venerdì 30 settembre 2011

Tre anni

01 settembre 2008- vedo la casetta e mi innamoro
05 settembre 2008- ho le chiavi e questa diventa CasaMia
07 settembre 2008- la prima notte! Birra e Roma Città Aperta
30 settembre 2011- rendo le chiavi e però sarà sempre CasaMia



Postazione dello Svacco

Natale 2008

mercoledì 28 settembre 2011

Storia recente

Sto leggendo "a carte scoperte" della mia amica Milena Carone.
Mi piace soprattutto leggermelo in pausa pranzo, sul prato dietro l'ufficio.

 Vabbè, oggi sono arrivata al 2008 e si parla di  quanto accadde a una donna ricoverata al Policlinico di Napoli. Era febbraio e io avevo un vecchio blog che ormai è stato chiuso, ma che conserva la mia vita dal 7 novembre 2007 al 20 giugno 2008.

Io quel giorno di febbraio me lo ricordo bene e allora volevo dire a mac che quel san Valentino in marcia l'ho fatto anche io.







martedì, 12 febbraio 2008
Intimidazioni
Leggo sul Corriere che c’è stata un’irruzione della polizia al Policlinico di Napoli per presunto «feticidio».
Si trattava in realtà di «un aborto terapeutico alla quarta settimana, regolarmente effettuato nel rispetto della legge 194 e della salute della donna che ha subìto l'intervento».
L'Unione delle Donne in Italia afferma: «Nel reparto di interruzioni volontarie di gravidanza, nella serata dell'11 febbraio, alcuni agenti del Commissariato Arenella hanno fatto irruzione, senza alcun mandato, motivando di aver notizia di reato di 'feticidio' […] si trattava di un aborto terapeutico alla IV settimana, regolarmente effettuato nel rispetto della legge 194 e della salute della donna che ha subìto l'intervento, e che ha espulso, peraltro, un feto morto».
I medici, «di fronte ad un inedito agire della forza pubblica, hanno tutelato la donna, ma non hanno potuto evitare il sequestro del materiale abortivo e della fotocopia della cartella (anonima) della paziente. Gli agenti hanno intimidito la vicina di letto della donna esortandola a testimoniare in quel momento, altrimenti sarebbe stata chiamata a farlo davanti ad un giudice».
L'associazione denuncia «il clima che sta montando contro le donne, nel nostro paese e nel caso specifico in Campania, che genera procedure ai limiti della legittimità, ma soprattutto contrarie ad ogni buon senso. La libertà femminile ha reso inevitabile l'agonia del patriarcato che, ottenebrato, mostra la sua faccia feroce, contrapponendosi alle donne con l'intimidazione».
Il direttore generale del Policlinico, Giovanni Canfora, ha avviato un'indagine interna. Il primario del reparto e direttore del Dipartimento di Ostetricia, prof. Carmine Nappi, ha scritto per la direzione una relazione sulle modalità di svolgimento dell'aborto. «Si è trattato di un aborto praticato nel secondo trimestre, alla ventunesima settimana di gravidanza, che è previsto dall'articolo 6 della legge 194/78, eseguito con un' iniezione di prostaglandine […] Il feto presentava un' alterazione cromosomica. Se la gravidanza fosse stata portata a termine ci sarebbe stato il 40% di possibilità di un deficit mentale. La donna ha presentato un certificato psichiatrico della stessa struttura universitaria sul rischio di 'grave danno alla salute psichica', che ha autorizzato l'intervento». Per la cronaca, Nappi è un obiettore.
Comincia la crociata. Tocca stare attenti, perché qui si mette male.
Spero che la sinistra e quello che ne resta non tacerà davanti ad un episodio tanto grave.


15 febbraio 2008
Le Streghe
Tremate, tremate, le streghe son tornate!
No, non è un anacronismo. Ieri davvero le "streghe", le donne che vogliono decidere sono tornate.
È stata una bella manifestazione.
Non credevo che saremmo state così tante. 5000 o 4000, non conta. Tutto è partito dalle donne, con gli sms e i passaparola.
Sono arrivata davanti al Ministero e lì c’erano ad aspettarmi Mamma e le Zie.
Il sit-in è diventato subito un blocco stradale, anche perché la piazzetta davanti al Ministero non ci poteva contenere tutte.
E quindi corteo.
Si voleva andare al Fatebenefratelli, ma eravamo troppe.
Siamo andate oltre, fino al Ministero di Grazia e Giustizia, dove ci hanno fermate per un po’. Ma non ci siamo disperse.
Ma alla fine siamo andate avanti, ci hanno lasciate passare e siamo arrivate a Largo Argentina.
Lì ci siamo fermate di nuovo, a gridare ancora.
Un po’ di tensione con la polizia che ci spingeva indietro, una manifestante è stata fermata.
Ma è stato bello vedere tante donne di età diverse che non sono arretrate davanti ai celerini coi caschi. E poi “le donne non si toccano neanche con un fiore!!”
Non ci siamo disperse. Abbiamo gridato “vergogna” e “giù le mani dal corpo delle donne”, con le mani alzate.
Mia ZiaA voleva andare dai celerini a dire “potremmo essere le vostre madri, fateci passare”, ma per fortuna si è limitata ad alzare il suo cartello “SCELGONO LE DONNE” e a gridare "vergogna".
Molte avevano un cartello con scritto “Silvana siamo tutte con te”.

C’erano donne che 30 anni fa urlavano gli stessi slogan e li urlavano per tutte noi. C’erano ragazze della mia età, che nel 1978 non erano nemmeno nate. Ma eravamo tutte lì a difendere il nostro diritto di scegliere e vivere la nostra vita senza costrizioni. E c'erano anche un sacco di uomini, con o senza compagne.

