giovedì 29 dicembre 2011

Ma...

Scrivere questo post è difficile, so già che molti non capiranno, che qualcuno mi manderà affanculo, altri mi diranno che esagero e via discorrendo.

Ma ci provo comunque, anche se è più grande di me.

È morta Stefania, morta ammazzata.

La 136ma vittima di femminicidio dal 1 gennaio 2011.

Stefania è stata ammazzata da un ex fidanzato. 
Le parole sui giornali sono sempre le stesse: “motivi passionali”, “storia finita”, “vittima di un amore sbagliato”. 

Balle. 

Stefania è stata ammazzata da un essere spregevole che non poteva accettare che lei vivesse in pace la sua vita. 
Stefania, come le 135 donne che l’hanno preceduta in questo terribile bollettino di guerra, è stata ammazzata per aver detto “basta” a un uomo che pensava “o mia o di nessun altro” (e che ora dice di essere confuso, di non ricordare, di non capire…)

Non c’è amore, non c’è passione: solo odio e morte.

Ma la storia di Stefania sembra essere diversa, perché lei era una ragazza attiva, impegnata, conosciuta nei movimenti.
E allora su blog e social networks ci sono decine e decine di ricordi di lei. 

E ce ne sono alcuni bellissimi e terribili, che ti fanno venire le lacrime agli occhi, perché quella ragazza che descrivono avrebbe potuto essere tua amica, tua sorella, avresti potuto essere tu.

Piango Stefania come ho pianto le altre e come già so che dovrò piangere ancora, perché le donne in Italia continuano ad essere uccise ogni giorno.

Ma…

Questo “ma” mi pesa come un macigno. 

Vorrei non averlo mai nemmeno pensato, questo “ma”, eppure non riesco a togliermelo dalla testa e se le cose che ho letto di Stefania sono vere, penso che questo “ma” tormenterebbe anche lei.

Ma… 

Ma non si è pianto per Silvia Elena Manastirenau, strangolata da Luca D’Alessandro, studente diciottenne. Silvia Elena era una sex worker, una puttana e per le puttane non si piange.

Come Rosa Allegretti. Anche Rosa era una sex worker. Rosa l’hanno ammazzata e sepolta in un campo.
Ma non si è pianto per Rosa.

E poi Daniela Bertolazzi. Ammazzata a martellate dal suo convivente, che dice di “non sapere perché lo ha fatto".
Ma non si è pianto nemmeno per Daniela. 

E potrei continuare con altri centotrentatre nomi di donna.

E io ho letto quello che chi l’ha conosciuta ha scritto di Stefania e sì, credo davvero che questo mio “ma…” roderebbe anche lei. 
Starebbe male come sto io, perché è un “ma…” orribile, perché è un “ma…” che se ci fermiamo a pensare è però pieno di significato.
Un significato crudo e orrendo, che non riesco a togliermi dalla mente e che mi fa sentire male.

venerdì 23 dicembre 2011

Documentario sull'estremista di destra.

Io sto con Femminismo a Sud

Dunque, dopo che Gianluca Casseri, "intellettuale" (ahahahhahahaha) di CasademmerdaPound ha ammazzato due ragazzi e ne ha feriti altri tre, le sorelle di Femminismo a Sud si sono fatte una domanda facile facile: "Chi ha sdoganato Casa Pound?"

No, perché pareva che nessuno sapesse che quel "centro sociale" non è propriamente un'opera di carità per i bisognosi, nonostante le denunce e le aggressioni degli ultimi tempi e pesanti dossier che girano in rete.

Solo che agli intellettuali (?) e ai giornalisti di sinistra (?) ora stringere la mano ai picchiatori non pare più tanto trendy e quindi hanno pensato che fosse meglio che non si sapesse troppo in giro che fino all'aggressione precedente si era tutti amici.

Ma non si era pensato a quelle stregacce brutte e cattive di FaS, che c'hanno una memoria d'acciaio e avevano addirittura linkato robaccia pubblicata dai tipi di cui sopra in cui si raccontavano storielle edificanti sui fascisti del terzo millennio.

Che fare, si sono chiesti?

Ammettere di aver fatto quantomeno un errore di valutazione e sperare che la gente ci creda?
Fingere di cadere dalle nuvole e sperare che la gente ci creda?
Affermare senza mezzi termini di aver scritto una marea di stronzate, che CasademmerdaPound non è un ritrovo di crocerossine, ma un posto in cui si incontrano fascisti, negazionisti, razzisti e feccia della peggior specie mascherato da ritrovo culturale e sociale?

Nah. 
La prima regola è: negare sempre, anche davanti all'evidenza.
E la seconda è: butta merda su qualcun altro, così sembrerai puzzare di meno.

Ed eccolo il pensiero geniale e risolutivo: prendiamocela con quelle, molto più facile.
Tanto sono ragazzine ignoranti, anarchichefemministecomuniste, non sono come noi che conosciamo il mondo.
Ci mettiamo in mezzo un paio di riferimenti al nazismo, agli anni di piombo, ripetiamo mille volte le parole "lista di proscrizione", che pure se non c'entra niente -perché quella non è altro che una rassegna stampa con link e rimandi a cose che abbiamo scritto e detto e di cui se fossimo gente seria dovremmo prenderci la responsabilità- fa sempre impressione. 
Facciamo finta che "sdoganare" sia una parola bruttissima foriera di morte e distruzione: magari funziona, tanto in pochi leggeranno il post di quelle sgallettate (e non saremo certo noi a likarlo!) e consultare un dizionario fa troppa fatica.
E con qualcuno ha pure funzionato.


Tutto questo per dire che pure io sto con Femminismo a Sud.
Sarà che sono antifascista sempre e comunque.
Sarà che i fascismi mi fanno schifo tutti e sempre.
Sarà che sono pure femminista.
Sarà che conosco la differenza tra "lista di proscrizione" e "elenco di link e articoli".
Sarà che ho lo Zingarelli nella libreria e so cosa voglia dire "sdoganare".

martedì 20 dicembre 2011

Jane Eyre

Si suppone che le donne siano generalmente molto calme; ma le donne sentono come gli uomini e come loro hanno bisogno di esercitare le loro facoltà, hanno bisogno di un campo per i loro sforzi.
Soffrono esattamente come gli uomini d'essere costrette entro limiti angusti, di condurre un'esistenza troppo monotona e stangnante; e i loro più privilegiati compagni danno prova di ristrettezza di mente quando affermano che le donne dovrebbero accontentarsi di cucinare e fare la calza, di suonare il pianoforte e ricamare.
È stolto condannarle o deriderle se cercano di fare o di apprendere più di quanto le consuetudini ritengano necessario per il loro sesso.

Charlotte Bronte, Jane Eyre, 1847

domenica 18 dicembre 2011

Manifesto di Rivolta Femminile.

"Le donne saranno sempre divise le une dalle altre? Non formeranno mai un corpo unico?"
(Olympe de Gouges, 1791).

La donna non va definita in rapporto all'uomo. Su questa coscienza si fondano tanto la nostra lotta quanto la nostra libertà.

L'uomo non è il modello a cui adeguare il processo della scoperta di sé da parte della donna.

La donna è l'altro rispetto all'uomo. L'uomo è l'altro rispetto alla donna. L'uguaglianza è un tentativo ideologico per asservire la donna a più alti livelli.

Identificare la donna all'uomo significa annullare l'ultima via di liberazione.

Liberarsi per la donna non vuol dire accettare la stessa vita dell'uomo perché è invivibile, ma esprimere il suo senso dell'esistenza.

La donna come soggetto non rifiuta l'uomo come soggetto, ma lo rifiuta come ruolo assoluto. Nella vita sociale lo rifiuta come ruolo autoritario.

Finora il mito della complementarietà è stato usato dall'uomo per giustificare il proprio potere.

Le donne sono persuase fin dall'infanzia a non prendere decisioni e a dipendere da persona "capace" e "responsabile": il padre, il marito, il fratello...

L'immagine femminile con cui l'uomo ha interpretato la donna è stata una sua invenzione.

Verginità, castità, fedeltà, non sono virtù; ma vincoli per costruire e mantenere la famiglia. L'onore ne è la conseguente codificazione repressiva.

Nel matrimonio la donna, privata del suo nome, perde la sua identità significando il passaggio di proprietà che è avvenuto tra il padre di lei e il marito.

Chi genera non ha la facoltà di attribuire ai figli il proprio nome: il diritto della donna è stato ambito da altri di cui è diventato il privilegio.

Ci costringono a rivendicare l'evidenza di un fatto naturale.

