domenica 30 gennaio 2011

a.C. e d.C.


Nell'era a.C. le donne se ne stavano tristi e sconsolate in casa, mentre gli uomini andavano a lavorare. Guardavano fuori dalla finestra un mondo che non le rispettava, ma preferivano continuare in silenzio a fare la calzetta.
Gli uomini andavano chi a guadagnarsi onestamente il pane, chi a rubare, chi a governare. Loro no, le donne rimanevano zitte e mute, ignare e incuranti del mondo esterno e il dono della parola non era ancora stato dato.

C'erano però delle strane eccezioni.

C'erano le
Donne Da Sud, che una mattina, invece di preparare il caffè ai loro compagni e portare i figli a scuola, si sono alzate e sono andate in giro per Roma a fare campagna contro la proposta di legge Tarzia, quella che vuole distruggere i consultori familiari.
Alcune, che si fanno chiamare
Consulta Consultori Roma, sono in lotta contro questo scempio da sempre.

Poi c'erano delle femministe impazzite che avevano messo su un blog
Femminismo a Sud, dove scrivevano di violenza, di politica, di PAS e che operavano sul territorio con e per le donne.

Ho sentito parlare di altre folli che si fanno chiamare
Donne Calabresi in Rete, che si sono messe addirittura a fare campagna per un centro antiviolenza a rischio chiusura, il Centro Roberta Lanzino.

E so anche di un gruppo che si chiama
Femminile Plurale e di un altro che si chiama Comunicazione di Genere, e poi ancora  Donne Pensanti.

Non male, nonostante il silenzio delle donne.

Qualcuna, poi, sebbene si fosse in pieno a.C., il
22 maggio 2010 era andata a piazza Trilussa a Roma per fare gli auguri alla 194 e dire benvenuta alla RU486. Io c'ero, le ho viste coi miei occhi e non mi sono parse tanto silenziose.

Uno dei gruppi più strani dell'era a.C. era composto da topi di emeroteca, che contavano una per una le donne ammazzate per mano di un uomo e scrivevano le loro storie nero su bianco. Erano talmente folli che avevano chiamato il loro lavoro
Bollettino di Guerra e lo mettevano pure on line!

So per certo di donne che in quel tempo buio e silenzioso hanno organizzato manifestazioni,
staffette contro la violenza, campagne contro la mercificazione del corpo femminile nei media, che parlavano di  50 e 50 ovunque si decide.

E poi c'erano quelle che facevano i presidi davanti ai CIE, quelle che andavano davanti alle ambasciate o a disturbare addirittura le mostre fotografiche quando una donna, attivista contro il femminicidio in un paese lontano veniva uccisa al grido di
Ni Una Mas!

Il tutto nel silenzio.
Il silenzio sulle donne.

Poi un giorno, dopo l'ennesimo scandalo sessuale di un premier, si alza una
voce. Una voce che fino a quel momento di queste "eccezioni" dell'era a.C. non aveva mai parlato.

Ed ecco la luce, il faro, la soluzione a tutti i mali.

Finalmente entriamo nell'era d. C.

Come se l'era a.C. fosse stato solo un buio e silenzioso medioevo della storia delle donne, ora si comincia a parlare, stando bene attenti a citare il meno possibile quanto avvenuto in precedenza: ruberebbe consensi, farebbe dubitare, pensare.

Ed ecco che ora si parla di nuovo del silenzio delle donne, alla faccia della fatica fatta fino a quel momento.

E tutti sono felici di riempirsi la bocca di parole come "dignità", "pari opportunità", "offesa".
Tutto quello che in era a.C. era stato scientemente ignorato o bollato come un rigurgito veterofemminista, diventa all'improvviso la parola d'ordine.

E tutti gli uomini che di quelle donne avevano taciuto, ora parlano con occhi sognanti della "rivoluzione delle donne", seguendo la voce di donna che finalmente ha parlato, seduta comodamente sulla sua poltrona.

"Che le donne facciano la rivoluzione! E noi saremo dietro di loro".
Ci sarà da ridere.

In era a.C. eravamo solo delle strane anacronistiche femmine rumorose, ora ci vogliono come motore della rivoluzione, senza mostrare il minimo rispetto per chi tutto questo l'ha iniziato tempo fa, nel silenzio sulle donne e nell'indifferenza generale.

Io non ce l'ho con la voce, io ce l'ho con quello che quella voce non dice, col suo pretendere di essere la sola voce degna di essere ascoltata e con la massa di pecoroni che delle donne che ho citato sopra non hanno mai sentito parlare e che però lamentano il loro silenzio.

Sono le stesse intellettuali e giornaliste, che ora ci chiamano a raccolta chiedendoci di smettere di tacere, che non hanno mai voluto vederci e raccontarci.