Una signora mi ha cazziato perché ho urlato "Ferrara ciccione", ma non importa.
Zia R ha urlato "l'utero è mio e lo gestisco io" e tre donne hanno gridato con lei, finché una loro amica ha risposto "non ci provare: Stai in menopausa!"
La risposta più bella agli attacchi di Ferrara e della chiesa sono state proprio le nostre risate.

Non ci fermiamo.
"L'unica lotta che si perde è quella che si abbandona."
Sono le parole che Massimo Carlotto fa pronunciare a Hebe de Bonafini ne "Le Irregolari". Sono le parole dure di una madre di plaza de Mayo, ma credo che siano adatte ad ogni lotta giusta.

Mi è arrivata una mail con preghiera di diffondere.
Io difendo e diffondo. Voi firmate e fate firmare.
http://www.firmiamo.it/liberadonna

 Avevo questa borsa qui, con i nomi della Amiche non erano potute venire con me

Cronistoria acida di donne e motori.

Ne ho già parlato parecchie altre volte: lo scorso 17 giugno le donne saudite hanno guidato le loro automobili sfidando un divieto assurdo.
Prima di quel giorno c'erano state altre donne che si erano messe al volante, la più "famosa", almeno da noi, è Manal Alsharif, che per l'orrido crimine ha passato un paio di notti in galera.

L'attenzione mediatica in quei giorni è stata altissima, noi su facebook avevamo lanciato un piccolo evento di solidarietà, che venne addirittura ripreso da alcuni quotidiani on line e dal TG3.

Quell'evento aveva raggiunto in pochissimo tempo 4688 adesioni e ci siamo scattate una cosa come trecento fotografie con un foglio che diceva Io Guido Con Manal!
Tutti molto felici, yeah, che fico yuppi du.

Poi a luglio è stata arrestata un'altra donna, sempre per aver guidato, ma nonostante la gravità della cosa, l'attenzione era palesemente scemata, e poi  in fondo era il 21 luglio ed eravamo in vacanza. 

Noi, forse, ma non i giornali, che non hanno creduto che questa storia meritasse lo stesso risalto dato a quanto accaduto a Manal qualche tempo prima.

Come se in fondo avessimo già fatto il nostro e continuare a denunciare una palese violazione dei diritti più elementari non avesse poi un gran senso.

Nel frattempo, dall'evento è nata una pagina: Io Guido con Manal - I drive with Manal e proprio lei in persona s'è fatta una foto col nostro logo per dirci grazie.

Ho continuato a seguire le vicende di Women2Drive attraverso il blog Saudi Women Driving, e ho notato un calo impressionante di interesse da parte dei nostri media e soprattutto da parte di quelle 4688 persone che avevano risposto entusiaste all'appello di giugno. 

Delle donne saudite si parlava poco e niente, non c'era più un evento cui allacciarsi, quindi non c'era più voglia di sapere cosa stesse succedendo.

Fino all'altro giorno, quando il re Abdullah aveva dichiarato che alle donne sarebbe stato concesso il diritto di votare e magari anche di essere elette... dal 2015.

Gioia, tanta.
Su facebook era un continuo di link, cuoricini e sorrisi.
Anche da parte mia, ma senza cuoricini.

Poi però informandoci meglio abbiamo notato qualcosa di strano: votare (dal 2015 sì), ma niente macchina, niente viaggi e niente studio senza permesso di un uomo. Perfino andarsi a curare in ospedale senza essere accompagnate non è permesso. Senza permesso di un Mahram (una specie di tutore. Maschio) non si può decidere liberamente se e dove studiare, se sposarsi o divorziare e via discorrendo. 

E quindi anche la gioia è stata ridimensionata. Parecchio.

E poi la notizia di una donna condannata a dieci frustate per aver guidato lo scorso luglio (ne parla anche Repubblica)

Non ho sentito parole particolarmente indignate.
Non ho letto decine di articoli e non ho ascoltato accorati appelli.
In pochissimi hanno rilanciato la notizia.
I parlamentari italiani, che hanno straparlato di velo per tutta l'estate, non hanno trovato un paio di minuti per commentare questa notizia.

Quello che mi fa rabbia è che a volte mi pare  che in questo paese ci si indigni e si prenda posizione una tantum, possibilmente quando c'è visibilità mediatica.

lunedì 26 settembre 2011

Basta Minetti, mejo i Nar.

Il SindacoDegliAltri sta vivendo un momento di totale, completa e inguaribile schizofrenia.

Rendendosi conto che con la simpatica manovra del governo i servizi dei comuni andranno affanculo (scusate, ma non ho saputo trovare un altro modo per dirlo), fa scioperi, volantinaggi, solidarizza con il suo assessore alle politiche sociali che si incatena davanti Montecitorio, e però non è capace di dire che Berlusconi dovrebbe avere quantomeno il buon gusto di dimettersi. 

E non perché è un vecchietto sessuomane, ma perché sta mandando a fondo il Paese per i suoi interessi.

Cosa può fare allora un povero SindacoDegliAltri? Prendersela con l'anello debole, da bravo fascista.

Peccato che fino a qualche tempo fa a lui le Minetti in lista andavano benissimo: l'importante era darsi una ripulita e giocare a fare il sindaco di Roma, tra baci, abbracci, saluti romani e pranzi di cui pentirsi.

Mai più Minetti in lista!

Molto meglio gli ex Nar, gli amici fidati, gli amici di sempre, quelli che con le mazze ci sapevano fare. E non fate quella faccia, non sto parlando di festini zozzi! Altre mazze, mazze da veri maschi.