Riconosciamo nel matrimonio l'istituzione che ha subordinato la donna al destino maschile. Siamo contro il matrimonio.

Il divorzio è un innesto di matrimoni da cui l'istituzione esce rafforzata.

La trasmissione della vita, il rispetto della vita, il senso della vita sono esperienza intensa della donna e valori che lei rivendica.

Il primo elemento di rancore della donna verso la società sta nell'essere costretta ad affrontare la maternità come un aut-aut.

Denunciamo lo snaturamento di una maternità pagata al prezzo dell'esclusione.

La negazione della libertà d'aborto rientra nel veto globale che viene fatto all'autonomia della donna.

Non vogliamo pensare alla maternità tutta la vita e continuare a essere inconsci strumenti del potere patriarcale.

La donna è stufa di allevare un figlio che le diventerà un cattivo amante.

In una libertà che si sente di affrontare, la donna libera anche il figlio e il figlio è l'umanità.

In tutte le forme di convivenza, alimentare, pulire, accudire e ogni momento del vivere quotidiano devono essere gesti reciproci.

Per educazione e per mimesi l'uomo e la donna sono già nei ruoli nella primissima infanzia.

Riconosciamo il carattere mistificatorio di tutte le ideologie, perché attraverso le forme ragionate di potere (teologico, morale, filosofico, politico), hanno costretto l'umanità a una condizione inautentica, oppressa e consenziente.

Dietro ogni ideologia noi intravediamo la gerarchia dei sessi. Non vogliamo d'ora in poi tra noi e il mondo nessuno schermo.

Il femminismo è stato il primo momento politico di critica storica alla famiglia e alla società.

Unifichiamo le situazioni e gli episodi dell'esperienza storica femminista: in essa la donna si è manifestata interrompendo per la prima volta il monologo della civiltà patriarcale.

Noi identifichiamo nel lavoro domestico non retribuito la prestazione che permette al capitalismo, privato e di stato, di sussistere.

Permetteremo quello che di continuo si ripete al termine di ogni rivoluzione popolare quando la donna, che ha combattuto insieme con gli altri, si trova messa da parte con tutti i suoi problemi?

Detestiamo i meccanismi della competitività e il ricatto che viene esercitato nel mondo dalla egemonia dell'efficienza. Noi vogliamo mettere la nostra capacità lavorativa a disposizione di una società che ne sia immunizzata.

La guerra è stata da sempre l'attività specifica del maschio e il suo modello di comportamento virile.

La parità di retribuzione è un nostro diritto, ma la nostra oppressione è un'altra cosa. Ci basta la parità salariale quando abbiamo già sulle spalle ore di lavoro domestico?

Riesaminiamo gli apporti creativi della donna alla comunità e sfatiamo il mito della sua laboriosità sussidiaria.

Dare alto valore ai momenti "improduttivi" è un'estensione di vita proposta dalla donna.

Chi ha il potere afferma: "Fa parte dell'erotismo amare un essere inferiore".
Mantenere lo status quo è dunque un suo atto di amore.

Accogliamo la libera sessualità in tutte le sue forme, perché abbiamo smesso di considerare la frigidità un'alternativa onorevole.br>
Continuare a regolamentare la vita fra i sessi è una necessità del potere; l'unica scelta soddisfacente è un rapporto libero.

Sono un diritto dei bambini e degli adolescenti la curiosità e i giochi sessuali.

Abbiamo guardato per 4.000 anni: adesso abbiamo visto!

Alle nostre spalle sta l'apoteosi della millenaria supremazia maschile. Le religioni istituzionalizzate ne sono state il più fermo piedistallo. E il concetto di "genio" ne ha costituito l'irraggiungibile gradino.

La donna ha avuto l'esperienza di vedere ogni giorno distrutto quello che faceva.

Consideriamo incompleta una storia che si è costituita sulle tracce non deperibili.

Nulla o male è stato tramandato della presenza della donna: sta a noi riscoprirla per sapere la verità.

La civiltà ci ha definite inferiori, la Chiesa ci ha chiamate sesso, la psicanalisi ci ha tradite, il marxismo ci ha vendute alla rivoluzione ipotetica.

Chiediamo referenze di millenni di pensiero filosofico che ha teorizzato l'inferiorità della donna.

Della grande umiliazione che il mondo patriarcale ci ha imposto noi consideriamo responsabili i sistematici del pensiero: essi hanno mantenuto il principio della donna come essere aggiuntivo per la riproduzione della umanità, legame con la divinità o soglia del mondo animale; sfera privata e pietas. Hanno giustificato nella metafisica ciò che era ingiusto e atroce nella vita della donna.

Sputiamo su Hegel.

La dialettica servo-padrone è una regolazione di conti tra collettivi di uomini: essa non prevede la liberazione della donna, il grande oppresso della civiltà patriarcale.

La lotta di classe, come teoria rivoluzionaria sviluppata dalla dialettica servo-padrone, ugualmente esclude la donna. Noi rimettiamo in discussione il socialismo e la dittatura del proletariato.

Non riconoscendosi nella cultura maschile, la donna le toglie l'illusione dell'universalità.

L'uomo ha sempre parlato a nome del genere umano, ma metà della popolazione terrestre lo accusa ora di aver sublimato una mutilazione.

La forza dell'uomo è nel suo identificarsi con la cultura, la nostra nel rifiutarla.

Dopo questo atto di coscienza l'uomo sarà distinto dalla donna e dovrà ascoltare da lei tutto quello che la concerne.

Non salterà il mondo se l'uomo non avrà più l'equilibrio psicologico basato sulla nostra sottomissione.

Nella cocente realtà di un universo che non ha mai svelato i suoi segreti, noi togliamo molto del credito dato agli accanimenti della cultura. Vogliamo essere all'altezza di un universo senza risposte.

Noi cerchiamo l'autenticità del gesto di rivolta e non la sacrificheremo né all'organizzazione né al proselitismo.

Comunichiamo solo con donne.

Roma, Luglio 1970.
Manifesto di Rivolta Femminile


Leggere Carla Lonzi a Trastevere

giovedì 15 dicembre 2011

Su Firenze, Torino e le responsabilità politiche.

Queste sono alcune delle parole più sensate, nella loro pacatezza, che io abbia sentito in merito a quanto accaduto a Firenze e a Torino. Ma anche un'analisi di vent'anni di fascismo, berlusconismo e leghismo e di quello che hanno provocato.

A dare fuoco alle  baracche sono stati "cittadini esasperati".
A sparare a tre ragazzi è stato "un estremista folle".

No. Troppo facile.

A dare fuoco alle baracche sono stati razzisti e fascisti.
A sparare a tre ragazzi è stato un fascista razzista.

E il fuoco e i proiettili sono stati forniti da chi siede in Parlamento e chiede di bombardare i barconi, che interna i migranti nei CIE, che continua a blaterare "padroni a casa nostra", di negazione dello ius soli per evitare che "tutte le donne d'Africa vengano a partorire qui", che passeggiano con i maiali davanti alle Moschee. 



mercoledì 14 dicembre 2011

Fascista, non pazzo.

Gianluca Casseri non era semplicemente un pazzo: era un fascista frequentatore di Casa Pound.
E non era nemmeno un frequentatore occasionale e silenzioso come ci dicono, se è vero che sul loro sito c'era addirittura una sezione dedicata ai suoi scritti (Senza Soste e Femminismo a Sud sono ben precisi in merito).

Far passare un assassino razzista per uno "solitario" e "un po' strano" vuol dire credere alle storielle di Iannone su quanto sono bravi i fascisti del terzo millennio, che fanno volontariato, sport e aiutano tanta povera gente.

Lo sdoganamento di questa gente ormai galoppa veloce, il mese scorso ne abbiamo avuto un'ulteriore conferma, con l'ennesimo viscido tentativo di far passare in secondo piano il fascismo,  il razzismo, l'omofobia, l'antisemitismo e la violenza che li caratterizza.
Questi personaggi sono coccolati e tollerati da troppe amministrazioni comunali, che magari investono i nostri soldi per l'opera di democraticizzazione di facciata.

Nell'assassinio dei ragazzi a Firenze la "follia" non c'entra.

Quelle morti pesano sulla coscienza di chi tollera, sovvenziona, paga e offre spazi più o meno istituzionali -che siano un'ospitata in una radio locale o un posto in qualche consiglio comunale, o magari in Parlamento- ai fascisti, di qualsiasi millennio dicano di essere.

