mercoledì 31 agosto 2011

Cronaca di Roma

Ci sono due notizie della cronaca di Roma che oggi non mi danno pace.

La prima riguarda sempre lui, il SindacoDegliAltri.

Dopo aver (ri)detto che la criminalità in crescita a Roma  è sostanzialmente colpa di Romanzo Criminale, sta di continuo minimizzando il problema, che però verrà brillantemente risolto con un "terzo patto" per la sicurezza: molte più guardie.
Già nel 2009 aveva detto che tutta 'sta violenza è un "fenomeno emulativo che porta soggetti criminali a regolare i propri conflitti usando disinvoltamente coltelli e pistole. [...] una delle cause di questa tendenza emulativa quella pericolosa mistificazione culturale che è stata fatta con serie televisive come Romanzo criminale e Il capo dei Capi, dove i protagonisti apparivano più come eroi negativi che come spregevoli criminali". Era già stato abbondantemente sputtanato, ma evidentemente è un suo cavallo di battaglia e proprio non riesce a staccarsene.
Il grosso del problema di Roma, dice, "è relativo alla carenza di organico, le forze di polizia a Roma sono sottoposte a uno sforzo per la questione irrisolta delle scorte e ora anche in vista delle prossime manifestazioni, che fanno preannunciare un autunno 'caldo'". 

Una frase buttata lì come se niente fosse, ma che ci lascia immaginare quali saranno i metodi usati dal Comune per reprimere ogni dissenso.

L'autunno "caldo", caro SindacoDegliAltri lo avete voluto voi, l'ha voluto il tuo governo, lo vuole ogni giorno ed è inutile che vai a fare la manifestazioni con gli altri sindaci e minacci di portare disabili e poveracci davanti al Parlamento perché la manovra è uno schifo.
Sei tu che mangi con certa gente, sei colpevole quanto loro.
E una bella conferma alle mie paure sulla repressione viene dalle parole di Mantovano, sottosegretario agli Interni: "Siamo molto preoccupati per le manifestazioni che si svolgeranno nella capitale nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Il diritto a manifestare è nella Costituzione, in cui però è specificato che va esercitato pacificamente. L'esperienza degli ultimi mesi è fonte di preoccupazione". Il sottosegretario, facendo riferimento in particolare ai due cortei previsti il 6 settembre a Roma, giorno in cui la Cgil ha proclamato lo sciopero generale, ha aggiunto: "Facciamo un appello alle parti sociali perchè evitino derive violente".
Paura eh? Siete talmente abituati ad affamarci come meglio vi piace che vi terrorizza l'idea che qualcuno possa svegliarsi.
Come se poi la CGIL fosse un covo di terroristi...

Fantastico, quelli che hanno fatto una campagna elettorale zozzissima basata sulla sicurezza ora non sanno cosa fare e danno la colpa ai cortei.

E non è mica la prima volta. Vi ricordate il "Vademecum" per noi signorine?
Cito: Quartieri grandi come città, moltitudini di persone e di auto che si spostano ogni giorno, manifestazioni e cortei che raccolgono persone da tutta Italia, milioni di turisti che affollano il centro della città, immigrati di razze diverse in cerca di una casa o di un lavoro che si riversano nelle periferie (pagina 4)

Rispondendo alle affermazioni del SindacoDegliAltri e di Mantovano, Smeriglio, assessore provinciale al Lavoro, dice una cosa che mi porta dritta alla seconda notizia: "I problemi sono altri, come la mancanza di socializzazione nei comuni di prima fascia e nelle periferie".

