giovedì 2 febbraio 2012

Sulla monotonia del posto fisso.




Avevo pensato a una lunga lettera per dire a Monti che in effetti lui ha ragione, il posto fisso è (spesso) una palla incredibile, ma che è comunque meglio, che ne so di stare dieci ore in un negozio, in piedi e con un sorriso smagliante a servire qualche stronzo convinto che "commessa" sia solo un sinonimo di "serva", con un fantastico contratto a progetto. O magari di stare a lavorare in un ristorante rigorosamente in nero e aspettare che l'ultima coppia se ne vada finalmente a casa per finire di sparecchiare e lavare il cesso. O altri mille esempi che potrei farmi segnalare dai miei amici precari, ex precari, stagisti, ex stagisti sfigati.

Poi ho pensato che sono stanca, che il mio posto fisso è effettivamente monotono, che sono alienata, che c'ho fin troppi impicci e che in fondo oggi non ho davvero voglia di fare niente.




Chi m'ha mis'in catena,
passa a vita in vacanza,
io fatico e fatico
e passo pure da stronzo:
vaffanculo alla fatica

3 commenti:

  1. Hanno la faccia come il culo, affermava il titolo di una rubrica del vecchio Cuore.
    La prossima volta che una delle banche che nonno Mario rappresenta e tutela mi negherà un mutuo perchè non ho un lavoro fisso saprò bene cosa rispondere.

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  2. Oddio, Ross, la storia del nonno me l'ero persa... cristo.

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  3. il suo però lo tiene fisso...

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