Rubo le parole a Baruda

Fate più schifo dei fascisti, di chi l’ha sostenuti dal primo giorno (eh Alema’?!), di chi li legittima come interlocutori, fate ancora più schifo voi della carta stampata, perchè appoggiate e foraggiate questo fascismo, che ogni tanto “esagera”, quindi diventa “pazzo”, “scheggia impazzita”, perché siete collusi in tutto.
Ora spero solo che non rimanga nulla di CasaPound e delle sue sedi lustrate coi soldi delle amministrazioni comunali.

Antifascista sempre ☭

martedì 13 dicembre 2011

Un Uomo.

Un amico mi ha mandato una lettera.
Cioè, io ho deciso che è una lettera e che è indirizzata a tante persone insieme. 
Secondo me è indirizzata innanzi tutto alle donne, a quelle che sono vittime di violenza e a quelle che la violenza la combattono e la denunciano ogni giorno. 
È per gli Uomini che la violenza la schifano e non vogliono stare nello stupido ruolo machista cui millenni di "educazione" vorrebbero costringerli.
Ed è indirizzata forse anche agli uomini violenti, schifosi personaggi che purtroppo popolano il pianeta, che magari vedendo il loro putrido essere messo nero su bianco, potrebbero avere una folgorazione.

Lui me la manda perché, dice, "a volte non so come comportarmi, e perché se ti va puoi mandarla a uno dei siti che conosci e che trattato queste cose se ritieni sia utile."

E io penso che sia davvero utile. 
E che sia utile adesso.
Adesso che 131 donne sono state ammazzate dal primo gennaio.
Perché credo sia ora che gli Uomini escano fuori. 
È ora che siano anche loro a dire che la violenza sulle donne fa schifo, che il sessismo è il padre di ogni fascismo e di ogni discriminazione.
Perché devono dire con forza e senza paura che loro sono altro, che sono Uomini meravigliosamente normali, come scriveva un po' di tempo fa Malafemmina.

Sì, lo ritengo utile davvero e in qualche modo mi solleva sapereche esistono Uomini come lui, come il mio compagno, come mio padre, come tanti Uomini che conosco, che cresceranno Uomini diversi, migliori.

Non si firma, ma non serve. 
A me bastano le sue parole: "Io avevo bisogno di scriverlo però.

Ciao, sono un uomo. Non so se ho il diritto di esprimere il mio pensiero sul tema della violenza maschile sulle donne, quindi mi limiterò a raccontarvi la mia storia e più che altro la storia delle donne che ho conosciuto. Ho 37 anni e non sono stato uno di quei fortunati che hanno trovato l’amore della loro vita da adolescenti e non si sono mai più separati. Direi che ho avuto almeno 3 storie importanti. Per importanti intendo che tra me e la donna con cui ho condiviso qualche pezzo più o meno lungo della mia vita si era creato un rapporto piuttosto intimo, un rapporto che ha permesso loro di raccontarmi cose che non avevano mai raccontato a nessuno. Delle altre che ho frequentato non so, ma loro 3, le donne che ho amato, ognuna di loro aveva una storia di violenze da raccontare, anzi da nascondere.
Una di loro era stata costretta ad un rapporto orale. Usciva con un ragazzo che le piaceva, forse non ne era innamorata, ma le piaceva. Lui la chiamava quando aveva voglia di scopare. Lei avrebbe voluto qualcosa di più, ma non aveva il coraggio di dirglielo e forse neanche pensava di meritarselo. Fatto sta che una sera, in macchina, mentre lei gli stava facendo un pompino, lui decise di tenerle le mani sulla testa, troppo forte perché a lei potesse piacere, troppo forte perché lei potesse liberarsene. Lo fece finché non le venne in bocca, procurandole il vomito e schernendola con un “che vuoi che sia, sbianca i denti”. La ragazza in questione non è più riuscita a farlo con nessuno, si sentiva una troia, non riusciva neanche più a nuotare con la testa sotto il livello dell’acqua. Dimenticavo gli attacchi di panico. E ovviamente non ha mai pensato di denunciare il fatto. Chi mai le avrebbe potuto dare ragione?
Un’altra invece aveva una lunga storia di abusi familiari. Il padre, gli amici del padre, i cugini. La costringevano anche a guardare porno con loro, a fare cose. Oggi sta meglio. Ma sulle braccia porta i segni degli anni di autolesionismo, ferite infieritesi perché il dolore fisico annientasse i ricordi, molto più dolorosi.
Un’altra ancora in un momento di debolezza si è lasciata baciare da uno dei suoi migliori amici, almeno fino a quel momento. Lei si era lasciata dopo una lunga storia, lui pure. Solo che dopo quel bacio per lei sarebbe stato abbastanza. Per lui invece no. Quando ebbe finito lei se ne torno a casa con i lividi e un senso di colpa che ancora oggi la porta a pensare di esserselo meritato, di essere lei la troia, l’ha portata a chiedermi scusa per quanto fa schifo, l’ha portata a non dire niente a nessuno certa che non sarebbe stata capita, in fondo anche lei pensava di essersela cercata, l’ha portata a continuare a frequentare il suo “amico” come se niente fosse mai successo perché non sarebbe stato socialmente accettabile dire a tutti quanto il tipo in questione facesse schifo e probabilmente non sarebbe servito ad escluderlo dalla cerchia sociale di amici in comune.
Tre donne, un ragazzo conosciuto, un padre, un migliore amico. Nessun rom o estranei di altro tipo.
Ora io non so spiegarmi come mi sento di fronte a ciò. Sono un uomo e forse neppure vi interessa saperlo, però queste donne io le ho guardate negli occhi, le ho amate, ne ho conosciuto aspetti forse nascosti ai più e sinceramente rimango sconvolto di come un altro uomo possa averle prese e usate come dei giocattoli o come delle valvole di sfogo, quando invece c’era tutto quello che ci vedevo io, non comprendo come possano averle prese trascurando tutto il resto e vedendo solo una vagina. Non so se è la parola giusta, ma mi sembra uno spreco incomprensibile, uno spreco di umanità, avere di fronte una persona con tutta la sua complessità, i suoi pensieri, il suo amore, una persona probabilmente disposta a darti molto di più e invece accontentarsi di svuotarsi i coglioni, contro la sua volontà, come un animale, e poi sentirsi anche bene.
Non so spiegarvi la rabbia che provo, che forse non è che una minima parte di quella che provate voi. Io so che ho dovuto trattenermi dall’andare a cercare le persone in questione e ucciderle. Si perché l’istinto è questo. Lo so, è un istinto da uomo, maschile. L’ho represso, prima di tutto per il rispetto che provavo per le donne che si sono fidate raccontandomi il loro segreto e in secondo luogo perché mi avrebbero trasformato in un qualcosa che non voglio essere. Ma la rabbia dentro rimane, e brucia, ed ogni volta che mi è capitato di guardarle negli occhi non sono mai riuscito a comprendere come qualcuno potesse aver fatto loro qualcosa del genere, quando io sarei andato in cielo anche solo con un bacio o una carezza.
Quello che voglio dirvi e che di uomini come me ce ne sono molti altri. So che per voi donne è una difficoltà in più riuscire a distinguere quelli di cui potete fidarvi e quelli di cui no. Io sinceramente non sono ancora riuscito a capire come le donne che ho incontrato abbiano avuto il coraggio di fidarsi di me dopo quello che era stato fatto loro, ho avuto difficoltà ad abbracciarle mentre mi raccontavano le loro storie, perché mi sentivo uomo come uomo era chi le aveva violentate.
Non ho messaggi particolari da lanciare, slogan o altro, solo dirvi che mi stupisco ogni volta della forza che avete dentro, non perché l’abbia mai sottovalutata, ma perché va al di là di ogni ragionevole immaginazione.
Un uomo.

lunedì 12 dicembre 2011

Circondati da imbecilli.

