giovedì 30 giugno 2011

Mail bombing


Non so se avete letto questo articolo: C'è la crisi, licenziate solo le donne
Per farla breve, un simpatico dirigente dice che visto che c'è crisi, si devono fare dei licenziamenti e la cosa migliore è licenziare le donne, che così possono stare a casa coi pupi e poi tanto il loro è il secondo stipendio, quindi che problema c'è.


QUI il comunicato della FIOM, che sta facendo sciopero e presidio.

QUI la mail da inviare ai simpaticoni, in una nota di Francesca di Donne Pensanti.
Per chi non ha faccialibro, copio e incollo il testo da inviare a
info@mavib.com






 



Egregio Amministratore Ma- Vib,



Le scriviamo per segnalarle l'esistenza di questo articolo della Costituzione Italiana (1948)



 




Articolo 37



La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.



La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.




La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.


 



 Come cittadina, persona e donna ritengo alquanto svilente che Lei si sia permesso di fare le affermazioni che leggiamo in questo articolo: http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/06/30/news/c_la_crisi_licenziate_solo_le_donne_cos_stanno_a_casa_a_curare_i_figli-18421119/ e darò sostegno e eco in rete -  grazie al passaparola e all'invito a scriverle -   alle lavoratrici e ai lavoratori che manifestano contro un'iniziativa vile e discriminatoria.



 



FIRMA


Aggiornamento
video sul sito del Corriere. I colleghi maschi delle 13 donne che rischiano di essere spedite a casa a calci a fare mogli&madri a tempo pieno, sono entrati. Tranne uno, cui va tutta la mia stima.

 



Quando la lotta è di tutti per tutti
il tuo padrone, vedrai, cederà ;
se invece vince è perchè i crumiri
gli dan la forza che lui non ha.
Ivan Della Mea, Cara Moglie.


http://static2.video.corriereobjects.it/widget/swf/CorrierePolymediaShow.swf

lunedì 27 giugno 2011

Ma che te sei femminista?





Più di una volta, parlando di tematiche di genere con persone più o meno interessate in modo più o meno serio, mi sono sentita porre La Domanda: "Ma che te sei femminista?"
La mia risposta standard è sempre la stessa: "Ma che c'entra?" e via coi bla bla bla.

Il fatto è che io non lo so.

Insomma, dirsi qualcosa, per me ha un valore e quel valore mi impedisce di dirmi femminista con leggerezza.

Non posso rispondere con semplicità con un sì o un no perché sono ignorante: c'è talmente tanto che ancora non so ,che non me la sento di rispondere "sì, sono femminista”.
Rispetto troppo il femminismo per prendermelo come un'etichetta senza averlo prima studiato, capito e fatto in qualche modo mio. Sono una cui vengono i brividi pensando alle manifestazioni, alle lotte, alle sorelle in tribunale durante i processi per stupro. Rispetto troppo quelle donne per dirmi una di loro senza rifletterci.

So che sono una donna che si interessa di cose di donne.
So che nella Costituzione del mio Paese c’è scritto “senza distinzioni di sesso” e so che quelle poche parole dicono tutto, lo dicono a me e sono scolpite nel mio stesso essere.
Mi interessano la politica delle donne e le donne nella politica.
So che credo che l'unione tra donne non possa non portare buoni frutti per una reale emancipazione e per il progresso non solo delle donne, ma dell’intera comunità.
So che credo che gli stereotipi sessisti vadano combattuti sempre, con forza e da qualsiasi parte provengano, anzi, forse soprattutto se vengono da parte "amica".
So che non credo in una comoda e banale “uguaglianza tra i sessi”, perché io sono diversa da un uomo e la mia diversità voglio coltivarla per prenderne il meglio, per realizzarmi e conoscermi in quanto donna.
So che quando sono stata tra donne, lo scorso 28 maggio, sono tornata a casa con una strana sensazione dentro: voglia di fare, di conoscere, di esprimermi. E quella sensazione è nata dall’incontro con altre donne, dallo stare insieme, dall'ascoltare e dall'essere ascoltata, dalla condivisione di sensazioni e pensieri.

Il femminismo ha inizio quando la donna cerca la risonanza di sé nell’autenticità di un’altra donna perché capisce che il suo unico modo di ritrovare se stessa è nella sua specie, scriveva Carla Lonzi.

E io sto cercandomi nelle altre donne. Sto cercando nelle altre quello che è simile a me, quello che mi fa essere davvero me stessa. Quello che voglio ottenere e i modi con cui ottenerlo.

Io non so se questo faccia di me una femminista, ma questa sarà la mia nuova risposta standard.

 

venerdì 24 giugno 2011

Lesbicabacchettonadasalottofemministaradicalchic


La cosa più triste della faccenda dei manifesti del PD è stata, per me, l'atteggiamento del partito e dei suoi iscritti nei confronti delle donne e degli uomini che hanno mosso critiche magari parecchio aspre, ma sempre ben argomentate.

Ci hanno chiamate "donne da salotto", "radical chic", ovviamente bigotte e moraliste. Femministe senza speranza. Lesbiche. Vittoriane.

"Politici" del PD che si vantano di stare "in mezzo alla gente", non si sono minimamente interessati a chiederci cosa ci avesse tanto infastidito. Ci hanno liquidate come donnette senza niente di meglio da fare, come delle nostalgiche bacchettone che si divertono a sparare a zero sul solo partito degno di governare.

Come la Gelmini bollò il 13 febbraio chiamandolo un raduno di radical chic, così ieri Cristiana Alicata  (peraltro delegata ai Diritti nel PD nel mio Municipio) ci ha chiamate "donne da salotto", ci ha accusate di non fare un cazzo.
Non sa chi siamo, non sa da dove veniamo, eppure non ha esitato ad insultarci e deriderci. Difendere le scelte altrui a oltranza a costo di prendere per il culo il proprio stesso elettorato.

Ecco, se già sapevo che non avrei mai più votato per questa gente, le reazioni di ieri, tanto simili a quello che loro dicono di voler abbattere, mi hanno dato un'ulteriore conferma.
Non potrei mai votare chi non mostra di avere il minimo rispetto per le mie idee.

Ieri mi sono beccata una quantità di insulti come non mi era mai capitato prima.

Ma in qualche strano modo mi è piaciuto: grazie a quegli insulti ho conosciuto Donne e Uomini che non sanno stare zitti e nonostante le direttive del proprio partito (non criticateci mai, fareste un favore a Berlusconi) non hanno esitato a cercare il dialogo con chi li chiama alle urne in nome di un "nuovo vento", ma che quando si tratta di scendere nel mondo reale per  ascoltare  e dialogare appunto, si allontana e si rinchiude tra le sue comode mura,  manco avesse paura di sporcarsi troppo. 
 
