martedì 13 dicembre 2011

Un Uomo.

Un amico mi ha mandato una lettera.
Cioè, io ho deciso che è una lettera e che è indirizzata a tante persone insieme. 
Secondo me è indirizzata innanzi tutto alle donne, a quelle che sono vittime di violenza e a quelle che la violenza la combattono e la denunciano ogni giorno. 
È per gli Uomini che la violenza la schifano e non vogliono stare nello stupido ruolo machista cui millenni di "educazione" vorrebbero costringerli.
Ed è indirizzata forse anche agli uomini violenti, schifosi personaggi che purtroppo popolano il pianeta, che magari vedendo il loro putrido essere messo nero su bianco, potrebbero avere una folgorazione.

Lui me la manda perché, dice, "a volte non so come comportarmi, e perché se ti va puoi mandarla a uno dei siti che conosci e che trattato queste cose se ritieni sia utile."

E io penso che sia davvero utile. 
E che sia utile adesso.
Adesso che 131 donne sono state ammazzate dal primo gennaio.
Perché credo sia ora che gli Uomini escano fuori. 
È ora che siano anche loro a dire che la violenza sulle donne fa schifo, che il sessismo è il padre di ogni fascismo e di ogni discriminazione.
Perché devono dire con forza e senza paura che loro sono altro, che sono Uomini meravigliosamente normali, come scriveva un po' di tempo fa Malafemmina.

Sì, lo ritengo utile davvero e in qualche modo mi solleva sapereche esistono Uomini come lui, come il mio compagno, come mio padre, come tanti Uomini che conosco, che cresceranno Uomini diversi, migliori.

Non si firma, ma non serve. 
A me bastano le sue parole: "Io avevo bisogno di scriverlo però.