Periferie.
Essendo io vissuta a Corviale a cavallo tra gli anni '80 e '90, un paio di cose sulla periferia-ghetto-dormitorio le so. 
Uno dei problemi più grossi di certi quartieri è davvero ciò che dice Smeriglio: mancanza di socializzazione. Magari lavorare su quello potrebbe essere un buon punto di partenza, no?
Proprio davanti a Corviale c'è una biblioteca comunale bellissima, nuova, efficiente.
Ecco, farne una in ogni quartiere mi pare una buona idea. Magari con dei progetti culturali, teatro, sport, musica.
Fare uscire i giovani dal quartiere, fargli capire che Roma è altro e che soprattutto è anche loro, dargli risorse e possibilità.
Anche questo è "socializzazione".
Ma no, è molto più facile lasciare che la periferia marcisca: almeno resta confinata in un punto ben delimitato e non va a sporcare il centro.
E proprio nell'ottica della socializzazione e delle strutture nelle periferie romane, ecco la seconda notizia: proprio a Corviale e a Magliana, gli asili non possono garantire il tempo pieno, quindi i genitori tireranno fuori di tasca loro quaranta euro al mese per poter avere ciò che gli spetta di diritto.
Ma non dovrei stupirmi: fu proprio il SindacoDegliAltri a dire che non si sarebbero più costruiti asili nido comunali, no?
Costano troppo, aveva detto.
Alla faccia delle famiglie che il tempo pieno lo scelgono per necessità e non perché non hanno voglia di stare coi propri figli.

Come non si vergogni questo tizio di guardarsi allo specchio resta per me un insondabile mistero.





Miss Italia

Allora, la notizona, rilanciata su tutti i quotidiani nazionali manco fosse la scoperta di una cura definitiva per il cancro è che a Miss Italia ci saranno le taglie 44, come nel mondo reale.

Non posso non chiedermi se sia una presa di coscienza della realtà o una mossa di marketing puro e geniale.
Mi interessa ben poco, comunque.

La cosa divertente è il meraviglioso decalogo della nuova miss, che si chiama "decalogo" anche se i punti sono undici, scritto dalla patron (m'ha sempre fatto ridere "patròndimissitalia", non so perché) Patrizia Mirigliani.

1)     Una ‘ragazza di Miss Italia’ non può non leggere almeno un quotidiano ogni giorno per essere informata sulla politica e sul costume, e non solo sui pettegolezzi.
Chissà se faranno una specie di test, dove le ragazze più ignoranti verranno umiliate tra le risatine e le battute acide della "giuria": "ahahahah! Ma dai! Come fai a non saperlo? Ma sono sicuro che se ti chiedessi il nome della nuova fidanzata del tronista Cippiricchio mi sapresti rispondere, vero? [risatina isterica della miss messa in mezzo] Sei proprio una vera bionda! [risate corali di pubblico, concorrenti e giuria, carrellata sulle bionde in concorso, possibilmente anche delle loro tette]


2)     Ogni ragazza, per diventare donna, deve leggere almeno tre libri l’anno: li sceglie accuratamente e si crea così un piccolo, ma importante bagaglio culturale. La scelta può iniziare con ‘Madame Bovary’ di Flaubert, ‘Anna Karenina’ di Tolstoj,  ‘Orgoglio e pregiudizio’ di Austen, e anche ‘Acciaio’, il successo di un’autrice giovane e contemporanea, Silvia Avallone.
Tranne Avallone, ho letto tutto, ora si che mi sento un po' più donna. Certo, una simile raccomandazione starebbe meglio, appunto, tra le pagine di Anna Karenina: fa tanto giovane-di-buona-famiglia-ottocentesca-in-cerca-di-marito. E comunque è scandaloso non aver messo in elenco "Cime Tempestose".


3)     No al piercing a vista (su labbra, naso, orecchi)
4 per lobo, uno al naso. Ma mi sono fermata subito perché ho il terrore degli aghi. I tatuaggi possono esserci? No, perché secondo me un bel tatuaggio sull'inguine, con annesse battutine stile Alvaro Vitali del tipo "e a chi lo fai vedereeeehhh? Mmmmhhhh! Chissà come gli piace!" fa schizzare sicuramente lo share.