Tipo Andrini, quello che voleva come ad dell'AMA, uno che quando era solo un giovane fascista di belle speranze ha quasi ammazzato un ragazzo.
O magari Francesco Bianco, ex Nar, che durante le manifestazioni studentesche dello scorso inverno, insultava (in rete, ché quei ragazzini in giro per Roma erano troppi) i manifestanti inneggiando alla violenza e già che c'era ha aggiunto anche un po' di becero antisemitismo.

È troppo facile prendersela con le "papi girls" (già questo modo di chiamarle mi fa venire l'orticaria), come del resto fa anche L'Espresso.
Per carità, io voglio che esca fuori tutto, ma trovo odioso questo accanirsi sulle donne quando in Parlamento ci sono decine e decine di bei maschioni messi lì per interesse, amicizie e favori vari, anche sessuali, si dice.

Insomma, se dobbiamo (e dobbiamo!) sputtanare -passatemi il termine- Berlusconi e il governo tutto per le candidature fasulle, i favori, la corruzione e via dicendo, cominciamo a farlo per bene.
Maschi e femmine, tutti uguali.
Nar e Minetti.
Perché altrimenti io non ci vedo politica, ma solo monnezza e gossip da vecchi allupati.

E non lo dico perché sono femminista, ma perché mi pare che in questo modo si stia perdendo tempo.

giovedì 22 settembre 2011

martedì 20 settembre 2011

Mite ce sarai!

Per colpa di un commento sul profilo faccialibresco di Malafemmina, scopro l'esistenza di un libro di Jacopo Fo: Sulla naturale superiorità della donna.

Ora parlo per un momento solo alle donne: aprite il link avendo l'accortezza di non avere oggetti atti ad offendere in mano. 
E non bevete nulla durante la lettura, che poi sputazzate tutto il monitor.

Ok, partiamo.

Copio le parole di presentazione così come le trovo sul sito:
Le donne sono sublimi, meravigliose, fantastiche. La delizia dell'universo, del creato. Noi non vogliamo la parità tra uomini e donne. Le donne sono meglio. Sono più belle e più buone. Danno la vita, danno il latte, danno amore. Gli uomini sono all'altezza di un compito che richiede tanta cura e lo hanno ampiamente dimostrato con diecimila anni di guerre.
Questo libro vuole fare giustizia di tutte le sciocchezze che si sono dette sull'inferiorità della donna. È un tributo, un'ovazione a tutto quanto femmina.
Regalatelo alla donna che amate inginocchiandovi ai suoi piedi e abbracciando i suoi ginocchi. Se invece conoscete un maschio che ancora non ha capito la stupenda superioritý della donna fateglielo comprare. E passando alla cassa chiedete che non gli venga fatto lo sconto...
Donna è bello, anzi bellissimo.

Allora. Jacopo. Parliamone.
"Alcune" donne sono come le racconti tu, altre sono delle stronze. Io, per esempio, sono spessissimo brutta e cattiva. E non sono una delizia. Fidati.
Sai, succede così per ogni essere vivente. 
Ti faccio un paio di esempi: "alcuni" maschi sono degli imbecilli sessisti violenti, "alcuni" maschi sono meravigliosamente normali (leggete cosa dice, appunto Malafemmina in merito). 
"Alcuni" pitbull sono cani cattivissimi e violentissimi, "alcuni" sono pacioccosi sbavanti.
"Alcune" donne sono fini ed educate, "alcune" donne fanno le puzzette puzzolenti e se ne bullano.

Questo tanto per dire che categorizzare tutto è in linea di massima una stronzata.

Poi, 'sta faccenda che "diamo la vita, diamo il latte, diamo l'amore" è anche un po' offensiva. 
Cos'è, se non voglio avere figli, allattare sono una merda? E "dare amore"? Che vuol dire? Che gli uomini non "danno amore" perché non hanno le sise? E se non voglio tutte queste cose che succede? Sono solo una stronza o perdo il mio essere donna?
E i maschi? La mancanza di utero e ovaie autorizza i pisello-muniti a non "dare amore"?

Quello che vuoi dire qui, Jacopo, mi sfugge e mi offende, ma magari sono io che non riesco a seguire la tua dichiarazione d'amore a tutto il genere femminile.

Invece mi terrorizza letteralmente l'idea del mio compagno che torna a casa col libro in mano (cosa che peraltro fa spesso. Pensa, negli ultimi mesi mi ha regalato Carla Lonzi, Mary Wollstonecraft e pure Marisa Rodano) , si inginocchia e mi abbraccia i ginocchi. Ora che ci penso, c'era un termine specifico per questo gesto. Roba di Ginnasio, ora mi sfugge e già so che non riuscirò a non pensarci.
Vabbè, insomma, se A. arrivasse a casa e si inginocchiasse, abbracciandomi i ginocchi ecc. ecc. io scapperei a gambe levate! O almeno mi sincererei del suo stato di salute mentale. 
Dai, 'sta roba giusto dei filmetti di Canale5. Ad "alcune" donne certe cose fanno paura e pure un po' schifo.

Comunque, non mi voglio fermare all'introduzione, mi faccio coraggio e clicco "leggi un estratto".  

C'è una specie di poesia, che non so se è proprio di Jacopo, ma che in rete è stata ripresa da non pochi -noti- siti e forum di maschilisti militanti, quelli che trollano da mattina a sera, per intenderci.