Tempo fa non mi ricordo chi (forse la mia cugina americana, o qualche amico di fuori) mi chiese quale fosse la storia dietro i lucchetti a Ponte Milvio, facendomi andare in bestia.
Sì, mi sono proprio arrabbiata, perché quello scempio non ha una storia, ma è una stronzata nata grazie a Moccia, quello dei tre metri sopra al cielo, della voglia che ho di te e roba simile, quello che il Rettore dell'Università La Sapienza di Roma invitò nell'Aula Magna per avvicinare i giovani studenti alla cultura, al cinema e alla letteratura italiani (ebbene, sì)

In pratica dopo aver visto Scamarcio che metteva 'sto benedetto lucchetto e buttava la chiave al fiume, decine di coppiette hanno pensato di non potersi dimostrare amore se  non andando a distruggere un monumento.
Il dramma, poi, è che l'imbecillità non ha limiti e ovunque ci sia una grata, c'è un cretino che ci mette il lucchetto.
Grazie all'imbecillità e all'amore adolescenziale, Moccia ha fatto i soldi veri.
Sul suo blog (ospitato sul sito feltrinellieditore, pace all'anima sua), qualche anno fa, rispondendo ad una ragazzina che voleva sapere se esistesse sul serio quella catena, Moccia scriveva:
[...]
Esiste quella catena? Forse sì...
Esiste per chi ci crede. Per chi sogna. Per chi ama il mare. Per chi ama il vento, e la moto che si piega, e stringersi forte alla persona davanti. Per chi piega la testa e un po' si vergogna. Ma poi ride e ti guarda di nuovo, stavolta più intensa, perchè... Perchè ha voglia di te... Per lei che non cambia, per lei che ride e corre, per lei che è ingenua, che ha un sorriso bellissimo, che guarda le stelle e che ogni tanto ha paura, che si stringe forte a te, che ha freddo, che si addormenta... Per lei che ride come una pazza ad una battuta, per lei che si arrabbia perchè si accorge che un 'altra invece non l'ha capita... Per lei che poi si mette a ridere di nuovo perchè comunque a quella battuta si è divertita un sacco. Per lei che mette il broncio ma che poi perdona perchè è buona, generosa, per lei che ama gli altri, per lei che non si risparmia e che ha coraggio e voglia di credere nelle cose. Per lei che discute e che quasi ci rimane male se ha detto troppo pur restando convinta delle sue idee, per lei che comunque qualunque cosa accada cambia anche idea ma continua a sognare. Ecco, per te che sei così. Per te che sogni, per te allora esiste la catena degli innamorati. Magari un giorno andrai lì a Roma su quel ponte, a Ponte Milvio, al terzo lampione, quello che sia ffaccia sul Tevere e che guarda il ponte di Corso Francia... E tu, quella catena, la troverai.
Io resto senza parole, quasi terrorizzata, lo ammetto.

Comunque, mentre scrittori discutibili, giovani attori bellocci e ferramenta si arricchivano, nel 2007 un lampione cede per colpa dei lucchetti di cui sopra e quindi chi avrebbe dovuto segare le mani dei vandali e fargli ripagare fino all'ultimo centesimo di danni, decide di mettere delle catene per facilitare tutta la faccenda.

Sono anni che si dice che quell'orrore andrebbe tolto, che quell'ammasso di ferraglia deturpa un'opera d'arte, anni che mi stratrompono le ovaie con "qual è la storia dei lucchetti di Ponte Milvio", ma adesso, finalmente, il Municipio ha preso una decisione.

Nonostante spaccature fratricide nel partito di maggioranza (PdL) manco si dovesse decidere di presentarsi in tribunale, tentativi di far mancare il numero legale manco si stessero votando i tagli ai vitalizi dei parlamentari e una lotta senza paura, il XX Municipio toglierà i lucchetti.

Non si pronuncia il piddì e manco il SindacoDegliAltri, che però tocca capirlo, ha i suoi problemi, tra una città che si allaga ogni volta che piove e pacchi sospetti informalmente anarchici.

Per me questa è l'ennesima conferma: siamo circondati da imbecilli.

Per completezza di informazione, vi segnalo l'intervista di Moccia, in risposta alla rimozione: "Politici contro i lucchetti, ma le baracche rimangono".
Da parte mia un solo piccolissimo appunto allo "scrittore": imbecille, Ponte Milvio è un'opera d'arte!

Aggiornamento 13/12/2011

Ebbene, il SindacoDegliAltri finalmente si pronuncia. I lucchetti sono una cosa troppo importante per non far sentire la propria voce:
dice di rispettare al decisione del XX Municipio, ma aggiunge: «Vorrei infatti avere il tempo di sentire Federico Moccia, per vedere se è possibile trovare un'alternativa a questa che è ormai diventata una usanza romana e non solo per gli innamorati».
Oh, era ora! Doveva pur prendere una posizione in merito! Un conto è sparare stronzate su buche, monnezza, tombini e diluvi universali, un altro sono i lucchetti dell'amore! Insomma, qui si tratta di togliere i sogni agli innamorati, mica -tanto per dire- decidere se costruire in un quartiere a rischio allagamento dove un paio di mesi fa un uomo è morto annegato in casa sua (sì, era cingalese, ma mo' il SindacoDegliAltri ha smesso ormai di fare certe distinzioni).


Le dichiarazioni più belle, comunque, restano quelle del poro Moccia:
 «Ponte Milvio - aggiunge lo scrittore - era priva di attrazione, i lucchetti hanno portato colore e poi c'è un problema di credibilità». Ossia? «I giovani hanno già perso fiducia nei politici, e una scelta del genere di certo non li incoraggia a credere nella politica che dovrebbe occuparsi dei problemi veri».
Un paio di cose al volo : Ponte Milvio (ponte Mollo, detto alla romana) è uno dei ponti più antichi di Roma.
Se ne parla in relazione alla seconda guerra punica, che per qualcuno una certa attrattiva la possiede.
Già prima di Cristo il vecchio ponte di legno venne rifatto in muratura, roba di antichi romani, che i ponti li sapevano fare bene.
Addirittura nel 321Costantino e Massenzio si so' menati proprio lassù e si dice che in battaglia Costantino avesse avuto la visione della croce (quella con scritto in hoc signo vinces, per intenderci.
È stato rimesso a posto negli anni, fino al 1800espicci, quando è intervenuto Valadier, cui non mi pare si possano associare con tanta facilità i termini "privo di attrazione".

Perfino Garibaldi l'ha trovato attraente, al punto di farlo saltare nel 1849, quando toccava prendere Roma.

Vabbè, poi io sono di parte, perché mia nonna E. viveva proprio lì e zia C. c'ha addirittura il bar in zona.

Il punto è che dire "è privo di attrattiva", oltre che malafede, è anche ignoranza crassa.

(Papà, se stai leggendo, una volta mi avevi parlato di un libro sui ponti o qualcosa del genere. Me lo sono sognato?)


Chi è Stato?



Viva l'Italia, l'Italia del 12 dicembre...

Assorbenti e tette bis

Tempo fa è uscito un concorso: compravi gli assorbenti o le salviettine Velluto e potevi vincere tette&culo di silicone.
Il concorso, sappiatelo, va avanti.

Bastano tre prove d'acquisto e puoi vincere un buono chirugia estetica fino a 6000 € per rifarti naso, labbra, collo, seno, addome, glutei, cosce.
Meno male, che con 'sta crisi non avrei proprio saputo come fare.

domenica 11 dicembre 2011

Razzismo

Su quanto accaduto a Torino, rubo le parole a Barbara.

