giovedì 14 giugno 2012

20 giugno #save194

#SAVE194

Il prossimo 20 giugno la Corte Costituzionale deciderà se un "uomo in divenire" (sic) ha più diritti della donna che potrebbe partorirlo.

Questo l'oggetto della seduta:

Aborto e interruzione volontaria della gravidanza - Interruzione della gravidanza nei primi novanta giorni dal concepimento - Facoltà della gestante (nella specie, minorenne) che accusi circostanze comportanti "serio pericolo" per la sua salute fisica o psichica - Incompatibilità di tale previsione con la definizione e la tutela dell'embrione umano enunciate dalla Corte di giustizia UE in sede di interpretazione del divieto di brevettabilità delle utilizzazioni di embrioni umani a fini industriali e commerciali (art. 6 della direttiva 98/44/CE) - Contrasto con la tutela dei diritti inviolabili dell'uomo - Lesione del diritto alla vita dell'embrione (in quanto uomo in fieri) - Lesione del diritto fondamentale dell'individuo alla salute.
Si pretende che un embrione, un uomo in fieri (il fatto che non ci sia scritto "essere umano" è indicativo dello stato in cui versa il paese) abbia più diritti di me, che quell'embrione potrei averlo dentro.
Che abbia più diritti (nella specie) di una ragazzina che non vuole diventare madre.

Si vuole dire a chiare lettere che il "diritto fondamentale dell'individuo alla salute" è un po' più fondamentale se l'individuo è un embrione.

Questo è un documentario su com'era quando l'aborto era illegale.

Vero, non è italiano, ma fino al 1978, fino alla Legge 194 era così anche qui. 

Ora qualcuno ha deciso che dobbiamo tornare a quando l'aborto era illegale. 

A quando ti avvelenavano col prezzemolo e ti infilavano nella vagina un ferro da calza incandescente. 
A quando una ragazza che rimaneva incinta era una puttana, a quando una donna che abortiva veniva processata.
A quanto l'aborto (e la contraccezione) erano considerati "delitti contro la integrità e la sanità della stirpe" (codice Rocco).
A quando una donna non era niente di più che un'incubatrice, una vacca da montare e far figliare, per avere altre braccia, altra forza lavoro. Senza volontà, senza desiderio, solo un oggetto.

E importa poco a chi deciderà se "l'uomo in divenire" ha più diritti della donna, sapere che allora si moriva. E che si moriva tra atroci dolori nella vergogna e nel biasimo delle belle famiglie di una volta.
A meno che non eri ricca e allora i "cucchiai d'oro" ti accoglievano a braccia aperte.

Vogliono decidere delle nostre vite e dei nostri corpi il 20 giugno, tirando in ballo la Costituzione e la Carta dei Diritti dell'Uomo.

Ci vediamo alle 9 a Roma davanti alla Corte Costituzionale o ci va bene che qualcuno decida per le nostre vite?
E nelle altre città vogliamo farci vedere?

Su Femminismo a Sud c'è un post dedicato alle iniziative per il 20 giugno.
Su twitter seguite #save194 e #20giugno
Ma soprattutto diffondete, coinvolgete, informate.
Poi spegnamo i pc e vediamoci nelle strade.

Ci vogliono morte, ci avranno combattenti.

1 commento:

  1. l'aborto, su richiesta della donna nel primo trimestre, a tutela della salute della donna dopo il primo trimestre, per malformazioni del feto, per fattori sociali ed economi è consentito nei seguenti paesi:
    Azerbaigian
    Bahrain
    cambogia
    Corea del nord
    Cina
    Israele
    Nepal
    Vietnam
    tutti i paesi europei tranne Andorra, Irlanda, Lussemburgo, Città del vaticano
    barbados
    Belize
    Cuba
    Perù
    Portorico
    Australia
    Figi

    In IRAN, no dico in IRAN è sempre legale nel primo trimestre

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