un'autrice può raccontare un uomo.

      "il matrimonio e la maternità non sono più in occidente necessariamente veicoli di schiavitù"

      cioè la legge e la modernità non permette giustamente che lo sia

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  5. "il desiderio di avere una famiglia, un unione basata sull'amore e la fedeltà e fiducia reciproca non riguarda più solo le donne ed è legittimo come le aspirazioni professionali."

    ed è legittimo anche non volere relazioni monogame, ma se le vuoi non vuol dire che sei "schiavo". Ogni modo di vivere la sessualità, i sentimenti e le relazioni, più o meno diffuso che sia, è legittimo purchè ci sia consenso reciproco

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    1. Insomma:c'è chi vuole un figlio, c'è chi non lo vuole..c'è chi non pensava di volerlo e poi cambia idea (e lo stesso accade per l'amore, la famiglia..tutte cose legate) e nessuno di loro è vittima di "schiavitù inconscia".

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  6. e c'è anche chi non cambia idea, ovviamente

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