La risposta del PD a chi chiedeva spiegazioni, a chi proponeva letture o anche a chi li mandava semplicemente affanculo è stata il nulla cosmico: insulti, battutine, tutto nel più perfetto stile berlusconiano.

O hanno preferito "buttalla in caciara", con la storia della citazione cinefila.

Ieri A. mi diceva: ok la citazione, ma comunque Marilyn con i suoi personaggi ha lanciato lo stereotipo della biondina senza cervello buona solo per una cosa, quindi è ugualmente infelice, no?



Che poi, scusate, ma la Festa de L'Unità non era roba politica?
A voi davvero quei manifesti fanno pensare alla politica?



 

giovedì 23 giugno 2011

Senza vergogna

Festa dell






Ecco il bellissimo manifesto della IV Festa Democratica, l'involuzione della Festa De L'Unità (festival, come si ostina a chiamarla mia madre, che evidentemente è un po' nostalgica).

La mia immediata reazione quando stamani Francesca di
Donne Pensanti ci ha chiesto cosa ne pensassimo è stata: che stronzi.
Il commento "ragionato" è che evidentemente, come abbiamo denunciato (palesemente inascoltate, a quanto pare) mille altre volte, un certo modo di vederci è trasversale (grazie, Concita De Gregorio per la minigonna, lì sì che hai aperto una strada!).
Trasversale, pertanto, è -e deve essere- la nostra denuncia.

Il PD stava in prima fila al Se Non Ora Quando: lì la dignità delle donne andava difesa da Berlusconi.
Ma il corpo delle donne può essere usato dalla "sinistra". Allora la nostra dignità non è in pericolo, non c'è bisogno di dire basta.
Della "dignità calpestata delle donne", della parità dei diritti, delle questioni di genere non interessa se non quando possono essere usati come arma contro Berlusconi.

A me però il sessismo, anche se "velato", anche se nascosto dietro una presunta e per me incomprensibile ironia (perché la risposta alle nostre critiche saranno per prime la difesa dell'ironia e della "freschezza" dell'immagine), fa schifo da qualsiasi parte provenga.

Mi fa schifo il sessismo di questo governo, mi fa schifo la minigonna de L'Unità, mi fanno schifo le gallerie fotografiche de La Repubblica, che mischiano tette e culi delle VIP alle facce indignate di donne qualunque, mi fa schifo il sessismo misogino e violento de Il Fatto Quotidiano e mi fa schifo quello del PD.

Ah, la seconda risposta sarà che ne esiste anche una versione al maschile. Solo che lì c'è il mezzobusto di un uomo in camicia bianca e cravatta rossa che sventola allegra.





Aggiornamenti.

Leggetevi quello che scrive
Valentina Vandilli, mi pare un'ottima analisi.

Invece, sulla pagina ufficiale del PD c'è una donna che corre da un commento negativo all'altro per postare questo link
http://www.handwtrucking.com/marilyn_monroe_famous_blown_up_dress_picture.jpg e che a una donna che criticava (peraltro in modo decisamente civile) la campagna pubblicitaria ha risposto: Mi pare ovvio il riferimento a Marlin Monroe. Smettiamola di vedere maschilismo ovunque. è una festa e quella è un'immagine allegra e colorata

Inutile dire che le risposte più gettonate sono "vedete maschilismo ovunque", "bacchettone", "esagerate".

Come volevasi dimostrare.

E ancora: grazie a quei geni della comunicazione, ci becchiamo un po' di merda da parte de Il Giornale, su, che non ci basta mai.


Questo è uno dei miei preferiti: Questa polemica radical chic sui manifesti della Festa dell'Unità di Roma mi sta facendo incazzare di brutto. Ma tutte queste donne da salotto quando c'e' da combattere per dare alle donne il governo del partito o del Paese ma dove cazzo stanno? Scusate ma il tutto sta assumendo una connotazione a dir poco ridicola. (Cristiana Alicata)

Non vi ricorda tanto le parole di Santanchè, governo e media berlusconiani lo scorso 13 febbraio?

E ancora.
Commento sulla foto su fb: 
mi dicono si tratti di un fotomontaggio e che il simbolo del Pd sia stato messo ad arte per scatenare le reazioni giustamente inferocite delle donne. d'altronde, mi sarei meravigliata della madornale gaffe

Stronzata: Roma è PIENA di questi manifesti che sono anche a Caracalla.





E poi la Alicata e il suo orrendo modo di trattare la base del suo partito. Non me, che quella gente non la voterò mai più a costo di buttare il voto nel partito più assurdo che si presenta.
La posizione, tradotta, è che siamo delle femministe impazzite, che semplicemente "non ci arrivano". Incapaci di cogliere la freschezza e l'ironia di quelle gambe.

Mi ripeto: Nel poster al maschile si vede un busto in camicia e cravatta e un viso sorridente.
In quello femminile solo le gambe, niente volto.

L'uomo è presentato con tutti i caratteri di un'immagine lavorativa e vincente.
La donna con le gambe.

Tutto qui.
Non c'è volgarità, solo uno stereotipo sessista che evidentemente a una parte della sinistra va benissimo così.

Ovviamente se questa stesa immagine avesse pubblicizzato la festa pdl ora ci starebbero tutti rincorrendo per andare in piazza a difendere le donne.

Odio l'ipocrisia, odio gli stereotipi, odio il sessismo.
Soprattutto se vengono da sinistra (oddio, PD e sinistra sono due cose diverse, ma passatemi l'accostamento).


Ovviamente se queste stesse immagini fossero state usate per pubblicizzare una festa berlusconiana, quelli che adesso mi danno della bacchettona moralista vittoriana femminista lesbica verrebbero a cercarmi fin dentro casa per spiegarmi i problemi del "silenzio delle donne" e la necessità di una manifestazione di piazza.


Caterina Soffici
(quella che ci diceva di ignorare il calendario di Toscani e di occuparci di cose più importanti), sul Fatto Quotidiano (quello che fa scrivere a Massimo Fini che estorcere un pompino non è poi così grave) invita il PD a ritirare i manifesti e chiedere scusa.

E il PD
risponde paraculissimamente: "Un paio di gambe sono automaticamente equiparabili ad un'immagine offensiva o volgare come quelle delle 'olgettine' che circolano sul web? Sono la stessa cosa o c'è una differenza? Qual è il confine oltre il quale comincia la mercificazione o l'uso improprio? Il manifesto è una citazione pubblicitaria, una rievocazione di Marilyn Monroe del film 'Quando la moglie è in vacanza', divenuta un'icona. Può piacere o non piacere. Ma è davvero riprovevole?".