Io come sempre sarò in piazza, ma io c'ero anche quando L'Unità si occupava d'altro e non tutte possono dire altrettanto.

mercoledì 26 gennaio 2011

Di chiacchiere, distintivi e adorazioni modaiole.


Ultimamente adorare Concita De Gregorio va molto di moda.
E' tutto un "Concita di qua, Concita di là"; tutti a condividere e commentare con solerzia i suoi editoriali, ad applaudire fino a spellarsi le mani quando appare in televisione.

A me invece non piace. E giuro che non è per partito preso. C'ho pensato su parecchio.

L'Unità a casa mia si è sempre letta.
Quando ero piccola soprattutto al lunedì, perché sono vecchia e ai miei tempi La Repubblica il lunedì mattina non usciva.
Poi c'è stata la chiusura e mi ricordo una specie di lutto in famiglia: non si trattava di un giornale qualsiasi, stava chiudendo il giornale di Gramsci! Ma come si fa a far fallire quel giornale?
Quando poi è tornata in edicola, abbiamo cominciato a comprarla ogni giorno, anche perché Colombo prima e Padellaro poi -secondo  noi- stavano facendo un buon lavoro.
Poi è stata la volta della De Gregorio.
Mi era capitato di leggere le sue cose su La Repubblica, ma non mi sembrava propriamente un futuro premio Pulitzer.
Ma già  il fatto che una donna diventasse direttore di un giornale importante e con una storia come è L'Unità era una cosa epocale, importante e quindi io ero strapiena di belle speranze.

E proprio mentre io speravo, viene la minigonna. Merda!
L’Unità usa lo stesso linguaggio del peggior pubblicitario: culo per vendere. Un culo in primo piano per vendere il giornale di Gramsci, il giornale che è stato clandestino, un giornale serio, non un tv magazine, insomma.
E poi che roba è ‘sto formato da free press?
Ok, calma… il mondo si evolve, va avanti, non si può restare fermi al passato (ma la faccenda della minigonna non gliel’ho perdonata).

E comincio a leggere gli editoriali della direttora (o direttrice? Mica lo so come si deve dire).

Non so. Non capisco. Devo certamente avere qualcosa che non va.
Perché non mi fomento anche io leggendoli? Cos’è che mi sfugge? A me sembrano tutti il riassunto del giornale in edicola, scritti come un tema del ginnasio.
Mi sembrano infarciti da una montagna di luoghi comuni ben studiati per indignare e fomentare al momento giusto.
E anche quando va in televisione, raramente mi trovo ad applaudirla. Cielo, sarò mica misogina?

Vabbè, in fondo non è che ci possono piacere sempre le stesse cose: essere di sinistra non vuol dire dover adorare chi si presenta (o viene presentato) come intellettuale di riferimento.

Poi i fatti di Arcore, di festini, prostituzione e bla bla.
E l’
appello accorato: dove siete, donne?
E tutti in coro: "Ooohhhh, macchebbrava! Si si si ma dove sono le donne? Aspe, corro a firmare l’appello."

Solo che le donne ci sono eccome. Sono quelle che sono andate in giro per i consultori di Roma contro la proposta di legge Tarzia. Sono quelle che sono andate al Palazzo delle Esposizioni o all’Ambasciata Messicana dopo l'omicidio di Susana Chavez. Sono quelle che scendono in piazza coi lavoratori, gli studenti, i migranti. Sono quelle che fanno rete, che si informano, che si incontrano alle assemblee, nei collettivi. Sono quelle che vanno fuori dai CIE, i lager di casa nostra.

E non sono poche né tantomeno silenziose.
Strano che proprio L’Unità non se ne sia accorta.

Comunque, io ieri pomeriggio sono stata a Montecitorio e Concita De Gregorio non era lì. O magari sono stata tanto sfortunata e lei se n’è andata subito prima del mio arrivo.

È comodo lanciare appelli per la rivolta delle donne quando si è ben sedute al caldo e c’è sempre qualche stronza che andrà fuori a schiattare di freddo nell’indifferenza generale.
Ci vorrebbe un minimo sindacale di coerenza, altrimenti si è solo “chiacchiere e distintivo”.



venerdì 14 gennaio 2011

Io non sono capace di ignorare.


Caterina Soffici sul Fatto Quotidiano on line, scrive un articolo sul calendario del consorzio Vera Pelle Conciata al Vegetale e sulle polemiche che sono seguite.