Eccola:
Il giorno che Dio creò la donna era
particolarmente in forma.
Gli è riuscita benissimo.
Le donne sono materne, buone, morbide,
sinuose, rotondeggianti.
Gli uomini hanno inventato la guerra,
lo schiavismo, la tortura.
Le donne hanno inventato l'agricoltura,
le lenzuola, la pasta al pomodoro.
Le femmine sono miti, gentili, tenere,
remissive, per questo si sono lasciate
sottomettere dai maschi.
Per millenni le femmine sono state
considerate esseri inferiori,
incapaci di intendere e volere,
fino al punto che non potevano possedere alcunchè,
o votare e non si pensava neppure
che avessero un'anima.
Poco più che animali.
È ora di ristabilire la verità.
Le donne sono meglio.
Dedichiamo questo libro alle nostre mamme.

Vabbè. La creazione da parte di Dio non mi convince, ma la prendo come una licenza poetica. 
In effetti, dire "il giorno che l'homo sapiens..." non fa lo stesso effetto.

Ma poi vado avanti. E di nuovo mi offendo. E stavolta, come si dice a Roma, me fai rode parecchio.

Materna, buona, morbida, sinuosa, rotondeggiante? A me? Ma sei scemo? 
Inventora della pasta al pomodoro? Gentile, mite, tenera e remissiva? 

C'è da chiedersi in quale assurdo universo parallelo viva uno che crede che essere "gentili, miti, tenere e remissive" sia non solo una nostra peculiare caratteristica, ma addirittura quello che ci rende superiori ai maschi.

Non so, secondo me invece nella convinzione maschile della nostra inferiorità ci sono proprio queste rappresentazioni di noi.
Per "alcuni" uomini evidentemente le donne sono cucciolotte smarrite che hanno bisogno di essere protette, guidate, salvate. Poveri esseri deboli e pure un po' idioti, che l'uomo deve prendere per mano, con dolcezza e cui deve dedicare poesie melense. E visto che sono sciocchine, deboli e bla bla bla, sarà sempre qualcun altro a "governare" per loro.

Eh, no!
MO' BASTA! Io non ne posso più di questa continua ricerca di stereotipizzare tutto, soprattutto noi donne.

Io non sono mite, non sono remissiva, non sono gentile, non dono proprio niente se non ne ho voglia, non sono una-cosa-che-fa-il-latte, non sono bella, non sono buona e però sono una donna.

E mo'? La riscrivi 'sta poesia?

lunedì 19 settembre 2011

Di escort, pecore, madri vendute e un piccolo ripasso di Estetica.

Non è per niente facile per me provare a scrivere questo post.
Insomma, torno da una Scuola Politca di tre giorni, che ho passato ascoltando, cercando di capire il significato di rappresentazione e rappresentanza, delle relazioni tra donne, della politica di donne e ora mi trovo assolutamente spiazzata e muta davanti alle parole di Terry De Nicolò.
Provo a ragionare così come mi viene, senza seguire un nesso logico, perché davvero, non ci riesco.
Quindi provo a commentare alcune sue frasi, quelle che più di altre mi comunicano questa sensazione di disagio.
Comincio con quella facile, giusto per scaldarmi un po': Se chiedi a qualunque donna di andare da Silvio, quella "ci va a piedi. E di corsa, anche!"
Questa è semplice: no, grazie.
Io sono una donna qualunque e se mi chiedi di andare da Silvio prima ti domando chi organizza il corteo, se devo portare lo striscione e se siamo autorizzati ad arrivare a Palazzo Grazioli.
No, Terry. Grazie al cielo è strapieno di donne che "da Silvio" non ci andrebbero. 

"Se sei bella e ti vuoi vendere, devi poterlo fare". 
Vero. Devi poterlo fare. 
Ora, io non sono una studiosa della prostituzione, ma da qualche parte ho letto che ci sono donne che vendono il proprio corpo per libera scelta e io certo non le condanno. 
Vorrei interrogarle, semmai, cercare di capire, confrontarmi, conoscere la loro esperienza di vita, ma non le condanno in nessun modo: 'sta faccenda puttana/per bene non mi appartiene e non mi piace.

"Come dice Sgarbi, la bellezza è un valore. Se tu sei racchia e fai schifo te ne devi stare a casa", perché "la bellezza è un valore che non tutti hanno e che deve essere pagato".
Sì, la bellezza in qualche modo è un valore. Non posso negare che vorrei essere più bella, più alta, più magra, con le gambe più lunghe, le sise più grosse e un viso perfetto: mentirei.
Ci ho messo anni a piacermi così come sono e mi vado benissimo. Peraltro non sono manco male, ma  sto divagando e per me ora non è questo il punto.
De Nicolò parla di sé come di una cosa, una bellissima cosa che si vende e si compra in virtù della sua bellezza e ci dice che solo quella bellezza è degna di stare al mondo: ti compri un vestito di Prada, mica uno straccetto alla bancarella.
Noi, racchie che facciamo schifo, dobbiamo restarcene a casa. 
Noi non abbiamo diritto di uscire, diritto di vivere, diritto alla visibilità.
 
Il sesso, la sessualità non mi pare che abbiano niente a che fare col suo discorso. 
Quando esce fuori "l'idea moralista della sinistra" non si parla di sesso, ma di soldi: la sinistra è moralista perché pensa che tutti debbano guadagnare duemila euro (magari...)
 
"Venditi tua madre", "passa sui cadaveri".
Anche qui il sesso non c'entra niente: qui c'è un'idea folle di società. Io ascolto e sento parlare una donna convinta che racchie e cessi debbano essere rinchiusi, che se sei pecora ti accontenti di duemila euro , ma se vuoi essere un grande, se vuoi ventimila euro al mese, allora devi metterti sul campo e venderti tua madre.

Dopo aver sentito le parole di Terry De Nicolò ho pensato che in questo paese il problema fondamentale è sempre Berlusconi, non solo perché riempie i Palazzi di gente dalla dubbia moralità (e qui decisamente non parlo di escort o veline...), ma anche e forse soprattutto perché ha creato un paese in cui uno che guadagna onestamente i suoi soldi è una "pecora" e il furbo è quello che "passa sui cadaveri".