4)     No a rifacimenti fisici troppo vistosi e visibili. Il Concorso non compie controlli per accertare se una miss ha parti del corpo “rifatte”, ma interviene se le modifiche sono evidenti.
Mercato di bestiame: "aho, controllame quella, che me pare troppo vistosa"


5)     No alle lenti a contatto colorate.
Perché? Ma il no è per il concorso o in generale? Che poi io non le porto perché mi fanno impressione, ma non posso escludere che un giorno vorrò uno sguardo rosa fucsia.
Forse potrei essere una "ragazza di Miss Italia"


6)     No al costume da bagno eccessivamente sgambato. Il costume deve far risaltare la femminilità della donna senza renderla volgare.
E il topless? Aho, a me piace l'abbronzatura integrale, non sopporto i segni bianchi, mi fanno senso. 

7)     No all’uso indiscriminato del cellulare e degli SMS.
Definite "indiscriminato". A casa mia posso fare come mi pare o perdo automaticamente lo status di "ragazza di miss Italia"?


8)     No alle unghie ricostruite e allungate.
Figurati, io le mangiucchio. Chissà se si può fare.


9)     No a tutte le cose “troppo”:  troppo scollate, troppo corte, troppo larghe, troppo decorate, troppo colorate, troppo eccentriche.
Eh, si sa, il troppo stroppia.


10) I tacchi vanno indossati solo se il contesto lo permette e se si è certi di mantenere un’andatura elegante per tutto il tempo.
Si nun ce sei bona, mettite le ballerine! E basta col tacco dodici in ufficio, non è chic!


11) Si tenga bene a mente che saltare i pasti non è un buon esercizio! La fame fa ingrassare e il digiuno è pericoloso.
 Burp! (Ok, questa è la sola cosa sensata)

Buona visione.

martedì 30 agosto 2011

Buone notizie (?)

Torno dalle vacanze e lavoro ce n'è poco, quindi perdo tempo su internet.
Tra le mie letture preferite,ovviamente, Pontifex: lì trovo sempre qualcosa che mi aiuta a sfogare la rabbia.
Di solito non manca mai un articolo che spiega come lo stupro sia colpa della puttanella che se l'è cercata e l'omosessualità una malattia che viene dritta dritta da Satana.

Comunque, navigo un paio di giorni, ma niente: solo pallosissime storie dei santi e trascrizioni più o meno fedeli degli ultimi Angelus.

Poi oggi un'amica mi manda questo messaggio:
http://mazzetta.splinder.com/post/25387842/il-direttore-di-pontifex-arrestato-per-stalking
Lo sapevi? Una bruona giornata!! Bacio!
Corro al link e ho la stessa reazione che state avendo voi.

Ora, io non lo so se quel B.V. quarantaseienne barese arrestato è proprio lui, ma se fate un giro in rete è pieno di articoli in merito. 
So solo che manca è la sua smentita.
Anche l'UAAR rimanda al post di Mazzetta.

Questa notiziona fa il paio con quella del senatore portoricano ipermacho, il vero uomo, quello che i gay li schifa, che si scaglia contro le loro schifose unioni contronatura e che pare sia stato beccato su un sito di incontri per gay mezzo nudo o qualcosa del genere.

Dante. Questo è Dante. 
Quando a scuola ci sbomballavano con la faccenda del contrappasso, non ci saremmo mai aspettati di vederla con tanta chiarezza.



lunedì 29 agosto 2011

Trasloco

E' tutto un traslocare. 
A fatica mi sto trasferendo da A. Fatica perché sono pigrissima e dopo il lavoro l'ultima cosa che voglio è tornare a casa a fare scatoloni. E anche perché non riesco a rinunciare al mare (sì, è dello stesso colore dell'acqua zozza delle olive, ma lo chiamiamo mare) nel finesettimana.
In ogni caso, andiamo avanti e ieri ho sconfitto l'armadio. O per lo meno, per ora la roba non sta esplodendo.

E poi trasloco qui, abbandonando Splinder, che nonostante qualche incomprensione, mi ha ospitata per anni e che per quanto possa sembrare assurdo, m'ha dato delle gioie.