Soffici invita tutti ad "ignorare, ignorare, ignorare" quella che pare liquidare come la provocazione di un creativo, magari di cattivo gusto, ma niente di più.
Vale la pena a tale proposito ricordare a Soffici e ai distratti le parole del comunicato ufficiale dell'Unione delle Donne in Italia dell'11 gennaio 2011:
Quando le parole sono abilmente abbinate alle immagini l'effetto può essere un pugno nello stomaco.

Questo è quello che sfugge a Soffici: non sono i pubi ad essere offensivi e lesivi della dignità delle donne, ma le parole associate alle immagini.
Parlare di conciatura accanto ad un pube, quindi associare il corpo delle donne ad un animale morto, lavorato e quindi trasformato in un prodotto da usare e vendere, questo è lesivo della nostra dignità. Questo ci offende ed è questo che ci ha mosse ad agire, andando ben oltre la provocazione (vera o presunta) di un fotografo, che anzi non è stato volutamente nominato.

L'Udi non ha voluto censurare nessuno né  lanciare un dibattito sulla creatività, ma ha chiesto alle sue Amiche se non trovavano anche loro scandaloso l'uso delle parole associate alle immagini e in caso affermativo, di chiederne conto al committente, quindi al Consorzio Vera Pelle Conciata al Vegetale.

Ancora dal comunicato, che trovate sul sito
http://unionedonne.altervista.org/index.php/comunicati/2011/366-vera-pelle-conciata.html:
La foto di un pube femminile, che di per sè potrebbe non avere nulla di scandaloso, diventa  insopportabile per una donna quando fa pensare al proprio corpo come ad una vera pelle conciata.E suscita sdegno che questo calendario venga presentato in una città segnata dall'orrore di omicidi in cui si è infierito sul pube femminile.

Questo evidentemente è sfuggito a Soffici e ai molti che accusano le donne che hanno segnalato il calendario in questione allo IAP di volontà censoria.

Nell'ultima parte dell'articolo, inoltre, si legge:
Ma ormai che la frittata è fatta, prendo lo spunto per un appello futuro: ignorare, ignorare, ignorare. Se nessuno si indignerà più per queste false polemiche forse ci sarà più spazio per indignarsi per le vere fotografie sessiste, tipo la pubblicità Sisley con la ragazza con il cetriolo/fallo in mano, quella sì davvero offensiva dell’immagine delle donna.

In realtà le reazioni  alla pubblicità citata ci sono state e come al solito non si sono limitate alla sterile indignazione: boicottaggi, segnalazioni allo IAP, e-mail di protesta. E Soffici dovrebbe saperlo, visto che tra le sue amicizie su facebook spiccano proprio l'account UDI, blog come Femminile Plurale e diverse donne molto attive e impegnate sui temi di cui si sta discutendo.
Sarebbe auspicabile che almeno queste affermazioni venissero rettificate, perché altrimenti avrebbe ragione chi ci accusa di aver agito per bigottismo e voglia di censurare la creatività altrui.

giovedì 13 gennaio 2011

Lola & Silvia in piscina, ovvero le basi del femminismo.


Piscina. Sotto la doccia.

Una bimbetta mi fissa mentre mi lavo.

Lei: Ma tu sei quella che mi ha prestato il balsamo l'altra volta?
Io: Si, ciao!
Lei: Ma come ti chiami?
Io: Lola. E tu?
Lei: Silvia! Stasera sono con papà, speriamo non si sia dimenticato le cose anche oggi.
Io: Eh, anche papà mio quando mi portava in piscina si scordava le cose e poi quando mi pettinava i capelli senza balsamo mi faceva malissimo

Ancora qualche chiacchiera sui padri un po' tordi e sulla tragedia di essere ricce e poi ognuna al suo posto per vestirsi.

Silvia: Che mi metti l'asciugamano in testa? Lo sai che papà si è dimenticato una busta per le ciabatte bagnate? Mi sa che non ho i gettoni per il phon e poi oggi a scuola c'era un bambino...

Continuiamo così mentre ci asciughiamo i capelli, con lei che da sfogo alla logorrea, le signore che sorridono e io che chiacchiero.

Poi mi metto il giaccone e prendo il casco.

Silvia: Ma tu vai in moto?!
Io: Col motorino, si.
Silvia: Mio padre dice che non me lo compra il motorino quando sono grande.
Io: Ah, mannaggia...
Silvia: Dice che le femmine non lo possono guidare.
Io: [malimortaccidestammerda!] E perché?
Silvia: Perché le femmine non possono.
Io: Silvia, mi sa che tuo padre ha detto una scemenza. Non c'è niente che una femmina non possa fare perché è femmina. Le femmine possono fare tutto quello che fanno i maschi e spesso lo fanno molto meglio.
Silvia: ?
Io: Si, non c'entra niente essere femmine. Noi possiamo fare tutto.
Silvia: Si, ma se cado?
Io: Poi ti rialzi.
Silvia: E se mi vengono addosso?
Io: E se mentre esci di casa con papà vi viene addosso il tram? Che fai, non esci più per tutta la vita?
Silvia: E' vero. Papà si è sbagliato. Io da grande me lo compro da sola, il motorino.
Io: Silvia, guarda che dico davvero. Noi possiamo fare tutto.
Silvia: Ci vediamo la prossima volta?
Io: Certo.