Leggo diversi commenti alle parole di questa donna e -se escludiamo gli insulti, quasi sempre rivolti solo a lei e non a chi la paga o a chi la accompagna- c'è il terrore che le quindicenni prendano esempio da lei: è una puttana. 
Eppure quello che mi spaventa di più delle sue parole non è l'accenno al sesso, ma tutto quello che le circonda: soldi, potere, spregiudicatezza.
Ma quello che lei dice passa in secondo piano rispetto a quello che lei fa. Potrebbe parlarci per ore di fisica quantistica o di letteratura medievale: è una escort e quindi non importa quello che sta dicendo.
Mi pare che tutti si stiano fermando troppo sul "cosa fa" e niente sul "cosa ci sta dicendo", sul messaggio sociale e in qualche modo politico che sta portando e che io credo che vada al di là della sua vita sessuale.

Come ho detto all'inizio, questo post per me è molto difficile: ho il terrore di non venire compresa.
Non voglio passare -ancora una volta- per un'invidiosa bacchettona, per una moralista, per una che vive nel mondo diviso tra ragazze-per-bene vs puttane e quindi prima di pubblicare ho chiesto un parere a un amico Filosofo che mi fa notare una cosa fondamentale, cui in effetti non avevo pensato:

Non sono d'accordo solo su una cosa: lei non sta parlando di bellezza, e la bellezza non è un valore. Lei sta parlando di moda: il suo corpo ha un prezzo perché attualmente risponde a dei canoni, creati e imposti da un sistema politicoeconomicomediatico che ne trae vantaggi. Questo si chiama moda, la bellezza non c'entra nulla. La bellezza è una relazione, ed il sentimento di quella relazione, tra un essere senziente e un altro soggetto (senziente o no); relazione/sentimento che può essere oggetto di condivisione, di comprensione, e anche di con-passione, ma certo non è un valore. Essa non "vale" nulla, non è "utile" a niente, è del tutto disinteressata e non può esserci "equivalente" con altri sentimenti - tanto è vero che la si può provare da sola o insieme ad altri sentimenti e sensazioni, come l'amore e/o la paura, l'estasi e/o il disgusto.

domenica 18 settembre 2011

Quello che avrei voluto dirvi

Quando ho deciso di partecipare alla Scuola Politica dell'Udi -Dirsi femminista tra mitologia e realtà- , l'ho fatto anche per rispondera alla domanda che spesso mi sono sentita porre e che anche altre si sentono fare: "ma che te sei femminista?"

Continuo a sentirmi ignorante, nel senso più proprio del termine, e quindi continua il mio bisogno di ascoltare e imparare, ma se è vero come dice Carla Lonzi che il femminismo ha inizio quando la donna cerca la risonanza di sé nell'autenticità di un'altra donna, perché capisce che il suo unico modo di ritrovare se stessa è nella sua specie", allora posso dire sì, lo sono.

Ascoltanto tutte le donne che sono intervenute nei tre giorni della Scuola, ho conosciuto e riconosciuto qualcosa di me in ciascuna di loro e di questo le ringrazio.
Mi conosco e mi riconosco nelle parole di chi c'era, come Vania e Simonetta, che non mi mettono a tacere per la mia assenza e in quelle di chi ha un percorso politico, personale e professionale diverso dal mio, come le Diversamente Occupate.

Pendo letteralmente dalle labbra delle "vecchie femministe", perché la mia voglia di sapere non può in alcun modo essere dissetata solo sui libri e mi incanto ascoltando le donne che raccontano e si raccontano, interrogandosi e interrogandoci tutte nel medesimo tempo.

Finalmente mi sembra di dare un senso al dialogo e alle relazioni tra donne con esperienze e conoscenze diverse, che non vivo più come qualcosa di limitante: lei è migliore di me, più intelligente, più preparata, quindi io mi ritiro, ma come un incontro proficuo e necessario con l'altra, che mi arricchisce anche quando c'è conflitto.


Cose notevoli della Scuola:
- Vania che quando andiamo a prendere il caffè mi racconta di Udi, PCI e mi consiglia letture
- Il cattivo carattere di Vania e Simonetta, che mi fa pensare che vorrei essere così
- Una ragazzina di diciassette (!) anni, che "ci insegna cosa voglia dire partire da noi", come ha detto una compagna
- Le giovani filosofe, Sensibili Guerriere, che lottano e pensano, perché la Politica è pensiero e azione
- Laura, che ama la piazza come me, perché quei corpi che vibrano con te ti caricano e ti spronano a fare un altro passo e che immagina un corteo separatista di maschi contro la violenza di genere
- Un'infinita bibliografia
- Loredana, che è bellissima e con qualche foto mi dice cose che ci ho messo anni per capire
- Il polpettone di Pina.

mercoledì 14 settembre 2011

Tranquilla.

E' che ti aspetti che il reparto di oncologia sia un posto scuro, triste, ammuffito e sporco.
E vai convinta che troverai solo gente triste, in lacrime, distrutta nel corpo e nello spirito.

E invece capita che vedi donne forti, grandi donne romane che sorridono e si abbracciano, perché una volta ogni tre settimane condividono lo stesso dolore, la stessa paura e la medesima speranza.

E le vedi così, un po' chiassose come sappiamo essere noi romane, che portano con orgoglio il loro cranio calvo. Alcune hanno in testa bellissimi fazzoletti colorati, altre cappelli eleganti o parrucche impeccabili.

Tutte con qualcosa negli occhi.
Il dolore, la rabbia, la forza, la speranza.
Le senti darsi consigli, consolarsi, ridere. 
Anche se sta per arrivare l'infermiere con la scatola della terapia e quell'ago resterà lì per un bel po'.