L'ho detto altrove: il sessismo, evidentemente, da certa gente non è considerato un problema. Interessante è che questa stessa gente non abbia il coraggio di dire apertamente di essere sessista.

mercoledì 22 giugno 2011

Siete lo stesso coinvolti


Fa orrore il racconto della diciassettenne romana stuprata alla Pineta Sacchetti.
Fa orrore come tutti i racconti di stupro.
Fa orrore pensare a quello che quella ragazza ha vissuto in quei momenti, tanto quanto pensare a quello che passerà ancora.
Perché non è come quando hai un incidente, che "poi passa". Non credo che un dolore simile possa "passare". Forse in qualche modo verrà allontanato, nascosto. Siamo pur sempre animali e forse l'istinto di sopravvivenza si adopera per allontanare quel dolore e renderlo meno presente, perché si possa continuare a vivere.

Ieri seguivo distrattamente il telegiornale e durante  il servizio, ho sentito finalmente dire due cose fondamentali: la nazionalità ha poco a che fare con lo stupro e anzi una concausa va ricercata nel continuo svilimento del femminile e nella massiccia mercificazione del corpo delle donne.

Lo abbiamo detto in tante, fino alla nausea. Le risposte che abbiamo avuto sono state spesso derisione, minimizzazione, tentativi di
giustificazione.

Ma io sono convinta che se la sola
immagine femminile proposta dai media è quella di un oggetto da usare, da godere, da deridere e umiliare, allora poi non siamo autorizzati a dichiararci "sconvolti" davanti a tanto orrore.

Chi
minimizza, chi sorride beffardo o si volta annoiato quando noi denunciamo pubblicità, articoli, trasmissioni sessiste, dovrebbe avere il coraggio di fermarsi a pensare a quale idea di donna abbia in mente.

E chi è soddisfatto di quello che vede, chi non vuole cambiare perché "a quelle sta bene
così", perché "quelle sono pagate", perché "la galera è troppo per un pompino, sia pure estorto", ha sulla coscienza tutto l'orrore di quella ragazzina.

Deliri di onnipotenza


Un amico mi manda un messaggio e mi "regala" la Striscia Rossa de L'Unità di oggi (lui mi adora, ma non lo  vuole ammettere):

‎"Ho un’ultima lezione da dare: essi mi devono uccidere perché sappiano quello che hanno fatto. La città dovrà affrontare la propria colpevolezza. Socrate"

Leggo con attenzione, studio filosofia, in particolare quella antica e Socrate è uno dei motivi per cui sto ancora a distruggermi la vista sul
Rocci (la citazione dovrebbe essere di Steiner, in Totem o Tabù)

Insomma, la storia la sapete: Socrate viene processato e riconosciuto colpevole di corrompere i giovani e di non credere negli Dei della città, di tentare di introdurne di nuovi e quindi condannato a morte.
Gli amici preparano un piano per farlo fuggire, ma lui, proprio perché innocente, non scappa, perché è meglio subire ingiustizia piuttosto che farla.

Ecco, uno può avere una grossa stima per la propria persona, ma credo che paragonarsi addirittura a Socrate sia un po' troppo.
Insomma, anche un ego davvero smisurato davanti a tanta saggezza e ad un simile esempio dovrebbe chinare la testa e imparare.
Imparare ad esempio, l'umiltà.
Socrate non ha mai preteso di insegnare nulla, non ha mai preteso di avere la verità in mano, per elargirla generosamente agli ignoranti che incontrava.
Socrate cercava la verità di continuo e la cercava insieme ai suoi interlocutori.
Come sua madre, levatrice, aiutava le donne a partorire, così lui aiutava gli uomini a fare uscire pensieri buoni ,giusti e belli, senza imporglieli, ma aiutandoli a "partorire" le proprie verità.

E' un po' diverso da chi dalla sua comodissima poltrona ci esorta ad agire dall'alto della sua sapienza, senza parlarci, senza ascoltarci, senza fermarsi a dialogare con noi.

Mentre leggevo questa frase e la leggevo proprio su quel giornale e proprio dopo le tante (troppe) cose lette sull'addio della direttora, mi è venuta un mente una frase: Felice quel popolo che non ha bisogno di eroi. L'avevo vista trent'anni fa su un muro a Orgosolo e negli anni mi è tornata davanti e tutte le volte mi sono fermata a pensarci.

Questo popolo, evidentemente, non è felice.
Ma non è di un eroe che sembra avere bisogno: piuttosto di un capo.
Di una guida da seguire acriticamente. Qualcuno che dica cosa pensare e come pensarlo.

E la cosa davvero triste, è che sembra che a tutti vada benissimo così: in fondo è più facile seguire qualcuno senza starci troppo a pensare.

Oggi è un direttore di giornale, ieri è stato un imprenditore. Ho il terrore di pensare a domani.

martedì 21 giugno 2011

Mail bombing a Il Resto del Carlino


Copio e incollo da Donne Pensanti

 



VOTA MISS LICEO: MAIL BOMBING A IL RESTO DEL CARLINO




Alcune ragazze liceali hanno recentemente dissentito contro l’organizzazione - con tanto di sponsor commerciale – di Miss Liceo 2011 per la festa di fine anno dei licei bolognesi.



E “Il Resto del Carlino“ cosa fa?



Non solo ignora la protesta, ma pubblica sul suo sito addirittura una votazione on line delle migliori ragazze in concorso!



Per questo motivo invitiamo a inviare alla redazione una lettera per chiedere spiegazioni e manifestare il proprio dissenso nei confronti di una simile scelta editoriale.



Il testo della mail lo trovate sotto. Partecipare è molto semplice, copiatelo, firmatelo e inviatelo ai seguenti indirizzi pubblici:




Potete anche pubblicarla come nota sulla pagina di Facebook del quotidiano bolognese.



L’evento durerà per una settimana (dal 21 giugno 2011 al 28 giugno 2011) e per farlo girare potete o COPIARE sui vostri blog questo post, oppure taggare l’evento su FACEBOOK con i nomi dei vostri amici.



Su twitter hashtag: #iononcisto



TESTO DELLA MAIL:




Gentile redazione del quotidiano “Il resto del carlino”;



questa lettera fa parte della campagna “Io non ci sto agli stereotipi di genere” ed è stata redatta da blogger e realtà che si occupano di questioni di genere IN RETE.



Le scrivo per domandarle alcune spiegazioni in merito ad una serie di articoli comparsi sulla sua testata dedicati alla recente elezione di Miss Liceo a Bologna.