Lo so che pare un dialogo inventato, ma è vero, potete chiederlo alla signora Elena, che ha detto a Silvia che si, le femmine possono fare quello che vogliono e nessuno deve dire il contrario.

Ho visto il padre di Silvia che leggeva il giornale fuori.

Non so se sperare che lei taccia o scatenare l'inferno.



mercoledì 12 gennaio 2011

Di pelli, lambruschi, pubi conciati al vegetale. Ovvero, le parole sonopietre.


Tira di più un pelo di fica che un carro di buoi, devono aver pensato quelli del Consorzio Pelle Conciata al Vegetale in Toscana quando hanno commissionato il calendario 2011 a Oliviero Toscani. Che infatti ha fotografato 12 pubi.

"Qui si mostra l'essenziale e non quello che si vede nei soliti volgari calendari delle pin up: mostrano tutto, meno che quello. Un disvelamento al contrario. Queste dodici, magnifiche "tarte au poil" senza età, sono autentiche". Oliviero Toscani commenta così le sue fotografie e aggiunge: "Quelli della Pelle Conciata al Vegetale in Toscana realizzano un prodotto unico al mondo, proprio come la pelle di queste nature".  

Ecco. "La parte per il tutto", come scrive l'UDI nel comunicato dello scorso martedì.

Ovviamente non sono mancate le reazioni.

QUI quella dell'UDI, Unione delle Donne in Italia, che ci tiene a precisare una cosa: il problema non è il pube, ma le parole che a quell'immagine vengono associate. Lo diceva pure Moretti: le parole sono importanti e così in tante siamo partite massicce con la mail bombing.

Per quanto mi riguarda, tengo molto a sottolineare che non sono state di certo le dodici vagine in primo piano ad avermi disturbata, dato che non sono una bigotta e non ho paura del corpo e delle nudità.
Solo che come diceva qualcuno “le parole sono pietre” e quello che mi ha infastidita e in qualche modo turbata sono state le parole di accompagnamento all’immagine per quello che esse veicolano.

“Pelle conciata al vegetale”.

Si, le parole sono importanti e devo dire che il termine “concia” associato ad un pube fa un po’ impressione.
Sarà che la conciatura non è propriamente una pratica "delicata" e da donna trovo quantomeno azzardato associarla al pube.

A proposito delle immagini e delle parole ad esse associate, l’UDI sottolinea quanto susciti sdegno che questo calendario venga presentato in una città segnata dall'orrore di omicidi in cui si è infierito sul pube femminile (
comunicatodi martedì 11 gennaio 2011).
Proprio a Firenze, aggiungerei, città che ha approvato all'unanimità la mozione “Adesione alla campagna UDI per contrastare la pubblicità offensiva della dignità delle donne”.

Ho letto poi che l’incontro di presentazione del calendario sarà “bagnato dal Consorzio del Lambrusco di Modena”.
Ancora le parole e la loro importanza. 

Forse il mio essere donna mi rende più sensibile a certe cose. O forse sono stati gli studi classici, ma davvero le parole vanno pesate e scelte con cura.

“Bagnato” scritto su una vagina di solito non fa pensare ad una bella borsa o ad una giacca di pelle. Magari è un simpatico gioco di parole che mi sfugge.

Ripeto, lo ripeterò fino alla nausea: non è il pube calendarizzato ad essere lesivo della dignità delle donne, ma le parole ad esso accompagnate.

Sono quasi certa che la risposta ufficiale sarà che non abbiamo capito, che abbiamo frainteso.

Forse, ma le parole sono pietre e dicono più di quanto si possa immaginare, soprattutto se associate a determinate immagini e insertite in un dato contesto.

Ovviamente io non conto niente e posso fare ben poco.
Ma posso evitare di comprare pelle del consorzio e posso fare a meno del Lambrusco (daje cor Barolo!)
Posso fare a meno di tutto quello che mi offende.
E so che non sono sola.

Se avete voglia di partecipare, tutte le info le trovate sul profilo facebook di
UDI Centrale o scrivete a :


info@lambrusco.net,
info@tutelalambrusco.it,
iap@iap.it,
info@pellealvegetale.it




Se poi avete voglia di vedere come sia possibile fare dei calendari per le donne e senza manco un culo  e una tetta in bella mostra, andate su Vita da Streghe, che ne ha selezionati un po'.



