giovedì 8 marzo 2012

8 marzo

L'8 marzo per me è una data importante.
Non ho mai festeggiato, mai uscita con le amiche per una pizza tra donne, mai stata al Luneur (il vecchio luna park di Roma, se non sbaglio l'8 marzo le donne entravano gratis e ai tempi di scuola andava di gran moda andarci in questo giorno), mai visto uno spogliarello.

Non mi ricordo di "auguri" fatti da mio padre a mia madre in questa giornata, né di fiori presi per l'occasione. Ne ricordo altri, in altri momenti. 
E mi ricordo mamma che perculava le colleghe che l'8 marzo uscivano prima dall'ufficio per "festeggiare", come se ci volesse una data particolare per uscire, una specie di libera uscita.

Dai tempi del liceo, io l'8 marzo tendo a passarlo in piazza.

Perché l'8 marzo non è una festa, ma è una giornata di lotta, di consapevolezza.

L'8 marzo non è andare a mangiare con lo sconto: è politica.

3 maggio 1908: è domenica mattina, a Chicago le donne socialiste organizzano il Woman’s day con vari interventi delle presenti sulla condizione della donna.
Forse non fu la prima giornata della donna nella storia, ma certo è la prima di cui troviamo precisi resoconti nei giornali dell’epoca. Diventa subito prassi consolidata anche in Europa soprattutto tra le militanti socialiste che si rivolgono alle operaie perché si battano per i loro diritti e per ottenere il voto.

Agosto 1910: a Copenaghen, nel Congresso della II Internazionale Socialista, Clara Zetkin, figura di prestigio del Partito Socialista Tedesco, direttrice della rivista L’Uguaglianza, grande mediatrice politica, accoglie il progetto della delegazione americana per ricordare la morte di alcune operaie americane in un incendio e propone di lanciare un’unica grande giornata internazionale incentrata sul voto alle donne. Fino a quel momento la Giornata della donna aveva già una sua storia almeno negli Stati Uniti, anche se esperienze frammentarie erano state fatte qua e là in alcuni paesi d'Europa.

8 marzo 1911: questa data è quella della prima volta, quella della “prova generale” della Giornata della donna. Da quel momento la consuetudine di una giornata dedicata ai diritti delle donne si consolidò dove era già praticata e si diffuse nei paesi dove non c’era, anche in date diverse. In ogni caso si affermò in tempi più o meno rapidi.[1]

1917, siamo a Pietrogrado: lo scenario è quello della Grande Guerra. Fame, freddo e sofferenze della guerra spingono operaie e contadine in piazza contro lo zar a chiedere pace e pane. È l’inizio della Rivoluzione di Febbraio: 23 febbraio secondo il calendario Giuliano, 8 marzo per quello riformato in vigore in occidente.

1921, Mosca: alla seconda Conferenza delle donne comuniste partecipano 82 delegate da 20 paesi: le dirigenti, tra cui Clara Zetkin, adottano il 23 febbraio/8 marzo come Giornata dell’operaia in ricordo della manifestazione di Pietrogrado in cui le donne dimostrarono di essere oppresse, ma anche capaci di divenire protagoniste. Quando le donne russe riuscirono a sintonizzarsi con le americane fu 8 marzo per tutte!
Da Oriente ad Occidente da allora sarà la Giornata internazionale della donna.
(dal sito di UDIcheSIAMO)

Se c'è una cosa che mi manda in bestia è vedere la Giornata Internazionale della Donna ridotta ad una delle tante giornate di vuoto cosmico e parole vuote.

Non sopporto le donne che escono a festeggiare, che nella stragrande maggioranza dei casi manco sanno che cosa sia questo benedetto giorno di marzo, cosa significhi per tutte noi, da quanto dolore, forza e determinazione è uscito fuori. Non ce l'hanno regalato: ce lo siamo preso.

Non sopporto gli uomini che si affannano a far sapere al mondo intero che loro le donne "le festeggiano tutto l'anno", come se rispettare, non picchiare, non stuprare e non uccidere non fossero altro che il modo normale di comportarsi.

E non sopporto nemmeno le donne "illuminate", quelle che per partito preso sputano su questa Giornata, perché fa tanto chic, ma basterebbe informarsi bene per evitare cadere in ridicoli stereotipi che ricordano le prediche dei preti sul consumismo natalizio.

L'8 marzo è e deve continuare ad essere una giornata di lotta politica.

Come le altre, più delle altre.

4 commenti:

  1. Come le altre, più delle altre
    ciao Lola.

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  2. hai fatto bene a ricordarlo, aggiungo che dobbiamo farlo tutto l'anno

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  3. Io per parte mia considero già un enorme progresso che i miei colleghi maschi oggi non siano venuti a porgermi mazzi di mimose o a farmi gli auguri.

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  4. Memoria familiare: madre, classe 1921, quando all' 8 marzo arrivava padre, classe 1918, con mimose, commentava: "ma perché, invece, non impari a fare il caffè e a lavare i piatti?".

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