Un gruppo di ragazze/i qualche settimana prima che avesse luogo l’evento ha mandato a tutti i quotidiani della città una lettera aperta in cui si interrogava sull’opportunità di inserire, in una serata dedicata ai giovani liceali, un concorso di bellezza femminile, con tanto di sponsor e selezione da parte dei rappresentanti d’Istituto.



Un concorso che – tanto per cambiare – promuove la donna solo in quanto portatrice di corpo e bellezza e non per le sue doti intrinseche e specifiche di persona.



Fermo restando la libertà editoriale di ciascuna testata, per la quale avete preferito non pubblicare quella lettera, vi chiediamo per quale motivo avete dato tanto risalto al concorso, corredando i vostri articoli con sondaggi on line per poter votare le vincitrici. (link articolo).



Si tratta di due ragazzine di 15 e 16 anni i cui volti sono rimasti in home page per 3 giorni sotto al titolo “Studentesse modelle”.



Viviamo in un Paese spesso in coda alle classifiche per le pari opportunità, dove le donne balzano agli onori della cronaca solo dopo uno scandalo sessuale che riguarda i nostri politici o quando sono famose per la loro avvenenza o perché vittime di violenza, il più delle volte a motivo sessuale.



Fomentare modelli stereotipati e svilenti di femminile, coinvolgendo anche studentesse minorenni, vi sembra davvero opportuno?



Siete certi che abbia realmente un valore informativo imprescindibile?



Speriamo vivamente che questa lettera non rimanga inevasa come i tanti commenti di pacifico dissenso e per nulla offensivi che avete cancellato a margine del vostro articolo.



Il web è efficace proprio perché di fronte a un lecito dubbio come il nostro voi potete fornire la vostra versione. Il non farlo e ancora di più eliminare le tracce della domanda, getta luci di perplessità su quello che dovrebbe essere il principale obiettivo di un quotidiano serio, ovvero informare i cittadini.



Questa lettera, lo screen shot di alcuni commenti cancellati, la lettera aperta da cui è nata la contestazione e alcuni articoli che riassumono la vicenda li potete trovare qui (link all’articolo su donne pensanti).



Attendiamo una risposta pubblica



Firma


lunedì 20 giugno 2011

Non me ne dispiaccio.


Chi mi conosce o ha letto questo blog, sa che a me Concita De Gregorio piace quanto un temporale mentre sono in spiaggia.

Trovo il suo blog su L'Unità noioso, banale e atrocemente autoreferenziale, come se fosse la sola persona al mondo ad avere dei pensieri.
La sinistra radical chic, poi, ha contribuito alla crescita del suo ego e alla sua pretesa di "anticipare le istanze della società civile", come si
legge nel comunicato congiunto e io proprio  non riesco a capacitarmi di tutti quelli che le urlano brava fino a perdere la voce.

In ogni caso, non voglio entrare nel merito della questione del come e del perché non sarà più direttore 
O meglio, non posso entrarci, perché non so effettivamente come siano andate le cose: non c'ero, semplicemente.
C'è chi dice che Soru abbia cacciato De Gregorio su indicazione di D'Alema in cambio di una nuova candidatura.
C'è chi dice che al PD l'antiberlusconismo esasperato (!!!) de L'Unità stia dando fastidio.
Qualcuno mette in mezzo la P4.

Certo, i modi dell'uscita della De Gregorio puzzano parecchio, ma io non sono decisamente tra quelli che stanno urlando "Concita non si tocca".

Non l'ho mai amata. La trovo una noiosa, pedante, paracula maestrina.

Da lettrice, posso dire che ho smesso di comprare L'Unità quotidianamente da quando lei ne è il direttore.
Trovo che il giornale abbia perso molto col passare del tempo.
Poche inchieste davvero scomode e portate fino in fondo, poca cultura, poca "rabbia", pochi articoli forti sul territorio.
Vi immaginate andarlo a distribuire nelle periferie o fuori dalle fabbriche come negli anni '70? Secondo me la gente ti sputerebbe.

Il formato, poi, parla da sé. E se è vero che l'abito non fa il monaco e che non si giudica un libro dalla copertina, non posso negare che già quel nuovo orrido formato da free press mi aveva lasciata perplessa al primo sguardo. E poi la campagna per il lancio. Una cosa come due milioni e mezzo dati a Toscani per fare la foto a un culo in minigonna. Povero, povero Antonio Gramsci.

E le pagine dedicate alle città?
Scomparse, lasciando -almeno in me- un vuoto.
Insomma, qua c'abbiamo un (ex) picchiatore fascista per sindaco, ci sarebbero tonnellate di cose da scrivere per sputtanarlo in ogni sua uscita e le pagine dedicate alla città vengono eliminate.
I soldi, pare.

Comunque, la cosa che mi ha fatto più rabbia, sono stati i paraculissimi appelli alle donne, dopo avere volutamente ignorato tutto quello che le donne stavano facendo a livello locale e nazionale.
Ok, capisco che non si voglia parlare della realtà dei movimenti, ma lì è stata ignorata l'UDI!
Sul giornale di Gramsci si è arrivati a scrivere che l'UDI s'era sciolta! Al di là del mio personale interesse per l'argomento, la cosa è indicativa di come vanno avanti certe cose, credo. Proprio mentre si portava avanti la Staffetta, su L'Unità correva voce che l'UDI si fosse sciolta.
Insomma, in quel momento faceva comodo parlare di "silenzio delle donne", quindi perché non ignorare ancora una volta il lavoro delle donne in attesa di poterlo sfruttare "meglio"?

E lo scorso Febbraio di nuovo il "silenzio delle donne "e  tutti  quelli che sulle donne hanno  sempre e coscientemente taciuto, che hanno ignorato le battaglie e le iniziative di tanti gruppi di donne,  si sono messi a urlare commossi: "
chebbravaconcita! Si, le donne stanno zitte, andiamo a piazza del Popolo!"

E ora le cose scritte negli ultimi giorni.

Prima "
La verità e il fango": non me ne vado! Dagospia ora che Bisignani sta agli arresti se la prende con noi perché siamo scomodi! Bla bla bla. A noi la verità ad altri il fango!

Dopo pochissimo, il comunicato congiunto; poi la nota su Facebook...

Eddai, queste sono prese per il culo.

E ora mi toccherà spendere un sacco di soldi in dvd, perché già so che quest'inverno sarà ospite fissa in qualche talk show e io in qualche modo devo sopravvivere. Punto molto su Ballarò.

venerdì 17 giugno 2011

Stanno guidando.


Women2Drive


























Le prime donne si sono messe alla guida. Ora sarà tutto un rincorrere le notizie in rete.
Ormai è da giorni che giro col volantino appiccicato su IlPoderoso e che invado caselle di posta e profili facebook altrui per fare pubblicità all'
evento.