Credo un po' tutti siano a conoscenza di quanto è accaduto negli ultimi giorni: una ragazzina ha affermato di essere stata violentata da dei Rom, e un gruppo di Torinesi ha deciso di 'vendicarsi' dando fuoco a un campo zingari.
http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/12/10/news/continassa_bruciato_un_campo_nomadi_dopo_il_corteo_per_la_ragazzina_violentata-26406533/
A quanto pare la minorenne aveva avuto rapporti con un coetaneo, ma che, per non farsi sgridare, aveva concordato col fratello di essere stata assalita da alcuni stranieri. Proprio il fratello di lei è intervenuto dopo l'assalto dei concittadini per fermare il gruppo inferocito che aveva incendiato il campo di stranieri-fortunatamente fuggiti in anticipo.
http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/12/11/news/e_il_fratello_implora_la_folla_fermatevi_sandra_ha_mentito_temeva_di_essere_sgridata-26420929/
http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/12/11/news/torino_ultr_bruciano_il_campo_rom_terrore_per_uno_stupro_inventato-26420781/
Il campo è stato devastato, la ragazza sarà denunciata per simulazione di reato, e alcuni aspiranti membri del kukluxklan sono stati arrestati. Ovviamente seguono ora le polemiche, che sembrano riguardare soprattutto la giovane mentitrice, rea di aver scatenato l'odio della folla con un'odiosa menzogna.
Ma qui dovremmo discutere di alcune questioni, che non possono essere messe in secondo piano.
Premettendo che mentire su un fatto grave come uno stupro sia pericoloso e controproducente (anche considerate le correnti di misogini che strumentalizzeranno la vicenda per affermare che gli stupri non esistono e sarebbero tutte menzogne delle donne cattive) in quanto avvia una serie di indagini che rischiano di coinvolgere innocenti, non credo si possa affermare che la colpa del raid punitivo sia della ragazza.
Innanzitutto esistono delle leggi, ed esistono delle indagini per appurare l'esistenza di un reato, ed esistono perchè la vendetta sommaria non fa che coinvolgere persone quasi sempre innocenti per sfogare un generico sentimento di rabbia. Queste persone che hanno assalito le case dei Rom, sapevano chi erano i presunti assalitori? Avevano un identikit? No. E come si può invocare giustizia se non ci si cura di punire il colpevole di un reato?
Mi sembra evidente che qui non si voglia impedire la recidività di un violentatore, ma cercare di uccidere delle persone solo perchè diverse: dare fuoco a delle baracche comporta il rischio di uccidere uomini, donne e bambini innocenti, e nulla c'entra col desiderio di 'giustizia'. Anche perchè non vedo la stessa rabbia quando veniamo a conoscenza di donne stuprate (per davvero) da conoscenti, parenti e coetanei della stessa nazionalità, anzi, ricordo benissimo le focose difese da parte dei parenti degli aggressori e il massacro mediatico delle vittime, descritte come poco di buono, puttanelle, bugiarde e chi più ne ha più ne metta-ricordate la vicenda di Montalto di Castro?
Viene da chiedersi se queste persone che invocano la castrazione e la morte appena hanno notizia di uno stupro commesso da stranieri (esistono anche nutriti gruppi du facebook) si indignino per la violenza sulle donne oppure nel loro intimo non considerino le donne italiane alla stregua di una proprietà, una sorta di territorio riservato ai compatrioti e proibito a maschi nati in altri luoghi. Perchè la colpa del raid non è della ragazza, ma di chi crede nella diversità dello straniero, nella naturale inclinazione al male di chi parla una lingua diversa. Questa è stata una strumentalizzazione, punto e basta.
Questa ragazza ha sicuramente sbagliato (ma interroghiamoci su quant possa essere marcio un ambiente in cui venire stuprate da uno straniero tutela una donna è socialemente preferibile rispetto a dire liberamente di avere una relazione intima con qualcuno), ma nulla può giustificare un tentato omicidio ai danni di persone accumunate solo dalla provenienza.
Dove sono questi 'difensori delle donne' quando chiediamo rispetto, quando alcune di noi subiscono violenza o molestie da parte di italiani come loro, quando chiediamo dignità e libertà di autodeterminazione rispetto a religioni invadenti, pubblicità svilenti e stereotipi che ritroviamo ovunque nella vita quotidiana?
Non credo nessuno di loro sia veramente interessato a fermare il fenomeno della violenza sulle donne che ancora persiste in Italia, per me non si è trattato altro che di un (ennesimo) episodio di razzismo, che aspettava solo una scusa per esplodere, in un paese dove sono ancora troppe le persone che ragionano in modi simili:
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/11-dicembre-2011/caserta-prof-abbassa-vototu-non-sei-come-altri-sei-nera-1902493573017.shtml
E non posso fare a meno di domandarmi, se davvero questa ragazza ( che mi fa molta pena, lo ammetto) fosse stata violentata da due Rom, cosa sarebbe successo?

venerdì 9 dicembre 2011

Natale a Roma Capitale.

Vi ricordate la faccenda delle statua di papa Wojtyla?
È una cosa talmente brutta che mentre la città annaspava nella monnezza e la popolazione sprofondava nelle buche, il SindacoDegliAltri e l'opposizione si sono scannati per decidere che farsene.

Ora è arrivato Natale e come ogni anno tocca fare l'albero.
Quest'anno a piazza Venezia è arrivato un cono gigante ornato da una bandiera tricolore.
Francamente brutto, ma tant'è, questione di gusti.

Se non sbaglio l'ho presa dal Corriere

L'instancabile, irreprensibile, irremovibile opposizione PD, è subito partita all'attacco, senza paura alcuna: "fa schifo!" "L'albero non ricorda neanche lontanamente il tradizionale abete" bla bla bla il Natale bla bla bla tradizione bla bla bla.

In effetti sono cose importanti e imprescindibili di cui discutere proprio nei giorni in cui si approva una manovra che, tra le altre cose, toglie risorse ai Municipi, con tutto quello che ciò comporterà per noi cittadini, che dell'albero avremmo anche potuto fare a meno (venticinquemila euro).
Il SindacoDegliAltri, evidentemente memore del casino del vespasiano papale, stavolta non ci sta: dice che fa schifo pure a lui e infatti dopo manco 24 ore piazza Venezia si blocca, il traffico va in tilt e il cono natalizio scompare.

Ovviamente comincia il solito giochino, lo stesso della statua di cui sopra: io non lo sapevo, io non l'ho visto, ma ti pare che se lo vedevo lo facevo mettere, sarà di certo un complotto.

L'azienda che ha costruito e venduto l'albero (25.000 €) e tutte le luminarie (800.000 €) a Roma, però, racconta un'altra storia, che ricorda moltissimo quanto già accaduto: il bozzetto sarebbe stato inviato e approvato dal Campidoglio tempo fa. 
Quando gli fanno notare che al SindacoDegliAltri il cono non è piaciuto, il portavoce di Lucifeste risponde: "Strano che non sapesse come fosse. A settembre abbiamo mandato bozzetti, disegni e persino abbiamo illustrato al suo staff alcuni simulazioni. Mi sembra strano che lui fosse all'oscuro di tutto".

Fantastico. Di nuovo.

L'hai visto!
Non è vero!
Ma ti ho mandato i bozzetti!
Gnè gnè gnè!
Ma li hai approvati!
G n è !

Ora, a questo punto, scrivo le stesse parole usate per la statua del papa, che mi sembra possano andare bene anche in questa occasione: Se questi non sono in grado gestire una cosa simile, non è difficile capire perché la monnezza non viene raccolta, le strade sono piene di buche, i monumenti cadono a pezzi, le scuole sono allo sfascio, i mezzi pubblici indecorosi.

Ah, ora al posto del Cono di Natale c'è un orrendo presepe di metallo. Che poi se non sbaglio è lo stesso dello scorso anno.

Questa invece l'ho fregata su faccialibro.

martedì 6 dicembre 2011

Io e SNOQ: anche mai.

Lunedì alla Casa Internazionale delle Donne di Roma c’è stato un incontro con SNOQ per parlare della manifestazione nazionale che stanno organizzando per il prossimo 11 dicembre a Roma.

Ci sono andata prevenuta, lo ammetto.

Prevenuta innanzi tutto perché SNOQ non mi ha mai convinta e prevenuta perché reduce dall’Assemblea UDI del precedente fine settimana, in cui mi hanno detto che un’associazione nata nel 1945, con una storia importante, che dal 2003 si è risollevata, portando avanti campagne fondamentali come il 50E50… ovunque si decide!, la Staffetta delle donne contro la violenza sulle donne e Immagini Amiche (che può vantarsi di avere l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica), senza di loro sarebbe “invisibile”. 
Prevenuta perché donne UDI mi hanno detto che il 13 febbraio è stata la data più importante della storia del movimento femminile italiano, come se prima non ci fosse stato nulla. E me l'hanno detto nella sala intitolata a Carla Lonzi.
Come ha detto Vania Chiurlotto in Assemblea, 
Se dieci anni fa si nominava l’Udi ci si sentiva dire “L’Udi? Esiste ancora?”.
Le più informate dichiaravano “ Ah, l’organizzazione delle donne comuniste”.
Oggi, fino ad oggi, l’Udi è visibile, organizzata, autorevole, riconosciuta perché libera.
Una situazione insostenibile, scandalosa. 
Una situazione che evidentemente ha richiesto un "riportare all'ordine", magari anche rientrando nei giochi dei partiti o accodandosi a movimenti appena nati, ma con una maggiore visibilità mediatica.
Ho sempre visto in SNOQ una mossa furbetta, la chiamata alle armi delle donne contro un uomo (sì, contro un solo uomo, non contro un governo intero e contro un intero modo di fare politica). 
Donne di potere, di cultura e di spettacolo che hanno chiamato in piazza altre donne dopo aver taciuto volontariamente e colpevolmente della politica degli ultimi anni
Una manifestazione dai contenuti piuttosto fumosi che ha dovuto il suo incredibile successo mediatico all’enorme pubblicità avuta da quegli stessi media che hanno ignorato decenni di politica delle donne (una per tutte, L’Unità di Concita De Gregorio, sulla quale si lasciò scrivere che l’UDI si era sciolta senza che nessuna sentisse il bisogno di una rettifica che andasse oltre qualche parola buttata tra i commenti sul “silenzio delle donne”).
La pretesa delle donne di SNOQ di essere le sole pronte e capaci di fare qualcosa, il loro malcelato disprezzo o forse la loro ignoranza (nel senso etimologico del termine, ovviamente) per tutto quello che c’è stato prima e che c’è ancora, il loro senso di superiorità politica, culturale e morale, mi ha infastidita dal primo momento.