AGGIORNAMENTO 12/01/2011, 15.20
E' arrivata or ora una mail che aspettavo ansiosa.



Segnalazione messaggio pubblicitario “Pelle conciata al vegetale in Toscana”

diffuso attraverso un calendario da tavolo allegato alla rivista “Rolling Stone” n. 87 -  gennaio 2011

Con riferimento alla segnalazione in oggetto, comunichiamo che il Comitato di Controllo in data 13/1/11, ha emesso ingiunzione di desistenza dalla diffusione del messaggio per la violazione degli artt. 1 - Lealtà della comunicazione commerciale - e10 - Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona - del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

L’organo di controllo ha ritenuto tale comunicazione offensiva della dignità della persona, in quanto il corpo femminile viene equiparato alla “pelle conciata”, ovvero sia ad un prodotto che ad un animale, ovvero un animale ucciso, sezionato e trasformato in prodotto di lavorazione, rilevando pertanto il contrasto con l’art. 10 del Codice, secondo cui “la comunicazione commerciale deve rispettare la dignità della persona umana in tutte le sue forme ed espressioni”.
Il Comitato ha altresì rilevato la violazione dell’art. 1 del Codice “La comunicazione commerciale deve evitare tutto ciò che possa screditarla”, ritenendo il messaggio un esempio di forma comunicazionale che danneggia il credito dell'istituzione pubblicitaria nel suo complesso considerata.

Si precisa che il provvedimento ingiuntivo acquisterà efficacia di decisione allo scadere del termine previsto ex art. 39 del Codice, ovvero il 24 gennaio p.v. qualora la parte non proporrà motivata opposizione.

Ringraziando per l’apprezzata collaborazione, porgiamo i migliori saluti.


I.A.P.
La Segreteria




Come si dice qui da me: DAJE!


 


AGGIORNAMENTO DEL 27/01/2011
Mi scrive lo
IAP





Il Presidente del Comitato di Controllo, visto il messaggio pubblicitario "Pelle conciata al vegetale in Toscana", diffuso attraverso un calendario da tavolo allegato alla rivista "Rolling Stone" n. 87 – gennaio 2011, ritiene gli stessi manifestamente contrari agli artt. 1 e 10 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale. Nel promuovere l'attività del "Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale", il messaggio mostra per ciascun mese del calendario, accanto al logo dell'associazione (una mano stilizzata, con la scritta "Pelle conciata al vegetale in Toscana"), l'immagine in primo piano di un pube femminile.
L'organo di controllo rileva come tale forma di comunicazione risulti offensiva della dignità della persona, in quanto il corpo femminile, esposto al pubblico come in vetrina, viene equiparato alla "pelle conciata", ovvero sia ad un prodotto, sia ad un animale, ovvero un animale sezionato trasformato in prodotto di lavorazione. Tutto ciò in spregio a quanto previsto dall'art. 10 del Codice, secondo cui "la comunicazione commerciale deve rispettare la dignità della persona umana in tutte le sue forme ed espressioni".
Già più volte la giurisprudenza autodisciplinare ha affermato che "la scomposizione del corpo umano" in parti anatomiche esibite in modo provocatorio costituisce "una modalità espressiva che veicola una carica degradante" e pertanto lesiva della dignità umana in violazione dell'art. 10 del Codice, in quanto incurante del fatto che "la persona riveste una valenza ben superiore a quella derivante dalla combinazione delle diverse parti anatomiche, dal che nasce appunto la sua particolare dignità" (cfr., ad esempio, le pronunce del Giurì n. 130/2007, 316/2000 o 100/2001). Nel caso di specie il messaggio risulta ancora più degradante e offensivo posto che, attraverso l'accostamento delle immagini al logo "Pelle conciata al vegetale in Toscana", segno distintivo del Consorzio riportato in ogni pagina del calendario, la parte del corpo femminile enfatizzata viene accostata ai processi di conciatura della pelle, realizzando un ingiustificato svilimento della dignità e la mercificazione del corpo femminile: il particolare anatomico viene utilizzato a fini meramente commerciali, con lo scopo unico di colpire l'attenzione del pubblico ad ogni costo.
Rileva altresì la violazione dell'art. 1 del Codice, "La comunicazione commerciale deve evitare tutto ciò che possa screditarla", dal momento che il contenuto del messaggio è un esempio di forma comunicazionale che danneggia il credito dell'istituzione pubblicitaria nel suo complesso considerata.


E ARIDAJE!!!

martedì 11 gennaio 2011

Aiuto


Il SindacoDegliAltri, come dice la Punzy, non ne fa una giusta manco per sbaglio.

