mercoledì 28 marzo 2012

Lettera aperta - aggiornamenti

Lorella Zanardo sul suo blog su Il Fatto Quotidiano:

“Le tre donzelle che, sulle montagne di Abruzzo, passarono tutte sculettanti davanti a un pastore di pecore macedone che, non sapendo né leggere né scrivere, ma riconoscendo solo i propri istinti, le inchiappettò.” Così scrive Massimo Fini su questo giornale, riferendosi a tre ragazze in gita in Abruzzo.

2 delle” ragazze sculettanti” furono poi violentate e uccise selvaggiamente.

Mi interrogo sull’utilità dell’Ordine dei Giornalisti

Non ho altro da dire.

Massimo Fini chiede "scusa ai lettori". Non starò qui a dire dove può mettersi queste scuse, dalle quali paiono essere escluse proprio le donne, quelle costantemente offese da Fini. Sottigliezze, forse. E non sto nemmeno a spiegare perché quello che scrive suona -ed è- ipocrita, dettato evidentemente dall'eccesso di boiate scritte nell'articolo precedente e magari dall'invito di qualcuno a scrivere "du' righe per fare stare zitte le femministe"

Tengo a precisare, e so che Lorenzo è con me, che noi non abbiamo chiesto nella nostra "Lettera aperta" le scuse di Fini. Non sappiamo che farcene.


Chiedo scusa ai lettori
Quando uno commette un errore, oltretutto assai grave, deve avere il coraggio e l’umiltà di ammetterlo. Non sapevo, o non ricordavo, che due delle tre ragazze d’Abruzzo di cui parlavo nella mia rubrica di sabato, oltre a essere state violentate, furono poi uccise dal pastore di pecore macedone. La sostanza non cambia perché lo stupro è un fatto già in sé gravissimo (per le conseguenze psicologiche che ha sulla vittima fino a determinarne, in seguito, l’intera sessualità), ma l’omicidio lo rende ancora più infame. Così il riferimento al “pastore macedone”, probabilmente già sgradevole e comunque equivocabile, diventa sgradevolissimo. Nella chiusa del mio articolo volevo solo invitare donne e uomini (per questo l’accenno ai turisti del folklore in Orissa) a una elementare prudenza, perché l’uomo non è quello che, illuministicamente e astrattamente, vorremmo che fosse, ma resta, nel concreto, quello che è sempre stato. Ma l’ho fatto nel peggiore dei modi e, per soprammercato, con una punta di arroganza in cui, in genere, non mi riconosco. Chiedo scusa ai lettori del Fatto e del blog e, soprattutto, a chi ebbe e ha care le vittime di quel lontano misfatto.
In tutto questo, sarebbe bello da parte di Antonio Padellaro e Peter Gomez sprecare qualche minuto del loro preziosissimo tempo a dire qualcosa.
Aspetto con fiducia.


AGGIORNAMENTO 30/03/2012 

Non appena ho letto l'orribile sproloquio di Fini, ho mandato una mail a Gomez il 26 marzo 2012 alle 19:37 e una a Padellaro il 27 marzo 2012 alle 08.30.

Ad oggi -30/03/2012, 10.12- non c’è stata risposta alcuna.

Lidia Ravera non mi pare abbia risposto (ma in effetti le abbiamo scritto su quella che immaginiamo essere la sua mail su Il Fatto), e Caterina Soffici ha scritto su twitter un messaggio di risposta a Giovanna Cosenza in cui dice in sostanza di lasciar perdere e ignorarlo perché sarebbe malatto e avrebbe un “ossessione con le donne”. Quest'ultima non presa di posizione me l'aspettavo, visto l'invito ad "ignorare ignorare ignorare" lanciato in occasione del calendario di Toscani.

È stata scritta una bella lettera da alcune donne, QUI potete sottoscriverla.