Ciononostante il 13 febbraio ero in piazza, ma con gli Ombrelli Rossi e insieme ad altre donne ho abbandonato presto piazza del Popolo per dirigermi verso il Parlamento, con la mia rabbia e le mie rivendicazioni.

Comunque, nonostante prevenzioni e perplessità ieri sono andata alla Casa per incontrare il comitato promotore, nella persona di Serena Sapegno (che non è una sprovveduta, anzi, e che proprio per questo mi fa parlare di un silenzio colpevole) e Sara Ventrone.

Due cose ho notato. 
Innanzitutto, mi è parso che si volessero mettere le mani avanti in vista di un possibile flop della manifestazione. E quindi un tirata sui comitati locali, che sono lasciati liberi di scegliere se venire a Roma, se fare cose sul proprio territorio, o se non fare nulla; e poi –data l’oggettiva scarsa visibilità di questo appello- una lamentela che sinceramente non smette di farmi ridere a crepapelle: questa manifestazione, SNOQ stessa, sarebbe “ignorata dai media”.

Ora, con tutto il rispetto, ignorate de che?

Il successo di SNOQ a febbraio è stato dato proprio dall’appoggio incondizionato e acritico di tutti i media antiberlusconiani del paese, quindi lamentarsi di essere invisibili mi pare un’assurdità. 

Certo, non c’è più una direttora di un quotidiano nazionale che può fare pubblicità a tutto spiano, ma non mi pare che invisibilità mediatica e SNOQ possano andare a braccetto. 
Indubbiamente l’attenzione è minore, ma c’era da aspettarselo da una manifestazione che voleva difendere la “dignità delle donne” contro il berlusconismo.
Insomma, Berlusconi non è più Presidente del Consiglio, le sue esuberanze sessuali sembrano non interessare più, quindi la presa sulla gente è effettivamente minore.

SNOQ vuole farci sapere che “non si poteva continuare a non esseere presenti mentre stava cambiando tutto” e che loro ci sono “anche al di là di Berlusconi”. 
Io ed Ingrid, non abbiamo potuto non farci la stessa domanda, quasi all’unisono: “Sì, ma prima di Berlusconi, ndo stavate?” 
Sentire parlare di “agenda politica delle donne” da chi fino a undici mesi fa mi ignorava, ignorava (o almeno pretendeva di ignorare) lo sfascio dei consultori, le azioni contro la proposta Tarzia, le manifestazioni contro la violenza, i drammi delle migranti, mi fa rabbia più dei festini, perché davvero mi tocca profondamente.

L’idea che mi ha dato l’incontro è stata di un’enorme confusione, né con, né contro, come è stato detto più volte.
Non si può essere acriticamente con questo governo, che però viene a prendere i soldi sempre dai soliti, ma non si può nemmeno essere contro, perché tutto è meglio di Berlusconi. E poi vuoi mettere la bellezza di una Ministra che si commuove dicendo “dovete fare sacrifici”?

E poi, a quali donne vuole parlare stavolta SNOQ? 
Prima erano le donne per bene, quelle che studiano, lavorano, che non vendono il proprio corpo, le madri e le figlie che "non sono come Ruby", accompagnate dagli uomini che "mia figlia non te la darò mai". 
E ora? Ora che, come ci ricorda L’Unità, non c’è più il “tacco 12”, ma un più sobrio e maturo "english style", con chi vogliono parlare?

Dice bene Barbara Pettine, delle Metalmeccaniche FIOM: “Di quali donne parliamo? A quali donne ci rivolgiamo?” perché, dice, se vai in fabbrica, non troverai facili adesioni. 
Perché le prime a essere massacrate da questa manovra, saranno proprio quelle donne e non si può chiedere a chi magari sta perdendo il lavoro e dovrà affrontare sacrifici reali di “non essere né contro né a favore”.

Per quanto mi riguarda, questo è invece il momento di mettere paletti, di fare richieste reali e di pretendere un cambiamento. Questo per me è il momento della protesta, che, come ha detto una ragazza di vent'anni, Silvia, non può essere un concerto e qualche recital.

Tra le tante realtà presenti ieri alla Casa, molte aderiranno alla mobilitazione, altre ne faranno a meno. 

Avrei voluto sentire il parere dell’UDI, perché nonostante il (a mio giudizio terrificante) nuovo corso è pur sempre la mia associazione, ma la Responsabile della Sede Nazionale presente, Vittoria Tola (l’altra Responsabile è Grazia Dell’Oste, che però non era presente), purtroppo non ha preso la parola.

Comunque, mi è parso che quello che davvero e di nuovo manca a SNOQ siano una reale conoscenza del mondo che le circonda (o almeno il riconoscimento di chi in quel mondo ci vive ogni giorno) e una piattaforma politica ben definita per la manifestazione dell'11 dicembre.

Le parole sono belle, non c’è dubbio, ma ieri si voleva invitare ad una manifestazione di cui nessuno pareva saper spiegare davvero i contenuti. 
Si è venute a chiedere adesioni a qualcosa che non è dato criticare in alcun modo, un monolite che mi pare accessibile solo a chi dice "sì". Alle critiche di Nella Condorelli, che diceva che si erano ignorate molte realtà femminili con cui si sarebbe potuto e dovuto dialogare proprio per una maggiore riuscita della mobilitazione, è stato risposto: "Organizzatela voi una manifestazione in cui parlate con tutte. Fatelo se siete capaci, poi io ci vengo. Mi invitate e ci vengo". Nessun diritto di critica.

Certo, sul palco non ci saranno solo Emma, Paola Turci e Marina Rei: ci saranno “giornaliste” ed “economiste” e verrà letta la lettera di una vecchia pensionata che bada alla madre con l’Alzheimer, ma poi? 
Sentirmi dire “proporremo l’agenda politica delle donne” non mi basta e soprattutto per me non ha senso.

Come Pettine, io voglio sapere di quali donne

Rivolgersi alle “cittadine” per me è già qualcosa di fortemente respingente, perché io voglio e devo rivolgermi anche a tutte le altre: alle migranti, alle mie sorelle nate qui da genitori stranieri e che non sono considerate italiane da una legge dannosa e discriminatoria. E le sex workers? E le lesbiche? E le trans? SNOQ non ha da parlare anche a loro? 
Ma soprattutto, ha intenzione di prendere in considerazione e valorizzare il lavoro fatto dalle tante che si muovono faticosamente da molto prima del 13 febbraio? 
Sinceramente a me pare di no e vi consiglio la lettura del post di Francesca Sanzo su Donne Pensanti in merito. 

Di nuovo, nell’attuale chiamata all’adunata, trovo punti di disaccordo per me fondamentali con le donne di SNOQ, a partire dall’esclusione di alcune (appunto, le sex workers) e il disconoscimento, o meglio l’assoluta indifferenza, per il lavoro svolto dalle altre (altro consiglio di lettura: Deconstructing SNOQ, di Lorenzo Gasparrini su Femminismo a Sud).

Leggo e sento parlare e però quello che mi torna è sempre la stessa cosa: noi finalmente abbiamo il coraggio di parlare, mentre voi tutte siete state sempre zitte e ora eccoci, siamo la vostra voce, lasciateci fare.

Solo che io di voce ne ho abbastanza e non mi faccio dettare l'agenda politica da chi non mi ha mai voluto ascoltare. 


lunedì 5 dicembre 2011

Lacrime e sangue

Mi dispiace, ma le lacrime della Ministra Fornero non mi hanno fatto pensare alla sua umanità, all'empatia, alla comprensione, alla compostezza o alla sobrietà di questo governo rispetto al precedente.
A me hanno fatto pensare a una donna ricca e potente che piange mentre dice a gente che deve campare una famiglia con uno stipendio da fame che dovrà avere ancora più fame.
Quelle lacrime potevano essere evitate.
Per esempio con una patrimoniale seria.
Per esempio finendola di comprare armamenti.
Per esempio dando un taglio serio e radicale alle spese della politica.
Per esempio facendosi pagare l'Ici dal Vaticano.




Ministra che dice "dovrete fare sacrifici"

Operaio che deve sacrificarsi




















Sì, lo so, questa due foto messe assieme sono facile retorica. Ed è assolutamente voluta.

giovedì 1 dicembre 2011

Enjoy the new Panda.