Non ci vuole poi molto, da qui, a partecipare in qualche modo.
Stampate il volantino, appiccicatevelo dove meglio credete (sulla macchina, sul motorino, sulla bici, sullo zainetto) e andateci in giro per tutto il giorno. Magari per strada incontrerete qualcuno che come voi guida con le donne saudite.

Noi forse non ci rendiamo conto della portata rivoluzionaria del loro gesto.
Stanno sfidando tutto e tutti perché non si può proibire qualcosa a qualcuno in base al sesso.
E se non siete convinti, o se pensate che sia solo una stronzata, provate a immaginare quanto sareste incazzati se vi venisse vietato di fare qualcosa perché avete i capelli biondi, gli occhi neri, la pelle scura o perché siete donne. Ah, dite che questo vi ricorda qualcosa? Appunto...

Support Women2Drive!


http://www.flickr.com/photos/36722661@N06/page2/


Guardate un po': Repubblica e Unità on line ci dedicano qualche riga.
E sulla pagina dell'evento siamo 3800 e spicci. Le foto sono quasi 200 e continuano ad arrivare.


 

giovedì 16 giugno 2011

Ammissioni imbarazzanti


Ok, è ora di farsi coraggio e affrontare la questione, per quanto spaventosa possa essere: io sono affascinata da Barbie.
Insomma, sono perfettamente conscia della montagna di stereotipi che quella bambola porta con sé, ma allo stesso tempo non riesco a non riempirmi gli occhi di quel rosa troppo acceso e di quel biondo irreale (che mi si dice essere la copia di quello di Marilyn Monroe).
Non posso non invidiare quei capelli lisci, lunghi, sempre in ordine che non sanno cosa siano le doppie punte o i ricci crespi.
E quelle case (plurali) con piscina, il camper, la macchina decappottabile, il cavallo, il cane, il gatto.
E soprattutto quei lavori meravigliosi che cambia di continuo: un giorno è Barbie Dottoressa Veterinaria, un giorno è Dentista, poi Pilota, Giornalista, Rock Star. E ancora  Barbie Tennista, Skater, Chirurgo… ha fatto tutto quello che una ragazzina possa sognare. Credo che non si sia persa niente.
Senza essere mai precaria, senza dover sgomitare col collega uomo, senza sentirsi fare proposte indecenti dal professore per un voto in più.

Stufa di fare la paracadutista? Bene, da domani diventerà scrittrice di successo.
O anche chef, regista, attrice. S'è pure candidata alle presidenziali USA!
E se volesse farebbe contento Brunetta e si metterebbe a scaricare le cassette di frutta ai mercati generali alle cinque del mattino, nonostante una (o più) lauree con master(s) di accompagnamento, evitando così il rischio di entrare a far parte dell’Italia peggiore.

Penso a questa vita fantastica e scintillante e immagino che forse a farmi rapare a zero la maggior parte delle mie Barbie sia stata solo una sorta di invidia precoce o una specie di pre-consapevolezza di quello che sarebbe stata la vita reale: stipendi ridicoli, precariato, lavoro nero, affitti astronomici per buchi periferici.
Non è stato per questo, comunque che a una di loro, dopo aver tolto ogni singolo capello,  ho sciolto le sise con l’accendino: quello non era odio: semplicemente non avevo Ken e mi sono dovuta arrangiare con un po’ di pongo. Io volevo che avessero dei figli e a quei tempi per me la faccenda della fecondazione in vitro era del tutto ignota e non sapevo ancora che una donna avrebbe potuto innamorarsi di un’altra donna e vivere per sempre felice e contenta, avevo pur sempre otto anni.

Mi ricordo comunque che per quanto non ci giocassi così spesso, inventavo delle storie bellissime, che spesso andavano avanti “a puntate”, e lei era sempre una ragazza indipendente, che viveva nella sua casa di tre piani con delle amiche, aveva un bel lavoro e un’intelligenza sopraffina.
A volte avevo dei rigurgiti parecchio truculenti e a Big Jim era riservata  la parte del cattivo (ma cattivo di cattiveria, mica pizza e fichi), ma Barbie con quattro calcioni e qualche pugno lo mandava in ospedale distrutto, perché era la “campionessa del mondo di tutte le arti marziali del mondo”. Come di ogni altro sport, del resto. Forse avevo delle manie di grandezza.
Ah, non avevo manco il cavallo, quindi lei galoppava su un enorme cane o su una tigre di peluche e come macchina chiedeva in prestito il camper ai Puffi, che essendo buoni e soprattutto avendone bisogno molto di rado, erano ben felici di lasciarglielo.

La mia Barbie avrebbe saputo rispondere a Brunetta. Lo avrebbe trattato come faceva con Big Jim quando faceva lo stronzo: prima lo avrebbe umiliato con parole pungenti e sagaci, poi lui le avrebbe messo le mani addosso e lei lo avrebbe distrutto di calci.
Cacchio, mi sa che io c'avevo Barbie Attivista.



Barbie alcoolista a Dublino - 2012-

mercoledì 15 giugno 2011

Massimo Fini è meno della merda


Prima ci chiama razza nemica e decide di evitarci masturbandosi dietro una siepe (Donne, guaio senza soluzione. Marzo 2010), poi dice che lo sfacelo del mondo è colpa nostra, del femminismo, di queste sgualdrine "programmate per partorire" che invece decidono di uscire, di lavorare, di avere una vita e ci consiglia di andare in Afghanistan (Due al prezzo di uno. Giugno 2010). Poi dice di non stare troppo a fare i pignoli,  perché a 17 anni non sei minorenne e se fai sesso vuol dire che un po' sei puttana e quindi hai poco da lamentarti (Non ci concentriamo sulla mutanda. Febbraio 2011) e ora invita gli stupratori di tutto il mondo ad unirsi
Sentivamo davvero la mancanza di un articolo di Fini. Come donna non mi sentivo abbastanza umiliata e insultata da quello che capita ogni giorno nel paese.
Non riesco a capire come facciano a non vergognarsi a pubblicare certa merda.

Secondo Massimo Fini, "La decapitazione di una carriera prestigiosa, il braccialetto al piede come per una scimmia,una guardia all'uscio e sei milioni di dollari mi sembrano un prezzo un po' alto per un pompino, sia pure estorto."

A quest'individuo sfugge una cosa fondamentale: UN POMPINO ESTORTO E' UNO STUPRO!

