giovedì 12 aprile 2012

Io e SNOQ. Ancora mai.

Ho parlato altre volte del mio non rapporto con SNOQ.
Sin dall'inizio quel movimento mi è sembrato un modo paraculo per cercare voti e criticare un (peraltro criticabilissimo) governo machista e volgare più di altri, ma non unico nel suo genere. 
L'idea poi che mi stesse invitando in piazza chi di solito mi censura e non mi ascolta, per difendere "la dignità delle donne", mi ha dato immediatamente l'orticaria.

Lo avevo detto subito, in effetti. Sono una donna coerente, io, tocca prenderne atto.
Perché non mi piace affatto l'idea che "per la dignità delle donne" si debba manifestare solo ora che Berlusconi sta impicciato con i festini e l'Olgettina.
Come se non ci fosse un prima, come se Berlusconi fosse il solo problema, come se una volta cacciato a pedate lui il paese potesse diventare un "paese per donne".
Sento di poter dire di avere avuto ragione, senza presunzione.

Comunque, non è che io non ci abbia pensato e ripensato. 
Sono pure andata all'incontro di SNOQ alla Casa Internazionale delle Donne. 
E ho ascoltato. 
E ho capito, o meglio, ho avuto conferme: io e SNOQ, anche mai.

In quel movimento io continuo a vedere
Donne di potere, di cultura e di spettacolo che hanno chiamato in piazza altre donne dopo aver taciuto volontariamente e colpevolmente della politica degli ultimi anni
Una manifestazione dai contenuti piuttosto fumosi che ha dovuto il suo incredibile successo mediatico all’enorme pubblicità avuta da quegli stessi media che hanno ignorato decenni di politica delle donne (una per tutte, L’Unità di Concita De Gregorio, sulla quale si lasciò scrivere che l’UDI si era sciolta senza che nessuna sentisse il bisogno di una rettifica che andasse oltre qualche parola buttata tra i commenti sul “silenzio delle donne”).

Ma io so' capocciona.
E leggo tanto.
Sono una di quelle pallosissime donne che si informa. Colpa di mio padre, presumo.

E quindi oggi mi sono letta un articolo di Giulia Bongiorno (quella di Andreotti, lo so, dovrei passarci sopra, ma non ce la posso fare, la guardo e vedo lui) dal titolo Le divisioni tra noi donne che ci escludono dal potere.
Nessuno è in grado di immaginare come sarà la politica dopo il governo Monti, tra i cui meriti c’è sicuramente quello di aver affidato tre ministeri di peso a tre donne di valore.
Qui il mio primo problema. 
Che cosa intendiamo con "ministeri di peso"? Che cosa rende il ministero della Sanità o quello della Pubblica Istruzione, molto spesso ministeri retti da donne, "ministeri non di peso"? 
Forse che la cultura e la salute di un popolo non hanno importanza?
Lana caprina, come direbbe la mia amica I., quindi passo oltre e mi tengo il mio disagio, so di essere una di quelle persone che va in fissa su un dettaglio e può passare le ore a blaterarci su.

Bongiorno si chiede se con l'addio del governo Monti non si tornerà indietro, ai grandi classici degli italici governi, insomma, e propone una strategia:
Una prima strada potrebbe essere chiedere alle parlamentari di ciascuno schieramento di impegnarsi in una serrata trattativa all’interno del proprio partito per ottenere che, in occasione delle prossime elezioni, almeno la metà delle candidate siano donne. Ma è probabile che non basterà.
Buongiorno, Giulia!

Lo sapevi che nel lontano 29 dicembre 2007 il Senato della Repubblica Italiana iscrive la Proposta di legge di iniziativa popolare Norme di democrazia paritaria per le Assemblee elettive al n.1900/07? 
E lo sai che questa proposta si chiama 50E50... ovunque si decide! e che nasce il 16 novembre 2006, quando la Sede Nazionale UDI lanciò la campagna in tutta Italia? 

