domenica 22 gennaio 2012

La vita siamo noi.

Sabato 21 gennaio la Casa Internazionale delle Donne di Roma ha ospitato l’incontro “La vita siamo noi”, organizzato dall'Assemblea permanente delle donne contro la proposta di legge Tarzia per parlare della situazione dei nostri consultori e delle decine di tentativi da parte delle varie amministrazioni comunali e regionali di distruggerli e di impedire di fatto alle donne di interrompere una gravidanza, come appunto succede nel Lazio con la "nostra" Tarzia.

All'incontro hanno partecipato diverse realtà locali, perché, come ha sottolineato l'Assemlea, non è solo nel Lazio che si sta portando avanti un attacco continuo e ripetuto all'autodeterminazione delle donne: dalle compagne del collettivo Medea, ad esempio, sappiamo che in Piemonte la giunta Cota con il suo "Patto per la vita e la famiglia", sta di fatto decidendo la sparizione dei consultori. In molte altre regioni italiane, poi, i tagli ai finanziamenti significano carenze sempre più gravi e quindi problemi sempre maggiori per le donne che si rivolgono ai consultori. Ovunque, simili proposte sono un attacco indiscriminato alla legge 194.

Tutto questo nonostante i dati ci dicano che gli aborti sono in calo e che questo calo è dovuto anche al lavoro delle operatrici e degli operatori dei consultori, che non sono degli "abortifici", come qualcuno vuole credere, ma luoghi di ascolto, cura e insegnamento.

Le testimonianze dai territori mostrano più o meno le medesime criticità: le nuove proposte di legge non parlano più di una reale promozione della salute, di una seria educazione sessuale, di contraccezione, come se queste non fossero le basi per la prevenzione dell'aborto.

Interessante (ma quasi una conferma, almeno per me) è stato sentire dalle compagne di regioni diverse che questi attacchi non sono un'esclusiva delle destre. Anche in regioni storicamente "rosse" e attualmente governate dal centrosinistra, la situazione, a parte qualche oasi felice, non è affatto tranquillizzante.

Dopo un'assemblea plenaria stracolma, sono iniziati i lavori dei tre tavoli: CORPO, DIRITTI, SERVIZI.

Il Tavolo Corpo ci ha presentato tre punti fondamentali dai quali non possiamo prescindere:
- Sessualità: dobbiamo chiederci quale sia il livello di informazione delle donne riguardo sessualità, corpo e diritti. Sembra che ci sia una diffusa paura della sessualità femminile, che ancora nel 2012 deve essere in qualche modo "addomesticata". Noi donne per prime dobbiamo opporci alla rappresentazione che altri danno di noi con i nostri corpi reali. E soprattutto è necessaria un'educazione sessuale che insegni alle più giovani come è fatto il loro corpo.
- Consultori, 194, obiezione di coscienza: è necessario riappropriarci del nostro corpo e della nostra soggettività. Dobbiamo reinventare i consultori, tendendo il buono e pretendendo il meglio: le donne devono rientrare nei consultori con i loro problemi, le domande, le richieste.
E dobbiamo lottare contro l'obiezione di coscienza, ormai una facile scelta di comodo che aiuta a fare carriera.
- Medicalizzazione e maternità: qui è in gioco non solo la nostra autodeterminazione, ma anche la nostra vita. Una ragazza di diciannove anni è morta per un parto cesareo e questo non è accettabile in un paese che si dice civile. Il fatto che in Italia il parto sia sempre più affrontato come una "malattia" la dice lunga (consiglio la lettura di Madri cattive. Una riflessione su bioetica e gravidanza ,Caterina Botti, Il Saggiatore, 2007)

Il Tavolo Servizi è sembrato un tavolo più "tecnico", data la maggioranza di addette ai lavori presenti, ma ha portato alla luce problematiche che si sono rivelate comuni agli altri tavoli. E' stato sottolineato come solo il servizio pubblico garantisca laicità ed ascolto per tutte (e tutti, se è vero, come hanno detto le sociologhe della SOIS, che nei consultori ci vanno anche i maschi). Quindi è fondamentale che il pubblico sia finanziato sempre di più e che sia sempre più connesso con i territori e con le realtà che in questi operano, come i centri antiviolenza.
Tra le proposte più interessanti, quella di entrare nelle facoltà di medicina, perché chi studia ginecologia deve sapere che si troverà a dover affrontare delle interruzioni di gravidanza (e se proprio non gli piace, andasse a fare l'otorino).
Anche da questo tavolo è emersa la necessità di avere una lista dei medici obiettori, magari non pubblica (per evitare polemiche sulla privacy), ma almeno consultabile dagli addetti ai lavori per poter indirizzare le donne che intendono abortire o che hanno bisogno della pillola del giorno dopo (che molte di noi vorrebbero diventasse un farmaco da banco, come in larga parte del mondo civile).
Inoltre, più donne hanno ribadito che chi obietta non può in nessun modo fare la diagnosi prenatale.

Anche il Tavolo Diritti ha ribadito l'attacco alla nostra autodeterminazione, sottolineando come l'attacco alle donne vada oltre, come possiamo vedere ogni giorno in ciò che accade sul lavoro, dove i diritti acquisiti vengono continuamente ridefiniti e ristretti soprattutto sulla pelle delle donne. Diventa allora fondamentale la difesa e la tutela di tutti quei diritti che noi, "come donne bianche, più o meno colte e di ceto medio", stiamo dando per scontati.

L'assemblea plenaria si è sciolta con il desiderio e la promessa di incontrarsi di nuovo e di portare avanti azioni di lotta per i diritti di tutte.

Qualche link utile:
Legge 22 maggio 1978, n.194: Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza.

1 commento:

  1. grazie per il resoconto!
    e aggiungerei una parolacccia all'indirizzo di tutte le Tarzia e tutti i Cota, ma mi astengo..
    a proposito dei troppi cesarei in Calabria
    http://www.ignaziomarino.it/news.asp?id=1007
    (Marino dovrebbe lasciare il PD secondo me).
    Bello lo skizzo, rende :)

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