lunedì 26 marzo 2012

Civili ma anche no.


Mi sono letta "la riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita".
Quasi svengo scoprendo che finalmente stiamo entrando nel meraviglioso mondo dei paesi civili, quelli dove il genere non un ostacolo alla vita lavorativa, mai. Quei paesi dove i compiti di cura della famiglia sono equamente divisi tra uomini e donne (o tra donne e donne o tra uomini e uomini, ma questo è ancora troppo per l'Italia). Quelli in cui un padre può mollare il lavoro per un po' e andare in paternità, appunto, e crescere la prole, aiutare la propria compagna, che magari invece non vede l'ora di tornare a lavorare e mollare pappe e pannolini.

Sì, ora finalmente posso pensare di diventare madre, perché al paragrafo 7.1 Tutela della maternità e paternità e contrasto del fenomeno delle dimissioni in bianco leggo:

Per favorire una cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all’interno della coppia, si sono previste alcune modifiche al T.U. sulla maternità e l’introduzione del congedo di paternità  obbligatorio, in linea con quanto previsto in altri paesi e con la Direttiva 2010/18/EU.
In particolare, il congedo di paternità obbligatorio è riconosciuto al padre lavoratore entro 5 mesi dalla nascita del figlio e per un periodo pari a tre giorni continuativi.

 TRE giorni continuativi in cinque mesi da prendersi obbligatoriamente.
Queste sì che sono conquiste di civiltà.

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