Sto passando un periodo allucinante, ma reggo botta, anche grazie ad A, che mi sta vicino e non mi opprime con domande cui non ho voglia di stare a rispondere; grazie alla mia Amica ritrovata, che mi basta guardarla in faccia per stare un po' meglio; grazie alla Cuggia, che è la sola cosa buona di cinque anni buttati a lavorare in un postaccio.

Passerà pure 'sto momentaccio. 
Intanto, oggi ho deciso che mi lamento: cazzo, me lo merito.




venerdì 26 agosto 2011

Indignazione modaiola a comando


Il bello dei social network è che ci permettono di capire come funzionano tante cose.

Già la faccenda di Lettera Viola e TG1 mi aveva fatto capire un po' di più quello che dice un amico: "è il limite del social network: troppo di pancia e di catena".

Spesso è un'ottima cosa, ma altre volte mi fa venire una gran rabbia.

Due notizie stanno spopolando in questi ultimi giorni:

L'arcivescovo di
Granada che dice che se una donna abortisce poi non c'è tanto da piangere se uno la stupra (idea peraltro tipica di certi begli ambientini cattolici) e l'arcivescovo di Recife, che ha scomunicato i medici che hanno fatto abortire una bambina stuprata e messa incinta dal patrigno.

Ora, entrambe le notizie hanno già qualche anno e come spesso accade, al momento della loro diffusione hanno interessato solo chi si indigna per certo schifo ogni singolo giorno, lasciando più o meno indifferenti gli altri, che anzi a volte mi hanno detto "be', ma cosa ti aspetti, quello è il loro lavoro. Loro devono dire così." Manco rischiassero la morte se facessero il contrario.

Per dire, dell'aborto della bambina,
Femminismo-a-Sud aveva scritto il 6 marzo 2009, ben prima che la crisi economica rendesse gli italiani improvvisamente degli anticlericali; io stessa avevo parlato della notizia qualche mese dopo.

Adesso che su facebook c'è un gruppo che invita il Vaticano a pagarci la manovra finanziaria (che peraltro non si limita alle battute, ma spesso posta cose parecchio interessanti), odiare la Chiesa non è più solo per noi atei e senza dio.
Ora è una moda.

Ma quelli che ora si indignano e vomitano odio, dove stavano nel 2009, quando questi due vomitavano il loro schifo?
E nel 2005, quando il governo aveva deciso che la Chiesa non avrebbe più dovuto pagare l'ICI?
O negli ultimi decenni, quando la Chiesa ha boicottato il referendum sulla Legge 40, quando ha attaccato la 194 e la RU486?
Dove quando il papa in Africa diceva che i profilattici non servono a niente mentre la gente gli moriva davanti?

Io non ne posso più delle indignazioni a comando, della moda. Davvero, non ne posso più. Mi fa tanta rabbia quanta la merda che vedo.

mercoledì 24 agosto 2011

Attenzione.


Leggo di sfuggita un post su Facebook a firma Lettera Viola: "Grazie Berlusconi, TG1 si inventa la traduzione del ribelle libico, ma viene sgamato", con il video in questione, in cui si vede un uomo che bacia una bandiera USA e ringrazia Obama e Sarkozy. Il nome "Berlusconi", in effetti non c'è.

TG1

Ovviamente tutti ci incazziamo e cominciamo a postarlo a nostra volta.

Poi vado su Repubblica, che linka la replica del
TG1 e purtroppo sono costretta a fare mea culpa: nel video integrale quel nome c'è eccome ("Perluskani", ma si capisce di chi parla).

Non ho verificato. Mi sono fermata a quello che mi hanno fatto vedere. Ho fatto quello che di solito critico negli altri.

Ecco, questo non deve succedere perché mentre io e Arianna ci scriviamo mille commenti e io intaso le bacheche altrui col video originale, Minzolini gode come un riccio, perché la prossima volta che diremo quanto è servo e falso, lui avrà in mano qualcosa di reale per dirci che siamo in malafede, mossi dall'odio e bla bla bla.

Anche Lettera Viola aggiusta il tiro e ora l'articolo ha un punto interrogativo che prima era assente, ma questo deve servirci da lezione.