8 commenti:

  1. non è tanto grave di per sè il fatto che qualcuno abbia potuto scrivere bestialità del genere, quanto il fatto che una redazione abbia avuto il coraggio (la faccia) di pubblicarle. a cosa serve la redazione in un giornale, a cosa serve avere un direttore, se poi uno può aprire bocca e dargli fiato senza rispetto di nessuno? un direttore è sempre responsabile di ciò che viene pubblicato, e non è solo Massimo Fini a dovere delle scuse, che suonano fra l'altro molto false, come se ci fosse qualcuno dietro a costringerlo e suggerire cosa scrivere, ma tutta la redazione e in particolar modo il direttore.
    la frase "una punta di arroganza in cui, in genere, non mi riconosco" poi è ridicola. l'autore non è nuovo a questo genere di articoli e a invettive contro le donne, e comunque un adulto - giornalista di professione - dovrebbe essere in grado di frenare la lingua, tanto più che non è nel salotto di casa sua ma anzi il pc permette di rileggere e cancellare le cazzate prima di inviarle, e una redazione può impedirne la pubblicazione.
    e non mi parlassero di libertà di stampa, o di opinione. sulla violenza NON esistono opinioni.

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  2. @CosmicMummy, solo una parola per commentare quello che dici: Appunto.

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  3. cmq, complimenti! Bel risultato. Fini che chiede scusa per le sue bestialità! Non credo possano in molti rivendicare un simile risultato!
    :-)

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  4. Mah, io in realtà voglio (non vorrei: voglio) sentire cos'hanno da dire -ammesso e non concesso che ce l'abbiano- Gomez e Padellaro, che in quanto direttori di quel giornaletto sono responsabili della pubblicazione dei deliri di un razzista, fascista, misogino e violento che inneggia a guerra e stupri e che crede che essere "inchiappettata" sia la giusta punizione per una gonna troppo corta.
    Ad ora, nessuna risposta né comunicazione da parte loro.
    A quanto pare per Peter Gomez e Antonio Padellaro lo stupro e il femminicidio non sono cose degne di attenzione.

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  5. Sono proprio riflessioni come quelle di MF, così cariche di desiderio di soppressione nei confronti del corpo femminile, che diffondono ulteriore disprezzo e grande confusione. Quando un luogo, che in questo caso specifico è un giornale, vuole partecipare al cambiamento culturale e sociale di un paese e non è consapevole che proprio quest'ultimo passa soprattutto per le donne, non si dovrà forse scegliere di stare da un’altra parte? Quale libertà può essere progettata e praticata se si deve barattare con ciò che siamo? Può esistere uno spostamento in condizioni simili o forse non si rischia di depotenziare le azioni politiche che muovono da uno spazio così ambiguo? Io ci penso e vorrei sentire il parere non solo di Zanardo Cosenza Ravera Soffici ma di tutte le giornaliste/blogger/scrittrci che intervengono su FI.

    Grazie Lola, grazie Lorenzo.
    Un abbraccio*

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  6. Buondì... mi piacerebbe sapere a più di un mese di distanza dal terribile articolo di Massimo se qualche altra penna de Il Fatto si è dissociata (non dico indignata o arrabbiata, mi basterebbe dissociata.. dalle parole del Fini. Perché mi pare che Lidia Ravera continui a portare avanti diverse battaglie contro la violenza sulle donne...incontri, articoli ma sul Fini ha detto nulla?
    Alessandra

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    1. Alla nostra lettera Lidia Ravera non ha risposto.
      E non hanno risposto nemmeno Gomez e Padellaro, ovviamente.

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    2. Avevo provato a sollevare la questione sul sito della lipperini, commentando un post nel quale la Ravera affrontava il tema della violenza sulle donne... sono stata tacciata di trollismo, a me invece la domanda sembrava più che pertinente... si può scrivere un articolo contro la violenza degli uomini sulle donne il 20 marzo e poi restare indifferenti nei confronti di un collega che usa la stessa violenza (verbale) 4 giorni dopo e sullo stesso giornale?
      Attendo nuovi aggiornamenti, grazie per l'attenzione, alessandra

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