Levategli il vino reloaded

Nella "polemica" sulla natalità di Libero non poteva mancare lui, Nicolas Farrel. In molti, anzi, quasi lo chiamavano.
Per gli sventurati che non lo conoscessero, è un vecchio ubriacone maschilista, fascista, sporco per sua stessa ammissione e che s'è inventato tutta una storia assurda con una trans a Soho che francamente ricordava troppo Lola dei The Kinks. 
Se un tale Prefe non avesse chiuso il blog avreste materiale perpetuo, ma almeno c'è Scaricabile.

Comunque, vi consiglio di cercare i vecchi articoli, sono illuminanti.

Questo si chiama: "Casalinga, colta, con 5 bimbi. Mia moglie è una marziana" e presenta vecchi cavalli di battaglia di Farrel, come i polli di allevamento e le mutande sporche.
Davvero.
Lui è uno che se deve fare un esempio di donna che lavora non riesce a trovare altro che "passare la vita montando elettrodomestici in fabbrica o tagliando le teste ai polli in allevamento", come se non ci fosse altro. Che ne so, fare la segretaria, la giudatrice di tram, la neurochirurga e roba simile.
Quella delle teste dei polli è una sua ossessione. Ce la infila sempre. Se deve parlare male delle donne lavoratrici, c'è sempre di mezzo una testa di pollo.
Che poi, che lavorano a fare 'ste femmine, cosa andranno mai cercando dalla vita che non possono trovare stando chiuse in casa a badare a marito e figli? 
Possedere 20 paia di mutande piuttosto che due, una acconciatura diversa ogni settimana? È libertà questa?
No. Forse non è libertà, ma è decisamente igiene. Insomma, la settimana è fatta di sette giorni e con due mutande non si va lontani. A meno che non si viva in una colonia di nudisti, ma che io sappia la Romagna non ne ospita molte. Sull'acconciatura non mi pronuncio perché perderei quel briciolo di credibilità che ancora possiedo.

L'altra enorme ossessione di Farrel sono comunisti e femministe (oh, Nick, se solo tu mi conoscessi!) e infatti il declino del paese ha i suoi due colpevoli: il '68 e il femminismo, che stanno spopolando il paese:

Ecco la tragica realtà: non c’è bisogno del suicidio assistito in Italia perché l’Italia si sta suicidando da sola. Qui, dal ’68 e la nascita del femminismo in poi, gli unici a fare così tanti figli, a parte questa bizzarra coppia anglo-romagnola, sono i fedeli di Allah.Ai tempi di Mussolini Benito la Signora Farrell, fu Camerani [ehm, Nick, se scrivi "fu" così pare che è morta. Giusto per la cronaca, eh], sarebbe stata premiata e gli ufficiali militari le avrebbero data il saluto romano per strada. Oggi, invece, fare cinque figli è vista come un crimine contro l’umanità. Così, le dicono «ma come ti permetti?» , e «vergognati», e «i soldi dove li trovi?». Ecc. Per questi parsimoniosi saccenti moralmente superiori, il mondo si soffoca di troppa gente. Non c’è spazio. Non c’è cibo. Non c’è denaro.
C'è da chiedersi che razza di persone frequenti questa "bizzarra coppia anglo romagnola", perché a me non verrebbe mai in mente di dire a una madre di cinque figli "come ti permetti" o "vergognati". Effettivamente mi chiederei qualcosa su come riescano ad arrivare a fine mese, ma me lo terrei per me o al massimo ne parlerei con le amiche davanti a una birra. E comunque sarei troppo impegnata a chiedermi come possa una persona sana di mente stare con uno così. 
In Italia, come in Occidente, ha trionfato un’alleanza satanica (lo dico da agnostico) contro la vita e pro la morte di tutti coloro per cui i bambini sono una rottura di palle troppo costosa e un impedimento disumano al divertimento, di tutti insomma per cui la ragione d’essere dell’Uomo non è fare i figli ma fare lo shopping. Fra i componenti principali di questa alleanza spicca, ovviamente, l’armata intera di derivati tossici del comunismo per cui la natura morta è più sacra di quella viva. Ma il popolo si sinistra non ha l’esclusivo [sic].
Ora, lasciamo stare la sintassi perché non ne potremmo uscire: alleanza satanica? Derivati tossici del comunismo?
Ma davvero questo è un giornalista? Insomma, cos'ho io meno di lui? Perché nessuno mi vuole pagare per scrivere stronzate? Ne scrivo a pacchi, pagatemi! Se non avessi dei principi manderei a Libero il mio curriculum.
Secondo questi appassionati della vita sterilizzata, la legge cinese che permette un figlio unico è un bel passo avanti ma non basta. Per salvare il pianeta dall’inquinamento umano, ci vorrebbe anche una legge sovranazionale gestita dalla Corte dei Diritti Umani che proibisca completamente tutta questa «produzione irrazionale» di figli e che prevede come sanzione la pulizia umana cioè: lo sterminio di massa dei colpevoli e dei figli da loro prodotti. Sì, ok, c’è troppa gente in giro (specialmente di sinistra!). All’epoca di Gesù Cristo la popolazione globale era, si stima, circa 35 milioni. Nel 1800, era 1 miliardo. Nel 1940, era 2,5 miliardi. Entro il 2050, secondo l’Onu, sarà 9,5 miliardi. Ma il problema della sovrappopolazione esiste (se esiste) in Oriente ed in Africa, non in Occidente. E sicuramente non in Italia.
Vita sterilizzata, pulizia umana, sterminio di massa, Gesù... io sono terrorizzata dal mondo che immagina quest'uomo, io non riuscirò a dormire pensando alla Corte dei Diritti Umani che vuole proibirmi di figliare o uccidere me e la mia prole.
Prosegue il suo delirio con gli immancabili numeri sulle pensioni, su deliri sulla colpevolezza sua e della Carla nell'ostinarsi a fare figli e non riesce ad evitare una nota razzista che non c'entra niente e conclude donandoci una rara perla sulla vita umana, "maledetta ma meravigliosa":
 Certo, essendo «colpevole» con la Carla del reato di «produrre» cinque bambini, mi sento preoccupato. Ho paura del mondo e com’è messo, di questa crisi economica, delle tante guerre, e della tanta sofferenza. Ho paura della debole mentalità dominante in Italia e sì, naturalmente, di musulmani e cinesi. E ho paura di me stesso e com’è sono messo. Ho 53 anni e quando la gente vede la Carla in giro con me e i nostri figli chiede: «E lui chi è? Il nonno?» Camperò? Per quanto? Ho paura di un’altra cosa: ma come mi sono permesso di «condannare» cinque bambini innocenti a questa vita, sapendo bene di che cosa si tratta? Nascono, crescono, muoiono. Poi? La Carla è credente. La fede ce l’ha. Io non escludo Dio ma se c’è che c’entra? Ma questa è la vita. Questa cosa maledetta ma meravigliosa. E i bambini non sono una spesa ma una risorsa. Quindi, benvenuto Giovanni Maria Farrell, detto «Fidel», a questo mondo. Evviva l’Italia! Evviva la vita!
Evviva!

Levategli il vino.

“Togliete i libri alledonne: torneranno a far figli” è il titolo di un brillante articolo apparso su quel meraviglioso quotidiano chiamato Libero, a firma di Camillo Langone
 Rubo le parole alla mia amica Alessandra per una descrizione rapidissima del Langone: 
‎"Ma Camillo Langone che scrive su Libero l’articolo "Togliete i libri alle donne e torneranno a fare figli" (dibattito sulla natalità) è forse quell'insignificante pennivendolo che ha scritto "La vera religione spiegata alle ragazze" (12 lettere ad altrettante amiche dubbiose per spiegare l’importanza di indossare la croce, di battezzare i bambini, di allestire il presepe…) e poi "Manifesto della destra divina" (“Difendi, conserva, prega!”: una difesa in controtendenza dei doveri contro i diritti, dell’obbedienza e del rispetto contro l’individualismo sfrenato che regola la società odierna.) ? Ah ecco."
In effetti del Langone ricordo uno sproloquio sull’irresistibilità del “camerata”, che forse è stato da spunto per la maglietta di caccapound.

Vabbè, divago.

Insomma, l’articolo pubblicato lo scorso 30 novembre  vuole essere una “provocazione” in un dibattito sulla natalità con Selvaggia Lucarelli.