Ha riempito le aziende municipalizzate romane di amici
camerati, NAR e una cubista, ha detto tutto e il contrario di tutto, ha messo una tassa sul turismo (che in effetti in una città che di quello campa ci voleva proprio) e via così.

E pensare che era tutto tronfio e fiero: sono il miglior podestà sindaco degli ultimi 150 anni! Riempio buche, evito allagamenti, gli autobus arrivano in orario eia eia ala la!

Solo che poi ci sono i bolscevichi del Sole 24 Ore, che hanno fatto questo sondaggio (indubbiamente somministrato solo alle zecche, mica alla gente per bene) secondo cui il gradimento per il SindacoDegliAltri sarebbe in caduta libera.
Oddio, diciamo che per risparmiare  i soldi del sondaggio sarebbe bastato mandare un apprendista giornalista sondaggista in giro per la città (ovviamente gratis, altrimenti che apprendimento sarebbe) ad intervistare un poveraccio che gira in motorino e si sfonda schiena e sospensioni ogni giorno, una mamma che deve mandare i figli al nido privato perché quelli
pubblici il SindacoDegliAltri li schifa o qualche disgraziato che dalla periferia prova ad arrivare in centro coi mezzi pubblici.

Comunque mi sa che il colpo è stato durissimo e il SindacoDegliAltri ha deciso di
azzerare la giunta comunale.

Ovviamente rimanendo col culo ben incollato alla sua poltrona, non c’è nemmeno bisogno di dirlo.  
O forse no, visto che qualcuno sostiene che il tutto sia una mossa per tirarsi fuori da Roma, che palesemente non è in grado di amministrare, per entrare nel governo, magari al posto di Bondi (e qui altro che Pompei, come si dice a Roma, so’ cazzi amari).

Quello che pare certo è che il SindacoDegliAltri ha già in mente il nome del suo vice: Bertolaso.
Quello dello scandalo del G8 alla Maddalena.

Quello indagato per traffico illecito di rifiuti e truffa ai danni dello stato per la crisi in Campania.
Quello che ha bisogno di massaggiatrici esperte.

Certo, come dice un amico blogger, tutto questo sarebbe meno tragico se non avessimo il peggior centrosinistra degli ultmini vent''anni. Ma la sola cosa che dico io mentre leggo questo scempio è: povera Roma mia.

Ah, quasi dimenticavo. Grazie al genio del male che ha pensato bene di candidare Rutelli. Complimenti, un'ottima pensata.

lunedì 10 gennaio 2011

Fare il punto


Ho già parlato del mio appena nato "rapporto" con l'UDI e di quanto mi sia piaciuto conoscere quelle Donne e parlare con loro.
Ho già parlato dell'effetto che mi ha fatto scoprire che l'UDI non è un monolite chiuso in se stesso, ma un luogo in cui ogni donna può trovarsi e confrontarsi.

Ora è nato un blog,
fareilpunto, che l'UDI promuove  come spazio aperto, senza moderazione, dove periodicamente si propone un tema che ci riguarda tutte.
Oggi il punto sono i consultori.

Ecco, io vi consiglio di farci un giro.

 

mercoledì 5 gennaio 2011

Una firma per Gaia


Gli attacchi alle donne, si sa, sono continui e sempre più duri, tanto che certe volte la voglia di ribattere colpo su colpo sembra affievolirsi. Sembra.

Andare in un ospedale pubblico a chiedere la pillola del giorno dopo o -orrore!- un'interruzione volontaria di gravidanza o entrare in un asilo nido a spacciare eroina nei biberon sembrano essere la stessa cosa, visti gli sguardi e le perole che spesso ti accolgono.
Assassina, egoista, pazza. Sguardi di disprezzo e parole dette  a mezza bocca, che quello che vorresti è mollare un pugno sul muso a chi hai davanti per levarti lo sfizio.
Mancano solo le botte fuori dai reparti di ginecologia e il quadro è completo. Immagino si stiano attrezzando.

Poi ci sono gli attacchi ai
consultori, ogni volta dipinti come fabbriche di aborti e centri di pianificazione dell'olocausto del millennio, mentre invece sono luoghi in cui noi donne ci curiamo, facciamo prevenzione, facciamo visitare i nostri figli, in cui possiamo parlare e venire ascoltate.
Sono luoghi in cui fare i nostri controlli e magari evitare proprio di ricorrere all'aborto, visto che lì la gente ti spiega come non si resta incinta e ti mette nelle condizioni di proteggerti da gravidanze non volute e -ma Olimpia Tarzia lo saprà?- dalle malattie sessualmente trasmissibili.