E' nostro dovere attaccare i servi e i loro padroni, ma nel farlo, dobbiamo essere certi di essere assolutamente inattaccabili.

Ah, comunque il TG1 è feccia.

Piccoli assassini crescono


Giorni fa un ragazzino di dodici anni ha sfregiato la fidanzatina di undici colpevole di averlo lasciato (qui la notizia).



Non possiamo non chiederci in quale ambiente stia crescendo quel ragazzino.


Non voglio insinuare che abbia imparato da suo padre a picchiare le donne, ma è evidente che da qualcuno ha imparato che una donna non può scegliere di lasciarti.

Una donna non può decidere della sua vita.
Una donna che decide di scegliere può essere picchiata, sfregiata, stuprata, uccisa.

Le
cronache sono piene di notizie come queste, anche se di solito riguardano degli adulti.
Di solito perché ormai non è raro leggere di ragazzini che stuprano loro coetanee, magari in branco, magari fino ad ammazzarle.

E i media lo chiamano delitto passionale, dramma della gelosia, raptus, esasperazione.



Si cerca una giustificazione: lei lo aveva lasciato, lei lo tradiva, lei lo soffocava, lei voleva andare via, lei pretendeva troppo.
Lei, lei, lei.
Lei viene picchiata, sfregiata, stuprata e uccisa perché lei voleva qualcosa.



E si minimizza, si nasconde, si cercano alibi, si urla al mostro.


Ma i mostri siete voi, che non vedete niente di male se un catalogo di biancheria intima ti dice che "il mio corpo è la tua casa", se una crema per il viso per uomini insegna che "l'importante è buttarla dentro", se un giornale di moda sfrutta fino alla pornografia il corpo delle bambine.

Se un dodicenne pensa che la risposta alla ragazzina che lo lascia possa essere un viso sfregiato, allora forse è il caso di levarsi i paraocchi e di capire che c'è bisogno di un altro tipo di educazione, di un nuovo tipo di comunicazione.

martedì 23 agosto 2011

Ave Mary è un boh.


Non sapendo io scrivere recensioni, vi rimando a quella di Alessandra Pigliaru, che invece lo sa fare benissimo)


Ho appena finito di leggere "Ave Mary", di Michela Murgia.

Se qualcuno mi chiedesse a bruciapelo se mi è piaciuto, la mia risposta sarebbe "boh".
Non può essere un pieno "no", perché ho assaporato ogni parola sulla rimozione della morte della donna -cosa su cui non mi era mai capitato di riflettere, ma che una volta intuita non ho potuto fare a meno di vedere ovunque-, ma ancora meno può essere un "sì", perché la mia sensazione è che il libro sia un'introduzione.

Una volta girata l'ultima pagina ho sentito la mancanza di qualcosa.
La sensazione per me è quella di un non finito.
L'ultimo capitolo, Finché morte non vi separi, per me non è conclusivo.
Ha lanciato una specie di bomba, ma poi l'ha lasciata lì, senza trarne alcuna conseguenza.
In questo finale per me troppo brusco, ho visto una specie di "paura di dire". Come se non fosse stata capace di mettere un bel punto. Insomma, non puoi dirmi che col matrimonio la Chiesa cattolica mi vuole schiava e non andare oltre.

Che poi non è nemmeno quello: io non ho più bisogno di sentirmi dire "ci vogliono schiave, ma possiamo liberarci", perché io sono già libera, perché -come mi ha scritto Alessandra- noi, per dire, siamo già libere e liberate e partiamo da noi.

O magari sono solo un po' delusa, perché forse, come ha commentato un'amica,"io con le sue conoscenze ci sarei andata giù pesante, ma forse non è né nel suo stile né nel suo interesse".

E va benissimo così, sia chiaro. Sono solo un po' delusa.

 

lunedì 22 agosto 2011

Rivoluzione si, ma occhio alla vetrina.


