giovedì 19 aprile 2012

Diaz - Don't clean up this blood


Proprio un paio di giorni fa la Rai ha messo in onda Black Block e le storie di Diaz sono quelle del documentario. E sono le storie che ho sentito, che ho letto. E anche se i nomi dei macellai non sono quelli reali, ci vuole poco, se si è seguito quanto è accaduto durante e dopo il G8, a capire di chi stiamo parlando. Certo, mancava un -allora- presidente della Camera che stava passando una simpatica giornata in questura.

Io a Genova non c'ero e quindi non posso che riportare quello che mi hanno raccontato i presenti e informarmi più che posso.

Quello che voglio fare qui, è solo raccontare quello che ho provato guardando quel film, dopo aver tanto letto e dopo le ore di filmati visti e rivisti in questi dieci e più anni.

La rabbia che ho provato ascoltando i discorsi in questura, vedendo la polizia massacrare la gente nella Diaz e poi torturare e umiliare "i prigionieri" a Bolzaneto è stata la stessa di quei giorni. 
Ho avuto quella stessa terribile ansia che mi ha assalita tanti anni fa, alle scuole medie, leggendo La Casa degli Spiriti.
Il mio incubo peggiore è esattamente quello. Essere picchiata, portata in una caserma e umiliata, minacciata, picchiata ancora, senza sapere dove sono, senza poter dire ai miei dove mi trovo, senza sapere quello che mi succederà. 
Fino a quel luglio, il mio incubo parlava spagnolo. Era il Cile di Pinochet e l'Argentina di Videla, l'ESMA, i voli della morte, le indicibili torture.
Ma erano lontane e io ancora non sapevo che anche in Italia si torurava. 

Ed ecco che il mio incubo, la cosa che mi mette addosso un'ansia che arriva a togliermi il fiato è successa qui. 
In una città che ho conosciuto, a persone che potrei conoscere. E che dato il precedente e la voglia di silenzio che lo circonda da parte delle "autorità", potrebbe succedere ancora, magari stavolta proprio a me.

Il film ha -per me- il merito di  provare a raccontare quello che è successo senza indugiare troppo sulle vicende personali.
Visto Elio Germano, avevo il terrore che il film sarebbe stato la sua storia a Genova, invece si segue qualche figura principale nella sua esperienza, senza voler indagare troppo sul vissuto di ciascuno. Gente normale che si rtirova in una situazione terrificante.

Un paio di cose però mi hanno lasciata perplessa.

[Aho, vi avverto, vi levo un paio di "sorprese", quindi se come me non volete sapere niente del film che state per vedere, smettete di leggere]

Il poliziotto in fondo buono, che urla "basta!" ai suoi dopo aver incontrato lo sguardo terrorizzato e la maschera di sangue della ragazza tedesca.
Boh, mi è parso una specie di "contentino" per le forze dell'ordine, come dire "no, ma alla Diaz c'erano anche i buoni". 

E poi i due black block francesi, che la mattina dopo il massacro entrano nella Diaz e trovano solo sangu e devastazione. La nuova "consapevolezza" mista a senso di colpa di lui: "cercavano noi" non mi convince, ma tant'è.

Quello che però mi ha colpita di più, paradossalmente, non è stato il film, non le botte, non il sangue, non le urla.
Ma la sala.
Eravamo pochi, una quindicina.

Accanto a me, una ragazzetta che ha visto buona parte del film accucciata sulla poltrona nascondendosi il viso con le mani.  Davanti, una coppia e un ragazzo. Dietro, un'altra coppia, adulta, che ogni tanto sussurrava "non ci credo, non è possibile".

Quando il film è finito e sono partiti i titoli di coda, gli altri si sono alzati, ma la sala era come insonorizzata. Non un fiato, nessun commento, nemmeno un colpo di tosse.

Io e i tre davanti siamo rimasti ai nostri posti, immobili, gli sguardi fissi sui titoli di coda.
Immobili.
La ragazza si è alzata per andare in bagno e lui è rimasto seduto, con la mano sugli occhi qualche minuto.
L'altro, anche lui  come me al cinema solo, s'è alzato sospirando, dopo aver visto buona parte del film con la mano sulla bocca e i nostri sguardi si sono incrociati. 
Anche lui aveva gli occhi lucidi.

Alla ministra Cancellieri, che aveva detto che “il Paese ama molto le forze dell’ordine, però è giusto, che mi vada a documentare perché tanto più si conosce, tanto meglio si fa” vorrei chiedere cosa ha fatto negli ultimi anni, dove li ha passati. Che faceva lei durante i processi, che faceva quando ci si chiedeva come mai in Italia non sia previsto il reato di tortura o quando ci si incazzava perché tutto il prescrivibile è stato prescritto e per il resto ci stiamo attrezzando?
A chi è sconvolto o incredulo da quanto ha sentito/letto/visto mentre stava per uscire Diaz vorrei dire la stessa cosa: dove eravate?
Possibile che non vi sia mai capitato di leggere niente? 
Di aver visto qualche fotogramma in internet?


5 commenti:

  1. io quei giorni non me li scorderò mai
    nella mia città fu sospesa la costituzione per legge

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  2. Personalmente, a vedere gli occhi lucidi e gli sguardi angosciati di chi non sapeva nulla o non aveva realizzato di cosa si parlasse, mi affiorava alle labbra un ghigno sardonico.

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    1. Sento di poter dire che gli sguardi di cui parlo erano più che consapevoli.
      Per gli altri, oltre al ghigno, ho anche una bestemmia.

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  3. Concordo con quanto hai scritto ... pure io a Genova non c'ero, ma ho letto e visto molto materiale, e anche di questo film sto leggendo le varie reazioni. Credo sia un buon film, per chi conosce l'argomento, ma anche per chi non lo conosce (per ignoranza colpevole, o perché troppo giovane). Sulla critica che manchino i nomi, fatta da alcuni, la credo ingiusta (non è un doc. o un tribunale). C'è l'atmosfera di quei giorni, non tutto, e alcuni personaggi non sono ben calibrati, proprio i due che citi tu (il ragazzo nero e il poliziotto interpretato da Santamaria).
    p.s.
    Manca anche un ministro leghista, che passò alla Bolzaneto, ma non vide nulla (quello stesso che voleva vedere i bilanci del suo partito, ma non li vide ... non vede mai un c... questo).

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    1. Giusto, mi era quasi sfuggito, il maledetto.

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