E allora tu le guardi e vorresti abbracciarle tutte, perché in quei cinque minuti passati ad osservarle da dietro il tuo libro impegnato, ostentando sicurezza e indifferenza hai imparato qualcosa.

E vorresti ringraziarle, perché la persona che hai accompagnato sarà in buona compagnia.

E perché in quel momento una di loro t'ha appena guardata e sembra che ti abbia sussurrato "tranquilla".

O magari l'hai sognato e lei non ha detto niente. 

Ma lo sguardo, quello c'era.

giovedì 8 settembre 2011

Sacconi Risponde e rincara la dose.

La risposta di Sacconi.
Copio e incollo da La Repubblica on line:
La replica del ministro, 24 ore dopo. "Sfortunato quel Paese nel quale dovessero prevalere il rifiuto di ogni dimensione ironica e la perdita della capacità di sorridere anche di fronte ai paradossi più' politicamente scorretti. E' ovvio che non intendevo offendere nessuno ripetendo la storiella che Guido Carli mi raccontò per sdrammatizzare un momento critico. Ma offende ancor più' la disonestà intellettuale di quanti, ancora una volta, usano ogni pretesto per criminalizzare chi tocca l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, perfino in relazione ad un semplice atto di fiducia nei confronti della contrattazione collettiva"

Niente, non ci arriva. Sacconi non riesce a capire che non si sorride MAI dello stupro. 
Che nessuna barzelletta renderà mai divertente una violenza sessuale.
"E' ovvio" che lui non intendeva offendere nessuno, ma è altrettanto ovvio che con questa sua "risposta" ci sta offendendo di nuovo.
Sacconi non capisce che io, sì, lo schifo perché distrugge lo Statuto dei Lavoratori, ma lo schifo un po' di più perché in poche parole ha offeso, umiliato e deriso tutte le donne.

Assordante il silenzio, ad ora (20.27) della Ministra Carfagna, che evidentemente non ha trovato qualche minuto per scrivere due righe sul sito del suo Ministero, che dovrebbe rappresentarmi, per prendere posizione riguardo le parole del suo collega.

Allo stesso modo, trovo allucinanti le dichiarazioni di tante donne del PD,  indignate dall'offesa alle suore, "capaci di dare esempi di autentica immolazione", come ha detto Mariapia Garavaglia, che evidentemente è incapace di andare oltre la "blasfemia" e di comprendere come questa barzelletta sia un'offesa per tutte le donne e non solo per le religiose.
Anche per quelle che, come me, non hanno nessuna intenzione di immolarsi.

Due cose:
- una Slut Walk
- una Slut Walk sotto il Ministero del Lavoro.

mercoledì 7 settembre 2011

DIMETTITI!



Un ministro della Repubblica Italiana pur di minimizzare le proteste del più grande sindacato del paese si prende gioco di milioni di donne stuprate, le insulta, riapre le ferite con una barzelletta alla festa dei giovani camerati romani.
Sul sito del Senato c'è la sua mail. Scriviamogli in massa per spiegargli perché ci fa tanto schifo. E scriviamo al Presidente della Repubblica per denunciare queste parole.

Io ho appena inviato la mail a Sacconi, a Napolitano e alla Carfagna.
Ora comincia l'attesa.


Signor ministro Sacconi,
ho avuto il piacere di ascoltare la simpatica barzelletta sulle suore stuprate, raccontata alla platea di Atreju qualche giorno fa.
Le allego il video, perché non ho nessuna intenzione di accettare come risposta il solito "sono stato frainteso".

http://tv.repubblica.it/dossier/crisi-italia-2011/sacconi-le-suore-violentate-per-spiegare-la-manovra/75589?video=&ref=HREA-1

Forse, ministro, il mio essere donna mi rende particolarmente sensibile al tema della violenza sessuale, ma so per certo che centinaia di Uomini ascoltando le sue parole hanno sentito lo stesso orrore e lo stesso dolore che ancora non mi abbandona.

Lei, signor Sacconi, forse non sa che la prima difesa di ogni stupratore che si rispetti è che in fondo "lei lo voleva", che quel "no" non era abbastanza convincente, che lei lo aveva "provocato".

Vede, signor Sacconi, anche io la disprezzo come lei disprezza il mio sindacato, le mie idee politiche ed, evidentemente, la mia identità sessuale, ma di certo riuscirei ad esprimere il mio pensiero senza insultare le migliaia di vittime di violenza sessuale.
Tra l'altro, signor Sacconi, essendo lei un Ministro della Repubblica Italiana, dovrebbe quantomeno essere in grado di misurare le parole e capire che non tutte le barzellette sono divertenti e raccontabili.

Sa, signor Sacconi, dal primo di Gennaio sono state ammazzate quasi cento donne e gli stupri non si contano, perché troppe donne hanno ancora paura di denunciare. Paura magari di trovarsi davanti qualcuno che, come lei, ride della violenza sessuale, la trova un oggetto da barzelletta, qualcosa che possa essere minimizzato impunemente.

Lei, signor Sacconi, dovrebbe chiedere pubblicamente scusa a tutte le donne. A quelle molestate, a quelle stuprate, a quelle picchiate a morte per aver detto "no", come la suora della sua barzelletta.

Scrivo per conoscenza anche al Presidente Napolitano, che sulle questioni della violenza di genere si è spesso espresso con parole forti e condivisibili, certa che anche lui vorrà esortarla a scusarsi con tutte e tutti noi, e alla Ministra Carfagna, che spero vorrà prendere pubblicamente posizione.

