giovedì 29 marzo 2012

Di 194, svenimenti, violenza e desiderio di piazza.

A quanto pare la violenza sulle donne è la sola cosa che non conosce crisi e inflessioni nel nostro paese.

Stando a Bollettino di Guerra siamo a 49 vittime dall'inizio dell'anno. 
50, se contiamo anche Alfina Grande, volata giù dal balcone dopo una lite col marito.

E non  ci sono solo le morte ammazzate. Ci sono gli stupri, le aggressioni, le botte, il dolore quotidiano.

E poi c'è un'altra violenza, tollerata e spesso spalleggiata più o meno apertamente. 

Sì, perché mentre solo gente come Massimo Fini e i suoi  simili arriva a giustificare pubblicamente un assassino stupratore che "inchiappettò" tre "vispe terese" un po' troppo "sculettanti", c'è anche un altro tipo di violenza sulle donne che viene non solo tollerata, ma esaltata e presentata come "libertà di espressione", nel silenzio e nell'indifferenza di molti e con il plauso più o meno tacito di altri.

È una violenza subdola, che ci colpisce tutte, anche se ancora non è toccata a noi.

È una violenza che permea le nostre vite in quanto vite di donne, una violenza che magari non incontreremo di persona, ma che c'è e sta sulle nostre teste pronta a colpire ogni giorno, dal giorno della nascita. 

È l'attacco continuo e totale alla nostra autodeterminazione, è il volerci impedire di vivere scegliendo quello che noi desideriamo per noi stesse.

È quando due sindaci maschi, un fascista e uno del piddì, in nome della par condicio, decidono che non possiamo vivere senza un cimitero per i feti e sticazzi del dolore di una donna che abortisce. 
Non importa conoscere i perché, conoscere le storie: importa la punizione. E un bel luogo che ogni giorno ti ricordi il tuo peccato. Il tuo crimine.
Tu hai abortito e non puoi passarla liscia.

È tornare a casa dopo aver abortito in un ospedale pubblico e ritrovarti il feto nelle mutande quando ti alzi notte in preda ai dolori e il direttore generale dell'ospedale dice che è proprio per evitare cose simili che lui ricorda "quanto sia importante sottoporsi alla visita che l'ospedale fissa a distanza di una settimana da un aborto e che spesso le donne rifiutano di fare", senza interrogarsi su quel rifiuto, senza immaginare  il dolore e la paura che possono esserci dietro.

Sono i fascisti amanti della vita che assaltano i consultori.

È la legge 40, che decide come e se puoi essere madre e che ti mette i bastoni tra le ruote, ti colpevolizza, ti umilia.

È la riforma del lavoro, fatta di parole e di tre giorni di congedo parentale obbligatorio per i padri. Una beffa che di nuovo esclude.

È la mancata rappresentanza di genere.

È il linguaggio sessista, volgare e misogino che invade i media e che viene accettato come fosse normale e inevitabile, con buona pace di Alma Sabatini.

È quel giornalismo che scrive "delitto passionale" e "raptus della gelosia" quando una donna viene ammazzata dal marito, dal fidanzato, dall'amante respinto

È lo strapotere maschile nell'informazione e la nostra assenza ai vertici, nonostante ci siano donne colte, preparate, brave come e più dei loro colleghi maschi.

Sono i direttori di un quotidiano nazionale, che lasciano che si scriva "le inchiappettò" parlando di uno stupro e un duplice omicidio e non rispondono alle richieste di chiarimenti da parte di chi a quelle parole è inorridito. (Chissà, magari a furia di nominarli mi risponderanno...)

Sono le piccole grandi discriminazioni che come donne viviamo ogni giorno, che ci piaccia o no.

Cosa abbiamo intenzione di fare?
Ancora non ho digerito la nostra quasi totale assenza dalle piazza lo scorso 8 marzo e sono dell'idea che di belle parole ne abbiamo dette abbastanza (io, poi, so' pure logorroica, quindi figuriamoci).

Credo ci sia bisogno di uno scatto in avanti, di azioni concrete comuni, di muoverci insieme in quanto donne e portare fuori dai nostri "cortili" le nostre proposte e le nostre richieste.

Penso, ad esempio, alla Staffetta di donne contro la violenza sulle donne dell'UDI, che ha coinvolto un paese intero.

Credo che questo sia uno dei momenti più bui degli ultimi anni e non voglio accettare che con la fine del governo Berlusconi e con l'arrivo del "governo tacco tre" non si possa (voglia?) pensare ad una grande manifestazione di donne, ricca di contenuti e proposte, come le donne sanno fare.

Cos'è, non ci muoviamo se non ci sono giornaliste, registe e cantanti che ci chiamano in piazza?

137 morte nel 2011.
50 morte dall'inizio del 2012.

Direi che è abbastanza.

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