Ora, io immagino che né a Fini né alla stragrande maggioranza dei redattori del Fatto sia mai capitato di essere vittime del tentativo di estorsione di cui sopra. Deve essere così, perché in caso contrario certa immondizia non verrebbe mai pubblicata.

Adesso sono curiosa di sapere cosa farà
Gomez: una nuova risposta paracula o cosa?

Che schifo.
Massimo Fini, come tutti quelli che negano, sminuiscono, irridono "un pompino sia pure estorto", sono complici di ogni "estorsore".

martedì 14 giugno 2011

Gli stereotipi sono noiosi


Uno dei miei problemi con gli stereotipi di genere è che li trovo -anche- terribilmente noiosi e fuori moda.
Insomma, basta con le bionde che sono sceme, con le sise che ottundono le sinapsi, con le femministe che sono cozze e non fanno sesso, con le donne di potere che "sono peggio degli uomini, molto più stronze e poi chissà a chi l'hanno data per arrivare fin lì".

Ma non vi siete stufati? Sono trent'anni che sento sempre le stesse cose. Basta!

Ormai certi modi di dire, di fare e di pensare sono stati assimilati, al punto che per protestare contro la segretaria del più grande sindacato italiano, non si riesce ad evitare l'accostamento del  suo nome alla richiesta di sesso e noi che siamo state in qualche modo felici di leggere dell'espulsione dei "contestatori" veniamo -come al solito- accusate di non aver colto l'ironia e di essere delle noiose bigotte.
Per la cronaca: non c'è niente di ironico nella continua allusione sessuale, nello svilimento della figura femminile. E non è necessario essere femminista per capirlo. Basta un cervello, un po' di educazione e il rispetto per l'altro.

Prendiamo ad esempio la faccenda DSK, con giornalisti che dicono che le cameriere che protestavano erano "
immolestabili" in quanto cozze. Come se poi bastasse essere un cesso per evitare le molestie... vabbè. E le decine di articoli che cercano di screditare "la cameriera di colore", donna senza nome, cercando di renderci simpatico un presunto stupratore solo perché ricco e potente.
Altro stereotipo: il riccone non ha bisogno di stuprare, lui il sesso può pagarlo. E poi quella ci stava, dove si è mai vista una cameriera che non ci sta? E le donne che protestano lo fanno perché nessuno le guarda mai.

C'è stato un  simpatico giornalista di uno dei quotidiani più venduti, che scrivendo dell'odioso omicidio di una ragazzina, non ha trovato di meglio che insultare un'altra ragazza e tutte quelle che non rispondono ai suoi esigenti canoni estetici e che osano innamorarsi del bello del paese anche se hanno il collo taurino e le "
braccia da camallo".
Gli ho scritto, provando a spiegargli la pericolosità di quel tipo di stereotipo, ma niente, mi ha ignorata.

Ci sono poi decine di uomini che girano per blog e profili facebook per far sapere alle donne quale sia il loro illuminato pensiero sulle questioni che le riguardano. Ed è tutto un commentare, giudicare, "insegnare".
E quindi capita che mentre chiedi alla gente di dare un piccolo segnale di solidarietà alle
donne saudite non riescono a non spiegarti come le donne "non facciano niente per le donne", di come abbiano bisogno di una "donna-feticcio" per protestare, perché altrimenti ne sono incapaci. O che mentre tu chiedi una foto in macchina ti rispondono con un fantastico "forse anche la donna che poche settimane fa si è presa la vita di un bambino di cinque anni, forse anche lei guidava con Malan?" (il nome l'ha scritto male lui, io ho fatto copia&incolla) per poi attaccarti infiniti pipponi pseudoambientalisti che la sola cosa che ti fanno venire in mente è comprare un lanciafiamme e devastare prati e fiori.
O magari quelli che ti vogliono "liberare dai tacchi a spillo altissimi, perché a noi maschietti non piace".
Ancora stereotipi: donne nemiche delle donne, donne incapaci di prendere iniziative politiche, donne che vivono la loro vita per piacere ai "maschietti" (termine peraltro uscito dalla tastiera di uno che potrebbe essere mio padre e quindi mi fa ancora più senso).

Ci sono giornali che ovviamente non leggeresti mai, ma che in giorni come questi, mentre stai ancora festeggiando il referendum non puoi evitare di aprire e che ti
consigliano siti per l'uomo che deve "riprendersi la vita!", che non possono fare a meno di accoglierti con un sedere in primo piano, stereotipizzando stavolta non solo te in quanto donna, ma anche il "maschio", che evidentemente non è altro che un demente che sbava guardando culi&tette.

E poi le pubblicità, i programmi televisivi, i cartelloni che invadono le strade: donne nude, doppi sensi che manco i film di Alvaro Vitali, insulti più o meno velati...

Non vi siete annoiati a morte? Non pensate che sia ora di buttare via questi stereotipi?
Di reagire in qualche modo?
Io non ne posso più e per quel che mi riguarda, continuerò a denunciare tutto questo.

Di formiche e pizzardoni


Ieri in piscina mi sono fermata a parlare con alcune maestre di due asili nido comunali di zona. Non una zona "da ricchi", ma nemmeno una  periferia sperduta nel nulla.


Una di loro mi ha raccontato che qualche giorno fa avevano deciso di portare in giardino i bambini, molti dei quali praticamente ancora non camminano, e di come i questi fossero stati assaliti dalle formiche.

"Lo sai che c'hanno detto al Municipio quando li abbiamo chiamati per la disinfestazione? Che non c'hanno i soldi!"

Resto senza parole quel tanto che basta per ricordarmi (e raccontare alle maestre inviperite) del favoloso
restyling dei pizzardoni: nuovo nome, nuovo stemma, nuove divise, nuovi adesivi sulle vetture e non posso fare a meno di pensare che forse i soldi spesi per la "nuova identità visiva" della municipale avrebbero potuto essere investiti diversamente.


 

Insomma, a Roma Capitale, vanto per tutti noi (?) mancano i soldi per i nidi comunali.
Non che la cosa mi stupisca: è stato pur sempre il SindacoDegliAltri a
dire "È evidente dunque che il comune di Roma non aprirà più asili comunali, ma potenzierà il privato sociale"
Dopo tutto, cosa potevo aspettarmi da uno che decide di delegare ai privati una cosa fondamentale come gli asili nido?



lunedì 13 giugno 2011

Finesettimana


Nina
























Tutti i miei meravigliosi progetti per il fine settimana sono andati affanculo causa "operazioneimmediatanonperdiamotempo" della Cana Nina.

Invece di indossare i miei jeans stile
cugina Daisy, una sobria canotta nera, gli occhiali a cuore rainbow e soprattutto la borsa con la macchina fotografica, mi sono fiondata nella casa paterna per accompagnare il genitore e l'ignara Nina dal veterinario.