Trovo molto divertente leggere i focosi e continui appelli alla rivolta su faccialibro.
Soprattutto quando vengono dalle stesse persone che si indignano per qualche vetrina spaccata durante un corteo.
 "Eh, quelli sono dei barbari, signora mia! Ah, il pugno di ferro ci vuole per quei criminali!"

Me li immagino, quelli che implorano di fare "come la Libia" o "come a Londra" quando arriveranno le bombe della Nato, quando ci saranno rappresaglie e arresti, quando non si potrà più andare a fare shopping, quando ci sarà il coprifuoco, quando ci saranno i morti ammazzati per le strade.

La cosa più divertente è che i più fomentati sembrano essere quelli che fino a ieri hanno votato gentaccia come Berlusconi "per protesta contro la sinistra", quelli che mi dicono che continuando a parlare male del piddì si rende Berlusconi sempre più forte ed è colpa di quei ragazzi che sfasciano le vetrine o tirano i sassi alla polizia, che è quindi costretta a rispondere con lacrimogeni e manganelli, se poi la gente non va più in piazza a protestare e non ascolta le ragioni  dei movimenti e Berlusconi vince sempre le elezioni.

Ma forse questa è solo un'altra caratteristica del Popolo Italiano, lo stesso che improvvisamente -su facebook-  si rende conto che il Vaticano non paga l'Ici e manco le bollette, come se fosse la novità dell'anno.

E mi chiedo se davvero le elezioni anticipate siano una strada da percorrere: non mi fido poi così tanto dei miei conterranei.

venerdì 19 agosto 2011

Di tagli e statue.


La meravigliosa manovra del governo contro la crisi peserà soprattutto su di noi.

E per "noi" intendo i lavoratori dipendenti, quelli che le tasse le pagano sempre tutte, perché lo Stato se le prende direttamente dalla busta paga e perché c'è qualcun altro che invece non le paga, nonostante le pubblicità progresso di un governo che "combatte" l'evasione a suon di condoni. E soprattutto perché è giusto così e in un mondo ideale ognuno pagherebbe secondo quanto ha e quanto può e non in base a quanto rubano gli altri.

La pagheranno i lavoratori tutti, che si vedono davanti lo spettro della "Facilità di licenziare", come la chiama Tremonti. La morte, di fatto. Perché senza lavoro non ci sono soldi e senza i soldi non si mangia e senza mangiare non si campa e perché lavorare è un diritto sancito dalla nostra Costituzione: L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.

La pagheremo noi donne, che ci vedremo alzare l'età pensionabile senza alcuna "controparte", che consisterebbe in quel minimo di servizi che uno stato civile dovrebbe garantire a tutti.
Andremo in pensione più tardi e dovremo comunque continuare a badare alla prole, agli anziani, alla casa e via discorrendo. Certo, gli uomini devono fare, e in molti fanno, la loro parte, ma diciamo che in Italia certe cose continuano ad essere considerate cose di donne, come ci ha ampiamente insegnato il caso delle lavoratrici
MaVib

La pagheremo noi giovani (sì, fanculo, ho superato i trenta, ma sono ggiovane lo stesso), che non vedremo mai la pensione, che continueremo ad affogare nel precariato e nel lavoro nero.
Qualcuno se ne andrà altrove, altri, come me, resteranno qui, mettendo da parte i sogni di gloria per un lavoro che possa permettere una vita decente e che però non era quello che sognavi, quello per cui hai studiato.

La pagheranno le famiglie, che si vedranno tagliare le mense negli asili e i ragazzi con handicap, cui si continuano a togliere le ore di sostegno nelle scuole pubbliche.
Già adesso un municipio romano fa sapere che "entro metà ottobre il municipio X non potrà più far fronte al sostegno per i bambini disabili della scuola dell'obbligo, così come di assicurare i pasti ai bambini dei nidi del territorio: in pratica, 287 alunni e alunne con handicap lasciati a se stessi e mille piccini dei nidi digiuni "

A Roma si parla di "paralisi dei servizi sociali".