Dove siete state in quell'anno? 
Alcune di voi erano già sedute nei posti di potere, ma evidentemente eravate distratte da altro. 
Secondo wikipedia tu eri deputata alla Camera, poi non saprei.

Diciamo che apprezzo l'intenzione, ma un po' di informazioni in più per tutt* quelli che ora gridano allo scandalo per la mancata rappresentanza di genere non fanno male. Direi "meglio tardi che mai", ma suona come una presa in giro, me ne rendo conto.

Si dovrebbe, auspica Bongiorno, pensare ad una classe dirigente composta di donne, che con la loro "sensibilità femminile " (e un brivido gelido mi corre lungo la schiena) potrebbero cambiare il paese. 
Ma non è mica facile, anzi:
Le difficoltà sono innumerevoli, ma il punto non è questo: alle difficoltà siamo abituate. Il punto è che c’è un ostacolo preliminare davanti al quale cadiamo ogni volta: la nostra tendenza — anche dopo aver combattuto battaglie comuni — a dividerci, a frammentarci, a disgregarci. L’incapacità di mantenere un fronte unico.
Le donne tendono a dividersi, frammentarsi, disgregarsi.
Dov'è che ho sentito questa cosa? 
Ah, sì, in un delirante articolo scritto da una donna su Linkiesta, nel quale mi si spiegava l'inesistenza della solidarietà femminile e del ruolo dei miei ormoni nei rapporti con le altre.
E nei discorsi da bar con gli amici maschi, che vogliono convincermi che io e le mie amiche non siamo amiche davvero, perché siamo donne e l'amicizia tra donne non esiste.
Niente di nuovo, insomma.

Bongiorno nota come questo tra maschi non avvenga e nonostante invidie e odii, i loro rapporti sono dominati dal desiderio di spartirsi il potere, cosa che non trova, appunto, alcun riscontro nel mondo femminile:
Nei gruppi di donne questo non avviene: noi non ce ne teniamo nemmeno mezza [di fetta di potere, ndr.]. Quando si forma uno schieramento, prima o poi c’è sempre qualcuna che attacca apertamente qualcun’altra, è solo questione di tempo. E gli obiettivi che erano stati fissati, e che magari per un attimo erano sembrati persino a portata di mano, si fanno lontani. Irraggiungibili.
Io so già dove vuole andare a parare, ma provo ad essere ottimista. Insomma, sta scrivendo sul sito di SNOQ, mica su Il Fatto Quotidiano! Non potrà mica uscirsene con i soliti stereotipi sulle donne, no?
No.
Credo sia l’esito della micidiale congiuntura tra una distorta forma di «schiettezza» (le virgolette qui sono d’obbligo), la difficoltà nel disciplinare le emozioni e l’incapacità di valutare le conseguenze dei propri gesti: quel che è certo è che nella maggior parte dei casi basterebbe risparmiare una critica — o rinviarla a un momento e a una sede più opportuni — per evitare fratture insanabili, e dunque perdita di forza, di coesione e di credibilità.
Purtroppo, non abbiamo ancora capito che è proprio nella zona d’ombra tra il dire e il non dire che risiede e prospera il potere.
Eccoci qui. 
Ancora.
Di nuovo.
Incapacità nel disciplinare le emozioni.
Incapacità di valutare le conseguenze dei propri gesti.
Manco fossimo bambini. 
Anzi, peggio, perché ai bambini insegnamo subito che ad ogni azione corrisponde una reazione e non accettiamo da loro nessuna "incapacità di valutare le conseguenze dei propri gesti". 
Ci mancano la sindrome premestruale e la menopausa e siamo al gran completo.

È spaventoso che questo messaggio sia scritto proprio sul sito di SNOQ, non vi pare?

