giovedì 21 giugno 2012

Assenze

[modalità "LolaAcidaIncazzata" on]

Alla fine a Roma eravamo una ventina, più di quanto avessi immaginato, dati i precedenti, ma infinitamente meno di quanto avrei voluto.

Siamo state ferme davanti alle scuderie del Quirinale, guardate a vista da Digos, Carabinieri e Polizia. Giuro, manco fossimo state un gruppo di guerrigliere armate, che solo dopo aver collezionato un paio di documenti  ci hanno lasciato aprire gli striscioni.

Comunque, mancavano tante donne.
Mancavano tutte le grandi sigle, quelle che nel pomeriggio hanno rilanciato (giustamente) felici la notizia che  "La Corte costituzionale ha oggi dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 4 della legge n. 194 sull'aborto, sollevata dal Giudice Tutelare del Tribunale di Spoleto".

Dov'era SNOQ? 
Dove stavano Radicali e Associazione Luca Coscioni?
E l'UAAR? 
L'UDI? 
E tutte e tutti gli altri?
E i collettivi e le associazioni che hanno aderito con entusiasmo ad un evento virtuale (condividere una foto sulla propria bacheca FB), perché non c'erano?
Scarsa visibilità?
Tema troppo impegnativo?
O forse scendere in piazza è troppo faticoso e fuori moda quando si tratta di difendere "roba vecchia" come il diritto delle donne di scegliere della propria vita?

Condividere foto e link, usare un hashtag è facile e poco impegnativo, ma se non si scende in piazza è totalmente inutile
O davvero credete che le rivoluzioni si facciano comodamente sedut* sul divano con il portatile acceso? E non mi citate la Primavera Araba, ché quelli avranno pure usato internet, ma si sono fatti ammazzare per la strada per dire le proprie idee. Non mi pare un paragone calzante.

Abbiamo già perso un 8 marzo in nome di una "manifestazione virtuale" proprio quando la Ministra Fornero ci massacrava con le sue riforme, proprio mentre la mattanza delle donne in Italia continuava nell'indifferenza quasi generale.
Abbiamo deciso di perdere la piazza proprio quando la rappresentazione della donna è al massimo dello svilimento possibile.
Cosa aspettiamo?

Abbiamo bisogno di un nuovo "13 febbraio"? 
Abbiamo bisogno che qualche giornalista famosa ci chieda di scendere in piazza?
Non credete di avere tutte fin troppi motivi per volervi riprendere le strade e gridare e pretendere di essere ascoltate?
O magari devo mettermi l'anima in pace e dare ragione a chi mi dice che evidentemente abbiamo bisogno  qualcun* che ci trascini, che pensi e scelga per noi?
Anzi, no mi sono sbagliata: VOI aspettate, NOI eravamo in piazza ieri e ci saremo ancora.

3 commenti:

  1. Provo a risponderti, evitando un'analisi troppo approfondita del movimento delle donne in Italia e limitandomi alle sole città, ossia ai posti dove si sono tenuti i flescmòb (o come cavolo si chiamano oggi i presidi) in difesa della 194 ;)
    Anche perché, come mi è già capitato spesso di ripetere in molte discussioni con FaS la provincia, questa enorme gigantesca realtà è quella che si divide tra iniziative calate dall'alto dopo mesi di bombardamento mediatico (vedi 13 febbraio) o che dà vita a forze anomale ma isolate. Ma sto già divagando.
    Torniamo alle tue domande. Credo che la risposta più ovvia sia che la gente non ha saputo, non si è interessata e poi faceva un gran caldo. Ah, sì, e poi stavano tutte a lavoro che non si sa come mai ci sia tutta questa disoccupazione a sentire i giornalisti.
    Certo, ci sarebbe anche un po' di reticenza da parte di chi ha un qualche tipo di sigla e non si è organizzata, non ha fatto in tempo o forse non gli andava giù di ACCODARSI. Già, perchè poi scendere in piazza a cose fatte significa non poter mettere il cappello a questo o quell'avvenimento, significa non essere il centro del potere per qualcosa che è nato da altri/e. Sia mai.
    Qualunque cazzata tirino fuori da "avevamo fiducia nella consulta" a "la 194 è comunque una legge patriarcale" resta una cazzata. La verità è che la presa del potere nelle città sembra essere rimasta l'unica cosa che tiene in piedi certe sigle e certe pseudoassociazioni.
    Cose viste e straviste, dal collettivo femminista universitario che ti boicotta perchè non puoi portare certi temi in facoltà senza il loro permesso alle compagne della città X che ti diffamano e ti avversano in tutti i modi perchè vuoi fare una manifestazione nella loro città, ne ho piene le tasche di queste storie.
    Per cosa poi? Per una inutile guerra tra poveri.
    E i collettivi, buona parte di loro, sempre molto arroccati nelle loro riunioni, spesso lontani lontanissimi dalle donne..
    Mi fermo qui, sennò non finisco più, un abbraccio. JO

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  2. Io posso parlare solo per me, abito lontana e non navigo nell'oro e 100 euro di treno sarebbero stati un bel sacrificio.
    Poi vabbè avevo mamma in ospedale e quindi la questione non si è più posta però ero mi sarebbe piaciuto venire!
    Baciotti
    Giulia

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  3. Al di là e a priori rispetto al commento sulla specifica questione - e del fatto che ho tirato un enorme sospiro di sollievo nel constatare che almeno in Consulta c'è ancora qualcuno in grado di intelligere - quoto questo passaggio:
    "Condividere foto e link, usare un hashtag è facile e poco impegnativo, ma se non si scende in piazza è totalmente inutile.
    O davvero credete che le rivoluzioni si facciano comodamente sedut* sul divano con il portatile acceso? E non mi citate la Primavera Araba, ché quelli avranno pure usato internet, ma si sono fatti ammazzare per la strada per dire le proprie idee. Non mi pare un paragone calzante."
    Perché sta qui, nell'inerzia italiana, la radice di tutti i mali.

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