Leggendo, si trova ciò  che a Roma chiamiamo “’na marea de mmonnezza”: razzismo, xenofobia, sessismo, ovvero i tre grandi classici che stanno andando tanto di moda tra troppi giornalisti (uno per tutti: Massimo Fini, che però è da un po’ che non mi regala una delle sue meraviglie).

Diciamo che già il fatto che uno si descriva come “un sincero xenofobo” è una garanzia su quello che si andrà a leggere.

Comunque, cominciamo.

Culle vuote e barconi pieni sono fenomeni così strettamente legati che perfino un sincero xenofobo come me ha sbuffato, dopo la reazione leghista alla forzatura di Napolitano sulla cittadinanza ai figli degli immigrati. Io sono di destra perché sono realista: le ideologie e le utopie non me le bevo.
No, Camillo, secondo me non ci sei. 
I migranti non vengono qui perché noi italiane non figliamo: vengono perché fuggono da guerra, fame, miseria, morte. 
E se proprio non li vogliamo sul nostro prezioso suolo patrio, dovremmo cominciare a parlare seriamente di cooperazione e aiuti, senza paternalismi e senza continuare a sfruttare fino allo stremo le loro terre e poi lasciare che si ammazzino tra loro mentre noi mandiamo due euro con un sms di solidarietà.
E sì, sono certa che lo ius soli sia sintomo di civiltà, non di “invasione”, come piace tanto dire ai fascisti. 
La mia amica del liceo, M., per esempio, è figlia di un eritreo e di una somala (o il contrario? Non mi ricordo mai). Abitava a Tor Bella Monaca, andava al liceo a Monteverde con i miei amici C. e G. e parlava un romanaccio favoloso, pur essendo nerissima. 
Lei viveva la sua vita con noi, ma visto che non siamo un paese civile, non era Italiana. 
Credo che abbia avuto la cittadinanza da maggiorenne, tra schifezze burocratiche e roba simile. Purtroppo non la vedo da anni, altrimenti potrei chiederle delucidazioni.

Pensare che chi nasce e vive qui sia italiano come i figli di Langone, non è ideologia né utopia. 
È una cosa logica. Ma un “sincero xenofobo” in effetti non può arrivare a tanto.

Da troppo tempo la Lega abbaia ma non morde. Da troppo tempo i politici, di tutti i partiti, mica solo i bossiani, preferiscono i sogni alle statistiche. La natura non tollera vuoti, bisogna metterselo in testa: non è pensabile che una nazione si spopoli senza che alle nazioni vicine venga in mente di ripopolarla. Se in Italia il numero di figli per donna è 1,32, molto sotto la soglia di sostituzione che è poi la soglia dell’estinzione prossima ventura, ci vorrebbe altro che le dichiarazioni di Calderoli, ci vorrebbe un’atomica al giorno per impedire gli arrivi dalla Siria, dall’Egitto, dalla Libia, dove i figli per donna sono più di tre.
Questa cosa dell’atomica ricorda tanto le parole di Bossi e Maroni sullo “sparare ai barconi” e io non ne posso più di sentire certe esternazioni e non vederle mai punite. Insomma, se uno dice a Berlusconi “buffone fatti processare” gli prendono le generalità, ma se un “giornalista” dice di buttare “un’atomica al giorno per impedire gli arrivi” dei migranti allora va tutto bene.

Questo tizio, poi, parla di “figli per donna”, di “sostituzione” ed “estinzione” come se stesse vendendo le mele al mercato.
Non sembra chiedersi nemmeno per un momento -non ancora almeno- perché le donne italiane facciano meno figli che in passato. Una prima piccolissima risposta potrei dargliela: manca il lavoro, mancano i servizi sociali, mancano i soldi per una casa. Cose sulle quali quando hai intenzione di avere un figlio cominci a ragionare con più attenzione.
Ma questo vorrebbe dire mettere in discussione decenni di scellerate scelte politiche e non è per niente facile.
Ed ecco la xenofobia sincera in tutto il suo splendore:
[…] mi capita sempre più spesso di trovarmi completamente circondato da stranieri (alla stazione di Brescia, in viale IV Novembre a Reggio Emilia, sui regionali notturni in partenza da Bologna...) e mi sembra di vivere un incubo. […] bisogna convincere gli italiani a riaccettare il duro lavoro di padri e di madri.
Gli stranieri, Langone, non mordono. Cos’è che ti fa paura? La lingua diversa? La pelle scura? I cibi troppo speziati? Cos’è che ti fa venire gli incubi? 
No, perché il mio incubo è passare a via Napoleone III e sapere che il SindacoDegliAltri ha regalato parte dei miei soldi a gente che si dichiara “fascista del terzo millennio”. 
O vedere che in Parlamento ci sono persone dalle quali i miei mi avrebbero detto di tenermi alla larga.

Questione di punti di vista: tu sei un “sincero xenofobo” che non crede nelle ideologie, io una donna che vive nel mondo e crede ancora che “uguaglianza di diritti e doveri” non sia una parolaccia.

Come? Convertendoli all’islam? Non serve: il paese più prolifico del pianeta è il maomettano Niger (7,68 figli per donna) ma subito dopo, nella classifica della fecondità, si trova la cristiana Uganda. Quindi la religione conta poco o nulla, e a riprova ecco l’Iran, precipitato anch’esso sotto la soglia di sostituzione nonostante veli e ayatollah. Che allora convenga diventare induisti? Macché: in molte zone dell’India ancora all’apparenza prolifica il tasso di fecondità sta crollando. Oppure buddisti? Niente da fare: i thailandesi si vanno estinguendo a ritmi europei. Comunisti? Peggio che andar di notte, a Cuba si fanno meno figli che nella decadente Olanda. Se non è la religione, se non è l’ideologia, qual è il vero fattore fertilizzante?
Questa, lo ammetto, l’ho capita poco. La faccenda del “fattore fertilizzante” tende a sfuggirmi. Forse perché non credo che le donne siano piante da fertilizzare.

Ma ecco che finalmente Langone trova “La Ricetta”:

Io lo so ma l’ho tenuto per la fine dell’articolo perché non avevo fretta di farmi linciare. Ebbene, gli studi più recenti denunciano lo stretto legame tra scolarizzazione femminile e declino demografico. La Harvard Kennedy School of Government ha messo nero su bianco che «le donne con più educazione e più competenze sono più facilmente nubili rispetto a donne che non dispongono di quella educazione e di quelle competenze».
E il ministro conservatore inglese David Willets, ha avuto il coraggio di far notare che «più istruzione superiore femminile» si traduce in «meno famiglie e meno figli». Il vero fattore fertilizzante è, quindi, la bassa scolarizzazione e se vogliamo riaprire qualche reparto maternità bisognerà risolversi a chiudere qualche facoltà.
Così dicono i numeri: non prendetevela con me.
Ecco qui. Bentornati al medioevo!

Tutte a casa! A fare la calzetta, a preparare i lauti pasti per il maschio che torna dal lavoro e porta i soldi a casa. Altro che leggere e studiare! Perdere tempo sui libri non si addice a una madre per bene.

Non lo sapete forse che scolarizzazione, educazione e cultura portano alla libertà e alla consapevolezza? 
Via quei brutti libri, al rogo! 
Non sia mai che qualche femmina possa cominciare a pensare a quella cosa orrenda che è l’indipendenza! Che nessuno mai più pronunci la parola “emancipazione”!

Eccolo in vero nodo della questione. 
Una donna colta, curiosa del mondo, consapevole di sé e di quello che ha intorno, è una donna libera, una donna che può e vuole scegliere. E questo evidentemente è ancora spiazzante per qualche maschio.

“Provocazione”, la chiama, ma come donna, come donna che legge (pensa, Langone, me l’ha insegnato mio padre!), come donna che vuole leggere ancora e ancora e che spera di poter leggere tantissimo per i figli che avrà, vedo solo un insulto.


Un insulto alle troppe donne cui è ancora negata la scolarizzazione e che quindi sono schiave, alle migranti che fuggono da miseria e guerra, alle donne di cultura, che in questo paese nel 2011 ancora fanno fatica a vedersi valorizzate.
È un insulto a tutte noi. 
Ed è un insulto a tutti quegli Uomini che Langone non nomina mai e che ci stanno accanto mentre leggiamo ogni giorno, che ci insegnano le parole scrivendole su grossi fogli bianchi, che ci spronano a migliorarci ogni giorno perché sanno che miglioreremo insieme alla faccia di xenofobi più o meno sinceri e di beceri sessisti.


E mentre Langone starà pensando a quanto sarebbe bello un mondo di donne analfabete, io mi godo la pausa pranzo.