Gli attacchi sono continui e durissimi e troppo spesso hanno il (manco troppo) tacito benestare della politica (e qua penso a
Formigoni, per esempio, e allo scempio della Regione Lazio e della proposta di legge Tarzia) e parlarne così tanto sembra quasi perdere di significato.
Come se noi donne fossimo delle pazze fomentate che non hanno altre cose a cui pensare, come se difendere ciò che già esiste (la 194, per intenderci) fosse una perdita di tempo davanti agli orrori quotidiani (questa cosa mi è stata detta da uno dei miei amici più cari e ancora non mi va giù).

Oggi ho letto la lettera di una donna apparsa sulla rubrica di Augias su La Repubblica, che racconta cosa ha dovuto subire in un ospedale pugliese.
Copio e incollo tutto da
qua, sperando che non sia un problema.
Voi firmate su Laicità e Diritti e fate girare, quando avete finito di maledire 'sta gentaccia. So che smettere di smadonnare per scrivere vi prenderà del tempo.

Tanto per prepararvi, leggetevi anche questo bel post su
Me-Dea, che vi introrurrà al meraviglioso mondo dei volontari per la vita o come si chiamano quei pazzi.
E per avere un'idea di come sta messo questo paese, andate su
Femminile Plurale, inorridite e forse la prossima volta che una vostra amica furibonda vi dirà che una pubblicità la offende o che i suoi titoli e le sue capacità contano meno di quelle del vostro amico, la ascolterete con più attenzione.


Inutile fare poesia sui diritti se si rimane silenziosi e indifferenti di fronte a questi abusi “,  così  scrive l’On Sandro Gozi sul suo profilo facebook, commentando la lettera che ancora qui sotto riportiamo. La denuncia della signora Gaia, del trattamento subito in un momento cosi delicato della sua vita, non merita il nostro silenzio. Per questo abbiamo deciso di inviare la lettera della signora, con tutte le nostre firme in appoggio, a:


Nichi Vendola, governatore della Puglia,


Ignazio Marino, presidente della commissione di inchiesta sul SSN e


Pierluigi Bersani, segretario del PD.


Perchè  si apra un’inchiesta per accertare quello che è accaduto, se vi siano responsabilità. Perchè altre donne non debbano subire lo stesso iter doloroso ed irrispettoso. Perchè la legge sia rispettata. Una volta per tutte.


La lettera della signora, pubblicata su Repubblica.


LA MANCANZA DI UMANITA’ NEGLI OSPEDALI – DI CORRADO AUGIAS


da: la Repubblica di domenica 12 dicembre 2010


Caro Augias, giorni fa, dopo I’ecografia alla ventesima settimana ci viene comunicato che il bambino, desiderato, è affetto da danni al sistema cerebro-spinale “incompatibili con la vita”. Può immaginare lo shock ed il dolore. Dopo due giornate angosciose – tutti che facevano le condoglianze mentre lui era ancora vivo entro di me – vengo ricoverata per essere sottoposta a stimolazioni volte a favorire il travaglio ed il parto. Inizia il mio incubo e quello della mia famiglia.


Nella struttura tutti gli operatori di ginecologia si dichiarano “obiettori di coscienza”, tranne due medici e un’ostetrica. Se mancano loro, gli altri si astengono da qualsiasi azione. Rispetto le convinzioni altrui e sono fondamentalmente religiosa. Quindi capisco alcune delle motivazioni; non però che questa scelta sconfini nel negare ogni assistenza. Dalla data del ricovero, nessuno dei presunti “obiettori” mi ha rivolto la parola, se non per dirmi che non potevo fare la Comunione, che non avrei potuto battezzare il bambino perché frutto di un aborto {anche se vorrei capire che cosa c’entra il bambino nella mia decisione, peraìtro indicata dai medici), che dovevo solo aspettare i medici non obiettori.


Quando il travaglio è partito i medici non obiettori non c’erano. Quando la frequenza e intensità delle contrazioni è aumentata ho chiesto a mia madre di chiamare qualcuno. Si sono rifiutati finché mia madre non ha alzato la voce, minacciando denunce penali per mancata assistenza. Finalmente arriva un’ostetrica nella mia stanza, mi visita in malo modo e mi comunica, infastidita che sono ancora a due centimetri di dilatazione. Dieci minuti dopo il mio piccolo Alessandro nasceva, nel letto della camera, davanti a mio marito, mia madre, i miei suoceri e la compagna di stanza sotto shock.


Sono confusa e scioccata, piango, li sento parlare di formaldeide, di inceneritore, di scarti organici, e mi sento dire che mi stanno facendo un favore a ripulirmi, perche avrebbero dovuto attendere il medico non obiettore. Grido che sono anch’io un essere umano, che ho solo voluto salvare il mio bambino dalla sofferenza e che il loro mestiere dovrebbe essere di cura ed assistenza, non di giudizio e condanna. Dico anche che scriverò le pene che ho dovuto passare. Di colpo diventano più gentili, finalmente mi mandano a casa.