"Chiusi alcuni centri anziani diurni. Bloccato il servizio di trasporto a chiamata per i disabili e lo scuolabus a piedi per i più piccoli. Stop ai centri estivi per i bambini come alle gite per gli over 70." (da
Repubblica on line)

Dove andranno quei vecchi? E i bambini? Non tutti possono permettersi tate e badanti.

Quindi ecco già le prime vittime: le madri di quei bambini, le figlie di quei vecchi.
E non raccontiamoci balle: quanti uomini conoscete che hanno lasciato il lavoro per dedicarsi alla famiglia? Ben pochi.
Tante, troppe sono invece le donne che lasciano il lavoro per restare in casa.
Sia chiaro, non contesto la scelta di farlo, io contesto che sia sempre una scelta.
Siamo talmente intrisi di una cultura che vede nel maschio quello che "porta il pane in tavola" che nemmeno riusciamo ad immaginare il contrario.
Insomma, invece di pagare una baby sitter o una badante è molto meglio risparmiare restando a casa, no?
Una bella mossa per lo stato e per le aziende: lo stato non dovrà spendere soldi per i servizi sociali e un'azienda non dovrà farsi carico, magari, di una maternità o di un part time.

E mentre qui si continua a parlare di servizi essenziali che scompaiono, mentre la sanità sta andando a rotoli, il lavoro manca e la scuola è continuamente sotto attacco, quelli che stanno in Campidoglio, tanto al governo quanto all'opposizione, litigano su cosa fare dell'orrida
statua del papa.
Come se Roma non avesse altre priorità.
Come se non fossimo abbastanza nella merda per cominciare a cercare un modo per uscirne, che magari non preveda l'abolizione del 25 aprile, del 1 maggio e del 2 giugno, la facoltà di cacciare i lavoratori a calci in culo da un giorno all'altro e di chiudere in casa le donne.

martedì 9 agosto 2011

Come ti chiami?


Visto che il mio Anonimo mi ha (elegantemente, tocca dargliene atto) dato dell'imbecille perché credo che l'omosessualità non sia una malattia da curare, mi sa che dovrei spiegare l'origine del nick.

Allora, io in realtà per gli amici sono Lola.
Nel vecchio blog il nick era facilmente riconoscibile, ma quando ho dovuto chiuderlo, ho optato per l'anonimato totale.
Mi serviva un nome scemo e non riconducibile alla mia persona.

Da poco mio padre mi aveva regalato il portatile, che avevo chiamato Arguzio.
"Arguzio" e "Arguzia" sono i nomi che di solito uso per nominare gli oggetti tecnologici o le persone un po' torde, quelle che fanno battute di spirito imbecilli e roba simile. Diciamo che se poteste sentirmi pronunciare il nome la faccenda risulterebbe più comprensibile.
Comunque, visto che scrivevo su Arguzio, pc (allora) nuovo e troppo tecnologico per me, ho deciso di prendere in prestito il suo nome.

Certo, sapevo già allora che nella lingua italiana il termine ha ben altro significato, ma sul momento non me ne sono curata. Diciamo che l'ironia sottesa mi pareva piuttosto chiara. In effetti dovrei smetterla di dare le cose per scontate.

Solo oggi e grazie all'Anonimo ho capito che al contrario il tutto è parecchio fraintendibile e potrei sembrare una che si sente un gran genio.
Per carità, nulla di più lontano da me!

"E' strano che ti fai chiamare Arguzia, in un certo senso inganni, a un primo impatto potresti sembrare una persona intelligente!
Poi moderi il nick, mostrando nella foto dove ce l'hai l'arguzia.
Pregherò affinchè ti converta e ritrovi il senno, pecorella smarrita.
"

Cacchio, io non volevo ingannare nessuno! E poi la faccenda dei pedalini a righe e delle ciabattone rosa di ciniglia è un puro caso: sono una maniaca dei pedalini e ho sempre i piedi freddi e quelle ciabattone rosa mi hanno risolto l'inverno.

Che macello.
Meno male che l'Anonimo prega per me.
Amen.