Ciao, sono un uomo. Non so se ho il diritto di esprimere il mio pensiero sul tema della violenza maschile sulle donne, quindi mi limiterò a raccontarvi la mia storia e più che altro la storia delle donne che ho conosciuto. Ho 37 anni e non sono stato uno di quei fortunati che hanno trovato l’amore della loro vita da adolescenti e non si sono mai più separati. Direi che ho avuto almeno 3 storie importanti. Per importanti intendo che tra me e la donna con cui ho condiviso qualche pezzo più o meno lungo della mia vita si era creato un rapporto piuttosto intimo, un rapporto che ha permesso loro di raccontarmi cose che non avevano mai raccontato a nessuno. Delle altre che ho frequentato non so, ma loro 3, le donne che ho amato, ognuna di loro aveva una storia di violenze da raccontare, anzi da nascondere.
Una di loro era stata costretta ad un rapporto orale. Usciva con un ragazzo che le piaceva, forse non ne era innamorata, ma le piaceva. Lui la chiamava quando aveva voglia di scopare. Lei avrebbe voluto qualcosa di più, ma non aveva il coraggio di dirglielo e forse neanche pensava di meritarselo. Fatto sta che una sera, in macchina, mentre lei gli stava facendo un pompino, lui decise di tenerle le mani sulla testa, troppo forte perché a lei potesse piacere, troppo forte perché lei potesse liberarsene. Lo fece finché non le venne in bocca, procurandole il vomito e schernendola con un “che vuoi che sia, sbianca i denti”. La ragazza in questione non è più riuscita a farlo con nessuno, si sentiva una troia, non riusciva neanche più a nuotare con la testa sotto il livello dell’acqua. Dimenticavo gli attacchi di panico. E ovviamente non ha mai pensato di denunciare il fatto. Chi mai le avrebbe potuto dare ragione?
Un’altra invece aveva una lunga storia di abusi familiari. Il padre, gli amici del padre, i cugini. La costringevano anche a guardare porno con loro, a fare cose. Oggi sta meglio. Ma sulle braccia porta i segni degli anni di autolesionismo, ferite infieritesi perché il dolore fisico annientasse i ricordi, molto più dolorosi.
Un’altra ancora in un momento di debolezza si è lasciata baciare da uno dei suoi migliori amici, almeno fino a quel momento. Lei si era lasciata dopo una lunga storia, lui pure. Solo che dopo quel bacio per lei sarebbe stato abbastanza. Per lui invece no. Quando ebbe finito lei se ne torno a casa con i lividi e un senso di colpa che ancora oggi la porta a pensare di esserselo meritato, di essere lei la troia, l’ha portata a chiedermi scusa per quanto fa schifo, l’ha portata a non dire niente a nessuno certa che non sarebbe stata capita, in fondo anche lei pensava di essersela cercata, l’ha portata a continuare a frequentare il suo “amico” come se niente fosse mai successo perché non sarebbe stato socialmente accettabile dire a tutti quanto il tipo in questione facesse schifo e probabilmente non sarebbe servito ad escluderlo dalla cerchia sociale di amici in comune.
Tre donne, un ragazzo conosciuto, un padre, un migliore amico. Nessun rom o estranei di altro tipo.
Ora io non so spiegarmi come mi sento di fronte a ciò. Sono un uomo e forse neppure vi interessa saperlo, però queste donne io le ho guardate negli occhi, le ho amate, ne ho conosciuto aspetti forse nascosti ai più e sinceramente rimango sconvolto di come un altro uomo possa averle prese e usate come dei giocattoli o come delle valvole di sfogo, quando invece c’era tutto quello che ci vedevo io, non comprendo come possano averle prese trascurando tutto il resto e vedendo solo una vagina. Non so se è la parola giusta, ma mi sembra uno spreco incomprensibile, uno spreco di umanità, avere di fronte una persona con tutta la sua complessità, i suoi pensieri, il suo amore, una persona probabilmente disposta a darti molto di più e invece accontentarsi di svuotarsi i coglioni, contro la sua volontà, come un animale, e poi sentirsi anche bene.
Non so spiegarvi la rabbia che provo, che forse non è che una minima parte di quella che provate voi. Io so che ho dovuto trattenermi dall’andare a cercare le persone in questione e ucciderle. Si perché l’istinto è questo. Lo so, è un istinto da uomo, maschile. L’ho represso, prima di tutto per il rispetto che provavo per le donne che si sono fidate raccontandomi il loro segreto e in secondo luogo perché mi avrebbero trasformato in un qualcosa che non voglio essere. Ma la rabbia dentro rimane, e brucia, ed ogni volta che mi è capitato di guardarle negli occhi non sono mai riuscito a comprendere come qualcuno potesse aver fatto loro qualcosa del genere, quando io sarei andato in cielo anche solo con un bacio o una carezza.
Quello che voglio dirvi e che di uomini come me ce ne sono molti altri. So che per voi donne è una difficoltà in più riuscire a distinguere quelli di cui potete fidarvi e quelli di cui no. Io sinceramente non sono ancora riuscito a capire come le donne che ho incontrato abbiano avuto il coraggio di fidarsi di me dopo quello che era stato fatto loro, ho avuto difficoltà ad abbracciarle mentre mi raccontavano le loro storie, perché mi sentivo uomo come uomo era chi le aveva violentate.
Non ho messaggi particolari da lanciare, slogan o altro, solo dirvi che mi stupisco ogni volta della forza che avete dentro, non perché l’abbia mai sottovalutata, ma perché va al di là di ogni ragionevole immaginazione.
Un uomo.

7 commenti:

  1. Questa lettera è atroce e bellissima allo stesso tempo. Dico solo grazie. Al tuo amico per averla scritta e a te per averla pubblicata per noi. Grazie.

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  2. L'istinto omicida in certe fasi viene anche alle donne. Molto coraggiosa. Sentita e spontanea. Grazie a nome di tutte le donne.

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  3. ma che bella lettera!!!! grazie di averla condivisa

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  4. questo è un uomo d'avvero con le palle !!!

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  5. E' GIA'........COMPRENDO E A VOLTE HO" FREDDO DENTRO"

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  6. uomo, non so il tuo nome e forse è meglio così. potrei essere io la persona che ha scritto queste parole.. se non fosse per l'età inferiore (la mia.. e di quel pò..) e il fatto che io questa cosa la sto vivendo adesso con la ragazza che amo alla follia, è una sola ma purtroppo ne ha avute troppe.
    Mi sono sentito come te e mi sento come te.

    Donne, siete meravigliose.

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