Chiedo: se I’obiezione di coscienza è una questione morale, non è immorale abbandonare una donna ad affrontare tutto da sola sopportando angherie e umiliazioni?


Gaia Garata – Lecce




Risponde Corrado Augias


Ho dovuto tagliare parte della lettera con altri particolari umanamente deplorevoli. Nessun medico fa volentieri aborti anche perché non aiuta la carriera. Da qui a trattare una donna infelice in questo modo c’è di mezzo non la professione ma l’umanità. Nessun precetto, nessun fanatismo religioso giustifica la sua mancanza in un ospedale.



martedì 4 gennaio 2011

Una dopo l'altra ovvero "limortaccivostra"


Si sa, lo sanno tutti: io  odio , schifo e disprezzo il SindacoDegliAlt ri.

Sarà che vengo da una famiglia parecchio di sinistra.
Sarà che mio padre stava dall'altra parte quando il SindacoDegliAltri
faceva quello che gli riesce meglio.
Sarà che dagli 8 ai 16 anni ho fatto una strada andata e ritorno tutti i santi giorni, dove c'era scritto "SindacoDegliAltri squadrista, sei il primo della lista" a caratteri cubitali.

Non so cos'è di preciso, ma io lo odio.
Lo odio per quello che è stato, per quello che finge di essere e per quello che è realmente.

Mi dicono che sono esagerata, che non può essere l'inetto incapace buzzurro che dipingo, che qualcosa di buono deve esserci necessariamente.

Bene.
Non mi voglio fossilizzare su buche e monnezza, se volete c'è un piccolo campionario
qua.
E non parlerò nemmeno dei fascisti assunti all'AMA o all'ATAC, ma solo perché L
'Espresso ne ha già parlato con dovizia di particolari.

Voglio solo segnalare tre notizie di inizio anno, che mi fanno venire i brividi al pensiero che c'ho ancora un anno di cazzate davanti.

In primo luogo la meravigliosa Formula 1 a Roma, che nella mente malata del SindacoDegliAltri dovrà passare in mezzo a case e uffici. Un po' come il circuito di Montecarlo, solo che noi i soldi del principato non ce li abbiamo e non credo sia il caso di stare a sottolineare la zozzata peciona che verrà fuori.
Già mi immagino cose folli come per Italia 90 che poi marciranno per decenni (vi ricordate l'Air Terminal di Ostiense, no? Ecco.).
Visto che i residenti non sembrano particolarmente felici della bella pensata, il SindacoDegliAltri, decide di andare avanti per la sua strada e in questi giorni in Rai gira uno
spot con Claudia Gerini e la voce di Claudio Sorrentino che parlano entusiasti di manifestazioni sportive, artistiche e bla bla bla bla legate a Roma Formula Futuro e soprattutto del 25 agosto 2013, giorno del primo Gran premio di Roma.
Ah,
pare che tutto l'affarone legato alla F1 sia in mano a un tizio molto vicino a Massimo Carminati, ex NAR, ex Avanguardia Nazionale,  impicciato con la Banda della Magliana (tra l'altro, io dico, so' mesi che mezza Italia sta a rota con Romanzo Criminale, ma tielli segreti 'sti impicci, no? Magari se aspettavi un paio di anni 'sto nome se lo ricordavamo in quattro...) e indagato per l'omicidio Mino Pecorelli e di Fausto e Iaio.

Poi c'è la faccenda della
tassa di soggiorno, per cui Roma diventa più cara di Londra.
Più cara di Londra!
Si, lo so che Roma è la città più bella del mondo, so' Romana e lo so benissimo, ma porcazozza, noi qua si campa di turismo e questi vanno incentivati, non spennati!
E poi mi sa tanto che gli aumenti dei prezzi dei musei riguarderanno anche noi Romani, alla faccia del libero accesso alla cultura.

La mia preferita comunque è una notizia di oggi: gara di sci di fondo al Circo Massimo, genialmente pensata dal presidente di Federlazio Maurizio Flammini, lo stesso progettatore del circuito di Formula 1 all'Eur.
Per ora non leggo illuminanti dichiarazioni del SindacoDegliAltri in merito, ma visto che qualche mese fa il Circo Massimo è diventato un campo da beah wolley non mi stupirebbe nulla.

E buon anno ancora, eh.


E questi ve li ricordate? Parco dei divertimenti e casinò di Anzio!


http://ritentasaraipiufortunato.splinder.com/post/18520539/il-casino-a-breve