Tra l'altro Bongiorno si ricorderà che fino al 1963 era vietata la magistratura, perché "ci sono differenze nella funzione intellettuale delle donne in quei periodi". 
Dire oggi che siamo incapaci di disciplinare le emozioni e di valutare le nostre azioni e che quindi non possiamo aspirare al potere (che poi, anche qui, che è 'sto linguaggio da cospiratori?) non è forse la stessa cosa?
Per qualche motivo, però, paradossalmente, proprio quando ci si ritrova tra donne a tentare di creare un gruppo che persegue un obiettivo, la nostra capacità di mediazione e di ascolto, la nostra comprensione e il nostro spirito di sacrificio precipitano in caduta libera.
A parte il fatto che io non ho poi 'sto gran spirito di sacrificio, queste frasi si potrebbero cambiare con una qualsiasi uscita di Massimo Fini, se pure da Bongiorno è tutto detto con più garbo.
Esempio volante: per lei nessuna regola, nessun principio può valere più di un istinto vitale. E quindi totalmente inaffidabile [da Donne, guaio senza soluzione]).
Le donne andranno al potere soltanto quando avranno capito la differenza tra l’amore e la civile convivenza e saranno — anche solo apparentemente — unite, compatte e solidali.
Quando, cioè, in nome di un interesse comune avranno imparato a essere meno «schiette» e più strategiche.
Queste sceme che non siamo altro, che non sappiamo distinguere l'amore dalla convivenza civile! Che siamo così schiette da risultare delle pazze isteriche in bilico tra ingenuità e invidia mortale.

Come biasimare il patriarcato che ci schiaccia da millenni? 
Siamo talmente imbecilli che ci meritiamo anche di peggio!

Ma come in ogni articolo che si rispetti, è la chiosa la parte migliore:
Quanto tempo ci vorrà per superare questa ontologica incapacità di fare gruppo, di fare gruppo veramente però, e per più di cinque minuti?
ONTOLOGICA.

Ora, io ho studiato un po' di filosofia e quell'"ontologica" buttata lì mi spinge a un singhiozzo e ad un rutto, parafrasando Guccini. 

L'ontologia, per farla molto molto breve, è lo studio dell'essere in quanto tale. 
È il discorso sull'essere e vedere usato questo termine per significare l'incapacità delle donne di "fare gruppo", di "prendersi le responsabilità dei propri gesti" e via dicendo mi terrorizza, perché vuol dire che il patriarcato ha stravinto e che la strada è molto molto più dura di quanto una giovane (?) femminista possa anche solo immaginare.

Rubo le parole ad Angela, che è filosofa e femminista e che come me non riesce a mandare giù quell' "ontologica":
Le donne hanno una "ontologica (e sottolineo ontologica) incapacità di fare gruppo"? sta scherzando? cioè lei vuole incitare le donne a stare unite nella lotta e intanto tiene come punto di partenza quello che la cultura patriarcale dice delle donne? altro che gelosia, ma come fai a fare fronte comune così?

La cosa bella di SNOQ è che riesce a darmi ogni giorno un motivo in più per essere altrove.

4 commenti:

  1. Niente da aggiungere all'esegesi del testo, se non che, quello che vorrebbe dire Bongiorno, esiste ma, secondo me, deve essere definito diversamente, e cioè come scarsa abitudine storica a gestire quel conflitto che è proprio dell'agire nello spazio pubblico. Ma ciò è una inevitabile conseguenza del fatto che quasi finora, le donne in questo spazio pubblico non ci sono proprio mai state. Sul conflitto e la sua gestione tra donne come saprai, sono corsi fiumicelli d'inchiostro :)

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  2. SNOQ, quella specie di movimento che ha per punta di diamante anche Concita De Gregorio? Non conosco e se conoscessi sarebbero cazzi ... loro.

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    1. Sì, la grande direttora che ha rifondato L'Unità.

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  3. Devo essere un uomo. E come me, tutte le grandi donne con cui ho fatto cose grandi e piccole. Aspetta che vado a cercare dove ho messo il pisello, che non me lo trovo.

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