Se lei avesse senso civico, buon gusto e vergogna, si dimetterebbe domani stesso, ma non sono un'ingenua e non oso sperare tanto.

In attesa di una sua risposta e soprattutto delle sue pubbliche scuse, le invio i miei saluti.

Io sono comunista



Io sono comunista
Perché non vedo una economia migliore nel mondo che il comunismo.
Io sono comunista
Perché soffro nel vedere le persone soffrire.
Io sono comunista
Perché credo fermamente nell’utopia d’una società giusta.
Io sono comunista
Perché ognuno deve avere ciò di cui ha bisogno e dare ciò che può.
Io sono comunista
Perché credo fermamente che la felicità dell’uomo sia nella solidarietà.
Io sono comunista
Perché credo che tutte le persone abbiano diritto a una casa, alla salute, all’istruzione, ad un lavoro dignitoso, alla pensione.
Io sono comunista
Perché non credo in nessun dio.
Io sono comunista
Perché nessuno ha ancora trovato un’idea migliore.
Io sono comunista
Perché credo negli esseri umani.
Io sono comunista
Perché spero che un giorno tutta l’umanità sia comunista.
Io sono comunista
Perché molte delle persone migliori del mondo erano e sono comuniste.
Io sono comunista
Perché detesto l’ipocrisia e amo la verità.
Io sono comunista
Perché non c’è nessuna distinzione tra me e gli altri.
Io sono comunista
Perché sono contro il libero mercato.
Io sono comunista
Perché desidero lottare tutta la vita per il bene dell’umanità.
Io sono comunista
Perché il popolo unito non sarà mai vinto.
Io sono comunista
Perché si può sbagliare, ma non fino al punto di essere capitalista.
Io sono comunista
Perché amo la vita e lotto al suo fianco.
Io sono comunista
Perché troppe poche persone sono comuniste.
Io sono comunista
Perché c’è chi dice di essere comunista e non lo è.
Io sono comunista
Perché lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo esiste perché non c’è il comunismo.
Io sono comunista
Perché la mia mente e il mio cuore sono comunisti.
Io sono comunista
Perché mi critico tutti i giorni.
Io sono comunista
Perché la cooperazione tra i popoli è l’unica via di pace tra gli uomini.
Io sono comunista
Perché la responsabilità di tanta miseria nell’umanità è di tutti coloro che non sono comunisti.
Io sono comunista
Perché non voglio potere personale, voglio il potere del popolo.
Io sono comunista
Perché nessuno è mai riuscito a convincermi di non esserlo.

(Nazim Hikmet)

Sciopero Generale

Cose belle dello sciopero:
  • fare il corteo con la solita amica-di-corteo, una certezza che dura da anni.
  • incontrare Luz e Gap (che mi appiccica l'adesivo sulla schiena perché dice che tutta vestita di nero sembro un bacarozzo)
  • le maestre che vengono in piscina con me, che manifestano incazzatissime e che mi riconoscono subito
  • Susanna Camusso che ci ricorda che "politica" non è una parolaccia, ma una cosa alta
  • le pensionate che scendono in piazza arrabbiate, ma sempre eleganti
  • i tassinari che aprono il corteo, dimostrandomi così che mia madre non mi raccontava bugie

lunedì 5 settembre 2011

Buon inizio, Vivi.

Quando mia cugina Vivi è nata, a scuola c'era un'assemblea. Tra gli ospiti spiccava Gasparri e io non vedevo l'ora di contestarlo e dare sfogo al mio disprezzo. Solo che il cesareo è programmato e quindi alla seconda ora sono uscita per correre in ospedale.
Mentre scappavo col casco già in testa però Gasparri l'ho beccato e un paio di cose al volo (letteralmente) sulle scale sono riuscita a dirgliele. Ha farfugliato qualcosa sull'idea di democrazia che hanno quelli di sinistra o qualcosa del genere.
Ho raccattato -sempre al volo- mio cugino e siamo andati a vedere l'ultima di casa.
In ospedale c'è stato il tipico show della nostra famiglia: mia zia è uscita dalla sala operatoria salutando manco le avessero appena dato l'oscar e dicendo qualcosa su E.R., Nonna piangeva (e pure mamma e pure zia e pure qualcun altro) e il neo papà notava fiero come la linea sul palmo della mano fosse identica alla sua.

Comunque, oggi Vivi ha cominciato la Quarta Ginnasio proprio in quel liceo.

Io quel posto l'ho odiato davvero, ma allo stesso tempo conosco bene le cose positive di essere in un liceo "storico", per quanto pieno di stronzetti e figli di papà.
In fondo è stato grazie a quell'ambiente se ho potuto stringere la mano a Curzi, abbracciare Ingrao e conoscere il lavoro delle Donne in Nero.
Ed è grazie ad alcuni professori che ho incontrato che ora sono così. Il prof. R. mi ha insegnato l'amore per la filosofia, la prof. M. mi ha insegnato come non voglio essere (stronza come lei, per intenderci) e perfino quella merda della G. mi ha insegnato qualcosa: mai parcheggiare il motorino davanti scuola se i tuoi studenti ti odiano.

Vivi è fomentatissima, un po' come ero io il primo giorno di scuola.
E' tutto bello, tutto nuovo, enorme.

Una volta un tizio, mentre parlavamo del mio odio per quel posto, mi disse che avrei ricordato quegli anni come i più belli della mia vita.

Non è stato così, ma spero che lo saranno per lei.

Daje, Vivi!

Paese che vai, borsa che trovi

Alcuni compagni si sono accampati davanti alla Borsa a Milano.
E la prima cosa che ho pensato è stata questa





venerdì 2 settembre 2011

Comunicare.