Mentre il tipo apriva, asportava, puliva e cucina, mi sono fatta un giro per Trastevere con A., facendo finta di non stare rosicando per la mancata presenza al pride (il terzo che mi perdo dal 2000, maledizione) e dall'operazione dell'adorata pelosa.

Comunque, ritorniamo a operazione finita: Nina è strafatta di anestesia, sbava e si lamenta, ma piano piano riusciamo a farla uscire sulle sue zampe dal'ambulatorio e ci accomodiamo in sala d'aspetto per farla riprendere.
Nonostante i millemila gradi, l'amore che la cana nutre per me (e il terrore, presumo) le fa credere che mettersi in mezzo alle mie gambe sia la cosa più giusta da fare. Quindi mi siedo, la coccolo, le parlo e aspetto.

Una ragazzetta entra di corsa.
E' affannata, rossa in viso, nervosa.
Chiama qualcuno al cellulare: "questo è pazzo, mi sta seguendo! Mi segue dal portone, ora sono dal veterinario... io non so come fare, chiamo i carabinieri".
"Porcazozza!!" penso io.
Intanto A. e mio padre si alzano e in silenzio si mettono davanti alla porta, tipo buttafuori, ma con una massa muscolare decisamente meno adeguata al ruolo.

Dopo qualche secondo arriva un ragazzo tracagnotto, che chiede alla ragazza, ancora parecchio nervosa, di uscire un attimo per parlare.
Lei, in inglese, dice che non vuole parlargli, che la deve lasciare stare.

A. fa la faccia truce e si ferma davanti alla porta, mio padre chiede "qual è  il problema".
Lei mi dice che ha paura, che non vuole uscire e io le dico di restare dentro, di sedersi vicino a me e che avremmo dovuto chiamare la polizia.

Lui: "Esci un attimo, voglio chiarire"
Lei: "I don't wanna talk to you! Go away!"
Lui: "Io ti ho prestato 100 €! Mi devi ridare i 100 € che ti ho dato per comprare i vestiti di Zara!"
Lei: "Tu sei pazzo"
Papà: " Mo' calmati, dice che non vuole parlare, lasciala stare. Vattene, no?"
A:: -sguardo truce-
Io:<porcazozza!> "Stai tranquilla, non devi uscire."
Lui: "Ma le ho dato 100 €!"
Lei: "Go away!"

Si alzano i toni di voce ed esce il veterinario, che nel frattempo ha preso in sala operatoria un volpino che si è rotto la zampa facendo le feste alla padrona.

Vet: "OH! Facciamo silenzio? Io sto operando un cane di là"
E comincia a parlare col tizio, che da qualto ho capito ha un negozio da quelle parti e si conoscono e sembra riuscire a calmarlo.

Il tempo di distrarci un secondo e la ragazza scatta fuori dalla porta e prende un fugone che manco Bolt e scompare dentro Trastevere.

Lui: "Mi devi 100€! Chiamo la polizia!!"

Lei non si vede più, lui torna da dove è venuto, sotto lo sguardo attento di A.


Domenica mattina mi alzo per andare a votare.
Ma poi voglio andare al mare.
Quindi vado a votare con la borsa degli asciugamani.

Io: "scusi, posso lasciare la borsa qui?"

Carabiniere1: "Perché?"
Io: "O_o Perché è troppo ingombrante e dentro faccio casino"
C1: "ma che c'è dentro?"
Io: "la roba del mare"
C1: "Perché?"
Io: "O____o"
Carabiniere2: "certo che la può lasciare"

Mollo la borsa e mi metto in fila, con la solita paranoia pre votazione: e se mi fanno storie per il documento? e se dicono che non posso votare? e se nella cabina trovo qualche scritta o volantino?

Mentre penso ai mille problemi che mi potrebbero capitare e i carabinieri raccontano storie di vita alla rappresentante di lista, si alza una voce solitaria:

Vecchia: "aho, chiameno sempre l'omini e noi stamo ancora in fila. Voteno più donne. Semo più serie."




 

venerdì 10 giugno 2011

Le donne guidano la rivoluzione

Copio e incollo da Europa e rinnovo l'invito a farvi una foto mentre guidate con Manal e le altre.
Il 17 giugno è vicino.





In Arabia Saudita le donne guidano la rivoluzione



Il 17 giugno signore di ogni età si metteranno in auto per rivendicare il diritto alla patente