Stamani pensavo alle reazioni di molti miei amici (maschi) davanti a quella che tempo fa hanno chiamato "deriva femminista".
L'ultima, per ora, quella di R., che ha commentato così un aricolo su Boobs & Bloomers che ho postato su faccialibro: ma la smetti de fa' il lesbicone riot?

Ora, sono certa che non fosse nelle sue intenzioni insultarmi (che poi per quanto mi riguarda "lesbica" non è un insulto, tanto per dire), ma trovo indicativo il fatto che per farmi sapere che le mie parole sulle questioni di genere non lo interessano o forse sono troppe, non abbia potuto evitare di usare il termine "lesbica" in chiara accezione negativa.

C'è evidentemente un problema a monte e credo che sia facilmente rintracciabile nei modi della comunicazione.

Quante volte avete letto su un giornale o sentito al TG la parola "femminicidio". 
Mai, immagino.
Eppure è la parola che serve per dire che "una donna è morta ammazzata per mano di un uomo". 

Il reale viene negato attraverso la rimozione della parola stessa che serve per dirlo.
Certo, non si può nascondere il fatto che la signora X è stata ammazzata dal marito, il signor Y, ma si  cercheranno altri modi di raccontare. 
Il signor Y non sarà un femminicida, ma un uomo "geloso", magari "cupo", forse "ossessionato" o anche "succube", "vessato", "respinto", "lasciato".
Forse si racconterà di come ha giocato tutti i risparmi al videopoker, di come ha perso il lavoro, quasi che la disoccupazione o la dipendenza dal gioco potessero essere un alibi.
 
La vittima, poi, sarà probabilmente descritta come una donna "forte", una che "aveva in mano le redini della famiglia", una che "pretendeva molto", una che "l'ha provocato". 
Insomma, una colpevole di essere stata uccisa.

Tutt'altra storia quando l'assassino è straniero e la vittima "una di noi".
In quel caso lui sarà un "mostro", un "bruto", un assassino crudele, senza cuore, che non si è fermato davanti alla Maria Goretti che lo implorava di lasciarla vivere, davanti alla brava madre di famiglia, alla moglie amorevole, alla donna per bene.

Qualità che a nessuna donna ammazzata dal marito, compagno, padre, fratello in un "raptus inspiegabile", è dato di possedere.

La continua negazione, il cercare altre parole, altri modi per dire il femminicidio, sono evidentemente così radicati nel comune sentire, che chi usa questa parola o è un "lesbicone riot" o una "femminista" (dove il termine ha chiaramente un'accezione totalmente e inequivocabilmente negativa).
Quindi ecco che in qualche modo viene screditata e minimizzata qualsiasi cosa diremo e faremo:  schierarsi apertamente e usare le parole corrette, sembra essere una colpa, un attacco al "gruppo", qualcosa che immediatamente ti porta fuori, in un posto che gli altri vedono come ostile, inospitale.

Il problema, dicevo, è a monte: quante volte da quando possiamo ricordare, ci siamo sentite dire "non puoi farlo perché sei femmina"?

Ormai abbiamo talmente interiorizzato un certo tipo di comportamenti, che il nostro stesso modo di comunicare risulta è infettato.

Si deve allora partire da noi, con la ricerca di un nuovo linguaggio che condanni ogni giorno e senza distinguo qualsiasi atteggiamento e stereotipo sessista. 

Ci sto provando e mi accorgo con orrore che spesso devo fermarmi per non dire di uno stronzo che è un "figlio di puttana". 

Il cambiamento passa anche da qui, credo, e questo può essere un primo passo.

Partire da noi, sradicare e combattere ogni residuo patriarcale ovunque lo incontriamo.
Solo così, credo, potremmo cominciare a comunicare in maniera diversa.

Forse, allora, non ci diranno più che siamo censoree e bacchettone se denunciamo atteggiamenti sessisti in politica, in televisione, sui giornali, sui cartelloni pubblicitari. 
E magari più in là si smetterà di usare il termine "femminista" come fosse un insulto ogni volta che diciamo che quando una donna è ammazzata da un uomo si chiama "femminicidio" e che se novantasei donne vengono ammazzate in nove mesi vuol dire che c'è in atto una guerra contro ciascuna di noi.

Ah, la sola cosa che un maschio può fare e una femmina no, è scrivere il proprio nome sulla neve pisciando.


giovedì 1 settembre 2011

Ordine pubblico.





Secondo questo "giornalista" la comunità LGBT è un problema di ordine pubblico.
E' la solita vecchia storia del "purché lo facciano a casa loro".
'sto tipo ha un nome e un cognome. Ed esiste un ordine dei giornalisti cui si dovrebbe scrivere, perché omofobia, razzismo e sessismo fanno schifo e forse sarebbe il caso di dirlo ad alta voce.

Sono persone come queste ad essere un problema di ordine pubblico.


AGGIORNAMENTO!!





Basta.

Ancora.
Un tizio ha segregato, picchiato, seviziato, torturato per settimane la compagna e i nostri simpatici media titolano così:


Dramma della gelosia.

C'è davvero bisogno di dire altro? 
O lo vedete da soli quanto è pericoloso e colpevole scrivere che un uomo che tortura una donna lo fa perché è geloso?
O riuscite ad aprire il cervello quel tanto che basta per capire che continuare a non chiamare le cose con il loro nome vi rende complici di questo torturatore?

Dall'inizio dell'anno sono morte novantasei donne. NOVANTASEI donne sono state uccise in Italia in 9 mesi.
Sfortunate, poverine. Avevano mariti gelosi, padri violenti, amanti che non sapevano rassegnarsi.

E soprattutto vivevano in un paese che ogni giorno nega la violenza di genere, che ogni giorno trova alibi al femminicidio.