Sarà il 17 giugno il giorno che i sauditi ricorderanno in futuro come l’inizio della primavera del regno? C’è una parte della popolazione che lo vorrebbe, anche se per il momento i fatti di casa Saud non sembrano andare in questa direzione. Eppure qualcosa si muove, e da tempo. Lo dimostra la campagna “io guido”, organizzata freneticamente sui social network dalle donne saudite che prevede, appunto per il 17 giugno prossimo, una manifestazione di massa unica nel suo genere: giovani e meno giovani si metteranno tutte al volante per rivendicare il diritto delle donne alla guida, ancora negato nel paese. «Le donne mediamente sono molto più coraggiose degli uomini e da tempo stanno dimostrando questo coraggio sfidando i divieti imposti dai vertici sauditi – dice l’attivista Mohammed al Qahtani – non mi sorprenderebbe se avessero un ruolo determinante nella nostra battaglia per le riforme », conclude lasciando intendere che proprio le donne potrebbero essere, come lo sono già state in Tunisia e in Egitto, l’elemento trainante del cambiamento futuro.
Solo qualche tempo fa un cable di Wikileaks, citando fonti statunitensi a Riyadh definiva l’Arabia saudita «la più grande prigione per donne al mondo».
Una definizione del tutto calzante, visto che i divieti al femminile nel più ricco paese del Golfo sono infiniti: vietato uscire di casa o viaggiare senza l’autorizzazione del “guardiano” maschio – sia egli il padre, il marito o il figlio –, vietato recitare in teatro, vietato votare, vietato stare al volante. «Permettere a una donna di guidare significherebbe provocare un miscuglio di generi che metterebbe la donna in serio pericolo, e porterebbe al caos sociale», recita una fatwa (precetto religioso) che risale al 1991. Tanto basta per vietare il rilasciare della patente alle signore, costringendole a mettere mano al portafoglio e pagare un autista quando possibile, e a implorare per un passaggio i maschi della famiglia quando no.
Shaima Osama ha 33 anni e una grave carenza di vitamina D. Ha trascorso la sua vita elemosinando passaggi in automobile per poter arrivare all’ospedale di Jeddah, dove vive, e ricevere la sua iniezione.
Fino al mese scorso. Quando stufa e indispettita per non aver trovato nessuno disposto ad accompagnarla, ha deciso di fare a modo suo. Le mani sul volante, e via. Arrestata sulla strada del ritorno, è stata liberata qualche ora dopo. Prima di lei un’altra signora ultrasettantenne era stata fermata nella città di Bisha, nel sudovest del paese: costretta a rilasciare una dichiarazione in cui ammetteva di aver sbagliato, è stata poi rilasciata. Stessa sorte all’attrice Wajanat Rahabini, fermata in una strada di Jeddah. Sono solo alcuni esempi delle decine di donne che quotidianamente sfidano le autorità e si mettono alla guida, incoraggiate anche dalla campagna nata su Facebook. Molte postano i video che le riprendono mentre guidano sul web, altre vengono arrestate e rilasciate dopo un presunto pentimento.
Come è accaduto alla giovane Manal Sharif, la ventisettenne che ha dato il là al movimento. Arrestata alle tre del mattino del 22 maggio scorso per aver caricato su YouTube il suo filmato, è stata rilasciata ben nove giorni solo dopo una dichiarazione di marcia indietro che ha tutto il sapore della costrizione.
Se Manal il 17 giugno non sarà in strada, le altre donne promettono però battaglia. Una guerra che a dirla tutta è iniziata da tempo – casi sporadici di donne al volante si registrano anche nel passato recente – ma che oggi, con il profumo dei gelsomini e il vento delle piramidi alle porte, assume tutto un nuovo senso per Riyadh. Il significato di un bisogno di cambiamento e di risposte concrete ai problemi atavici del regno: corruzione, disoccupazione, disuguaglianze.
La scelta di fronte a cui si trova il regno saudita lascia poche possibilità: reprimere per l’ennesima volta le rivendicazioni di libertà e giustizia rischiando di arrivare a un punto di non ritorno o allentare la presa, rischiando la dura reazione dei tradizionalisti? Fino ad oggi la posizione dei Saud è stata chiara: temporeggiare così da mantenere lo status quo. Da qui le generose elargizioni economiche (salari più ricchi, concessioni ai meno abbienti, qualche soldo pure alle organizzazioni religiose, che non si sa mai), ma per quando il denaro sarà la risposta sufficiente? «Non c’è nulla di sbagliato nel permettere alle donne di guidare – scriveva la settimana scorsa il direttore del quotidiano Asharq al Awsat – ma la situazione deve essere trattata con cautela». E via con la proposta di un comitato, del resto il regno è pieno di comitati che analizzano e valutano senza mai decidere. Un comitato che potrebbe considerare l’ipotesi «di permettere per ora la guida a donne di una certa età», proseguiva il direttore. Lo stesso schema che si ripete all’infinito: indulgenza e compiacenza. Insomma, sì alle riforme, ma a tempo debito, e per favore senza troppa confusione.
Come è successo con la farsa del voto rosa. Durante le municipali del 2005 le donne non furono escluse per legge ma da presunte «difficoltà amministrative », non c’era stato sufficiente tempo per organizzare seggi separati, si disse. Le prossime consultazioni andranno diversamente, fu quindi promesso.
Le votazioni del 2009 sono state rinviate al prossimo settembre, ma del voto alle donne nessuna traccia. Qualche giorno fa la decisione della Shura che chiede al ministero degli affari municipali di prevedere misure per «includere le donne nelle elezioni locali». «Semplici raccomandazioni generali – si affretta a precisare il portavoce della Shura – niente a che vedere con le elezioni che si svolgeranno quest’anno ».
D’altra parte l’Arabia Saudita sta usando tutte le sue forze per bloccare il vento del cambiamento nell’intero mondo arabo. Lo ha fatto in Bahrein spedendo i suoi uomini con i fucili in braccio, lo sta facendo, con alcune complicazioni, in Yemen. Ci ha provato in Tunisia e con più successo in Marocco e Giordania.
Con l’Egitto sta tentando la carta del compromesso, e potrebbe funzionare. Perché quindi non dovrebbe farlo proprio in casa sua?


venerdì 3 giugno 2011

Io guido con Manal









17 giugno 2011
Tutte in macchina, moto, bus, bici a dire chiaro e forte che Manal e le altre sorelle non sono sole.

Evento
facebook qui.

Si pensava di farci una foto mentre guidiamo la macchina, il motorino o mentre semplicemente saliamo sul bus, magari con un foglio tipo quello dell'immagine qua sopra (l'ho disegnato io, sono impedita, lo so, ma molto volenterosa), postarle sulla pagina dell'evento e poi raccoglierle in un unico album, che si potrebbe girare all'indirizzo mail dell'ambasciata saudita o sulle pagine dei gruppi che supportano le donne saudite alla guida.




Aggiornamento del 07/06/2011

Siamo oltre i 1000 "parteciperò".
Continuano ad arrivare adesioni e foto e diverse donne arabe mi hanno scritto per ringraziarci del supporto.
Sono elettrizzata, felice, emozionata... e non mi basta mai!




mercoledì 1 giugno 2011

Fonti di ispirazione


Avrete letto la storia di Manal Al-Sharif, la donna saudita che ha sfidato tutto mettendosi alla guida di un'automobile. Si, perché una delle cose più normali, in Arabia Saudita, alle donne è vietata.

Lì le donne non possono guidare né prendere i mezzi pubblici: per muoversi devono chiedere un passaggio a qualche parente ovviamente maschio o pagare un autista.

Ecco, oggi mentre guardavo un servizio su di lei, mi sono messa a piangere, perché quello che per noi tutte è scontato, normale, quasi non degno di nota (guidare, studiare, lavorare, decidere chi e se sposarci, vivere da sole, viaggiare) in troppe parti del mondo non è concesso.

Eccolo il mio Femminismo.
E' nato con le Donne che si sono dette che no, non è normale che qualcosa sia impedito a qualcuno per il proprio sesso e ora continua con altre che si pongono la medesima domanda e che come le nostre sorelle più grandi sanno che la prima risposta è agire. Chiedere diritti, ottenerli, lottare senza delegare la lotta a nessuno. Perché niente giustifica le discriminazioni di genere. Non la legge, non la politica, non la religione.

Manal è stata incarcerata e ora "si è pentita" ed io ho i brividi al pensiero dei suoi nove giorni in carcere. Ho i brividi al pensiero di quello che la aspetta, perché il potere non lascia passare niente senza punizione. Perché il suo coraggio non resterà impunito, non lo permetteranno.

E il 17 giugno guiderò con tutte le donne saudite che stanno alzando la testa, che alzano i toni della loro protesta, che non accettano più di essere considerate meno dei maschi solo perché non hanno il pene.